Padre Fortunato e la chiesa da salvare

Anche prima che venisse eletto Bergoglio, io ero convinto che la chiesa, per uscire dalla brutta strada in cui si era messa, aveva solo 3 possibilità. La prima era che il nuovo papa fosse un francescano. La seconda, che prendesse il nome di Francesco. La terza, che la sua prima visita fosse ad Assisi.

La sintesi è mia, i contenuti sono di Enzo Fortunato, padre francescano, capo della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, direttore della rivista San Francesco d’Assisi, nonché fresco autore del libro “Vado da Francesco”. Il succo delle sue parole è: la chiesa andava “salvata”, e la “salvezza” passava necessariamente per l’ordine francescano. Il succo del libro, invece, a quanto ho capito io, è che tutti, bene o male, si commuovono, chi quando va ad Assisi, chi quando pensa a San Francesco, chi quando vede papa Francesco. Ora, io capisco tutto: il portare acqua al proprio mulino; il semplificare per farsi capire; il far passare comunque un messaggio positivo; il rivolgersi ai non credenti; il non chiudere le porte, l’abbattere gli steccati, l’aprire nuovi orizzonti e via di metafora in metafora; che la spiritualità fai da te è sempre meglio del materialismo storico; che fa figo dire che una figlia di Mick Jagger dei Rolling Stones ha chiamato sua figlia “Assisi”; che Celentano si è commosso, il cieco si è commosso, l’invalido si è commosso; capisco tutto, ma porcaccia miseria, perché l’impressione che viene fuori è sempre quella di un pacifista, pauperista, buonista, cattocomunista, e non quella di un cristiano?

Alluvioni ieri e oggi

Io non so bene che cosa siano le “bombe d’acqua” e il “dissesto idrogeologico”, né tantomeno che cosa si possa fare per risolvere davvero certi problemi. Di sicuro, però, le alluvioni ci sono sempre state, all’incirca da Noè in poi, non sono affatto la conseguenza di presunti impazzimenti del clima. E in materia non aiuta sommergere il cervello con il chiacchiericcio dei media, con le presunte soluzioni burocratiche dei politici e con l’allarmismo delle campagne sociali, le “pubblicità progresso”. Già questo spot degli anni 70 si segnala per toni apocalittici e per la presunta soluzione burocratica: il fantomatico “piano delle acque”! (qui)

Katy vs Miley. Musica batte trasgressione

Recentemente mi ha colpito la trasformazione radicale dell’immagine di una cantante americana, Miley Cirus, da brava ragazza a ragazza trasgressiva. Da volto della Disney al quasi porno. Mi ha fatto un po’ di tristezza pensare alla riunione in cui lei, il suo agente e i dirigenti della sua etichetta discografica hanno deciso che non avrebbe più leccato innocenti coni gelato multicolori, vestita come una scolaretta tutta casa e chiesa, ma un ambiguo martello di ferro, in biancheria bianca, tra moine arrapanti, come fa nel suo ultimo videoclip (qui). A me, comunque, piace molto di più un’altra cantante americana, Katy Perry, che invece la butta sulla freschezza, sulla simpatia e sul divertimento. Questo è il suo ultimo video (qui).

Balotelli, Barilla e il ricatto dei media

La si pensi come si vuole su Mario Balotelli, come calciatore e come uomo. Quello che mi ha colpito in questi giorni è il trattamento che gli ha riservato la Gazzetta dello Sport. Prima lo nomina, senza interpellarlo, “calciatore anti-camorra”. Poi, quando lui si defila da questo ruolo, lo copre di sospetto. Per me, una persona ha tutto il diritto di non accettare un ruolo che gli attribuiscono gli altri. Specie se è un ragazzo di vent’anni. Come ha scritto lui stesso nel famoso tweet in cui si è defilato, lui vuole solo giocare a pallone, e si augura che tutti i ragazzi lo possano fare dove gli pare. Non ha altri “messaggi” da dare. Non vuole essere un simbolo. Che c’è di sbagliato, in questo? Per me, è abbastanza normale. Essere un’icona è un compito che non tutti vogliono assumersi. Certo, la società è a caccia di buoni esempi, ci mancherebbe altro, ma se uno non se la sente, non se la sente e basta. Perché bisogna per forza insospettirsi? La Gazzetta, invece, sospetta. Perché si è defilato? Copre i camorristi? Naturalmente, la cosa va ben oltre Balotelli e la Gazzetta, e riguarda tanti altri “Balotelli” e tante altre gazzette. Se uno ha occhi per vedere, questo stesso meccanismo viene applicato a tutte quelle battaglie ideologiche di cui i media si sono fatti alfieri. Tutte battaglie di segno progressista. Tutte battaglie che o aderisci, o sei “sospettabile”.

Vedi anche il recente caso Barilla/omofobia. Guido Barilla ha espresso una sua preferenza, e ha parlato solo delle campagne dei suoi prodotti. Risultato: crocifisso in sala mensa, come direbbe Fantozzi. Campagne mondiali di boicottaggio (ma anche molte adesioni alla sua posizione, “laicate” su facebook, che però guarda caso non hanno fatto notizia). Tra gli effetti più assurdi, c’è stato anche il ritiro della sua candidatura dall’Ambrogino d’Oro, premio meneghino ai migliori imprenditori. Una mossa astutissima del PDL di Milano, che ha motivato dicendo che lo faceva per “preservare la sua libertà”. Bel modo di preservare la libertà di qualcuno, toglierlo di mezzo (e il discorso non cambia, anche se fosse stato lui stesso a volersi defilare: bella libertà, non potere esprimere la propria opinione senza temere boicottaggi e campagne infamanti).

