Due documentari sull'Afghanistan

Due rapide segnalazioni per chi ha Sky ed è interessato a cosa accade in Afghanistan.

1. Su Sku Uno giovedì sera verso alle 22 (replica sabato pomeriggio verso le 14.30) è cominciata una serie di documentari realizzati da Fabio Caressa, voce da me molto amata delle telecronache del campionato di calcio e di Champions League. Ho visto la prima e mi piace la chiave: popolare fino al midollo. Spiegazioni semplici, emozioni vere, inquietudine e risate (una clip cliccando qui).

2. Altro documentario, sicuramante molto più tecnico, stasera, credo verso le 22, ma non so su quale canale e non ho modo di verificare al momento. Un battaglione americano seguito passo passo, in missione in una valle molto pericolosa. Nel titolo c'è la parola "inferno". Sì lo so, più che una segnalazione è un quiz di gerry scotti!!

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Vespa su Pio XII – un buon servizio pubblico

Porta-a-porta-Bruno-Vespa-500La puntata di ieri sera di Porta a Porta mi conferma in una mia convinzione: qualsiasi cosa sia il servizio pubblico, tra i più meritevoli nel ramo c'è Bruno Vespa. Una volta di più, l'inossidabile conduttore ha dimostrato che è possibile conciliare la necessaria marchetta con il buon racconto storico. Con in più quel tocco di umanità che fa bene al cuore. Argomento: il silenzio di Pio XII sullo sterminio degli ebrei. In studio, oltre agli attori della fiction da pubblicizzare, c'erano due storici e una giornalista ebrea, inviata del Jerusalem Post. In collegamento c'era il giornalista Paolo Mieli, anch'egli di origini ebraiche. Ma soprattutto in studio c'erano un'anziana suora e un anziano monsignore, che furono tra quelli che, su esortazione di Pio XII, aprirono le porte dei conventi per nascondere 4.500 ebrei, salvandoli da morte certa. Sono sempre più convinto anche di un'altra cosa: in tv il padrone di casa fa la differenza. Non so quanti altri conduttori avrebbero saputo fare sgorgare con tanta naturalezza la gioia della suora nel ricordare quell'atto di pietas, e l'orgoglio del monsignore, ai tempi cappellano militare fascista, nel rievocare le proprie acrobazie per salvare vite umane. Certo, per completezza ci sarebbe dovuto essere anche un ospite che sostenesse autorevolmente la tesi che il silenzio di Pio XII fosse un silenzio complice, o addirittura che egli fosse nazifascista. Tuttavia, visti i fatti citati, mi sembra difficile che ci possano essere in giro molti storici disposti a sostenere quella posizione. A parte, forse, per un ipotetico programma di cialtroneria anti-clericale, che potrebbe chiamarsi: Porta Pia a Porta Pia!!

Mi ricrederò, prometto

Quando vedrò Michele Santoro sorridere luciferino mentre fa accomodare sulla ghigliottina l'ex magistrato De Magistris, e quando lo sentirò aizzare la sua folla di maturi democratici assetati di sangue, mostrando come sia andata a finire nel nulla l'inchiesta che lo ha reso celebre, permettendogli di diventare eurodeputato per l'IdV (qui);
quando vedrò comparire su 97 numeri di Repubblica e del Fatto le dieci domande al pm Woodcock su come sia andata a finire nel nulla la sua inchiesta contro Vittorio Emanuele di Savoia che lo ha reso celebre (qui);
allora, e solo allora, ritirerò tutto ciò che posso aver detto di male contro la cricca dei maturi democratici d'Italia.

ESCLUSIVA! Intercettazione Saviano-Fazio

La seguente conversazione tra Roberto Saviano (RS) e Fabio Fazio (FF) è trascritta parola per parola da un brogliaccio originale della baldanzosa Procura di Omissis, l'unica sul territorio della Repubblica Italica che sia interessata a tenere occhi e orecchie bene aperti sugli inappuntabili personaggi della sinistra chic e sui loro innocenti e democratici tic. La fonte non potrei rivelarla, ma è un amico del fratello del cugino della sorella di un mio compagno delle elementari.

