Io e Benigni passiamo. Dante e la maternitàrestano

DanteLeyendosuPoemaIeri sera ho ascoltato un altro canto della Divina Commedia letto, commentato, recitato da Benigni, e come sempre è stato meraviglioso, letteralmente. La meraviglia della parola, la meraviglia dell’immagine, la meraviglia della voce. Ho cominciato ad apprezzare Dante al liceo, ma la mia lettura era stata rapida e distratta, vedevo in lui solo un reperto di storia medievale, bravo per carità, ma a me che me ne importa? Poi all’università ho iniziato ad amarlo, in un certo senso a venerarlo. Per il secondo esame di letteratura italiana si portava tutta la Commedia. Una tortura per tanti, un piacere per me che ho scelto di fare quell’esame anche se non ero obbligato, essendo iscritto a filosofia. Alla fine ho trasmesso la mia passione anche alla ragazza con cui l’ho preparato. Certo, costa fatica studiare. Io ho perfino dovuto rinunciare con dolore a un Inghilterra-Argentina memorabile. No, non quello con la doppietta di Maradona per fortuna. Ma conoscere i significati, addentrarsi negli strati sovrapposti del Poema, è un’esperienza unica. Da lì è nata la nostra lingua e sono contento che grazie a un Benigni, più che agli svogliati insegnanti, qualcuno possa ancora oggi guardare a quell’atto di nascita con devozione filiale.

E a proposito di nascite, segnalo un sito nuovo, www.mammenellarete.it, che raccoglie le esperienze di madri e future madri in un tentativo di User Generated Content Tv, cioè una tv i cui contenuti sono creati dagli stessi utenti. Una volta l’esperienza della maternità si trasmetteva solo attraverso la famiglia, oggi può aiutare anche questo.

Un ultimo pensiero sulla natività di Gesù e sul suo significato simbolico. In ogni nuova nascita splende un riflesso della luce originaria. E’ mio? Boh. Buon Natale.

Muri di città

Ieri sera tornavo a casa. Una donna con due bambine di 10-12 anni al massimo procedeva nella direzione opposta. Incrociandomi una delle due si è girata verso il palazzo al nostro fianco e ha detto ammirata: "Che belli i muri di marmo!" Solo allora mi accorgo che effettivamente tra una vetrina e l’altra è ricoperto di marmo. Per un riflesso condizionato cerco qualche scritta con lo spray, qualche firma, qualche macchia di colore, qualche tag, insomma qualche cosa che possa avere attirato l’attenzione di una ragazzina di quell’età. Niente, il muro è lì in mezzo al caos della città, grigio scuro, lucido, pulito. Eppure una ragazzina si è accorta della sua bellezza. Ancora adesso a pensarci mi si apre il cuore.

Nuove cose che fanno ben sperare

OcchiolinoFidelPrimo: Fidel Castro è pronto ad abdicare. "Largo ai giovani", dice il dittatore ottuagenario dal suo prematuro letto di dolore. Speriamo solo che non si riferisca a quelli che sfilano ogni venerdì mattina sotto le nostre finestre con le magliette del suo ex collega Che Guevara.

Secondo: finalmente anche alcuni politici di sinistra parlano di religione in modo nuovo. Non mi interessa se lo fanno per mero opportunismo o per vera convinzione o per tutti e due, esattamente come non mi interessa per quelli di destra. Ciò che mi interessa è che  dicano espressamente che i valori religiosi non devono restare fuori dal dibattito pubblico e dalle scelte politiche. Lo fa Paolo Ferrero, di credo Valdese, riferendosi alle sue scelte: "derivano dalla mia ispirazione religiosa. Io non ho mai nascosto di essere un credente, la religione deve avere uno spazio pubblico e dei diritti". Lo fa il cattolico Veltroni: "Cristo in politica è giusto e legittimo che lo porti chi ha Cristo dentro di sé. Laicità non significa rinuncia alle identità di ciascuno". Onore al merito. Alla faccia di Franco Giordano che a proposito del voto della senatrice Binetti sul provvedimento cosiddetto "antimofobia" ancora grida: "La laicità è a rischio".

Terzo: nuovo messaggio di Al Qaeda per bocca di Al Zawahiri. Dove sta la buona notizia? Qualcuno nelle sue minacce contro Israele e contro i "traditori" islamici che hanno osato trattare con Bush ad Annapolis scorge la frustrazione dell’organizzazione terrorista che si ritrova sempre più isolata nelle sue posizioni oltranziste. Sul Foglio tale situazione potenzialmente positiva viene giustamente attribuita alla politica di Bush in medio oriente.

