“Riconciliazione nella verità”

Parole sante, da applicare non solo nel lontano Sud Africa del passato, ma anche nell’Italia del presente. “Riconciliazione”. Cioè: pieno riconoscimento della dignità e della legittimità per la scelta politica a destra, compreso Berlusconi. O vogliamo continuare con la balla razzista che in politica c’è una razza superiore e una inferiore? “Verità”. Perché la demonizzazione in atto da 60 anni è un vicolo cieco, non solo per chi la subisce, ma anche per chi la attua. Dire la verità non è facile, ma rende tutto più facile. Chi ha pronunciato oggi quelle due parole? Uno degli italiani che non è rimasto con il cuore a piazzale Loreto, Silvio Berlusconi:

“Imparino [quelli che lodano Mandela] a praticare quella riconciliazione nella verità e nel rispetto reciproco che è stato il suo più grande merito e la sua più grande vittoria. Il suo insegnamento, la sua testimonianza, la sua forza d’animo capace di non arrendersi mai anche quando le forze del male sembravano essere imbattibili, sono e saranno un esempio per tutti noi”.

Quei surreali festeggiamenti

Vale la pena fare qualche considerazione sui surreali festeggiamenti di sabato davanti al Quirinale. Non solo dal punto di vista politico, ma anche simbolico, per capire com'è messa, mentalmente, la sinistra.

1. Per prima cosa, quel rito del capro espiatorio va messo in parallelo con il precedente applauso liberatorio, in aula, per Monti. Non fatevi ingannare dai dettagli, ma andate alla sostanza: in un caso è un andare "contro" sempre e comunque, mentre nell'altro caso è un essere "a favore" a prescindere. Cos'hanno in comune? Cervello, zero. Politica, zero. In realtà, "capro espiatorio" e "salvatore della patria" sono due facce della stessa medaglia. Una medaglia di latta. Un modo di pensare che non si fonda sulla faticosa costruzione di un'opzione politica, ma sulla sterilità politica. Sterile è, infatti, il facile tentativo di distruzione dell'avversario trasformato in nemico, e sterile è anche il simmetrico richiamo alle "istituzioni", alla "costituzione", alla "responsabilità", che sono il fondale della politica, ma non costituiscono un'opzione politica, come si sforzano inutilmente di farci credere da anni. Da qui viene anche il ridicolo entusiasmo preventivo per quello che viene definito "governo del presidente" (titolo di Ezio Mauro, ieri!!). Insomma, quei poveretti in piazza, in parlamento e sui giornaloni forse credono davvero di essersi liberati di una minaccia reale alla democrazia, che si meritava l'ordalia infinita di antipolitica, di pm compiacenti, di intercettazioni a senso unico, di commenti stranieri sbandierati con orgoglio, in perfetta tradizione antiitaliana, di ore e ore di autoconsolazione quotidiana. Ma non è così. In realtà, quella minaccia non è mai esistita, è sempre stata solo il frutto della loro stessa mentalità. E' un cerchio tra incubo e rito tribale, è fatto apposta per eternare se stesso, e può essere spezzato soltanto da una loro inziativa: scegliere la loro identità politica, e cioè diventare socialdemocratici. L'unica cosa costruttiva, ma l'unica che si rifiutano di fare. Che sabato sia stata solo l'ennesima illusione del gran finale col botto, lo si vede anche dai particolari, come il ripetersi del vecchio rito del lancio delle monetine, tipico dei “sinceri democratici” di vecchia tradizione anti-Craxi e anti-Dc. Ieri Rafael, oggi Quirinale, domani chissà.
 
2. Gli allegri sbandieratori fingono di non sapere che sconfitti erano e sconfitti sono rimasti. Non solo nelle urne, ma anche e soprattutto dopo. Infatti, u
n sistema bipolare, per stare in piedi anche dopo Monti, ha bisogno di due gambe. E se il centrodestra in questa tornata si è dimostrato essere poco più di una mezza gamba, incapace di reggere da solo e fino in fondo la responsabilità di governo, dall’altra parte non c’è proprio nulla di nulla, nemmeno un moncherino, un osso, un unghia. Niente. In tre anni, non sono riusciti a mettere insieme un'alternativa che fosse più credibile di quel governo che hanno fatto di tutto per fare apparire come il meno credibile della storia dell'umanità. Né i famosi mercati, né l'Europa, né Obama, né Sarkozy – insomma, nessuno degli impiccioni che amano tanto farsi i cazzi nostri – nessuno al mondo ha giudicato che ci fosse in giro una parte politica più credibile di Berlusconi. Come, invece, è accaduto in Spagna e in Grecia. Come accadrebbe anche in America, Francia etc. In questo ambito, i meglio commentatori non sono da meno: non se ne vede manco uno che metta al muro il Pd per questo motivo. Ieri c'era l'emergenza B, oggi c'è l'urgenza di incensare Monti. Forse aspettano che Monti gli conferisca la loro identità politica con un bel decreto legge? Bah.
 
