Abbattuto il muro che non c'era

Come promesso, oggi tocca al recente articolo di Carlo Panella che parla del muro tirato giù pochi giorni fa al confine tra Gaza e l’Egitto. Avete letto bene, non tra Palestina e Israele, ma proprio tra Gaza e l’Egitto. Uno squarcio parziale e provvisorio, che oltre ad aprire la strada a povera gente e a terroristi, apre gli occhi a noi su una realtà ignota. Si inizia con una serie di domande scomode, ma scomode davvero. Di quelle che se le fai a un tuo amico radical chic all’aperitivo rischi di venire mandato a quel paese, perché il radical chic ti segue solo se si parla del muro tra Israele e Palestina, ed è uno spettacolo vederlo indignarsi e scuotere la testa paragonando Israele al regime nazista. Ma non ti segue più se le tue domande smascherano una delle più grandi menzogne dei nostri tempi. Panella stesso le definisce così: "Domande semplici, ovvie, che nessuno però si pone, per la semplice ragione che il solo porsele scarica completamente Israele di ogni responsabilità per la vita grama degli abitanti di Gaza e l’addossa per intero, solo e esclusivamente, sulle spalle dei dirigenti di Hamas, di quelli dell’Egitto e di tutti i paesi arabi".
Lo potete leggere qui.

Una testa rotolante e altri pezzi di corpi

decapitazSegnalo l’illuminante articolo di Ernesto Aloia sul giornalista Daniel Pearl, decapitato e tagliato in dieci pezzi dai terroristi in Pakistan nel 2002. Tante domande mi sovvengono. Tipo: perché mi fa tanto effetto il solo pensiero di un uomo decapitato e tagliato in dieci pezzi a scopi politici? Oppure: perché mi viene in mente che solo dieci giorni fa Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, formazione terroristica libanese, ha rivendicato davanti a una folla osannante il possesso dei pezzi di corpi di soldati israeliani? (Poi, non pago, ha specificato: "mani, piedi, un corpo intero fino al bacino", come segnala Fiamma Nirenstein sul suo blog). E ancora: perché la scoperta avvenuta pochi mesi fa di un luogo in cui i terroristi iracheni torturavano i soldati americani ed europei non ha avuto nessuna rilevanza sui nostri media? A tutto ciò risponde uno stralcio dell’articolo di Ernesto. Dove dice che di fronte alla scelta se mandare o meno in onda le immagini delle varie atrocità commesse dai terroristi "si preferì l’oscuramento totale, la rimozione. Ufficialmente per salvaguardare la dignità delle vittime e la nostra delicata sensibilità di occidentali – in realtà, troppo spesso, per difendere il mito della "resistenza irachena" e poter continuare a sbattere in prima pagina Abu Grahib e Guantanamo. Per farci credere di non avere nemici. Per farci accettare le equivalenze balorde tra Bush e Bin Laden". Il messaggio che i terroristi volevano farci arrivare, messaggio che grazie a questa scelta dei nostri media non ci è mai arrivato è: "non potete vincere contro di noi perché noi siamo capaci mettere a tacere la nostra umanità". Sottolineo: "mettere a tacere la nostra umanità". Capito finalmente chi abbiamo di fronte?
(Sono in attesa di informazioni anche su un altro articolo illuminante di Carlo Panella a proposito di un Muro che non è quello innalzato da Israele come efficace difesa contro gli attacchi terroristici palestinesi, ma quello innalzato dagli egiziani per ostacolare l’ingresso dei loro tanto amati fratelli palestinesi)

Non dimentichiamo gli ebrei di Israele

Insieme ai milioni di ebrei sterminati dai nazisti per motivi razziali, è fuori luogo ricordare anche i milioni di ebrei che vivono oggi sotto il tiro dei razzi dei terroristi, giorno dopo giorno? Per le coscienze più nobili e più sensibili dell’Occidente sì, è fuori luogo. Quindi lo faccio io, coscienza ignobile e insensibile. Mi piacerebbe che le immagini dei morti e degli sfollati palestinesi non fossero le uniche a fare il giro del mondo e a creare consenso intorno alla causa. Anche immagini come queste, girate nell’agosto 2007, meritano molto di più che lo spazio di un breve servizio al tg. Meritano attenzione e partecipazione alla tragedia civile di una democrazia sotto assedio. Sono la drammatica testimonianza di come si vive sotto i razzi a Sderot, centro situato nel sud di Israele, bombardato quasi ogni giorno da Hamas, gruppo terroristico palestinese finanziato da Ahmadinejad, dittatore iraniano che dichiara apertamente di voler radere al suolo Israele. Segnare Hamas e Ahmadinejad sul taccuino alla voce: brave persone. Guardatelo fino in fondo e poi giratelo a chi conoscete tra i pacifisti, ad Amnesty International e all’Onu. Chissà che finalmente anche i buoni e i giusti aprano gli occhi.