Quarto: giorni fa Papa Ratzinger ha ricevuto il re dell’Arabia Saudita. Purtroppo non sono informato sui contenuti del colloquio ma mi pare scontato che non siano arrivati a nulla di concreto, sarà stata un specie di visita di cortesia. Eppure anche la cortesia ha il suo valore e mi sono venute in mente le accuse di intolleranza a Benedetto XVI e alla sua idea di dialogo con l’Islam…

Compagni, la censura sta per finire!

Forse è troppo presto per cantare vittoria, ma noi inguaribili ottimisti del C.A.C.C.A. (Comitato Centrale Anti Censura e Affini)* profetizziamo l’ormai prossima caduta dell’odioso complotto democristian-american-masson-clerical-capital-cilen-berlusconian-fascista. Tra i segni inequivocabili di questo fatale indebolimento del sistema c’è la copertina del Manifesto di sabato sfuggita non si sa come all’arcigno censore: le nobili figure dei rivoluzionari del G8 di Genova designate con il giusto titolo: "Capri espiatori". La verità sul vergognoso processo appena terminato con delle assurde condanne è troppo forte per essere fermata! Un plauso alla direzione del coraggioso direttore e al titolo del coraggioso titolista.
Hasta la Victoria!
C.A.C.C.A.*

* Come segnalato da un acuto commentatore l’acronimo non è corretto. Rassicuriamo i gentili lettori che il Comitato è già al lavoro per porre rimedio alla svista. Seguirà quanto prima comunicato in ciclostile)

Necrologio

Lupin3Mi si è cancellato il post sulla morte del doppiatore di Lupin III, Roberto Del Giudice, avvenuta il 25 novembre. Lo ripropongo in versione ridotta, limitandomi a ringraziare gli amici blogger che avevano condiviso con me la mia tristezza. Ora sono doppiamente triste: mi è morto pure il necrologio…

Luttazzi fa satira. Ma non fa ridere

Luttazzi licenziato da La7. Mi dispiace? Sì e no. Sì perché non ho nulla contro di lui. Sì anche perché la satira, un bel segno di democrazia, avrà uno spazio in meno. E lo dico anche se so perfettamente che oggi in Italia la satira ha un solo segno politico, il che peraltro è un chiaro sintomo di cattiva salute. Ma glielo si può perdonare, in fondo ciascuno ha le sue idee e morta lì. Basta cambiare canale e tenere duro il tempo necessario affinché sempre più attori-comici-showmen siano all’altezza di esprimere in tv una satira contro i potenti, tutti i potenti, e non solo contro la destra, contro Berlusconi, contro il Papa. L’Islam no per carità se no si offendono. Ma che sensibili, che rispettosi questi satiri nostrani. Poi, se entriamo nel soggettivo, per me il migliore è Crozza. Per esempio il Papa che avvisa i fedeli che dovranno pagare l’Ici arretrata di 2000 anni è stupendo. E’ stupendo anche per me che sono convinto che sia giusto, giustissimo, che le proprietà della Chiesa che non pagano l’Ici continuino a non pagarla. Ed ecco, forse ho capito perché a essere sincero non mi dispiace più di tanto che il programma di Luttazzi sia finito: non mi faceva ridere. E dire che ero partito incoraggiato da un’ottima premessa, la dichiarazione già da me citata che "chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli", posizione che continuo a considerare giusta, diversamente da quella ambigua di Fo e di altri. Però due battute a puntata sono un po’ pochine, ho smesso di guardarlo per noia ben prima dell’ultima puntata. Pazienza, sarà per la prossima volta.

Aggiornamento. Comincio a sospettare che farsi cacciare via dalla tv sia il vero format di Luttazzi. Sarebbe il primo davvero innovativo in questi ultimi anni.

Tara, peso netto, peso lordo

Ogni persona di buon senso sa bene che le affermazioni dei giornalisti e dei politici non vanno mai prese alla lettera, ma sempre soppesate con il giusto distacco. Va tolta la tara, cioè l’inevitabile esagerazione dei toni e dei contenuti tipica del discorso politico pubblico. Tuttavia alcune affermazioni, anche togliendo la tara, possono risultare inaccettabili perfino in una dialettica democratica. Ho già parlato dell’invocazione esplicita dei "metodi nazisti" da parte del consigliere leghista. Oggi invece mi colpicono altri due fatti.

