Lotta comunista

Oggi ho comprato “Lotta comunista”. Sì, esiste ancora. I contenuti sono aggiornati alle dispute tra Marx, Engels e Lassalle, ma fa niente. Mi ha fatto simpatia il bravo ragazzo in camicia bianca alla fermata del tram. Mi sono ricordato i vecchi tempi della Statale, roccaforte della sinistra fighetta di Milano, dove sviluppai gli anticorpi contro tutto quel fighettume. Gli ho pure dato 2,50 per l’autofinanziamento. Mi sono sentito come Batman che va a trovare Joker nel reparto malati terminali.

Ops, da dove spuntano i Forconi?

Sono altrettanto confusi degli Indignati e degli Occupy – remember? Protestano per tutto e per il contrario di tutto. Guidano trattori e Jaguar. La loro logica è: siccome io non ho un lavoro, nemmeno tu devi lavorare. Complimenti. L’opposizione li coccola e li vorrebbe cavalcare, come fa sempre l’opposizione, con la piazza. Fin qui, tutto abbastanza nella norma. Invece, la vera differenza, rispetto alle piazze di questi anni, è la reazione inconsulta della sinistra, da Letta a Vendola. I Forconi non le piacciono proprio. Per questo, hanno subito gridato alle infiltrazioni di destra. Solito alibi. Ma se si vuole capire davvero chi siano e da dove arrivino i Forconi, bisogna rispondere a queste domande: 1) chi li ha educati a schifare la politica? 2) Chi li ha educati a schifare la mediazione tra gli interessi, mediazione che la politica incarna? 3) Chi li ha educati alla protesta per la protesta, a pensare che basti spaccare tutto? 4) O a pensare che sia lo stato a dover risolvere tutto? Insomma: 5) chi gli ha messo in bocca i concetti di “casta” e di “assistenzialismo”? Siamo proprio sicuri che sia stata solo l’estrema destra?

Vedi anche zamax (qui).

Quel legame un po’ perverso

Due belle donne, in autobus, madre e figlia. Tailleur, professione intellettuale. Tra loro c’è intesa e parlano concitatamente, come se non si vedessero da tanto, e non volessero sprecare nemmeno un secondo. Le noto mentre scendiamo dall’autobus e, nel tragitto verso la metro, mi sorpassano. Rubo queste parole, pronunciate dalla figlia con tono sconcertato: “… lei pensa che nella morale cattolica c’è un legame un po’ perverso tra la sessualità e la fecondità…” La madre scuote la testa. La figlia prosegue: “…E lì ho sentito proprio la differenza generazionale…” Mi immagino che si riferisse a qualche femminista vecchio stampo, modello “l’utero è mio e me lo gestisco io”, atea, abortista, divorzista, insomma una delle vestali di quel progressismo che ormai ha fatto il suo tempo, ma ha lasciato un forte segno nel nostro mondo intellettuale, e un potente condizionamento nella nostra sinistra. Vedi il dovere di essere in prima fila al gay pride, perché oggi non basta più la pacifica accettazione sociale dell’omosessualità, bisogna aderire all’ideologia gay-lesbo etc, e ostentare questa adesione. Con l’automatico applauso dei media. Insomma, tipo la presidente della Camera Laura Boldrini e la ministressa per le pari oppurtunità Josefa Idem, tanto per non fare nomi.

Ridere a un funerale

La settimana scorsa, ai funerali di Franca Rame, davanti al teatro Strehler di Milano, suo figlio Jacopo Fo se n’è uscito con questo urlo da capopopolo:

Dio non solo è comunista, ma è anche donna! Ed è per questo che noi cambieremo il mondo!

Ero a casa, e confesso di essere scoppiato a ridere sonoramente. Non mi era mai capitato, guardando le immagini di un funerale. Ma trattandosi di artisti, tutto è lecito, no? Per di più, trattandosi della moglie di un guitto, confido che non se la sia presa più di tanto.

Update 3-6-13 h. 12.36. Se qualcuno pensasse che Jacopo Fo sia stato posseduto dallo spirito della buonanima di don Gallo, gli ricorderei che tra i due stili di pensiero c’era una differenza abissale: l’accento genovese. E posso assicurare che Jacopo Fo non ce l’aveva.