3. Tutto quel ridicolo sventolare di bandiere tricolori dovrebbe servire, secondo loro, anche a un’altra cosa. A dire: l’Italia è cosa nostra.
Ma davvero gli sventolatori della mia bandiera vorrebbero farmi credere che la mia parte politica non è italiana? Che il mio voto non era valido perché è andato per 5 volte all'occupante straniero? Forse all'austriaco? Al franzoso? Al barbaro? Ma mi facci il piacere, direbbe Totò. Vedi anche il giornale servo del Pd, l'Unità, che parla – ma chi se lo aspettava! – di “Liberazione”. Liberazione dall'occupante straniero, appunto. Del resto, lo aveva detto meno di un mese fa, Bersani: “Liberate il Molise, che noi libereremo l'Italia!” Come politico non vale una cicca, ma come profeta ha un grande futuro, sto Bersani.
 
Morale: questa è la mentalità e, statene certi, tra solite reticenze e soliti attacchi frontali, non finirà tanto presto.
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Catalogo dei rivoluzionari

Tutti in fila per abbattere il tiranno. L'intellettuale Asor Rosa ha dato la stura, dicendo fuori dai denti ciò che cova da tempo nelle menti più illuminate: ormai contro Berlusconi servono le forze armate! (qui) Ma non si deve dimenticare che c'è gente che lavora da anni e anni per preparare il terreno. Rovesciare l'esito delle urne, azzerare il popolo bue e sostituirlo con la più evoluta "società civile", è roba che ci vuole il suo tempo. Ma è, soprattutto, un diritto sancito dalla costituzione! In quest'opera meritoria, ciascuno ha il suo ruolo e merita il giusto riconoscimento. Ecco, a futura memoria, il primo, provvisorio catalogo dei rivoluzionari, con relativa specializzazione.

Associazione Nazionale Magistrati: illegittimità morale a governare.
Futuro e Libertà: nazi-fascismo.
Italia dei Valori: mancanza di valori.
PD: trapianto dei capelli.
Procura di Milano: prostituzione e concussione.
Procura di Palermo: mafia.
Sinistra e Libertà: eterosessualità.
Alberto Asor Rosa: inutilità delle elezioni.
Gustavo Zagrebelsky: incostituzionalità del doppiopetto.
Barbara Spinelli: scarsa conoscenza del francese.
Eugenio Scalfari: una a caso delle precedenti.
Michele Santoro + Marco Travaglio: una a caso delle seguenti.
Roberto Saviano: camorra e macchina del fango.
Luigi De Magistris: P2 e servizi deviati.
Fatto Quotidiano + Repubblica + Unità + Stampa + Corriere: Ruby papi bunga bunga.
Umberto Eco: ignoranza su Kant, somiglianza con Hitler.
Centri sociali: assassinio di Che Guevara e John Fitzgerald Kennedy.
Gad Lerner: barconi di clandestini rovesciati dalla tempesta.

Catalogo in aggiornamento, si accettano suggerimenti.
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Richard Wagner: l'originalità e l'universalità dell'arte

Dopo un post sulla Scala di Milano (qui) e uno sulla Valkiria di Wagner (qui), affronto oggi con la consueta modestia un'impresa da nulla: spiegare agli artisti quale sia il loro compito per il futuro.

Prendo spunto da un commento (purtroppo anonimo) a quei post:
"Se si parte dall'idea che "bisogna farsi capire da tutti", si finirà inevitabilmente per degradare poco o tanto la forma e il contenuto dell'arte."

Chi la pensa così ha certamente delle ragioni. La storia dell'occidente ha conosciuto l'arte come espressione di eccezionalità e di originalità, e sono d'accordo che questo aspetto vada conservato. Inoltre, veniamo da un secolo, il Novecento, in cui l'arte ha almeno in parte cercato di salvare questa eccezionalità di contenuto e di forma ricorrendo ai più diversi stratagemmi. Ma ora è venuto il momento di guardare in faccia il risultato finale. Oggi nell'arte si è smarrita la cosa più semplice: la comunicazione di un significato originale e universale.

