Salviamo l'antipolitica dall'estinzione! / 2

Dopo il primo (qui), ecco il secondo e ultimo capitolo del manuale di istruzioni per salvaguardare le specie di antipolitica a rischio estinzione dopo l'abbandono di Silvio.

“Casta Meretrix”
Mission: Fornire un capro espiatorio alla belva detta “buona borghesia illuminata”.
Orto botanico: Corriere della Sera, la Stampa, Mentana.
Rovesciando il senso della definizione della Chiesa, la politica in quanto “casta” viene descritta come "meretrix": il gran bordello dove si raccoglie ogni vizio, pubblico e privato. Un ritratto infame, in cui la belva borghese e illuminata può specchiarsi ogni mattina, mentre divora avidamente quintali di libri farciti di dati e di intercettazioni pornografiche. Questa specie tratta ogni minimo cedimento del terreno e ogni pioggerella primaverile come catastrofi bibliche irreversibili. Viceversa, saluta come messia inviati dal cielo i freddi burocrati, i miracolosi tecnici e i soliti giovanotti figli di papà, di magistrati, di avvocati e di banchieri: popoli viola, Indignados e compagnia cantante. Tutto con il dovuto grado di compunzione, di entusiasmo e di giovanilismo, nel penoso tentativo di non rimanere indietro rispetto alla specie “Cyber-Salvezza” (vedi capitolo 1). Pianta pret a porter, perfetta sotto il braccio di tutti: precari e finanzieri, postali e banchieri, omini deboli e poteri forti. Coltiva imprenditori e/o presidenti di confindustria di ceppo non brianzolo, che a loro volta coltivino ambizioni politiche.

"Manetta Salvatrix"
Mission: La società deve essere riformata per via politica, ma prima la politica deve essere riformata per via giudiziaria.
Giardinieri di lungo corso: Di Pietro, Zagrebelsky, Lerner, Santoro, Travaglio, Ingroia, Scalfari, Mauro. Orti: Repubblica, Fatto, Infedele.
Fertilizzante consigliato: Mani Pulite. Spargere i semi del sospetto universale in auditori, adunate, cortei, trasmissioni tv, con sprezzante indignazione, sdegno, odio personale, sinceri o simulati. Da innestare sul tronco macilento dell’azionismo, dell’anti-capitalismo, dell'antimafia e del falso mito del Partigiano Rosso (vedi "Bella politica" nel cap.1). No petrolieri americani, sì finanzieri svizzeri. No OGM, sì eugenetica. Sì sì sì fonti alternative purchessia (vedi in capitolo 1: "Non ti scordar di Lenin"). Cantare ogni mattina e ogni sera “O bella ciao” in coro con i magistrati combattenti e con i pentiti accondiscendenti, per conferire alla linfa profondamente squadrista una pigmentazione sinceramente democratica.
 
“Ampolla Coeltica”
Mission: Riportare al nord i soldi del nord.
Piantumazione: il Bossi da Gemonio.
Luogo d’origine: la foce del Po. Si esprime sempre a muso e a pisello duro. Specie colorita e folcloristica, da nutrire con baracconate periodiche, corna vichinghe, cornamuse celtiche, rituali ancestrali. Promette a vanvera la secessione, porta a casa il federalismo, ma rischia di rovinare tutto allineandosi con Pd e Cgil. Possibilmente, eviti di far cadere il governo sulle pensioni, come quindici anni fa.
 
