Il magistrato, l’idraulico e lo stronzo di vincenzillo

Mi colpisce che in un documento ufficiale di un tribunale compaia la parola “sconcertante”. Una parola che riassume bene sia il tono sia il significato di quel documento: esprimere un giudizio morale che non c’entra assolutamente nulla con il mestiere dei giudici. E’ come se un idraulico, quando ti fa la fattura, invece di scrivere soltanto “eliminato intoppo del cesso“, scrivesse: “eliminato lo sconcertante intoppo del cesso, causato da uno sconcertante stronzo del signor vincenzillo.” Ma scusa, idraulico, ma che c###o vuoi? Ma naturalmente, trattandosi di Berlusconi, vedo che i media non fanno una piega, anzi ci vanno a nozze.

Update 29-4-14, h. 19.58: pubblicata in versione edulcorata sul Foglio online (qui).

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Fede e ragione

La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso. (San Giovanni Paolo II)

Certificato antimafia? Occhio, che la carne è debole

Da qualche tempo, di tanto in tanto, torna fuori sto “certificato antimafia”. I burocrati lo sventolano con grande compiacimento, come una trovata formidabile; i vari don Ciotti lo citano come un’indispensabile conquista di civiltà. Eppure, a quanto pare, perfino un fuoriclasse dell’antimafia come Piero Grasso ha detto che è del tutto inutile (qui). A me, d’istinto, come tutti i certificati di questo mondo, non suscita alcuna simpatia. Anzi, mi ispira scetticismo e mi puzza di burocrazia: moduli, procedure, competenze, timbri, bolli, cioè tempo perso e soldi buttati.

Poi ci rifletti un attimo e dici: ma che senso ha una scartoffia che dice che uno non è un mafioso? Quanti modi ci sono, per aggirarlo? Intestazioni fittizie, per esempio. E poi, chi è che lo certifica? Di sicuro una bella “commissione”. Come? Di sicuro in base a degli “atti”. O meglio, in base all’assenza di atti, tipo condanne, processi in corso, denunce e roba del genere. Ok, allora diciamo pure che, se uno ha la buona sorte di non essere mai stato denunciato in vita sua, è a posto. Ma come la mettiamo, per esempio, con chi è accusato ingiustamente? E con chi è finito nelle paludi della giustizia più lenta del mondo? Come fa, un’azienda, ad aspettare venti o trent’anni? Conoscendo l’Italia, poi, se io alle medie ho fatto copiare il mio compagno di banco che poi, vent’anni dopo, è stato denunciato per mafia, oggi sono automaticamente sospettato di favoreggiamento o di concorso esterno. Come minimo. Altra cosa: chi impedisce di corrompere la “commissione”?

Sento già l’obiezione: eh ma allora non hai fiducia nelle istituzioni. Diciamo due cose. Primo: non ho fiducia nella proliferazione delle istituzioni e delle burocrazie. Secondo, io guardo con realismo l’uomo, come insegna a fare Gesù. Tipo: “lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 26,41). Non c’è alcun certificato o commissione che possa cambiare questo. Anzi. Guardiamo in faccia la realtà: il certificato stesso è di per sé un’ulteriore fonte di tentazione, sia da parte di chi lo vuole sia di parte di chi lo rilascia: inganno, corruzione, frode, ricatto. Ma è ovvio, ed è umano: un certificato è una forma di potere. E dove c’è il potere, come dicevo, c’è la tentazione. Sempre e comunque. L’unica soluzione sensata sarebbe semplificare le strutture di potere. Per chi, invece, è affezionato a bolli e controbolli, niente paura: Renzi ha già detto che basta “riformare il certificato antimafia”, e intanto nominare un bel “commissario anticorruzione” (qui). E tutto andrà subito a posto.

Bondi, Bondi, ma dove vai?

Quando il furbo Fabio Fazio gli rovesciò addosso tonnellate di lava, lapilli e altro fango pompeiano, soffrii per lui (qui). Quando scrisse poesie per Silvio, mi divertii. Ora che abbandona Forza Italia, gli chiedo con affetto, tra l’amicale e il paterno: “Sandro, Sandrone, ma dove vai?” E glielo chiedo non perché pensi che senza di lui crolli tutto, ma perché ho l’impressione che sia ancora troppo sprovveduto, troppo cucciolo, per avventurarsi da solo tra i lupi della politica. Almeno, così sembra, da quello che dice. Cioè, davvero credeva che il suo addio non sarebbe stato strumentalizzato da Ncd e da tutta la gioiosa macchina del fango, eternamente attiva nei media, quando si tratta di sparare merda su Berlusconi? Secondo me, sì, ci credeva davvero (qui). Ed è per questo che sono preoccupato per lui. Dopo tutti questi anni di politica, non ha ancora capito come funziona il gioco. Tu parli del centrodestra, delle magagne del centrodestra, dei tubi che perdono nel centrodestra, ma se lo fai proprio mentre esci da Forza Italia, contro chi credi che sarà usato il tuo discorso? Sveglia! Ma forse Bondi pensa di avere finalmente trovato, al centro, gli amici veri, quelli autentici, quelli che non lo lasceranno mai in mutande. Quelli che accolsero Fini, l’eroe Fini, il fondatore del Vero Centrodestra Fini… o forse era il Nuovo Centrodestra? Non ricordo bene. Ma soprattutto, Fini chi?