I contenuti – quando non è la solita sterile provocazione alla Cattelan – l'arte li attinge dalla melassa del politically correct (ecologismo, pacifismo, terzomondismo etc.). Ma a che mi serve l'arte, se ha le stesse idee del dj Linus, Alba Parietti, Claudio Bisio e Gino Strada? Quanto alla forma, l'arte la ruba da altre forme di espressione: la moda, la pubblicità etc. Oppure dal passato, come citazione. Ma allora preferisco gli originali.

L'arte ha rinunciato a cercare – o comunque non ha trovato più – un proprio linguaggio, come era sempre stato in passato. Invece di rappresentare il linguaggio dell'eccellenza, che guida e ispira gli altri, è diventato il linguaggio che ricicla gli altri. Da re della foresta a insetto stercoraro.

Per tornare al commento, per me questa è già una "degradazione" più che sufficiente.

Ora, come si fa a uscire da questo vicolo cieco? Proposta: guardare a un esempio del passato. Non certo per imitarlo o riproporlo così com'è, che sarebbe ancora più triste. Ma per coglierne l'essenza e cercare magari di riproporla in veste nuova e inaspettata. Questo esempio è Richard Wagner.

Di Richard Wagner voglio sottolineare un solo aspetto: l'universalità e l'originalità del contenuto e della forma. Al di là delle specificità tecniche della sua idea di arte (l'opera d'arte totale: Gesamtkunstwerk), ciò che più conta è il suo uso del mito. Il mito non è usato come recupero archeologico, né come sterile citazione, ma come contenuto universale espresso in una forma universale (nello specifico: parola, musica e azione scenica). Il mito parla a tutti noi della cosa più importante: la nostra origine e il nostro destino. E' comprensibile al popolo, alla borghesia, all'aristocrazia, ai colti e agli incolti. Per capire il mito non devi nemmeno essere alfabetizzato. Piccolo paradosso: com'è che oggi, che in occidente siamo tutti alfabetizzati, l'arte o non si capisce più o non sa più dire nulla di originale?

Forse perché il 99,99% degli artisti è convinto che l'originalità coincida con la novità, e la novità con la sperimentazione. Ma questa strada è un vicolo cieco, non si può andare avanti all'infinito senza ripetersi all'infinito. La vera originalità è altrove. Oggi per essere originali bisogna tornare a interrogarsi sull'origine, con le grandi domande di sempre: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Certo, i relativisti, i nichilisti, gli intelligentoni rideranno beffardamente di questo tentativo, ma caspita, un artista deve essere un artista, non una mammoletta.

Il famoso senso delle istituzioni

Fino a ieri i lettori de l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano potevano credere che per l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano, la cosa più importante dell'universo fossero le istituzioni. Pardon, con la maiuscola: le Istituzioni. Le Sacre Istituzioni attaccate da Silvio Berlusconi. Le Intoccabili Istituzioni Liberali schiacciate dal feroce dittatore. Oggi, invece, l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano si schierano compattamente a favore dell'assalto di ieri degli studenti contro Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica Italiana. Online, incoraggiano preventivamente anche l'assalto a Montecitorio, sede della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana. Non riesco proprio a immaginare che cosa mai faranno, da stasera in tv, Santoro e tutti i filistei. Azzardo: diretta dai tetti, con Venditti al pianoforte, Bersani alle percussioni e Vendola al clarinetto?

Intanto, grande spazio, su l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano, per l'impennata del cavallino rampante Luca Cordero di Montezemolo, con tanto di nitrito etico: "Devo fare qualcosa per l'Italia!"
Era ora: nell'orchestrina improvvisata sui tetti, mancava soltanto la voce del nuovo solista.

Intanto, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini dice la semplice verità: "Gli studenti fanno il gioco dei baroni." Ma lei non è un vero ministro della repubblica, lei è solo la puttana di Berlusconi, come i lettori de l'Unità (giornale del Pd), la Repubblica e il Fatto Quotidiano sanno già. E poi, oggi è giorno di Rivoluzione! Oggi. Domani, a seconda del colore del governo che verrà, si vedrà. Trallallero. Trallallà.
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Pennacchi intervistato da Piroso. Merita

Antonio-PennacchiQualche sera fa ho visto l'intervista di Antonello Piroso ad Antonio Pennacchi. Un buon giornalista e un personaggio "che non le manda a dire", come dicono a Roma. 45 minuti molto divertenti e istruttivi (qui).