Giulio Andreotti e le bufale d’autore

Nel mondo del cinema d’autore, dei fumetti d’autore, del giornalismo d’inchiesta d’autore, insomma, di tutte le bubbole d’autore che circolano in Italia e che vengono premiate dalle giurie internazionali, giurie d’autore, eh, Giulio Andreotti è considerato da decenni l’incarnazione del male. Negli ultimi sessant’anni, non c’è affare losco, omicidio, strage, in cui lui non ci sia il suo zampino. E la prova suprema qual è? Che non ci sono le prove. Ovvio, qualcuno le ha cancellate. Chi? Ma naturalmente lui!!! Infatti, prima di Silvio Berlusconi, era lui il capo della mafia; l’aereo di Ustica lo ha abbattuto lui con il suo Mig personale; nelle stragi di Bologna, Brescia e Italicus c’era la sua lunga mano; le Br le ha create lui per i suoi sporchi fini; i palestinesi e i libanesi non sono mai esistiti, sono solo suoi depistaggi; il ricettacolo di tutte le nefandezze, l’archivio Vaticano, è in mano sua; il vero Patrick Lumumba, assassino di Meredith Kercher, in realtà non è affatto africano, alto e slanciato, ma romano, basso e gobbo; John Fitzgerald Kennedy e Aldo Moro non sono stati ammazzati con armi da fuoco, ma con un abbacchio alla romana (qui), cucinato a trastevere su ricetta speciale del divo Giulio, e da lui stesso portato a Dallas e nel covo delle Br; e via così. E oggi che è morto, sul giornale di riferimento di quel mondo d’autore, Repubblica, intervistano uno di quegli autori. Ecco le sue parole d’autore: “Osservando la vita politica di oggi, si può rimpiangere uno stile fatto di buone maniere, cultura politica e rispetto dell’avversario” (qui). Per il rispetto della verità storica, invece, si può rimpiangere un altro cinema.

Salviamo l'antipolitica dall'estinzione! / 2

Dopo il primo (qui), ecco il secondo e ultimo capitolo del manuale di istruzioni per salvaguardare le specie di antipolitica a rischio estinzione dopo l'abbandono di Silvio.

“Casta Meretrix”
Mission: Fornire un capro espiatorio alla belva detta “buona borghesia illuminata”.
Orto botanico: Corriere della Sera, la Stampa, Mentana.
Rovesciando il senso della definizione della Chiesa, la politica in quanto “casta” viene descritta come "meretrix": il gran bordello dove si raccoglie ogni vizio, pubblico e privato. Un ritratto infame, in cui la belva borghese e illuminata può specchiarsi ogni mattina, mentre divora avidamente quintali di libri farciti di dati e di intercettazioni pornografiche. Questa specie tratta ogni minimo cedimento del terreno e ogni pioggerella primaverile come catastrofi bibliche irreversibili. Viceversa, saluta come messia inviati dal cielo i freddi burocrati, i miracolosi tecnici e i soliti giovanotti figli di papà, di magistrati, di avvocati e di banchieri: popoli viola, Indignados e compagnia cantante. Tutto con il dovuto grado di compunzione, di entusiasmo e di giovanilismo, nel penoso tentativo di non rimanere indietro rispetto alla specie “Cyber-Salvezza” (vedi capitolo 1). Pianta pret a porter, perfetta sotto il braccio di tutti: precari e finanzieri, postali e banchieri, omini deboli e poteri forti. Coltiva imprenditori e/o presidenti di confindustria di ceppo non brianzolo, che a loro volta coltivino ambizioni politiche.