http://video.google.com/videoplay?docid=5732992335777942086

(Scusate ma non sono ancora capace di aggiungere direttamente il video)

Aborto e cultura della vita

Al di là di qualsiasi posizione politica uno abbia, il dibattito in corso su giornali e sui blog rivela un fatto culturale di estremo interesse: moltissima gente percepisce l’aborto come un diritto. Ora, che l’aborto sia un diritto non è sancito in nessun posto, non nella costituzione, non nella legge 194. La 194 si limita a regolamentare. Grazie a quella legge per fortuna nessuna donna che abortisce va più in galera, ma c’è differenza tra questo e un diritto, e gli esperti sapranno spiegarvela meglio di me. Ma torniamo alla percezione comune. Perché tanta gente ha questa percezione? Lo si spiega con una considerazione storica. Dopo l’approvazione della legge 194 l’aborto è praticamente uscito dal dibattito pubblico. Nel ricordo è rimasta unicamente la vittoria di certe forze politiche a scapito di altre. Una vittoria delle forze politiche progressiste contro le forze politiche della conservazione. Certo, è stato anche questo, ma la verità è che la sostanza culturale e morale del dibattito da cui è uscita la legge si è persa del tutto (ammesso che ci sia mai stata). E così, giorno dopo giorno, nel disinteresse generale o nell’incapacità di reagire, è successo che dell’aborto si è appropriata una cultura specifica. Una cultura burocratica e ideologica che vuole rendere moralmente neutre sia la vita sia la morte. Questa cultura ha mille facce diverse, ma è facile riconoscerla ascoltando i suoi difensori, anche tra i grandi nomi della cultura, del giornalismo, della politica, della scienza. La loro arma retorica principale in questi giorni è il depistaggio. Tutti a strepitare che la 194 è in pericolo. Perché la difendono con tanto ardore? Perché solo questo gli interessa: che su quel pezzo di carta non venga cambiata nemmeno una virgola. Non gli interessa l’urgenza di nuove sensibilità morali, non l’emergere di nuovi orizzonti scientifici ed etici. Ennesima dimostrazione che la vera anima di gran parte delle nostre forze progressiste, altro non è che il conservatorismo più retrivo. Di fronte a una realtà viva e dolorosa come l’aborto, che reclama valori e ricerca di senso, questi burocrati non sanno fare altro che sottrarsi al dialogo e difendere strenuamente la loro vittoria politica in modo dogmatico e intollerante.

Oggi però per fortuna c’è anche un’importante novità. Finalmente viene allo scoperto una cultura diversa, la cultura della vita. Una cultura che in questi decenni aveva avuto un solo portavoce importante e credibile, la Chiesa. E ciò costituiva una grave menomazione perché mancava una sua componente fondamentale, la componente laica. Questo fatto aveva finito per “screditarla” agli occhi delle nuove generazioni, cresciute nell’idea che la laicità non è il libero confronto tra culture diverse, tra credenti e non credenti, tra laici e religiosi, ma una difesa ideologica contro gli attacchi del clero. Oggi questa cultura della vita torna a essere credibile e appetibile. Perché i giovani non si fanno fregare e distinguono tra chi ha qualcosa da dire e chi vende fumo. A dispetto di quanto pensano tanti esimi sociologi, psicologi, politici, intellettuali, blogger, esistono tanti giovani che non rivendicano per sé solo un lavoro e un tozzo di pane. Hanno fame anche di altre cose, di verità, di libertà, di grandi prospettive che definiscano il bene e il male. Non gli basta più il pensiero unico soggettivista-relativista, che si compiace di confinare il bene e il male nella dimensione soggettiva, privata, relativa appunto. Alcuni di loro, studenti, medici, erano presenti a Milano quando Giuliano Ferrara presentava la moratoria sull’aborto (il cui testo è qui). Grazie soprattutto a lui e al Foglio i giovani possono assistere oggi al dibattito tra le due opposte culture. Dibattito che è già in atto, benché altri giornali come il Manifesto o l’Unità (e di conseguenza i blogger che leggono solo quelli), tentino di mascherarlo sotto presunti attacchi del clero alla legge 194. Per questo auspico che anche su Corriere e Repubblica, e in tv, al bar, nei blog, si torni finalmente a parlare di aborto in relazione alla vita e alla morte, al bene e al male. Potrebbe essere il primo esempio di dibattito civile in Italia tra forze di ogni tipo, laiche, cattoliche, atee, pro, contro, indecise. Chi vincerà? Chi perderà? Io dico che il futuro sarà di chi avrà il coraggio di scommettere sul senso della vita, di mettersi in gioco.