“Rivoluzione Liberalis”
Mission: Introdurre il liberalismo in un paese para-socialista, governato dalla concertazione.
Giardiniere leader: Silvio Berlusconi.
Da proporsi come specie alternativa sia alla vecchia “politica politicante” sia a molte specie di antipolitica. Le quali, infatti, fanno quadrato per espellerla a tutti i costi dalla loro foresta pietrificata. E' colorita, vitale, ottimista, creativa. Indulge in eccessi "riproduttivi" maschio con femmina, ed è megalomane. E' capace di farsi capire direttamente dalla gente, di saltare le vecchie mediazioni, attirare voti a milioni e insulti a miliardi. Fin dal vivaio, è priva di "etichetta", e questa sua vena anarcoide e anticonformista provoca la stizza delle piante più vetuste e più conservatrici, come Querce e Ulivi, più giuristi e banchieri amici loro. E, naturalmente, dei loro giornali prezzolati, commentatori prezzolati e presentatori prezzolati. E' utile a smascherare i finti riformatori. Da mostrare con parsimonia agli ospiti stranieri, che tanto non ci capiranno nulla. Rimane invischiata nei veti incrociati di burocrazie vegetali e nell’inestirpabile parassitismo sociale (o socialista). Sopporta con sempre meno pazienza certi colpi di mannaia giudiziaria che spaccherebbero la corteccia e i coglioni alla sequoia più resistente. Si fa beffe dei manifesti senza costrutto da parte di imprenditori rampanti e rampicanti sociali di ogni tipo. I suoi buoni frutti si vedranno tra qualche tempo, e presto si arriverà a rimpiangerla. Per rifiorire, oggi ha bisogno di decisioni impopolari di segno liberale, invise perfino al sottobosco amico.
(2.Fine)
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Occupare la Rai occupata

Si sussurra che il giovedì sera in prima serata su Rai 2, al posto di Annozero, ci possa essere una trasmissione di Giuliano Ferrara. E' lui stesso a dire che farà lo 0,0000000001%, e che dopo avere occupato la cattedra che fu di Biagi (io lo sostenni (qui)), ora potrà occupare anche la tribuna del popolo che fu di Santoro (qui). La Rai è un luogo pubblico occupato da troppo tempo da figuri poco raccomandabili. Qualcuno dirà che Giuliano Ferrara non è molto più raccomandabile di loro, e probabilmente è vero. Ma occupare la Rai occupata, almeno, è un primo passo verso una vera alternanza. Avanti così.

Upgrade lunedì 31: pubblicata su HydePark Corner del Foglio online (qui).

Quanto è "facile" diffondere il panico

Prima pagina del Corriere:

Licenziamenti facili, è scontro.

(Qui). Lo stesso titolo, oggi, lo trovate su Manifesto, Unità, Repubblica. Scommetto un milione di euro che stasera sarà un titolone anche dei tg. Ma è falso. I "licenziamenti facili" sono solo una colossale menzogna. O una colossale sciatteria. O tutte e due. Chi ha ancora un minimo di testa sa che la vera materia del contendere è il lavoro, la riforma del mercato del lavoro, in particolare le regole per i licenziamenti, che il governo ha promesso all'Europa di modificare in senso più liberale. Definirli "facili" significa fare una distorsione ideologica. Non mettere nemmeno le virgolette, né su "facili", né su "licenziamenti facili", significa dare i licenziamenti come vero scopo del governo. Spacciare un'interpretazione ideologica per una realtà di fatto. Va bene il Manifesto, che è comunista e si sa, ma anche l'Unità, giornale del più grande partito di sinistra, e i primi due giornali d'Italia, Repubblica e Corriere, giornali della borghesia illuminata. Ma la cosa più grave è che gli illustri giornalisti fingano di ignorare che fare un titolo così nel nostro paese, dove il lavoro è da decenni un tabù, e la gente ci è già morta, significa creare e diffondere il panico. E infatti, la Cgil minaccia già la rivolta. Ottimo lavoro, ragazzi.

Massimo Moratti: lo squallore di un uomo di classe

Gli interisti si piangevano addosso perfino quando vincevano a mani basse col Barcellona. Figurarsi oggi, che fanno una fatica del diavolo a pareggiare con l'Atalanta. Il loro presidente, Massimo Moratti, indica la linea: "Inutile essere preoccupati perchè tanto ormai è successo. L'arbitro di ieri è un bravissimo direttore di gara e quella di ieri è stata una casualità. Certo è che una casualità per cinque volte di seguito dà fastidio". Che è come dire: non recrimino, e infatti recrimino. A proposito di casualità: casualmente, molto casualmente, questa accusa agli arbitri arriva tre giorni prima di Inter-Juve. Come a dire: arbitro, pensaci bene, te capì? Lo squallore di un uomo di classe.

L'Italia è credibile, quindi va commissariata. Parola del Corriere

"L'Italia non è la grecia. È la settima economia al mondo, la seconda industria manifatturiera d'Europa. Ha più patrimonio che debiti. È ricca il doppio della Spagna. È perfettamente solvibile."