RS: Pronto.
FF: Buongiorno, parlo con Roberto Saviano?
RS: Sì, chi è?
FF: Sono Fabio Fazio.
RS: Ma Fazio il banchiere?
FF: No, Fazio il presentatore. Hai presente la trasmissione che stiamo provando insieme alla Rai?
RS: Non sei il banchiere?
FF: No.
RS: No perché io il problema delle banche lo conosco, se no approfittavo per dirglielo. Eppoi tengo nu probblemino personale, di dove mettere tutt' sti soldi che mi piovono addosso. Non ne hai idea…
FF: E come no?
RS: Ah, stai messo bene pure tu, eh?
FF: Non mi lamento.
RS: E, senti, allora tu, Fazzio, non ce l'hai il numero di quell'altro Fazzio, che gli chiedo un conto aggevolato?
FF: Ma è la Banca d'Italia!
RS: E vabbuò, con tutti i soldi che tengo, in cambio potrei aiutare il debbito pubblico.
FF: Comunque il numero non ce l'ho, ma se vuoi facciamo una puntata anche su quello.
RS: Sul mio conto in banca? Pe' ccarità!
FF: No, sulle banche.
RS: Grande! Già me lo vedo: Saviano racconta le banche. Mi piace, bell'idea, bravo. (rumore incomprensibile) Ah, ma allora tu sei il presentatore, ho capito… quell'ometto insignificante là sul set, alle prove del programma… e io che mi pensavo che fossi l'omino delle bbibbite… Dimmi Fabbio, che mi devi dire?
FF: No, niente, ti ho visto al tg di Enrico Mentana, ieri sera…
RS: Ti sono piaciuto?
FF: Ti ha fatto fare mezzo tg a te, ma…
RS: Ma?
FF: Ma…
RS: Lo so, non vengo tanto bene, ho la testa un po' grossa, gliel'avevo detto di inquadrarmi da sotto…
FF: No, non è questo…
RS: Lo so, Fabbio, e mi dispiace. Ho sorriso. Forse ho addirittura fatto una risata. Ma non lo faccio in trasmissione con te. Prometto! Se no perdo di credibbilità.
FF: No, non è quello.
RS: E cos'è?
FF: Scusa se mi permetto, ma sei stato un po' sul vago, per me…
RS: Beh ma l'ho detto che la Rai ci vuole censurare, no?
FF: Sì, ma il nome…
RS: Che nome?
FF: Il nome non l'hai fatto.
RS: Il nome mio mica lo devo fare io, lo faceva già Mentana, il nome mio.
FF: No, non il tuo nome, il nome… quello importante.
RS: Più importante del mio?
FF: No, no, però… diciamo… il nome che si fa sempre…
RS: Il tuo? L'ho fatto il tuo nome, l'ho fatto.
FF: Non il mio…
RS: Ah, allora il nome del nostro programma. E chi se lo ricordava!
FF: Ma no, dai, quel nome!
RS: (piccola pausa) Ah, quello. Mò ho capito. Dovevo farlo per forza?
FF: L'hai lasciato implicito.
RS: Fabbio, capisci a me, non mi posso esporre troppo: il governo, con Maroni, è stato bravo, mi ha dato la scorta.
FF: Ma in trasmissione lo fai il nome, però. Promesso? Sai, gli ascolti, la pubblicità, il cachet…
RS: Ma allora si fa o no sta trasmissione?
FF: Stiamo cercando ospiti nuovi.
RS: Nuovi?
FF: Nuovissimi.
RS: Che bello, non i soliti che inviti sempre?
FF: Non così nuovi.
RS: E magari uno o due di destra?
FF: (Risatina) No, no (continua la risatina) quelli no. Perché, li vorresti invitare per demolirli?
RS: Guarda che io conosco anche dei poeti e dei filosofi di destra. Ci tengo che si sappia.
FF: Sì, lo so, non ti offendere. Il problema è che sono tutti morti, se no li inviterei.
RS: Posso leggere io le loro poesie.
FF: La poesia in tv non tira. Sai, se almeno li avesse uccisi la camorra….
RS: Purtroppo no, nemmeno uno.
FF: Beh, allora forse potremmo dire che questa è la prova che c'è stata un'intesa segreta tra la camorra e la poesia di destra.
RS: Mmm… mi sembra un po' debbole.
FF: Va beh, lasciamo perdere.
RS: Però che sfortuna.
FF: Dai, Roby, la prossima serie, magari.
RS: Già sai che si fa un'altra serie?
FF: Garantito. Basta andare a piangere nelle trasmissioni degli amici, dire che Lui ci censura, e ne facciamo dieci, di serie.
RS: Vabbè, Fabbio, mò vado che devo andare al bagno, ciao.
FF: Ma è vero che la scorta ti segue perfino in bagno?
RS: Mi seguiva, ma ora non più.
FF: Perché?
RS: Una volta gli ho fatto certe bbombe chimiche, Fabbio, non so se hai capito, tenevo un'acidità di stomaco, avevo mangiato 'nu chil' e bbabbà! (Ride)
FF: Ho capito… ma mi raccomando, non dire certe cose in trasmissione, eh.
RS: E che sono scemo? Ciao, Fabbio.
FF: Ciao, Roby.
CLiC