I dogmi nella blogosfera (e non solo)

In occasione delle discussioni su Sapienza e aborto, tocco con mano ancora una volta che nella favolosa blogosfera dominano convinzioni granitiche, che al confronto quelle di Ratzinger sembrano la dissenteria intellettuale di Vattimo. Che desolazione, la tecnologia più avanzata del mondo invece di essere usata per scambiarsi idee viene in gran parte sprecata in sfoghi narcisistici, insulti, aberrazioni varie. La fiera del conformismo, la morte del dialogo. Lo so, sono io che mi aspetto troppo, ma è più forte di me: quando leggo certe parole mi lascio attirare come un pollo e poi finisce che o vengo cacciato a male parole o rimango sconcertato da quello che leggo.
Ecco alcuni dogmi in neretto, corredati del mio commento.

1. Di verità si può parlare solo in ambito scientifico, e forse nemmeno lì. In qualsiasi altro ambito non ha senso parlarne perché la verità è relativa. Salvo quest’ultima frase, che invece è una verità assoluta. Chi non la pensa così o è persona sgradita o è ignorante o è oscurantista o è ratzingeriano che riassume tutto.

2. Di bene e di male non ha senso parlare perché sono concetti relativi. Vale commento precedente.

3. Della vita intesa come qualcosa di sacro non ha senso parlare. Oltretutto il sacro è un concetto arcaico, ridicolo, oscurantista. Vale commento precedente.

4. La fede non può essere imposta. E ci mancherebbe pure.

5. L’aborto è una conquista importante, quindi la legge 194 non si tocca. E pazienza se in realtà nessuno la vuole toccare e se proprio non si vuole capire e affrontare la sostanza filosofica ed etica del tema.

6. Tutto ciò che fa e che dice il Papa ha uno scopo meramente politico. Io pensavo che parlasse anche di religione e di morale, ma se lo dite voi…
Amen.

(Se qualcuno è incappato in altri dogmi si faccia avanti, li aggiungo volentieri)

Di nuovo università, di nuovo violenza e schifo / 2

Segnalo – in ritardo di qualche giorno – il deprecabile esito dell’altrettanto deprecabile occupazione del rettorato della Sapienza da parte dei "difensori della libertà": l’irruzione notturna e la devastazione da parte della feccia di estrema destra. Esito deprecabile, ho detto, ma anche naturale e prevedibile. Quando due bestie si incontrano…

Dedicato a chi ha a cuore il dialogo in questo paese, ma anche ai tanti che ancora negano l’importanza del bollettino del Ministero dell’Interno che prefigurava possibili tafferugli, feriti, auto incendiate in caso di visita del Papa alla Sapienza. Per loro si tratterebbe solo di fumo negli occhi per sviare dai presunti veri e unici motivi dell’annullamento.