Il primo lo segnala Ernesto Galli della Loggia sul Corriere. Il senatore della Repubblica Ignazio Marino scriveva qualche giorno fa su Repubblica che il decreto "antiomofobia" votato recentemente dal Senato riguarda la "violenza" (parola testuale) e dunque chi nutre dubbi in proposito è come se sostenesse la violenza contro omosessuali e rom. Ebbene, non è vero. Il provvedimento riguarda un non meglio precisato "incitamento" (parola testuale) a discriminare. Quindi la possibilità che in realtà il provvedimento apra la porta a ripristinare il reato d’opinione – possibilità paventata da Andreotti e Binetti – è legittima. Dunque tirare in ballo il Vaticano come responsabile di chissà quali nefandezze e influenze illegittime si rivela ancora una volta infondato e un po’ ridicolo. Ora, sottolineo, il senatore non ha detto "violenza" a caldo, durante una rissa televisiva o sotto la pressione dei giornalisti. No. L’ha scritto nella calma del suo ufficio e l’ha inviato al secondo giornale italiano per diffusione. Complimenti.

Il secondo invece è pubblicato in prima pagina oggi sul Manifesto, che per affrontare l’ennesima crisi sta pensando di trasformarsi in azienda. Avete letto bene: azienda. Orrore! Satana! E infatti mette subito le mani avanti con i suoi affezionati lettori. Sentite come definisce il concetto di azienda: "Siamo legittimamente abituati a concepire l’azienda come organismo predatorio del lavoro e dell’intelligenza collettiva". Complimenti anche a voi.

Argomenti vietati all’aperitivo

bandiera_pace2Israele-Bandiera-GrandeInauguro oggi questa nuova rubrica con un tema a me molto caro, ma decisamente azzardato per un ritrovo tra esponenti della parte della società più alfabetizzata, più istruita, più laureata, più informata, più educata,  più tollerante, più bloggata e più linkata: la pace. Tempo due minuti e saltano fuori tutti i ragionamenti triti e ritriti sciorinati con la dovuta compunzione: “il peggior nemico della pace sono gli Stati Uniti, che fanno solo i loro sporchi interessi”. Oppure il più astratto: “è un controsenso portare la pace tramite la guerra”. Dalla convinzione con cui annuiscono, si strizzano l’occhio a vicenda e si danno di gomito, è evidente che a chi difende tali teorie non importa un fico secco che così facendo si finisca per difendere i peggiori dittatori del pianeta, e cioè i veri ostacoli alla pace. Perché se siamo sinceri con noi stessi, tutti noi nati e cresciuti in Occidente in cuor nostro sappiamo bene che l’unica pace possibile è quella tra uomini liberi, portatori di identici diritti. È questo il nuovo orizzonte mondiale della pace, ma a chi beve solo Cuba Libre non bisogna dirlo, se no guai. Astenetevi anche dal dirgli che bisognerebbe guardare con più obiettività a certe regole non scritte della storia recente, tipo che chi si fa portatore di interessi particolari, spesso finisce per creare un beneficio per tutti. Ma soprattutto evitate di fare l’esempio più scomodo in assoluto, di scottante attualità: anche ammettendo che gli U.S.A. abbiano invaso l’Iraq principalmente per i loro interessi economici, se il risultato finale è che si sono poste le basi di una nuova democrazia in medio-oriente, e cioè nel bel mezzo delle dittature islamiche, vicino alla democrazia indiana e a ridosso della dittatura cinese, tutto sommato si tratta evidentemente di un beneficio a lungo termine. Se non volete farvi del male, glissate anche su un dato storico, giuridico, morale e politico ormai assodato: togliendo agli uomini la proprietà privata, li si priva anche della libertà. Tale affermazione entrerebbe in contraddizione insanabile con il pensiero e la pratica dei suoi due baluardi, il Che e Fidel. Bene, essendovi trattenuti con successo dall’enunciare tali idee scorrette, non vi verrà nemmeno la voglia di concludere dicendo che questi tre concetti uniscono in un circolo virtuoso la pace e la libertà, anche a costo di fare la guerra. E vi tratterrete anche dal consigliare ai vostri interlocutori di liberarsi una volta per tutte da quel vecchio e superato punto di vista ideologico. Vi asterrete infine dal provocarli con domande faziose tipo: su cosa, se non sulla libertà, è possibile edificare la pace? Oppure: non dovremmo essere disposti a fare la guerra per combattere chi nega espressamente la libertà, come il terrorismo di matrice islamica o chi come Ahmadinejad dichiara continuamente di voler radere al suolo lo Stato di Israele? Sorbito il vostro aperitivo potrete infine allontanarvi incolumi tenendo per voi un altro interrogativo: perché le bandiere arcobaleno non sono mai sfilate contro i terroristi o a favore di Israele? Slegate la vostra bici in fretta e allontanatevi, prima che vi venga voglia di riprendere il discorso…

Cose che fanno sperare un po’ meno

SvasticaPrimo: il consigliere leghista di Treviso che incita a prendere “provvedimenti nazisti” contro gli immigrati. Come un qualunque ragazzino idiota che non sa quel che dice e si riempie la bocca con le prime stronzate che gli sembrano chiare, forti, decise, affascinanti. Pessimo, orribile.