"Manetta Salvatrix"
Mission: La società deve essere riformata per via politica, ma prima la politica deve essere riformata per via giudiziaria.
Giardinieri di lungo corso: Di Pietro, Zagrebelsky, Lerner, Santoro, Travaglio, Ingroia, Scalfari, Mauro. Orti: Repubblica, Fatto, Infedele.
Fertilizzante consigliato: Mani Pulite. Spargere i semi del sospetto universale in auditori, adunate, cortei, trasmissioni tv, con sprezzante indignazione, sdegno, odio personale, sinceri o simulati. Da innestare sul tronco macilento dell’azionismo, dell’anti-capitalismo, dell'antimafia e del falso mito del Partigiano Rosso (vedi "Bella politica" nel cap.1). No petrolieri americani, sì finanzieri svizzeri. No OGM, sì eugenetica. Sì sì sì fonti alternative purchessia (vedi in capitolo 1: "Non ti scordar di Lenin"). Cantare ogni mattina e ogni sera “O bella ciao” in coro con i magistrati combattenti e con i pentiti accondiscendenti, per conferire alla linfa profondamente squadrista una pigmentazione sinceramente democratica.
 
“Ampolla Coeltica”
Mission: Riportare al nord i soldi del nord.
Piantumazione: il Bossi da Gemonio.
Luogo d’origine: la foce del Po. Si esprime sempre a muso e a pisello duro. Specie colorita e folcloristica, da nutrire con baracconate periodiche, corna vichinghe, cornamuse celtiche, rituali ancestrali. Promette a vanvera la secessione, porta a casa il federalismo, ma rischia di rovinare tutto allineandosi con Pd e Cgil. Possibilmente, eviti di far cadere il governo sulle pensioni, come quindici anni fa.
 
“Rivoluzione Liberalis”
Mission: Introdurre il liberalismo in un paese para-socialista, governato dalla concertazione.
Giardiniere leader: Silvio Berlusconi.
Da proporsi come specie alternativa sia alla vecchia “politica politicante” sia a molte specie di antipolitica. Le quali, infatti, fanno quadrato per espellerla a tutti i costi dalla loro foresta pietrificata. E' colorita, vitale, ottimista, creativa. Indulge in eccessi "riproduttivi" maschio con femmina, ed è megalomane. E' capace di farsi capire direttamente dalla gente, di saltare le vecchie mediazioni, attirare voti a milioni e insulti a miliardi. Fin dal vivaio, è priva di "etichetta", e questa sua vena anarcoide e anticonformista provoca la stizza delle piante più vetuste e più conservatrici, come Querce e Ulivi, più giuristi e banchieri amici loro. E, naturalmente, dei loro giornali prezzolati, commentatori prezzolati e presentatori prezzolati. E' utile a smascherare i finti riformatori. Da mostrare con parsimonia agli ospiti stranieri, che tanto non ci capiranno nulla. Rimane invischiata nei veti incrociati di burocrazie vegetali e nell’inestirpabile parassitismo sociale (o socialista). Sopporta con sempre meno pazienza certi colpi di mannaia giudiziaria che spaccherebbero la corteccia e i coglioni alla sequoia più resistente. Si fa beffe dei manifesti senza costrutto da parte di imprenditori rampanti e rampicanti sociali di ogni tipo. I suoi buoni frutti si vedranno tra qualche tempo, e presto si arriverà a rimpiangerla. Per rifiorire, oggi ha bisogno di decisioni impopolari di segno liberale, invise perfino al sottobosco amico.
(2.Fine)
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Quanto è "facile" diffondere il panico

Prima pagina del Corriere:

Licenziamenti facili, è scontro.

(Qui). Lo stesso titolo, oggi, lo trovate su Manifesto, Unità, Repubblica. Scommetto un milione di euro che stasera sarà un titolone anche dei tg. Ma è falso. I "licenziamenti facili" sono solo una colossale menzogna. O una colossale sciatteria. O tutte e due. Chi ha ancora un minimo di testa sa che la vera materia del contendere è il lavoro, la riforma del mercato del lavoro, in particolare le regole per i licenziamenti, che il governo ha promesso all'Europa di modificare in senso più liberale. Definirli "facili" significa fare una distorsione ideologica. Non mettere nemmeno le virgolette, né su "facili", né su "licenziamenti facili", significa dare i licenziamenti come vero scopo del governo. Spacciare un'interpretazione ideologica per una realtà di fatto. Va bene il Manifesto, che è comunista e si sa, ma anche l'Unità, giornale del più grande partito di sinistra, e i primi due giornali d'Italia, Repubblica e Corriere, giornali della borghesia illuminata. Ma la cosa più grave è che gli illustri giornalisti fingano di ignorare che fare un titolo così nel nostro paese, dove il lavoro è da decenni un tabù, e la gente ci è già morta, significa creare e diffondere il panico. E infatti, la Cgil minaccia già la rivolta. Ottimo lavoro, ragazzi.