Di nuovo università, di nuovo violenza e schifo / 1

Ieri mattina un gruppetto di "giovani aderenti ai centri sociali" (fonte: il Giornale) ha aggredito all’interno dell’Università Statale di Milano alcuni ragazzi di Comunione e Liberazione che distribuivano volantini con il discorso del Papa. Mi colpisce il luogo. Ci ho studiato e mi ci sono laureato. Tirava già un’aria simile, ma un po’ più respirabile. Non posso non dispiacermi e non ragionare anche in termini simbolici. Dove dovrebbe esserci solo studio e confronto, ancora una volta è arrivata la violenza. L’atto di intolleranza e di dogmatismo dei babbuini di Roma si è propagato a un altro luogo di studio ed è diventato atto di violenza fisica. Mi colpisce anche l’avallo di certi professori, di certi scrittori, di certi cantanti, di certi blogger, nei riguardi del primo atto. Tutti costoro messi insieme rappresentano veri e propri nemici della convivenza civile. Chi a parole, chi nei fatti. Quando chiuderemo i conti finalmente con l’aberrazione della violenza ideologica? Perché questo c’è in quelle teste bacate: ideologia vetero-comunista, anti-clericalismo di bassa lega, scientismo, laicismo. In una parola, il nulla. Un’altra aggressione del nulla ai danni dei valori umani rappresentati dall’istituzione universitaria. Che indecenza, che schifo.

Alla Sapienza parte il corso di Fisica Dogmatica. Poi nasce un mostro. Intanto il cronografo dei magistrati salva l'Italia

galileoPovero Galilei: ignorava che nessuna lente, nessun prodigio ottico poteva
fargli vedere in anticipo come e da chi sarebbe stato insozzato il suo nome

Rivoluzione copernicana alla Sapienza di Roma. Durante l’odierna inaugurazione dell’anno accademico i 67 professori, splendidi eredi dell’illuminismo, gettano la maschera e danno il via in pompa magna al nuovo corso che rivela la vera natura della loro vocazione: Fisica Dogmatica. Viene fuori finalmente ciò che li ha spinti per tanti anni a denunciare con la bava alla bocca i crimini di mille anni fa della Chiesa: pura, semplice, nobile invidia. “Perché mai la Chiesa può avere la Santa Inquisizione e noi non possiamo avere la Laica Inquisizione?”, tuona il capo dei professori. Grande entusiasmo da parte di Pannella, Odifreddi, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, che esultano e si stringono nell’abbraccio degli studenti, fulgide speranze per il futuro della nostra democrazia. Democrazia mirabilmente sintetizzata nel loro slogan “Fuori il Papa dall’università”, rimasto appeso nel vessillo che ricorda la loro memorabile impresa, la conquista della libertà. Il capo degli studenti, lo studente Fiore All’Occhiello – non è un epiteto, è proprio il suo nome di battesimo – prende la parola: “Perché mai la Chiesa può fare le crociate e noi non possiamo costringere il Papa a girare con la scorta militare a casa nostra, per impedire a uno schifoso dogmatico intollerante di venire a insozzare le nostre menti e i luoghi del sapere, che poi è sempre casa nostra?” Grande entusiasmo da parte di Pannella, Odifreddi, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, che si stringono in un abbraccio festoso. Sta vincendo la parte migliore dell’Italia, quella tollerante. Ma all’improvviso…

… all’improvviso il capo degli studenti cade a terra. “Attentato alla democrazia!”, si grida da più parti. Tutti si stringono preoccupati intorno al ragazzo e tentano di capire che è successo. Lui fa cenno che sta bene. Grande disappunto di Pannella, Odifreddi, Fiorella Mannoia , Erri De Luca, che in cuor loro speravano in qualcosa di grosso. Il ragazzo, però, scoppia a piangere e tra le lacrime sussurra il nome di Mastella. Grande sorpresa di Pannella Odifreddi Fiorella Mannoia Erri De Luca, che ormai a furia di abbracciarsi si sono fusi in un unico essere con quattro corpi e una sola bocca: “Che c’è? Non dirci che stai male per lui eh”, dice l’essere unico, “O forse stai male per il governo Prodi? Massì dai che domani ne facciamo un altro migliore noi”. “Ma chissenefrega di Mastella e del governo”, sbotta lo studente Fiore All’Occhiello inconsolabile, “il mio sogno segreto era quello di fare qualcosa di nobile, di puro, per la giustizia. Un dono simbolico. Avevo già progettato l’orologio più preciso del mondo e volevo regalarlo ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere. Ma ho appena scoperto che non serve più: quei magistrati ce l’hanno già l’orologio più preciso del mondo, più preciso del mio!” Grande sconcerto dell’essere unico Pannella Odifreddi Fiorella Mannoia Erri De Luca. La loro unica bocca rimane aperta, come quella degli altri studenti. Ma all’improvviso uno di loro grida con democratico furore: “E noi glielo spaccheremo, il loro orologio di merda!” Ovazione degli studenti solidali. Grande entusiasmo di Pannella Odifreddi Fiorella Mannoia Erri De Luca. L’Italia è salva e il suo futuro è in buone mani.