Altro che “neutralità”. I media creano un’atmosfera di ricatto “soft” a cui è molto difficile sottrarsi. Lode, quindi, ai pochissimi che ci riescono.

Che caspita è sta “omofobia”?

Se il mitico Mannheimer facesse un bel sondaggio con la domanda: che significa “omofobia”?, credo che ben pochi saprebbero rispondere. E il motivo è semplice: fino a pochi anni fa, questa parola non esisteva nemmeno, e ora che esiste, esiste solo per una parte della società, quella eternamente “impegnata”. Da qualche tempo è entrata a far parte di quel gergo falso e ipocrita che spopola sui media e nelle coscienze migliori, ma non nella testa della gente, che non c’ha voglia di tenere dietro agli intelligentoni e alle loro trovate.

Tuttavia, credo che tutti abbiano intuito che è una cosa brutta, e che riguarda una qualche “discriminazione”, tipo il “razzismo”. Qualcuno avrà capito anche che riguarda i gay, e che è un insulto pesante. E lo hanno capito perché appena uno osa dire pubblicamente “Sono contrario ai matrimoni gay”, ecco che la lobby gay gli salta immediatamente alla giugulare e lo accusa di essere omofobo. Se un altro si azzarda ad affermare: “Sono contrario alle adozioni da parte delle coppie gay”, è un pericoloso omofobo. “Il mio vicino di casa è frocio”… Omofoboooo!!!

Questi loschi figuri, i loro giornali, i loro blog – pochi, eh, numericamente – sono stati accusati di “omofobia”. Per loro è stato come essere accusati di “razzismo” o “anti-semitismo”. A morte! Ma teniamoli un attimo lì, ciascuno con la loro dose di linciaggio sui media, poi ci ritorneremo.

Ora cerchiamo di capire perché quella parola così finta è anche così potente. E’ così potente perché trae la sua forza dal politicamente corretto, che è il fronte combattente dell’ideologia del progresso. Un’ideologia in perenne lotta contro le tradizioni, contro la Chiesa e contro il buon senso. “Omofobia” è una delle sue parole d’ordine.

L’hanno inventata dal nulla. L’hanno caricata di un alone di malvagità metafisica. Poi l’hanno diffusa nei posti giusti, e cioè sui media. Qual è lo stratagemma usato per acquisire potenza? Un vecchio classico dell’ideologia del progresso: il ricatto psicologico. Funziona così: se fai uso del concetto di “omofobia”, sei nel giusto; altrimenti, sei un reazionario, retrivo, e potenziale uccisore di gay.

Dicevamo dei media. I media, ben lungi dall’essere “neutrali”, si sono conformati rapidamente e totalmente a questo nuovo linguaggio. Sai che gioia, un insulto nuovo! Polemiche nuove! Ascolti nuovi! Quei somari vedono la “guerra all’omofobia” come una lotta per la libertà e una difesa dei presunti “diritti” dei gay. Balle. Gettare infamia su quelli che non la pensano come te, è libertà? Nessuno, nemmeno un gay, può avere il “diritto” di mettere a tacere gli altri con il ricatto.

Ora, poi, si sta facendo un passo ulteriore. In Italia, si è sul punto di creare un nuovo reato, il reato di istigazione, propaganda e violenza omofoba. Soffermiamoci un attimo su quella parola vuota, e torniamo a quelle persone che, solo per aver espresso la loro opinione, sono già state accusate di “omofobia”. Che succede a quelle persone, se la “propaganda omofoba” diventa reato? Dire che si è contrari ai matrimoni gay e alle adozioni è “propaganda omofoba” o no? Voglio vedere il giudice che si trova lì una denuncia della lobby gay e una massa di manifestanti fuori dalla porta, come giudicherà la cosa. E cosa succederà anche a te, che hai un vicino di casa frocio, a cui stai sulle balle perché leggi il Foglio? Tutti denunciati per quel nuovo reato. Portati in tribunale. Condannati. E in carcere, si sa, è pieno di…

I punti di riferimento della sinistra

I tuoi punti di riferimento non dicono tutto di te, ma dicono molto. I 5 candidati a guidare la sinistra hanno rivelato i loro riferimenti politici: 3 sono democristiani, 1 Papa, 1 cardinale. Poi 1 comunista e 1 simbolo mondiale dell’antirazzismo. Fine. Non c’è né un socialista né un socialdemocratico. Credo che una sinistra che si vuole europea e moderna, 5 gonzi del genere li caccerebbe a calci nel sedere. Da noi, invece, ne sceglierà uno come propria guida. In compenso, ci si può consolare con una piccola conferma: il vero riferimento politico di Peppone non era l’amato Stalin, ma l’odiato don Camillo.

Upgrade 13/11 h. 14.31: pubblicata, in versione edulcorata, su Hyde Park Corner del Foglio online (qui).

Giovani PdL, il concetto “formattare” mi fa venire l’orticaria

Domanda ai giovani del PdL: ma dovete proprio usare il concetto “formattare” (qui)? A me fa venire l’orticaria. E’ della stessa famiglia di “rottamare”, “resettare”, “azzerare”, la stessa famiglia da cui prendono le mosse gli “Annozero”, i “Piazzapulita”, insomma, tutto il caravanserraglio di giacobini, grillini, messianici e giovani Pd in vena di sfasciare, invece di costruire. Non ha nulla di conservatore, di liberale, di cattolico, di moderato. Non è il modo giusto di proseguire sulla strada del mitico Fondatore. Io, che ho votato Silvio, oggi non mi ritrovo nel vostro orribile “formattare”, quindi come farò a votarvi?

(Pubblicata tra le lettere al direttore sul Foglio cartaceo di oggi, 26/5/2012)