Salviamo l'antipolitica dall'estinzione! / 1

L'antipolitica è un fenomeno che può vantare mille specie diverse, come una pianta fantastica e sorprendente. L'Italia è la terra dove il suo glorioso seme attecchisce meglio e dove dà il meglio di sé, fin dalle sue origini, che si fanno risalire alla plebe romana e al suo mormorio indignato: “E’ tutto un magna magna”. L’italico suolo può vantare tutte le specie di antipolitica, anche quelle sconosciute in altri climi. Ma all’orizzonte si profila un grave pericolo. Infatti a partire dal 2013, data in cui Silvio Berlusconi ha dichiarato che lascerà, l’antipolitica sarà a rischio estinzione. Per scongiurare il conseguente impoverimento della flora, è doveroso agire in tempo per salvaguardare tutte le specie, una per una, trapiantandole in vivai appositi e ricreando le condizioni migliori per il loro inesauribile proliferare. Il mio umile contributo a questa nobile causa democratica è il primo di manuale al mondo di istruzioni per la coltura delle sue specie, ciascuna con il proprio scopo, la propria mission. Oggi le prime 4, domani le altre 4.

"Spaccatutto Ferox"
Mission: La politica non serve più, la società fa schifo: purificare tutto con la violenza.
Piantagioni più estese: Black bloc, No Tav di Val di Susa, centri sociali, disobbedienti, antagonisti.
Fiorisce e prolifera nell’oscurità. Ama la luce delle auto in fiamme, odia l’odore dei fumogeni. Nutrire con un mix di ignoranza e ribellismo. Se si è intellettuali o preti di strada, e se si scrive su testate nazionali o si è ospiti nei salotti buoni della tv, innaffiare abbondantemente con citazioni colte e riferimenti agli eroici rivoluzionari del passato, compreso Gesù naturalmente, senza tenere conto del loro contesto storico o religioso.

“Cyber-Messia”
Mission: La politica non serve più, la società è arretrata: aggiornare tutto tramite la rete.
Terrazzamenti: Beppe Grillo.
Non sopporta l'esposizione alle categorie classiche, destra e sinistra, socialismo e liberalismo, progressismo e conservatorismo. Pianta carnivora particolarmente adatta al naturale rinnovamento della società, essendo molto ghiotta delle carni flaccide e putrescenti dei vecchi. Orientata sempre e soltanto verso i giovani i-gnoranti ma i-struitissimi su i-nternet, supergiovani e giovanilisti di ogni età.

"Bella Politica"
Mission: Risacralizzare la politica dopo che è stata profanata da Berlusconi.
Giardinieri più accreditati: Bersani, Bindi, Fini.
Trattasi della specie in assoluto "migliore". Infatti, è la più perfetta metamorfosi della politica nel suo contrario: la nonpolitica. Concimi preferiti: antifascismo settario, moralismo senza morale, politicamente corretto, programmi indecifrabili, ribaltoni responsabili, alleanze improponibili. Per risacralizzare la politica, tagliare nettamente le radici che la legano alle parti più vive della società, e piantarla all’ombra del sepolcro della Costituzione. Attendere che cali l’oblio sulle radici comuniste, e poi rabboccare con terra del nobile suolo della Patria, in usufrutto esclusivo perché lasciato in eredità dal Partigiano Rosso (il mito è falso, il testamento è altrettanto falso, ma regolarmente depositato presso i dottori della legge dell'Anm). Cattolicesimo sì, ma solo quello adulto. Eutanasia sì, ma solo con dolcezza. Deridere l'erbaccia italiota e sbandierare con orgoglio tutti gli insulti provenienti dall'estero, che confermano la "migliorità" dei "migliori". Questa specie incoraggia le più spietate forme di parassiti come “Spaccatutto Ferox” (vedi sopra) e “Manetta Salvatrix” (vedi sotto), e poi si stupisce perché essa ne risulta indebolita anziché rafforzata. Sussurrarle di continuo paroloni altisonanti con la massima gravità, evitando tuttavia ogni riferimento compromettente alla propria parte politica, quella socialista, atteggiandosi a entità super-partes: tutti presidenti della Repubblica e del Csm. Varietà novembrina: "In nome del popolo italiano".