Perché tanta violenza?

Il tassista aggredito a Milano. L'infermiera rumena aggredita a Roma. E tanti altri. Certi atti di violenza non possono essere spiegati esaurientemente con motivi "razionali": ideologia, razzismo, sessismo. Né possono essere liquidati come "irrazionali", con la comoda scappatoia del raptus o simili. Se vogliamo capire davvero fino in fondo, dobbiamo andare oltre, evitando comodi schematismi. Tipo: la vittima è extra-comunitaria? Allora di sicuro è razzismo. La vittima è una donna? Allora non può essere altro che sessismo. E così via. Il ragionamento che dobbiamo fare è più ampio. E' un ragionamento di tipo culturale. Dobbiamo interrogarci sul tipo di educazione impartito nelle famiglie e nelle scuole. Soprattutto, dobbiamo chiederci che ne è dei padri. Che ne è della figura paterna? La parola d'ordine "uccidere il padre", che cosa ha prodotto? Risposta: una società mammocentrica, in cui l'istinto viene idealizzato e sciolto da ogni legame con la ragione. E con la base stessa della vita sociale, l'accettazione dell'altro, inteso nel senso più elementare: c'è qualcuno a fianco a noi, davanti a noi in coda, sulla strada, in metropolitana. Questo esito è un fatto naturale, basta guardare all'atteggiamento di tante mamme: qualsiasi cosa faccia il loro bambino è buona, perché è istintiva. Ma l'istinto deve essere messo in relazione con la ragione, quello che dice la mamma con quello che dice il papà, altrimenti le cose si mettono male. Stefano Zecchi ha scritto su Panorama di questo legame tra istinto, ragione, violenza ed educazione in un pezzo che mi trova d'accordo. Al fondo di tutto c'è l'educazione, e al fondo dell'educazione c'è la figura paterna. O la sua assenza. (Qui).

P.S. Ho trovato il pezzo solo su una rassegna stampa, con tutti gli inconvenienti delle rassegne stampa.

Capuozzo, uno che ha occhiaie per vedere

Bello il ritorno alla luce dei minatori cileni raccontato da Toni Capuozzo, giornalista il cui sguardo è capace di sfondare con naturalezza le barriere della retorica. Barriere mollicce, impermeabili, resistentissime, in cui rimangono inesorabilmente invischiati tantissimi colleghi, specie i commentatori. Occhi rari e preziosi, i suoi. Anzi, occhiaie (qui).