Per chi non ha 45 minuti, ecco il mio sunto.
Prima domanda: "Lei ha vinto il premio letterario più prestigioso d'Italia. Perché nessuno la invita in tv?"
Risposta: "Me lo dica lei, che fa il giornalista e fa la tv."
Dopo un po' viene fuori che Pennacchi, ex operaio, ex uomo di destra, uomo di sinistra, espulso dalla CGIL, ha il normale desiderio di un intellettuale: scrivere sui giornali, anche quelli della sua area politica, tipo Repubblica. Solo che Repubblica non vuole. (Ma scusate – dico io – l'intellettuale Fondatore di Repubblica ormai si è imbarbarito a un livello tale che concede la parola perfino allo scrittore commerciale Baricco. E chi è Pennacchi, il figlio della serva?)

Ma ecco alcune sue affermazioni, da me commentate, che possono aiutarci a svelare l'arcano:

"Ho conosciuto industriali e imprenditori e vi posso assicurare che tra gli imprenditori del nord-est l'attenzione sociale agli operai è molto più alta di quello che si pensa."
Ahia, qui si contravviene al primo postulato di Scalfari-Lerner-Santoro: L'imprenditore del nord-est, per definizione, non fa altro che succhiare il sangue agli operai, evadere le tasse e praticare il razzismo.

"E' vero tutto ciò che di brutto noi di sinistra diciamo di Berlusconi, ma è vero anche tutto quello che lui dice di noi."
Eh no, caro mio, qui si mette in dubbio l'assioma Scalfari-Travaglio: Berlusconi è la personificazione della menzogna.

"Per il Manifesto il mio libro è bello ma è pericoloso perché – state attenti – io tratto i fascisti come persone. Per loro, invece, i fascisti non erano persone, non avevano la dignità di persone. Ma questo modo di pensare è il vero fascismo!"
Aaaghhh! Secondo postulato di Scalfari-Lerner-Santoro: Berlusconi e i leghisti, in quanto eredi dei fascisti, appartengono a una razza inferiore all'uomo.

"Dalla Dandini invitano sempre gli stessi scrittori della sinistra fighetta."

Basta così, forse abbiamo capito perché la sinistra televisiva e scalfariana, e cioè razzista, intollerante, fighetta, non se lo fila.

(Altro mio post sul libro di Pennacchi (qui))

La mirabile lotta tra Silvio e Carlo

LOTTASilvio Berlusconi e Carlo De Benedetti mentre giocano alla lotta sulle spiagge della Sardegna

Come ogni lotta di potere, anche la lotta che infuria da anni e anni nell’arena dell’informazione italiana è anche e sempre una lotta nel fango. Può piacere o non piacere, può annoiare, esaltare, disgustare, fare vittime semi-innocenti (vedi Dino Boffo), ma rimane quello che è: una lotta nel fango. E’ il potere stesso a essere sempre e comunque qualcosa di sporco. Per questo, all’occhio smaliziato, risulta sempre più comica la posizione dei presunti "puri", quelli cioè che stanno dalla parte del padrone del gruppo Repubblica-L’Espresso Carlo De Benedetti – e quindi sono cosparsi di fango tanto quanto quelli che stanno dalla parte di Berlusconi – o quelli che difendono in astratto lo "stile", la "bella politica", la "bella informazione" – sì, anche nel fango si può combattere con stile, ma non si può fingere di essere freschi di doccia. La loro posizione è diventata sempre più insostenibile dopo le passate rivelazioni sui rapporti tra la sinistra e certe banche, e dopo il recente scandalo sanità in Puglia, e la loro disperazione la si vede anche dai mezzi retorici che usano: la reiterazione fino allo sfinimento delle famose 10 insinuazioni spacciate inutilmente per domande. Il tribunale deciderà se c’è o non c’è la diffamazione, ma resta che stanno raschiando il fondo del barile. Fermiamoci un attimo anche sul tribunale, la vera novità nella reazione del berlusca. Non lasciamoci annebbiare dal fumo dei commentatori che in queste denunce vedono un attentato alla libera informazione – Prodi quando era capo del governo denunciò il Giornale e nessuno battè ciglio – e nemmeno dai commentatori che ci vedono solo l’ennesima caduta di stile – lo stile lo lasciamo all’Avvocato evasore. Il punto è che fino a poco tempo fa una reazione del genere non sarebbe stata concepibile. Meglio di me lo dice l’ottimo zamax (qui): "la controffensiva mediatica e giudiziaria delle armate berlusconiane contro Repubblica in particolare, ma non solo, è (…) il segno che una nuova classe politica, nata dal necessario riequilibrio dei poteri reali nel paese, si sente oramai abbastanza forte e salda per fare quello che da noi nessuno ha mai osato fare da trent’anni a questa parte: rispondere al fuoco col fuoco per far cadere nella polvere i simboli e le statue del Pantheon della casta democratica".
Avanti così, Silvio.