“Non Ti Scordar Di Lenin”
Variante più nostalgica della “Bella Politica” (vedi sopra), mantiene con orgoglio il suo radicamento nel terreno infruttuoso e dannoso del “comunismo buono”, e ciurla nel manico con “Spaccatutto Ferox” (vedi sopra). Floricultura Vendola & Diliberto. Ufficio vendite: il Manifesto. Pianta particolarmente sensibile e poetica, abbisogna di un uso smodato di fertilizzante politicamente corretto per aiutarla ad arrampicarsi sugli specchi, tipo edera. Difende con estrema naturalezza sia gli operai sia il ritorno a un mondo preindustriale, dove gli operai manco eistevano. Difende a oltranza anche la sindacalizzazione della scuola, roccaforte ideale per diffondere i semi dell'ignoranza. Non accetta concimi OGM. No occidente, no capitale, no petrolio. Sì dittature purché antioccidentali, sì deboli, sì ultimi, sì palestina, sì terzomondo. Caso unico al mondo di fecondazione femmina con femmina, per cui evitare di offenderla con atteggiamenti e sessualità maschili (scusate la parola). Il veleno prodotto da fusto e fogliame paralizza la società. Posto fisso: per tutti.
(1.Continua)
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L'imprenditore con la tessera Cgil

Finché si tratta di intellettuali figli di imprenditori che tirano le pietre contro gli imprenditori, fa molto anni 70, complesso di Edipo etc. Niente di nuovo, insomma. Oggi, però, nei comportamenti “furbetti” di una Marcegaglia o di un Della Valle, l’occhio dell’artista può scorgere in trasparenza un aggiornamento epocale, un archetipo sociale nuovo: l’imprenditore con la tessera della Cgil. Meriterebbe una commedia satirica dove un imprenditore, per portarsi a letto una gran topa di sinistra, le mostra la tessera Cgil che ha rubato a suo figlio acculturato. Versione per il teatro: Edipo non ammazza più suo padre, ma se lo porta in manifestazione, magari sabato prossimo all’Arco della Pace per fare la rivoluzione insieme.

Il tabù delle intercettazioni

I tabù sono quelle cose che tu puoi dire e fare ciò che vuoi, ma quella cosa proprio no. Altrimenti, scatta l'esclusione dalla società. Questa minaccia crea l'inibizione negli individui e nella società. Ma questi tabù, chi li crea? Una volta era molto più facile rispondere: la chiesa e la famiglia. Anche nelle dittature è molto facile: il potere politico. Nelle società libere, invece, è più complesso. Per esempio, oggi in Italia accade che una intellettuale non schierata politicamente vada ospite in una trasmissione in cui si parla di donne. Nessuno, lei compresa, si fa problemi a sostenere che la colpa del degrado morale in Italia sarebbe delle tv di Berlusconi, e tutta una serie di cose che potrebbero benissimo farla etichettare politicamente. Ma nessuno in studio lo fa, e lei non ha paura che qualcuno lo faccia. Non tutti sono d'accordo con le sue idee, ovviamente, ma nessuno la etichetta. Poi, però, arriva la domanda: "Ma i giornali e le tv che divulgano certe intercettazioni, non danno anch'essi un cattivo esempio?" Risposta: "Non le rispondo, perché se le rispondo di sì vengo subito etichettata di centro-destra." Guai! Anatema! Scomunica! Tabù. Ora, la si può pensare come si vuole sulle intercettazioni, non è questo il punto. Il punto è: oggi in Italia c'è un tabù. In tv si ha paura di dire quello che si pensa sulle intercettazioni, perché se uno dice apertamente che sono una barbarie ha paura di venire escluso dalla buona società degli intellettuali. Può solo lasciarlo intuire, come fa la nostra intellettuale, perché è inibita. Bene. Stabilito che c'è questo tabù, non resta che farsi la domanda ulteriore: chi è che ha creato questo tabù? Io, così a naso, comincerei con l'escludere la chiesa, la famiglia e il centro-destra.