Tolto il segreto di stato sulle stragi. Ecco come andrà a finire

Dato che ho una mezz’ora da perdere, mi dedico alla sterile arte del prevedere il futuro. Il tema è il segreto di stato sulle stragi degli anni 60, 70 e 80: piazza Fontana, stazione di Bologna, piazza della Loggia a Brescia, Italicus, Ustica etc. Quei fatti su cui è stato costruito il falso mito dello “stato nello stato”, dei “servizi deviati”, dei “livelli” etc. Quei casi che fino a oggi non potevano essere risolti perché – così dice il mito – lo stato proteggeva se stesso e la sua complicità. E giù decine di puntate dei vari Lucarelli & Co. Ebbene, io non ho letto i documenti a cui hanno appena tolto il segreto, né mai lo farò, ma mi azzardo a prevedere che non si arriverà a niente. Perché? Semplice. Il mito diffuso dai complottisti lascia intendere che questi documenti siano una specie di corpus mysticum che contiene una verità ben chiara, definitiva, ma tenuta nascosta perché troppo compromettente. Tipo: furto di vino e salsicce, esecutore Poldo, mandante apparente Nonno Trinchetto, mandante vero Braccio di Ferro, movente la fame e la sete, nascondere le prove a Olivia. Ma non è così. Le migliaia e migliaia di pagine conterranno inevitabilmente parecchie contraddizioni, ipotesi non suffragate, testimonianze contrastanti, indizi vaghi, incongruenze come se piovesse, (e forse anche omissis, chissà), come tutte le indagini di questo mondo. E quindi vai di interpretazioni e controinterpretazioni. Sotto sotto, è quello che sperano i Lucarelli & Co, così potranno continuare a fare il loro mestiere: insinuare dubbi, alludere a intrighi, adombrare sospetti. Nelle loro sapienti mani, anche questi nuovi documenti andranno ad alimentare oscure leggende sugli inenarrabili misfatti dello stato. Dove sembrava esserci un semplice depistaggio, si scoprirà che in realtà c’erano tre macchinazioni incrociate con avvitamento multiplo e controdepistaggio a sorpresa. Come ho detto più volte, roba buona per bei romanzi e bei film, ma nulla o poco a che vedere con la storia.

Steve Jobs, l’ammazzacarriere

Pare che ci fosse un accordo tra le grandi aziende americane di quel mondo noto come Silicon Valley, informatica, web, cartoni animati di culto, Apple, Google, Yahoo, Pixar, e questo accordo era: vietato cercare di acquisire le persone che lavoravano per gli altri. In pratica, toglievano la possibilità a uno bravo di cambiare azienda e, così, di guadagnare di più. Certo, se sei il guru progressista che indica ai giovani più evoluti del pianeta il futuro, le speranze, i sogni etc etc, puoi permetterti di bloccare la carriera dei tuoi. Se, invece, sei uno di quelli che lavorano per un tale guru, che altre ambizioni puoi avere? Mica il vil denaro! Bleah! Puah! O no? Pare di no (qui).

Contro il mito della società civile

Finalmente anche a sinistra qualcuno ha il coraggio di dire ciò che noi beceri berlusconiani clericofascisti diciamo da lungo tempo:

“Fino a oggi la sinistra ha osservato senza reagire uno schema di questo tipo: la società civile delegittima la politica con continue campagne di aggressione, poi si autopropone come antibiotico per guarire la politica e la politica accetta che sia la società civile a salvare la politica dalla sua inesorabile autodelegittimazione. Se Renzi andrà avanti su questo percorso [perverso, nota di vincenzillo] non mancherà l’appoggio anche di chi non la pensa come lui”. (Matteo Orfini, deputato del Pd, il Foglio, 15 aprile 2014)

Che sia la volta buona che cambi l’andazzo? Ottimo Cerasa del Foglio (qui).