Secondo: il grande Paolo Ferrero che non ha perso l’occasione per far diventare quel consigliere il simbolo della mentalità nazifascista tipica della gente del Nord. Pessimo anche lui, come quasi sempre.

Terzo: le due lesbiche inglesi che hanno inguaiato un pompiere (un po’ fesso per la verità), ex marito di una delle due. Prima gli hanno fatto donare il seme per generare nella fabbrica della maternità il loro giocattolino nuovo, un bel bambino da accudire con il loro istinto materno ormai troppo maturo per accontentarsi di una Barbie inanimata. Poi, una volta stufatesi del loro amore coraggioso e trasgressivo e pure del bambolotto, lo hanno scaricato via tribunale al pompiere, che per inciso non c’ha una lira. Baldracche loro, fesso lui.

Quarto: Prodi cuor di Leone che non incontra il Dalai Lama in visita in Italia. L’ha incontrato perfino Bush, il cattivo Bush, il cinico Bush, lo spietato sostenitore della pena di morte Bush. E’ stato un segno forte il suo. Perché invece uno tanto buono come Prodi, il mite Prodi, il pacifista che promette il ritiro immediato dell’esercito che fiancheggia il cattivo Bush, non lo vuole incontrare? Ah la ragion di stato, ah i commerci con la Cina. Già, dimenticavamo la ragion di Stato e il commercio. Quando c’è la sinistra al governo la ragion di Stato torna di moda, e perfino il commercio non è più quell’infame mercimonio che era con la destra. Pardon.

Cose che fanno ben sperare

Primo: il Papa ha dedicato proprio alla speranza la sua ultima enciclica. Non a una speranza qualsiasi, naturalmente, ma alla speranza cristianamente intesa, eminentemente religiosa e collettiva. Dunque non solamente individuale e non solamente umana. La si può accettare o rifiutare, ma in entrambi i casi trovo che sia una delle pochissime, vere risposte alle inquietudini del nostro tempo, caratterizzato da una parte dal crollo delle ideologie politiche, dall’altro dal trionfo quantomeno ambiguo del progresso scientifico e tecnologico. Naturalmente non ci si poteva aspettare commenti positivi da chi invece ritiene che l’unica forma di modernità possibile è starsene ben saldi nella propria vecchia cara ideologia, o in un’idea di Progresso come unica vera prospettiva di felicità creata dall’uomo, un uomo emancipato da ogni superstizione, salvo poi affidare la sua reale visione del futuro al cinema e alla letteratura di stampo pessimistico su tutti i fronti, da quello tecnologico-biologico-politico (alla Matrix) a quello ambientalista-catastrofista (alla Gore). Ma tant’è.

Secondo: l’incontro tra Berlusconi e Veltroni. Già salutato da più parti come inciucio o opportunismo, per me rappresenta invece una possibilità concreta di cambiare davvero la politica italiana sia nella sostanza sia nella forma. Nella forma perché finalmente tra i due non c’è più la maledetta demonizzazione, l’odio, la delegittimazione reciproca che avvelena ogni cosa e trasforma qualsiasi scontro civile, democratico, in una rissa volgare e improduttiva. Nella sostanza perché essendo uomini e forze politiche sostanzialmente di centro, possono finalmente dare molta più voce ai moderati di destra e di sinistra. Inoltre condivido ciò che ha rilevato per primo Casini: si stanno prefigurando le condizioni perché si arrivi alle tanto attese riforme istituzionali, chiodo su cui batto anch’io da tempo. Una di queste condizioni potrebbe essere l’alleanza tra centrodestra e centrosinistra. Perché potrebbe rivelarsi tanto necessaria un’alleanza che in tanti invece stanno già osteggiando apertamente? Per un motivo squisitamente politico: qualsiasi riforma vera – e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di riforme vere e profonde – scontenterà inevitabilmente milioni di elettori. Ora, conoscete un politico disposto a mettere la firma su provvedimenti che sanciscono la sua sconfitta sicura alle elezioni successive? Invece se gli scontenti ce li si divide, un po’ a me un po’ a te, magari il rischio ce lo si prende, una buona volta.
Speriamo bene.