“Riconciliazione nella verità”

Parole sante, da applicare non solo nel lontano Sud Africa del passato, ma anche nell’Italia del presente. “Riconciliazione”. Cioè: pieno riconoscimento della dignità e della legittimità per la scelta politica a destra, compreso Berlusconi. O vogliamo continuare con la balla razzista che in politica c’è una razza superiore e una inferiore? “Verità”. Perché la demonizzazione in atto da 60 anni è un vicolo cieco, non solo per chi la subisce, ma anche per chi la attua. Dire la verità non è facile, ma rende tutto più facile. Chi ha pronunciato oggi quelle due parole? Uno degli italiani che non è rimasto con il cuore a piazzale Loreto, Silvio Berlusconi:

“Imparino [quelli che lodano Mandela] a praticare quella riconciliazione nella verità e nel rispetto reciproco che è stato il suo più grande merito e la sua più grande vittoria. Il suo insegnamento, la sua testimonianza, la sua forza d’animo capace di non arrendersi mai anche quando le forze del male sembravano essere imbattibili, sono e saranno un esempio per tutti noi”.

Quei surreali festeggiamenti

Vale la pena fare qualche considerazione sui surreali festeggiamenti di sabato davanti al Quirinale. Non solo dal punto di vista politico, ma anche simbolico, per capire com'è messa, mentalmente, la sinistra.

1. Per prima cosa, quel rito del capro espiatorio va messo in parallelo con il precedente applauso liberatorio, in aula, per Monti. Non fatevi ingannare dai dettagli, ma andate alla sostanza: in un caso è un andare "contro" sempre e comunque, mentre nell'altro caso è un essere "a favore" a prescindere. Cos'hanno in comune? Cervello, zero. Politica, zero. In realtà, "capro espiatorio" e "salvatore della patria" sono due facce della stessa medaglia. Una medaglia di latta. Un modo di pensare che non si fonda sulla faticosa costruzione di un'opzione politica, ma sulla sterilità politica. Sterile è, infatti, il facile tentativo di distruzione dell'avversario trasformato in nemico, e sterile è anche il simmetrico richiamo alle "istituzioni", alla "costituzione", alla "responsabilità", che sono il fondale della politica, ma non costituiscono un'opzione politica, come si sforzano inutilmente di farci credere da anni. Da qui viene anche il ridicolo entusiasmo preventivo per quello che viene definito "governo del presidente" (titolo di Ezio Mauro, ieri!!). Insomma, quei poveretti in piazza, in parlamento e sui giornaloni forse credono davvero di essersi liberati di una minaccia reale alla democrazia, che si meritava l'ordalia infinita di antipolitica, di pm compiacenti, di intercettazioni a senso unico, di commenti stranieri sbandierati con orgoglio, in perfetta tradizione antiitaliana, di ore e ore di autoconsolazione quotidiana. Ma non è così. In realtà, quella minaccia non è mai esistita, è sempre stata solo il frutto della loro stessa mentalità. E' un cerchio tra incubo e rito tribale, è fatto apposta per eternare se stesso, e può essere spezzato soltanto da una loro inziativa: scegliere la loro identità politica, e cioè diventare socialdemocratici. L'unica cosa costruttiva, ma l'unica che si rifiutano di fare. Che sabato sia stata solo l'ennesima illusione del gran finale col botto, lo si vede anche dai particolari, come il ripetersi del vecchio rito del lancio delle monetine, tipico dei “sinceri democratici” di vecchia tradizione anti-Craxi e anti-Dc. Ieri Rafael, oggi Quirinale, domani chissà.
 
