Giobbe, uomo

In quel libro meraviglioso che è la Bibbia, scritto da uno dei miei autori preferiti, Dio, si racconta la storia di Giobbe.
Chi è Giobbe? Un uomo che ha tutto: salute, figli, ricchezze, onori. Ed è un uomo probo, che ringrazia Dio per la sua fortuna. Ma Satana è in agguato, e vuole metterlo alla prova. Dio, allora, scommette con lui che Giobbe rimarrà un uomo integro, qualunque cosa gli succeda. Così, Satana toglie a Giobbe tutto quello che aveva, gettandolo nella disperazione. Da qui erompe l’urlo di Giobbe: Perché il Male?
Una domanda che ha attraversato i secoli, tragica, irrisolvibile, ispirando un’altra grande tragedia che non a caso comincia con la stessa scommessa, il Faust di Goethe.
Oggi va di moda dire che questa non è più una domanda fondamentale, perché tutto è relativo, ed è riduttivo, infantile, ridicolo, dividere il mondo in buoni e cattivi.
Guardate bene la faccia di chi vi dice cose del genere: il Male ha infinite forme. Come il Bene.

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Mary Read, piratessa

Nella “Storia generale delle rapine e degli assassinii dei più celebri pirati”, scritta nel 1724 e appena ristampata dalla casa editrice Cavallo di Ferro, il Capitano Johnson racconta la vita e le imprese di molti pirati, tra cui per esempio il famoso Capitano Teach, alias Thatch, alias Barbanera. Ma quella che mi ha colpito di più è la storia di Mary Read.
Cresciuta in abiti maschili per disgraziate questioni familiari, divenne pirata quasi senza volerlo, dopo essersi arruolata nella marina inglese, nella fanteria, nella cavalleria. Nella sua vita ci furono due soli grandi amori, un soldato e un pirata. Il destino le fece morire il primo, poco dopo il matrimonio, impedendole di diventare una donna di casa. Per il secondo amore, conosciuto a bordo di una nave pirata, mise a repentaglio la sua vita. Alla fine rimase anche incinta di lui, ma in carcere morì prima di dare alla luce il figlio.
Mi affascina perché nella sua vita si mescolano il bene e il male, il bello e il brutto, la violenza e l’amore, la fedeltà e il tradimento. E dove c’è conflitto, c’è speranza…

ps. Se conoscete Jerry Bruckheimer, il produttore della Maledizione della Prima Luna, gli potete dire che voglio farci un film con lui?

Utopia

Per iniziare l’anno nel segno della speranza sto leggendo un libro che si intitola "Spirito dell’utopia". E’ stato scritto quasi cento anni fa da Ernst Bloch (da non confondere con altri Bloch), ma è attualissimo.
Parola ardua, utopia, perché ai nostri orecchi disincantati suona subito come sinonimo di ‘vana illusione’. Oppure evoca spettri di violenza e di coercizione, oppure una infantile regressione all’età dell’oro. Ma in Bloch non c’è niente di tutto questo.
Che cos’è invece l’utopia per Bloch? Credo che una frase sintetizzi tutto: "Il mondo non è vero, ma vuol tornare a casa per mezzo degli uomini e della verità".
E’ una frase da leggere prima di tutto con la pancia. Perché parla delle cose più profonde: speranza, vuoto, desiderio, umanità, verità. Parte da una mancanza e prospetta la pienezza, pur senza garantirla. Non c’è niente di certo, tranne il desiderio umano del bene, del bello, del vero, del giusto. Su questo, nel futuro, si può edificare la casa degli uomini.
Brivido.