Certificato antimafia? Occhio, che la carne è debole

Da qualche tempo, di tanto in tanto, torna fuori sto “certificato antimafia”. I burocrati lo sventolano con grande compiacimento, come una trovata formidabile; i vari don Ciotti lo citano come un’indispensabile conquista di civiltà. Eppure, a quanto pare, perfino un fuoriclasse dell’antimafia come Piero Grasso ha detto che è del tutto inutile (qui). A me, d’istinto, come tutti i certificati di questo mondo, non suscita alcuna simpatia. Anzi, mi ispira scetticismo e mi puzza di burocrazia: moduli, procedure, competenze, timbri, bolli, cioè tempo perso e soldi buttati.

Poi ci rifletti un attimo e dici: ma che senso ha una scartoffia che dice che uno non è un mafioso? Quanti modi ci sono, per aggirarlo? Intestazioni fittizie, per esempio. E poi, chi è che lo certifica? Di sicuro una bella “commissione”. Come? Di sicuro in base a degli “atti”. O meglio, in base all’assenza di atti, tipo condanne, processi in corso, denunce e roba del genere. Ok, allora diciamo pure che, se uno ha la buona sorte di non essere mai stato denunciato in vita sua, è a posto. Ma come la mettiamo, per esempio, con chi è accusato ingiustamente? E con chi è finito nelle paludi della giustizia più lenta del mondo? Come fa, un’azienda, ad aspettare venti o trent’anni? Conoscendo l’Italia, poi, se io alle medie ho fatto copiare il mio compagno di banco che poi, vent’anni dopo, è stato denunciato per mafia, oggi sono automaticamente sospettato di favoreggiamento o di concorso esterno. Come minimo. Altra cosa: chi impedisce di corrompere la “commissione”?

Sento già l’obiezione: eh ma allora non hai fiducia nelle istituzioni. Diciamo due cose. Primo: non ho fiducia nella proliferazione delle istituzioni e delle burocrazie. Secondo, io guardo con realismo l’uomo, come insegna a fare Gesù. Tipo: “lo spirito è pronto, ma la carne è debole” (Matteo 26,41). Non c’è alcun certificato o commissione che possa cambiare questo. Anzi. Guardiamo in faccia la realtà: il certificato stesso è di per sé un’ulteriore fonte di tentazione, sia da parte di chi lo vuole sia di parte di chi lo rilascia: inganno, corruzione, frode, ricatto. Ma è ovvio, ed è umano: un certificato è una forma di potere. E dove c’è il potere, come dicevo, c’è la tentazione. Sempre e comunque. L’unica soluzione sensata sarebbe semplificare le strutture di potere. Per chi, invece, è affezionato a bolli e controbolli, niente paura: Renzi ha già detto che basta “riformare il certificato antimafia”, e intanto nominare un bel “commissario anticorruzione” (qui). E tutto andrà subito a posto.

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Steve Jobs, l’ammazzacarriere

Pare che ci fosse un accordo tra le grandi aziende americane di quel mondo noto come Silicon Valley, informatica, web, cartoni animati di culto, Apple, Google, Yahoo, Pixar, e questo accordo era: vietato cercare di acquisire le persone che lavoravano per gli altri. In pratica, toglievano la possibilità a uno bravo di cambiare azienda e, così, di guadagnare di più. Certo, se sei il guru progressista che indica ai giovani più evoluti del pianeta il futuro, le speranze, i sogni etc etc, puoi permetterti di bloccare la carriera dei tuoi. Se, invece, sei uno di quelli che lavorano per un tale guru, che altre ambizioni puoi avere? Mica il vil denaro! Bleah! Puah! O no? Pare di no (qui).