2. Gli allegri sbandieratori fingono di non sapere che sconfitti erano e sconfitti sono rimasti. Non solo nelle urne, ma anche e soprattutto dopo. Infatti, u
n sistema bipolare, per stare in piedi anche dopo Monti, ha bisogno di due gambe. E se il centrodestra in questa tornata si è dimostrato essere poco più di una mezza gamba, incapace di reggere da solo e fino in fondo la responsabilità di governo, dall’altra parte non c’è proprio nulla di nulla, nemmeno un moncherino, un osso, un unghia. Niente. In tre anni, non sono riusciti a mettere insieme un'alternativa che fosse più credibile di quel governo che hanno fatto di tutto per fare apparire come il meno credibile della storia dell'umanità. Né i famosi mercati, né l'Europa, né Obama, né Sarkozy – insomma, nessuno degli impiccioni che amano tanto farsi i cazzi nostri – nessuno al mondo ha giudicato che ci fosse in giro una parte politica più credibile di Berlusconi. Come, invece, è accaduto in Spagna e in Grecia. Come accadrebbe anche in America, Francia etc. In questo ambito, i meglio commentatori non sono da meno: non se ne vede manco uno che metta al muro il Pd per questo motivo. Ieri c'era l'emergenza B, oggi c'è l'urgenza di incensare Monti. Forse aspettano che Monti gli conferisca la loro identità politica con un bel decreto legge? Bah.
 
3. Tutto quel ridicolo sventolare di bandiere tricolori dovrebbe servire, secondo loro, anche a un’altra cosa. A dire: l’Italia è cosa nostra.
Ma davvero gli sventolatori della mia bandiera vorrebbero farmi credere che la mia parte politica non è italiana? Che il mio voto non era valido perché è andato per 5 volte all'occupante straniero? Forse all'austriaco? Al franzoso? Al barbaro? Ma mi facci il piacere, direbbe Totò. Vedi anche il giornale servo del Pd, l'Unità, che parla – ma chi se lo aspettava! – di “Liberazione”. Liberazione dall'occupante straniero, appunto. Del resto, lo aveva detto meno di un mese fa, Bersani: “Liberate il Molise, che noi libereremo l'Italia!” Come politico non vale una cicca, ma come profeta ha un grande futuro, sto Bersani.
 
Morale: questa è la mentalità e, statene certi, tra solite reticenze e soliti attacchi frontali, non finirà tanto presto.
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Catalogo dei rivoluzionari

Tutti in fila per abbattere il tiranno. L'intellettuale Asor Rosa ha dato la stura, dicendo fuori dai denti ciò che cova da tempo nelle menti più illuminate: ormai contro Berlusconi servono le forze armate! (qui) Ma non si deve dimenticare che c'è gente che lavora da anni e anni per preparare il terreno. Rovesciare l'esito delle urne, azzerare il popolo bue e sostituirlo con la più evoluta "società civile", è roba che ci vuole il suo tempo. Ma è, soprattutto, un diritto sancito dalla costituzione! In quest'opera meritoria, ciascuno ha il suo ruolo e merita il giusto riconoscimento. Ecco, a futura memoria, il primo, provvisorio catalogo dei rivoluzionari, con relativa specializzazione.

Associazione Nazionale Magistrati: illegittimità morale a governare.
Futuro e Libertà: nazi-fascismo.
Italia dei Valori: mancanza di valori.
PD: trapianto dei capelli.
Procura di Milano: prostituzione e concussione.
Procura di Palermo: mafia.
Sinistra e Libertà: eterosessualità.
Alberto Asor Rosa: inutilità delle elezioni.
Gustavo Zagrebelsky: incostituzionalità del doppiopetto.
Barbara Spinelli: scarsa conoscenza del francese.
Eugenio Scalfari: una a caso delle precedenti.
Michele Santoro + Marco Travaglio: una a caso delle seguenti.
Roberto Saviano: camorra e macchina del fango.
Luigi De Magistris: P2 e servizi deviati.
Fatto Quotidiano + Repubblica + Unità + Stampa + Corriere: Ruby papi bunga bunga.
Umberto Eco: ignoranza su Kant, somiglianza con Hitler.
Centri sociali: assassinio di Che Guevara e John Fitzgerald Kennedy.
Gad Lerner: barconi di clandestini rovesciati dalla tempesta.