Giuliano Ferrara lancia la sua campagna culturale, e io mi commuovo. Perché?

ferraraL’immagine è rubata ad A. Molino.

Ci sono momenti in cui l’emozione prende il sopravvento e ti rivela che qualcosa dentro di te vuole venire alla luce. A parte le faccende di cuore, a me era già successo anche con l’11 settembre. Un bel giorno capii che avevo paura. Semplice paura. E questa semplice, vera, spontanea paura fu più forte di tutte le ideologie, di tutte le astrazioni che mi ero costruito negli anni, e le mandò in pezzi. Di più: servì come base per rinforzare altre idee, stimolò il pensiero, perché per come sono fatto io, sentimento e cervello devono obbligatoriamente andare insieme, e guidare un po’ per uno come si fa in un viaggio tra amici. Bene, ieri al teatro Dal Verme di Milano è successo qualcosa di simile, che ancora non so valutare in tutta la sua portata. Sarà altrettanto forte o no? Chi lo sa. Sta di fatto che mentre Ferrara arringava la platea gremita di adulti e tanti ragazzi, la sua grazia intellettuale parlava al mio cervello, la sua passione civile parlava al mio cuore. Ed ecco allora che concetti e posizioni sull’aborto, che fino a poche settimane fa non mi avevano mai nemmeno sfiorato, diventavano improvvisamente qualcosa di vicino. Qualcosa che toccava una questione più generale, che sento profondamente mia.

Ci sarebbero mille cose da dire, fin dal mio arrivo a teatro. Mi aspettavo quattro gatti, e invece il teatro era pieno e la folla già calda, con applausi e insulti di vario genere che precedevano il suo arrivo. Che lui pareva una decina di chili in meno e un po’ imbambolato per la dieta liquida (più tre noci al giorno. E’ ghiotto, non sa resistere…). Che ha spiegato che cosa la sua proposta di moratoria sull’aborto da presentare all’ONU è e cosa non è. Specifica altrettanto importante, visti i fraintendimenti molteplici e in gran parte voluti. Voluti da chi? Da un non meglio precisato “pensiero laico”. Pensiero che in realtà è il vero grande assente dalle paginate di questi giorni contro Ferrara, contro Ratzinger, contro Bondi. Loro tre parlano, dicono cose importanti e chiare. Dall’altra parte, invece, il nulla. Bondi, il politico Bondi, sui giornali dice con la massima chiarezza che “non vuole eliminare né modificare la legge 194 sull’aborto, ma anzi applicarla più integralmente”, e la risposta di chi si fa portavoce del pensiero laico (per esempio Unità, Manifesto, Repubblica, le femministe, i politici di estrema sinistra) non è altro che “la 194 non si tocca”. Il dogma. Ma il pensiero dogmatico non era quello del Papa?

Torniamo in teatro. Ferrara dice testualmente che “la moratoria contro l’aborto è una scelta, non una persecuzione penale contro chi abortisce, né una criminalizzazione delle coscienze”, e già dalla platea si alzano insulti “fascista”, “lager” e così via. Una femminista si alza, fa il segno della vagina e si indica il petto, come a dire “l’utero è mio…”. Ferrara invita a un dibattito sulle idee, sui temi filosofici sollevati dal Papa filosofo e teologo, come la sacralità della vita, il soggetto, l’etica, il ruolo della religione nel dibattito pubblico, il significato dell’aborto nell’esperienza personale e nella società. Cita la mostruosa costituzione di Zapatero, dove “padre” e “madre” diventano “progenitore A” e “progenitore B”. Si batte per chiedere che nella Carta dei Diritti dell’Uomo venga inserita l’espressione “fin dal suo concepimento”. Denuncia che nel mondo è già in atto l’aborto selettivo, cioè eugenetico, in Paesi come la Cina, l’India, la Corea del Nord. Aderisce alla definizione di omicidio di Roccella: "L’omicidio non è la negazione del passato, ma la negazione del futuro". Denuncia che in questi trent’anni di aborto legalizzato in Italia l’aborto è diventato “moralmente indifferente”. La sua è una vera “campagna culturale”. Arriveranno finalmente risposte a tono? Finora, solo la solita raffica di “guerra santa”, “inquisizione”, “oscurantismo”.