Matrimoni gay: vietato essere contrari

Posso tollerare qualunque opinione, purché coincida con la mia. Così potremmo riassumere l’idea di tolleranza del bel mondo progressista che, in nome della tolleranza, è attivo da anni su diverse battaglie civili. C’era anche quella campagna pubblicitaria, recentemente, che diceva, più o meno: “Ti interessa se il medico che ti salva la vita è omosessuale o no? Se ti interessa, sei uno stronzo intollerante omofobo.” Ebbene, questi professori di tolleranza, cosa fanno con chi ha idee diverse dalle loro? Un bell’esempio è ciò che è successo all’amministratore di Mozilla, un affare elettronico per la navigazione sul web. Tempo fa aveva dato il suo sostegno allo schieramento contro il matrimonio gay. In seguito è stato nominato ad di Mozilla, e allora i progressisti si sono scatenati. Pare che la presidente, all’inizio, lo abbia difeso, ma a un certo punto qualcuno ha minacciato di non usare più Mozilla, e quindi la società ha cambiato idea. A questo punto, diversamente dal nostro Guido Barilla che si è rimangiato tutto, del tipo “ho tanti amici gay e sono molto più sensibili di noi”, il tizio si è dimesso (qui). Notare che il discorso di chi lo ha contestato è l’esatto contrario del messaggio dello spot: “Mi interessa se l’ad del mio aggeggio elettronico è pro o contro i matrimoni gay? Certo che mi interessa, e, se non la pensa come me, lo faccio cacciare. Perché non lo tollero. Ma in nome della tolleranza, eh.” Controprova: avete mai sentito di qualcuno che si è dovuto dimettere perché è a favore dei matrimoni gay?

Schettino. La verità viene a galla

Per la serie: la verità viene sempre fuori. Anzi, direi “a galla”. Le registrazioni nautiche dell’assicuratore Lloyd’s dimostrano inequivocabilmente che anche altre navi della Costa Crociere, prima della Costa Concordia di Schettino, erano passate vicinissime al punto dell’impatto fatale, per fare il famoso “inchino”. La distanza esatta è 230 metri (qui). Per avere un termine di paragone, considerate che la lunghezza della nave è maggiore: 290 metri. E quindi? Quindi Schettino non era l’unico. C’erano altri comandanti, i dirigenti, la proprietà, e anche persone comuni, che sapevano. “Tutti sapevano”, direbbe lo sciatto cronista del Corriere, di Repubblica o dei Tg nazionali, o il tignoso commentatore alla Beppe Severgnini, se non fosse che tutti costoro hanno cavalcato la tesi opposta: l’unico colpevole è sempre stato Schettino. Scommetto che un investigatore mediocre avrebbe potuto trovare chissà quanti video, foto, selfie, degli altri inchini. Ma nessuno li ha cercati, men che meno i media. Erano tutti troppo impegnati a gridare a squarciagola contro l’unico responsabile. Media evolutissimi e popolo becerissimo in perfetta “concordia”. Invece di seguire la via più difficile, quella ricerca della verità che esige prudenza, equanimità e saldezza di spirito, si sono lasciati andare alla facile isteria collettiva, per lavarsi collettivamente la coscienza. Additare il capro espiatorio, l’unico “cialtrone” e “vile”, e segnare, così, la propria distanza morale da lui. Ebbene, oggi la vera distanza morale che separa i milioni di De Falco – “torni a bordo, cazzo!” – e l’unico Schettino, è stata calcolata con precisione scientifica: 230 metri. Non chissà quanti anni luce, ma solo una manciata di metri. Chi l’avrebbe mai detto? Io. A poche ore dal naufragio (qui) e poi anche (qui) e (qui).

Ancora sull’eutanasia dei bambini in Belgio

Condivido un articolo di zamax, che coglie un punto fondamentale:

Non capisco però come i sedicenti super-umanisti fautori dell’eutanasia, nel profondo della loro sensibilissima umanità, non riescano a sentire come una profanazione anche il solo atto di prospettare ad un bambino, che da solo “umanamente” non ci arriverebbe mai, l’idea di poter chiedere di essere dolcemente “ucciso”.

Mio commento:

“Profanazione” è la parola giusta. Perché è vero, un bambino, da solo, non ci arriverebbe mai. Non avevo pensato a questo aspetto, ma è davvero un punto importantissimo su cui riflettere.

Articolo completo (qui). Mio vecchio post (qui).

UPDATE 15/2/14: segnalo anche Giulio Meotti (qui).

La Tunisia e i fanatici dei diritti umani

I rivolgimenti politici dei paesi dell’Africa mediterranea sono un’occasione di osservazione molto interessante, per chi è interessato a capire la nostra cultura. Sì, la nostra, oltre che la loro. Perché la via dell’islam verso la libertà si intreccia inevitabilmente con la via già tracciata dall’occidente. Uno dei fenomeni da osservare è la loro politica, con le nascenti costituzioni. Per esempio, quando parlano di “discriminazione”, loro provano a essere semplici e giusti, creando le basi per il rispetto dell’individuo e dei suoi diritti elementari, ma ecco che intervengono lo stesso i nostri fanatici dei diritti umani, tipo Amnesty International, a rovinare tutto. Giuste le osservazioni di zamax sulla Tunisia (qui).