Catalogo in aggiornamento, si accettano suggerimenti.
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Richard Wagner: l'originalità e l'universalità dell'arte

Dopo un post sulla Scala di Milano (qui) e uno sulla Valkiria di Wagner (qui), affronto oggi con la consueta modestia un'impresa da nulla: spiegare agli artisti quale sia il loro compito per il futuro.

Prendo spunto da un commento (purtroppo anonimo) a quei post:
"Se si parte dall'idea che "bisogna farsi capire da tutti", si finirà inevitabilmente per degradare poco o tanto la forma e il contenuto dell'arte."

Chi la pensa così ha certamente delle ragioni. La storia dell'occidente ha conosciuto l'arte come espressione di eccezionalità e di originalità, e sono d'accordo che questo aspetto vada conservato. Inoltre, veniamo da un secolo, il Novecento, in cui l'arte ha almeno in parte cercato di salvare questa eccezionalità di contenuto e di forma ricorrendo ai più diversi stratagemmi. Ma ora è venuto il momento di guardare in faccia il risultato finale. Oggi nell'arte si è smarrita la cosa più semplice: la comunicazione di un significato originale e universale.

I contenuti – quando non è la solita sterile provocazione alla Cattelan – l'arte li attinge dalla melassa del politically correct (ecologismo, pacifismo, terzomondismo etc.). Ma a che mi serve l'arte, se ha le stesse idee del dj Linus, Alba Parietti, Claudio Bisio e Gino Strada? Quanto alla forma, l'arte la ruba da altre forme di espressione: la moda, la pubblicità etc. Oppure dal passato, come citazione. Ma allora preferisco gli originali.

L'arte ha rinunciato a cercare – o comunque non ha trovato più – un proprio linguaggio, come era sempre stato in passato. Invece di rappresentare il linguaggio dell'eccellenza, che guida e ispira gli altri, è diventato il linguaggio che ricicla gli altri. Da re della foresta a insetto stercoraro.

Per tornare al commento, per me questa è già una "degradazione" più che sufficiente.

Ora, come si fa a uscire da questo vicolo cieco? Proposta: guardare a un esempio del passato. Non certo per imitarlo o riproporlo così com'è, che sarebbe ancora più triste. Ma per coglierne l'essenza e cercare magari di riproporla in veste nuova e inaspettata. Questo esempio è Richard Wagner.

Di Richard Wagner voglio sottolineare un solo aspetto: l'universalità e l'originalità del contenuto e della forma. Al di là delle specificità tecniche della sua idea di arte (l'opera d'arte totale: Gesamtkunstwerk), ciò che più conta è il suo uso del mito. Il mito non è usato come recupero archeologico, né come sterile citazione, ma come contenuto universale espresso in una forma universale (nello specifico: parola, musica e azione scenica). Il mito parla a tutti noi della cosa più importante: la nostra origine e il nostro destino. E' comprensibile al popolo, alla borghesia, all'aristocrazia, ai colti e agli incolti. Per capire il mito non devi nemmeno essere alfabetizzato. Piccolo paradosso: com'è che oggi, che in occidente siamo tutti alfabetizzati, l'arte o non si capisce più o non sa più dire nulla di originale?

Forse perché il 99,99% degli artisti è convinto che l'originalità coincida con la novità, e la novità con la sperimentazione. Ma questa strada è un vicolo cieco, non si può andare avanti all'infinito senza ripetersi all'infinito. La vera originalità è altrove. Oggi per essere originali bisogna tornare a interrogarsi sull'origine, con le grandi domande di sempre: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Certo, i relativisti, i nichilisti, gli intelligentoni rideranno beffardamente di questo tentativo, ma caspita, un artista deve essere un artista, non una mammoletta.

