La sinistra, oggi come 70 anni fa

In queste ore l’informazione è tenuta in scacco dalle baracconate dei grillini (impeachment, insulti alle donne del Pd etc.) e dalla reazione indignata della sinistra. Nessuno dei commentatori, però, va davvero a fondo. Nessuno dice l’indicibile, e cioè la vera magagna di fondo: la sinistra è così progredita che ancora oggi, gennaio 2014, divide il mondo in “partigiani e fascisti”, e non è capace di vedere nei grillini “la caricatura di se stessa, il frutto maturo della stagione moralistica lanciata da Berlinguer per rinverdire, camuffandone i tratti, i fasti della diversità comunista.” Compresi gli insulti alle donne del Pd, riedizione di quelli rivolti alle donne del Pdl. Meno male che zamax c’è (qui).

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Il guizzo di Mara, il dilemma di Saviano

Ieri, su SkyTg24, Mara Carfagna doveva rispondere a una domanda sulle preferenze, sistema di voto che oggi viene spacciato da qualche setta di fanatici, tra cui Movimento 5 Stelle, come l’unico “veramente democratico”. Parentesi storica: vent’anni fa ci fu qualche setta di fanatici della “vera democrazia” che vinse una battaglia referendaria CONTRO le preferenze. Motivo, le preferenze erano in odore di mafia. Segno evidente che, gira e rigira, l’unica cosa a essere veramente ridicola è il fanatismo della “vera democrazia”. Chiusa parentesi. Ma ecco il guizzo di Mara: “Bisognerebbe chiedere a Roberto Saviano che ne pensa delle preferenze. La sua voce non si è sentita, su questo tema importante.” Ed ecco allora una delle attuali icone dell’anti-mafia e del giardino contiguo, la “vera democrazia”, vedi Occupy etc., posto di fronte al drammatico dilemma: dico che le preferenze sono roba mafiosa, dando così del mafioso a mezzo Pd e a M5S, oppure dico che le preferenze sono l’unico voto veramente democratico, dando così del cretino al senso storico e a me stesso? In realtà, il nostro si era già espresso apertamente contro (qui). Ma non credo che oggi lo sentiremo ribadire il concetto “senza se e senza ma”, o “a schiena dritta”, come di solito fanno gli editorialisti di Repubblica-L’Espresso. Anzi, non credo proprio che lo sentiremo esprimersi.

Renzi incontra il diavolo, l’Italia incontra l’acqua santa

Se da qualche anno seguo tanto la politica italiana, è per godermi momenti come questo. Momenti che non dicono qualcosa solo ai fanatici delle pagine politiche, ma a tutta l’Italia. E dicono una sola, chiara parola: legittimazione. Legittimazione della destra. Cioè, legittimazione di metà dell’elettorato. Cioè, legittimazione morale di metà dell’Italia. E nello stesso tempo, legittimazione morale della politica nel suo insieme. Sottolineo la parola “morale”, perché è di quello, che si tratta, prima ancora che di sistema elettorale e di riforme costituzionali. 40 anni dopo Berlinguer, il segretario del maggiore partito della sinistra assesta un colpo micidiale alla “questione morale” e alla sua funzione settaria e ricattatoria. Era ora! E’ un bel passo in avanti verso una politica “normale”, cioè bipolare ed europea. Di fronte a questo, i fischi e quell’uovo lanciato contro l’auto di Silvio sono ben poca cosa. Così come la domanda di chi disapprova: Renzi, ma perché l’hai fatto? (Pronta e giusta risposta: “Se voglio parlare con Forza Italia, con chi altro devo parlare, con Dudù?”) Sono gli ultimi giapponesi, la parte più settaria della sinistra. Che non può certo sparire di botto, considerando che fino a ieri era maggioranza. Che non sparirà mai, probabilmente. Ma che si ridurrà a ciò che è nel mondo civile: una sparuta minoranza, quasi ininfluente. Non più vincolante. Non più decisiva. Proprio come accadrà ai centristi, specularmente, a destra. Siamo sempre più vicini al momento in cui l’Italia si porrà la fatidica domanda, come profetava zamax tempo fa, e mi perdonerà se non so in quale “versetto” di quale post. E la domanda è: ma di cosa avevamo paura? Da lì in avanti, la strada sarà in discesa. Per tutti noi. Bene ragazzi, avanti così.

La speranza è una cosa seria, i cambiamenti climatici no

Tra le tante stronzate che uno fa e dice, è confortante vedere che ogni tanto, invece, ci azzecchi in pieno. Io, per esempio, sono sempre stato estremamente scettico sul “riscaldamento globale”. Lo testimonia una sfilza di post, tra cui (qui), (qui) e (qui). Invece, sentite cosa è arrivato a dire Al Gore, tipico guru progressista, vincitore del tipico premio progressista, il Nobel:

 “La crisi del clima ci offrirà la possibilità di fare esperienza di una cosa che poche generazioni nella storia hanno provato: una missione generazionale, […] un fine morale, […] la possibilità di crescere. […] Le persone che soffrono di mancanza di significato nella loro vita troveranno la speranza. […] E mentre cresceremo, faremo l’esperienza di una rivelazione, scoprendo che questa crisi non c’entra nulla con la politica. E’ una sfida morale e spirituale”

Era il 2006, 8 anni fa. Oggi si è capito che la sua era una colossale bufala, e infatti non si parla nemmeno più di “riscaldamento globale”, tranne sulle gazzette più retrograde, tipo Repubblica, ma di “cambiamenti climatici”, che è più vago e va sempre bene. Ma a quei tempi, su questo blog, mi sono preso le reprimende seriose dei progressisti, che dicevano più o meno: ma tu che cazzo ne vuoi sapere? Vuoi saperne più degli scienziati? Eppure si è visto: una bestia ignorante come me aveva visto molto più lungo dei luminari.

Colpo di culo? Può darsi. Oppure, semplicemente, avevo fiutato la verità. Era fin troppo chiaro che quella di Al Gore era solo una delle tante varianti del “salvare il mondo”, o “cambiare il mondo”, concetto tipico del progressismo. La solita, vecchia idea campata in aria, che serve solo per lanciare mode passeggere, i soliti, astuti figuri, che in nome dell’idolo chiamato “Progresso” solleticano le velleità intellettuali e morali dei gonzi in buona fede.

Ma perché dico tutto questo? Solo per bullarmi? Anche, ma non solo. Lo dico perché la speranza e i sogni sono cose troppo serie, per lasciare che i progressisti ne facciano scempio con le loro corbellerie alla moda.

Lungo pezzo del Foglio (qui).