Ma forse mi sbaglio, e una risposta c’è già stata. L’hanno data “in anticipo” i 63 professori della Sapienza di Roma che vogliono impedire a Ratzinger, invitato dal loro stesso Rettore, di parlare. Di cosa hanno paura? “Potrebbe offendere la sensibilità dei nostri colleghi islamici ed ebrei”. Si vergognino. In realtà hanno paura che i loro studenti scoprano che il loro pensiero è “incapace di cogliere le tensioni, le aspirazioni, le utopie, le speranze del nostro tempo”, come dice Zecchi. Cioè che non ha nulla da dire sulle questioni fondamentali, etiche e religiose, se non opporre un dogmatismo sterile. Forse è per questo che quando Ferrara stigmatizza l’episodio la sala raggiunge il massimo dell’entusiasmo, e decine di studenti si alzano in piedi per applaudire. Quei ragazzi sentono l’importanza del momento e non vogliono finire oscurati come il Papa.

Chiudo con una nota negativa. Sulla stampa era stato presentato come un dibattito, ma alla fine non è riuscito a parlare nemmeno Bondi, l’organizzatore! Qualche misteriosa legge della folla ha prevalso, i giornalisti hanno assediato Ferrara rallentando tutto, la gente nel frattempo si è alzata e se n’è andata. Ero proprio curioso di sentire la risposta filosofica e politica delle femministe. Spero di leggerla oggi su Repubblica.

I magistrati di Napoli accusano: "I rifiuti sono tutta colpa di Berlusconi: ci distraeva apposta con tette, culi e ballerine"

Aspetto con ansia il prossimo libro del chierichetto più informato d’Italia, Marco Travaglio. Anzi, già che ci sono gli suggerisco pure il tema: i sempre validi magistrati di Napoli. E per non farmi mancare nulla, gli metto giù anche un titolo e una scaletta provvisoria, che naturalmente potremo ridiscutere insieme.

Titolo: DOVE ERAVAMO.
Sottotitolo: La vera verità su un’inspiegabile assenza.

Capitoli:
1: L’assenza dei magistrati di Napoli dalle pagine dei giornali di questi giorni.
2: L’assenza dei magistrati di Napoli dai programmi televisivi di questi giorni.
3: L’assenza dei magistrati di Napoli dalla loro città negli ultimi 14 anni.
4: L’assenza dei magistrati di Napoli dall’Italia, dall’Europa e dal pianeta terra negli ultimi 14 anni.
5: La presenza dei magistrati di Napoli nella sala intercettazioni della Procura dedicata a Silvio Berlusconi e ai suoi 172 telefonini.

Marco, dai, secondo me può funzionare. Forse corro un po’ troppo, ma già mi vedo la bella intervista della Borromeo su Repubblica. Borromeo: "Qualche maligno prezzolato di destra osa tirare in ballo voi magistrati, voi che cosa gli rispondete?" Magistrato: "La colpa di tutto ciò che non vediamo e che non facciamo non è nostra, ma di Berlusconi: è lui che ci distrae parlando al telefono di tette, culi e ballerine. Noi che ci possiamo fare?" Per me è una bomba. Se poi vogliamo esagerare potremmo far scrivere una breve premessa da Bassolino e da Pecoraro Scanio, tipo: "Fare un’inchiesta sulle reali responsabilità di tutte le parti in causa era necessario e doveroso, ma se qualcuno l’ha fatta non è colpa nostra. Occuparsi di una vicenda così complessa e ricca di risvolti umani e ambientali era da mò che bisognava pensarci, ma teniamo a precisare che non siamo stati noi a farlo. A noi sta a cuore Napoli e la Campania con le sue meraviglie umane, storiche, archeologiche, ecologiche, ma se qualcuno agisce per difenderle, non è colpa nostra, non guardate noi. Noi non c’entriamo niente". E per essere cattivi – e tu un po’ cattivello lo sei, eh Marchino? – ci mettiamo pure un’appendice di 18.000 pagine con tutte le dichiarazioni, le indignazioni, i sarcasmi di tutti i dirigenti e i magistrati – sì, anche dei magistrati – di sinistra negli ultimi quarant’anni che mostrano in tutta evidenza la superiorità morale e antropologica della loro parte politica. Che ne dici, Marco, io sono già in fibrillazione. Magari cinque copie le vendiamo pure.