Il famoso senso delle istituzioni

Fino a ieri i lettori de l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano potevano credere che per l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano, la cosa più importante dell'universo fossero le istituzioni. Pardon, con la maiuscola: le Istituzioni. Le Sacre Istituzioni attaccate da Silvio Berlusconi. Le Intoccabili Istituzioni Liberali schiacciate dal feroce dittatore. Oggi, invece, l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano si schierano compattamente a favore dell'assalto di ieri degli studenti contro Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica Italiana. Online, incoraggiano preventivamente anche l'assalto a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Non riesco proprio a immaginare che cosa mai faranno, da stasera in tv, Santoro e tutti i filistei. Azzardo: diretta dai tetti, con Venditti al pianoforte, Bersani alle percussioni e Vendola al clarinetto?

Intanto, grande spazio, su l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano, per l'impennata del cavallino rampante Luca Cordero di Montezemolo, con tanto di nitrito etico: "Devo fare qualcosa per l'Italia!"
Era ora: nell'orchestrina improvvisata sui tetti, mancava soltanto la voce del nuovo solista.

Intanto, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini dice la semplice verità: "Gli studenti fanno il gioco dei baroni." Ma lei non è un vero ministro della repubblica, lei è solo la puttana di Berlusconi, come i lettori de l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano sanno già. E poi, oggi è giorno di Rivoluzione! Oggi. Domani, a seconda del colore del governo che verrà, si vedrà. Trallallero. Trallallà.
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Pennacchi intervistato da Piroso. Merita

Antonio-PennacchiQualche sera fa ho visto l'intervista di Antonello Piroso ad Antonio Pennacchi. Un buon giornalista e un personaggio "che non le manda a dire", come dicono a Roma. 45 minuti molto divertenti e istruttivi (qui).

Per chi non ha 45 minuti, ecco il mio sunto.
Prima domanda: "Lei ha vinto il premio letterario più prestigioso d'Italia. Perché nessuno la invita in tv?"
Risposta: "Me lo dica lei, che fa il giornalista e fa la tv."
Dopo un po' viene fuori che Pennacchi, ex operaio, ex uomo di destra, uomo di sinistra, espulso dalla CGIL, ha il normale desiderio di un intellettuale: scrivere sui giornali, anche quelli della sua area politica, tipo Repubblica. Solo che Repubblica non vuole. (Ma scusate – dico io – l'intellettuale Fondatore di Repubblica ormai si è imbarbarito a un livello tale che concede la parola perfino allo scrittore commerciale Baricco. E chi è Pennacchi, il figlio della serva?)

Ma ecco alcune sue affermazioni, da me commentate, che possono aiutarci a svelare l'arcano:

"Ho conosciuto industriali e imprenditori e vi posso assicurare che tra gli imprenditori del nord-est l'attenzione sociale agli operai è molto più alta di quello che si pensa."
Ahia, qui si contravviene al primo postulato di Scalfari-Lerner-Santoro: L'imprenditore del nord-est, per definizione, non fa altro che succhiare il sangue agli operai, evadere le tasse e praticare il razzismo.

"E' vero tutto ciò che di brutto noi di sinistra diciamo di Berlusconi, ma è vero anche tutto quello che lui dice di noi."
Eh no, caro mio, qui si mette in dubbio l'assioma Scalfari-Travaglio: Berlusconi è la personificazione della menzogna.

"Per il Manifesto il mio libro è bello ma è pericoloso perché – state attenti – io tratto i fascisti come persone. Per loro, invece, i fascisti non erano persone, non avevano la dignità di persone. Ma questo modo di pensare è il vero fascismo!"
Aaaghhh! Secondo postulato di Scalfari-Lerner-Santoro: Berlusconi e i leghisti, in quanto eredi dei fascisti, appartengono a una razza inferiore all'uomo.

"Dalla Dandini invitano sempre gli stessi scrittori della sinistra fighetta."

Basta così, forse abbiamo capito perché la sinistra televisiva e scalfariana, e cioè razzista, intollerante, fighetta, non se lo fila.