Chi lo dice? Prima di scoprirlo, soffermiamoci bene, ma bene, ma bene, sulle parole.

"L'Italia non è la Grecia".

"Più patrimonio che debiti".

"Ricca il doppio della Spagna".

"Perfettamente solvibile".

Vi sembra la descrizione di un paese allo sfascio, sull'orlo del baratro, abisso, apocalisse, diluvio universale? A me, no. Ma si sa, io sono solo un berlusconiano. A Silvio Berlusconi, nemmeno. Ma si sa, lui mente per rimanere attaccato alla sua schifosa poltrona. E a Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, invece? Nemmeno a lui, evidentemente, perché è lui a dirlo. Mente anche lui? Ripeto: Ferruccio De Bortoli, direttore di uno dei due giornaloni che da mesi e mesi è il portabandiera dello sfascio, abisso, baratro e compagnia bella.
A questo punto, bisogna farsi un bel po' di domande.
La prima: ma perché a questa analisi non segue un chiaro e forte vaffa a tutti i catastrofisti d'Italia e del mondo, ai risolini di Sarkozy, alle paginate dell'Economist? E, contestualmente, le umili scuse a Silvio Berlusconi, tipo: signor presidente del consiglio, lei ha sempre avuto ragione e ci ha sempre detto la verità sul punto fondamentale.
Seconda domanda: ma perché a questa analisi non segue un bel serriamo le fila, una sana pressione del Corriere sul governo, mettendoci la faccia per chiedergli o riforme in senso liberale o riforme in senso socialista. Esporsi in senso socialista vorrebbe dire un bel vaffa a tutti i liberali, ben pochi. Viceversa, esporsi in senso liberale vorrebbe dire un bel vaffa a tutti gli antiliberali: Pd, Lega, Cgil, Indignados. Ma ci vuole troppo coraggio.
Terza domanda: ma perché, invece, si continua con la buffonata che non siamo credibili? Un paese nelle condizioni appena descritte è credibile. Punto e basta. Un media importante e (a suo dire) responsabile come il Corriere dovrebbe battersi a spada tratta per far capire a tutti, dentro e fuori dall'Italia, che l'Italia è credibile proprio perché in realtà non sta poi così male. E che, di conseguenza, tutto l'accanimento contro il suo presidente del consiglio è puro fumo negli occhi. Ma, anche qui, troppo coraggio.
Ecco, invece, come continua il desolante, ipocrita pistolotto del direttore del Corriere:
"Esiste in Europa, piaccia o no (a noi non piace perché vi vediamo anche un pregiudizio anti-italiano) un problema legato alla persona del premier, più che al governo. E la colpa è solo sua."
Certo, certo, direttore, è solo lì, il problema. Ma anche ammesso e non concesso, allora che si fa?
"Una proposta utile potrebbe essere quella di considerare il «pacchetto Europa» di un eventuale nuovo esecutivo come un programma bipartisan, aperto al contributo e al voto di tutti."
La grande ammucchiata. Su programma redatto in ciclostile direttamente dalla Bce?
"Un'opposizione responsabile, se si trovasse al governo, non potrebbe fare diversamente su molti temi oggi in discussione. E non avrebbe più l'alibi della presenza ingombrante di Berlusconi. Ma a giudicare dalle dichiarazioni di queste ore, sembrano prevalere populismo e opportunismo."
Quindi, nemmeno l'opposizione ce la può fare. E allora? Allora, gran finale:
"Le malattie italiane sono tante, purtroppo."
Embé? Il nulla. Quindi, tirando le fila, per De Bortoli l'Italia va da schifo. Anzi, no, va relativamente bene. Il vero problema è solo Berlusconi. Anzi, no, è tutta la politica. L'Italia, quindi, la facciamo governare direttamente dai banchieri dalla Bce?
Ciliegina finale, il titolo: "Mettere il paese davanti a tutto". Cioè: il paese davanti, e dietro tutti quanti.

Leggere per credere (qui).
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Comunicazione di servizio

So che non stavate più nella pelle, ma il secondo capitolo di "Salviamo l'antipolitica dall'estinzione!" (primo capitolo (qui)), annunciato per oggi, è stato rimandato a domani. L'editoriale del Corriere era troppo bello per non essere sbertucciato seduta stante, vedi sopra (qui).
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