(Altro mio post sul libro di Pennacchi (qui))

La mirabile lotta tra Silvio e Carlo

LOTTASilvio Berlusconi e Carlo De Benedetti mentre giocano alla lotta sulle spiagge della Sardegna

Come ogni lotta di potere, anche la lotta che infuria da anni e anni nell’arena dell’informazione italiana è anche e sempre una lotta nel fango. Può piacere o non piacere, può annoiare, esaltare, disgustare, fare vittime semi-innocenti (vedi Dino Boffo), ma rimane quello che è: una lotta nel fango. E’ il potere stesso a essere sempre e comunque qualcosa di sporco. Per questo, all’occhio smaliziato, risulta sempre più comica la posizione dei presunti "puri", quelli cioè che stanno dalla parte del padrone del gruppo Repubblica-L’Espresso Carlo De Benedetti – e quindi sono cosparsi di fango tanto quanto quelli che stanno dalla parte di Berlusconi – o quelli che difendono in astratto lo "stile", la "bella politica", la "bella informazione" – sì, anche nel fango si può combattere con stile, ma non si può fingere di essere freschi di doccia. La loro posizione è diventata sempre più insostenibile dopo le passate rivelazioni sui rapporti tra la sinistra e certe banche, e dopo il recente scandalo sanità in Puglia, e la loro disperazione la si vede anche dai mezzi retorici che usano: la reiterazione fino allo sfinimento delle famose 10 insinuazioni spacciate inutilmente per domande. Il tribunale deciderà se c’è o non c’è la diffamazione, ma resta che stanno raschiando il fondo del barile. Fermiamoci un attimo anche sul tribunale, la vera novità nella reazione del berlusca. Non lasciamoci annebbiare dal fumo dei commentatori che in queste denunce vedono un attentato alla libera informazione – Prodi quando era capo del governo denunciò il Giornale e nessuno battè ciglio – e nemmeno dai commentatori che ci vedono solo l’ennesima caduta di stile – lo stile lo lasciamo all’Avvocato evasore. Il punto è che fino a poco tempo fa una reazione del genere non sarebbe stata concepibile. Meglio di me lo dice l’ottimo zamax (qui): "la controffensiva mediatica e giudiziaria delle armate berlusconiane contro Repubblica in particolare, ma non solo, è (…) il segno che una nuova classe politica, nata dal necessario riequilibrio dei poteri reali nel paese, si sente oramai abbastanza forte e salda per fare quello che da noi nessuno ha mai osato fare da trent’anni a questa parte: rispondere al fuoco col fuoco per far cadere nella polvere i simboli e le statue del Pantheon della casta democratica".
Avanti così, Silvio.

I detentori della morale

gad lernerItaliani, tutti in ginocchio sui ceci! Voi non lo sapete, ma in fondo siete tutti razzisti

Ora stanno davvero esagerando. Vauro, sconsolato come si conviene al vero moralista, dice da Santoro: "Mi vergogno di quello che stiamo diventando". Gad Lerner per tutta la durata dell’Infedele lascia in bella vista il titolo: "Italia razzista, e il governo che fa?" Unità e Manifesto aprono un giorno sì e l’altro pure sul degrado antropologico dell’italiano sotto il governo Berlusconi. La Repubblica cavalca il filone e rincara la dose. Ma ormai il trucco è vecchio, e io non ci casco più. "Siamo noi i detentori della morale", ci dicono questi signori, "se noi ci indigniamo ti devi indignare anche tu, altrimenti sei un fascista-xenofobo-razzista". Un vero e proprio ricatto morale. Ricatto che dilaga anche sui blog, dove ti imbatti di continuo in post e commenti che vorrebbero suscitare in te il senso di colpa.

Ma io non mi sento in colpa.

In colpa per cosa, poi? Mi dovrei sentire in colpa perché la camorra usa violenza contro gli immigrati? Per me la soluzione è la stessa di quando le vittime sono italiane (ne ho parlato qui). Mi dovrei sentire in colpa perché in un’Italia quasi del tutto priva di regole avvengono degli scontri anche mortali tra italiani e immigrati (clandestini o meno)? A essere realisti, c’è da stupirsi che ne avvengano così pochi. Ma certa gente non può abbassarsi a tanto. Realismo? Realtà? Ma dai. E le regole pratiche per una convivenza pacifica tra etnie, religioni, costumi diversi? Per carità. Non interessano né agli intellettuali né ai politici di quella parte.

E intanto nell’Italia reale che succede? Finora con l’immigrazione ci è andata bene perché ha prevalso un fattore cruciale: la tolleranza. Sì, proprio quel sentimento, quell’atteggiamento che certi signori attribuiscono in esclusiva all’italiano di sinistra e all’italiano del sud, e che invece è patrimonio anche degli italiani del nord e degli italiani di destra. E’ un fatto assodato che solo la malafede può non riconoscere. Purtroppo, però, ora non basta più nemmeno la tolleranza "spontanea". I fatti recenti non dimostrano affatto che il centro-destra ha fatto diventare l’Italia xenofoba (in 5 mesi poi!!). Dimostrano invece che servono delle regole chiare per tutti. E’ ora di elaborare un modello di convivenza pacifica per l’Italia. Chi deve farlo? La sinistra intellettuale e politica è troppo impegnata a lanciare insulti a vanvera, quindi non glielo si può nemmeno chiedere. Il centro-destra forse invece può approfittare dell’occasione per capire davvero chi è, e per dare una realtà concreta a idee che gli hanno permesso di vincere le elezioni. Che si diano da fare, alla faccia dei detentori della morale.

"Emme" di merda

Quasi nessuno sa che il mondo dei fumetti italiani comprende una pubblicazione di chiaro orientamento politico e di indubbio cattivo gusto. In una sua sublime vignetta compare una pistola puntata contro il ministro Brunetta, individuo tanto spregevole da meritare la morte perché intende premiare i lavoratori meritevoli e castigare i nullafacenti. La pubblicazione si chiama "Emme", esce in allegato settimanale con l’Unità, accoglie una quantità di disegnatori, quasi tutti frutti marci del sessantotto (giovani e meno giovani), e sarei tentato di paragonarla alla merda, se non fosse che la merda è infinitamente più nota e più diffusa. E se non fosse che la merda potrebbe anche offendersi.

Giuliano Ferrara lancia la sua campagna culturale, e io mi commuovo. Perché?

ferraraL’immagine è rubata ad A. Molino.

Ci sono momenti in cui l’emozione prende il sopravvento e ti rivela che qualcosa dentro di te vuole venire alla luce. A parte le faccende di cuore, a me era già successo anche con l’11 settembre. Un bel giorno capii che avevo paura. Semplice paura. E questa semplice, vera, spontanea paura fu più forte di tutte le ideologie, di tutte le astrazioni che mi ero costruito negli anni, e le mandò in pezzi. Di più: servì come base per rinforzare altre idee, stimolò il pensiero, perché per come sono fatto io, sentimento e cervello devono obbligatoriamente andare insieme, e guidare un po’ per uno come si fa in un viaggio tra amici. Bene, ieri al teatro Dal Verme di Milano è successo qualcosa di simile, che ancora non so valutare in tutta la sua portata. Sarà altrettanto forte o no? Chi lo sa. Sta di fatto che mentre Ferrara arringava la platea gremita di adulti e tanti ragazzi, la sua grazia intellettuale parlava al mio cervello, la sua passione civile parlava al mio cuore. Ed ecco allora che concetti e posizioni sull’aborto, che fino a poche settimane fa non mi avevano mai nemmeno sfiorato, diventavano improvvisamente qualcosa di vicino. Qualcosa che toccava una questione più generale, che sento profondamente mia.

Ci sarebbero mille cose da dire, fin dal mio arrivo a teatro. Mi aspettavo quattro gatti, e invece il teatro era pieno e la folla già calda, con applausi e insulti di vario genere che precedevano il suo arrivo. Che lui pareva una decina di chili in meno e un po’ imbambolato per la dieta liquida (più tre noci al giorno. E’ ghiotto, non sa resistere…). Che ha spiegato che cosa la sua proposta di moratoria sull’aborto da presentare all’ONU è e cosa non è. Specifica altrettanto importante, visti i fraintendimenti molteplici e in gran parte voluti. Voluti da chi? Da un non meglio precisato “pensiero laico”. Pensiero che in realtà è il vero grande assente dalle paginate di questi giorni contro Ferrara, contro Ratzinger, contro Bondi. Loro tre parlano, dicono cose importanti e chiare. Dall’altra parte, invece, il nulla. Bondi, il politico Bondi, sui giornali dice con la massima chiarezza che “non vuole eliminare né modificare la legge 194 sull’aborto, ma anzi applicarla più integralmente”, e la risposta di chi si fa portavoce del pensiero laico (per esempio Unità, Manifesto, Repubblica, le femministe, i politici di estrema sinistra) non è altro che “la 194 non si tocca”. Il dogma. Ma il pensiero dogmatico non era quello del Papa?

Torniamo in teatro. Ferrara dice testualmente che “la moratoria contro l’aborto è una scelta, non una persecuzione penale contro chi abortisce, né una criminalizzazione delle coscienze”, e già dalla platea si alzano insulti “fascista”, “lager” e così via. Una femminista si alza, fa il segno della vagina e si indica il petto, come a dire “l’utero è mio…”. Ferrara invita a un dibattito sulle idee, sui temi filosofici sollevati dal Papa filosofo e teologo, come la sacralità della vita, il soggetto, l’etica, il ruolo della religione nel dibattito pubblico, il significato dell’aborto nell’esperienza personale e nella società. Cita la mostruosa costituzione di Zapatero, dove “padre” e “madre” diventano “progenitore A” e “progenitore B”. Si batte per chiedere che nella Carta dei Diritti dell’Uomo venga inserita l’espressione “fin dal suo concepimento”. Denuncia che nel mondo è già in atto l’aborto selettivo, cioè eugenetico, in Paesi come la Cina, l’India, la Corea del Nord. Aderisce alla definizione di omicidio di Roccella: "L’omicidio non è la negazione del passato, ma la negazione del futuro". Denuncia che in questi trent’anni di aborto legalizzato in Italia l’aborto è diventato “moralmente indifferente”. La sua è una vera “campagna culturale”. Arriveranno finalmente risposte a tono? Finora, solo la solita raffica di “guerra santa”, “inquisizione”, “oscurantismo”.

Ma forse mi sbaglio, e una risposta c’è già stata. L’hanno data “in anticipo” i 63 professori della Sapienza di Roma che vogliono impedire a Ratzinger, invitato dal loro stesso Rettore, di parlare. Di cosa hanno paura? “Potrebbe offendere la sensibilità dei nostri colleghi islamici ed ebrei”. Si vergognino. In realtà hanno paura che i loro studenti scoprano che il loro pensiero è “incapace di cogliere le tensioni, le aspirazioni, le utopie, le speranze del nostro tempo”, come dice Zecchi. Cioè che non ha nulla da dire sulle questioni fondamentali, etiche e religiose, se non opporre un dogmatismo sterile. Forse è per questo che quando Ferrara stigmatizza l’episodio la sala raggiunge il massimo dell’entusiasmo, e decine di studenti si alzano in piedi per applaudire. Quei ragazzi sentono l’importanza del momento e non vogliono finire oscurati come il Papa.

Chiudo con una nota negativa. Sulla stampa era stato presentato come un dibattito, ma alla fine non è riuscito a parlare nemmeno Bondi, l’organizzatore! Qualche misteriosa legge della folla ha prevalso, i giornalisti hanno assediato Ferrara rallentando tutto, la gente nel frattempo si è alzata e se n’è andata. Ero proprio curioso di sentire la risposta filosofica e politica delle femministe. Spero di leggerla oggi su Repubblica.