Ancora sull’eutanasia dei bambini in Belgio

Condivido un articolo di zamax, che coglie un punto fondamentale:

Non capisco però come i sedicenti super-umanisti fautori dell’eutanasia, nel profondo della loro sensibilissima umanità, non riescano a sentire come una profanazione anche il solo atto di prospettare ad un bambino, che da solo “umanamente” non ci arriverebbe mai, l’idea di poter chiedere di essere dolcemente “ucciso”.

Mio commento:

“Profanazione” è la parola giusta. Perché è vero, un bambino, da solo, non ci arriverebbe mai. Non avevo pensato a questo aspetto, ma è davvero un punto importantissimo su cui riflettere.

Articolo completo (qui). Mio vecchio post (qui).

UPDATE 15/2/14: segnalo anche Giulio Meotti (qui).

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Belgio. E’ legale l’eutanasia sui bambini

Essendo nato in un mondo che riteneva legale e lecito l’aborto, per molto tempo non mi ha fatto troppo effetto. Ora, però, me ne fa. E sentire che in Belgio si può uccidere anche un bambino di 3 anni, me ne fa ancora di più (qui). Ciò che mi fa impressione è che la legge sembra “assecondare” la scelta tragica. Perché di scelta tragica evidentemente si tratta, in casi estremi e disperati. Ma il fatto che ci sia una legge, cambia un po’ le cose. Rende più accettabile quella scelta. Come con l’aborto, si arriva a pensare: “La legge lo permette, perché non lo fai?”

Il Re che è morto per noi

Domenica, per il rito romano, è Cristo Re. Il Vangelo di Luca ci mette di fronte all’insegna derisoria “Questo è il re dei giudei”, alla provocazione “Salva te stesso” e alle due opposte reazioni dei ladri crocifissi con lui. Così, ci invita a riflettere sul significato della creazione, dell’incarnazione e della crocefissione. Come stanno insieme la croce e la gloria, il potere e l’amore? Cristo è re dell’universo, eppure è morto. Non solo è morto, ma lo ha fatto come il peggiore dei criminali. Questo ci dice tante cose. Una è che lui è re, sì, ma non come i re umani. Infatti ci lascia liberi. Non siamo i suoi sudditi, ma i destinatari del suo amore. Altra cosa. Lui non salva se stesso, come già gli aveva proposto di fare satana con le tentazioni, perché è venuto a salvare noi. Salvare noi, si badi, non il mondo. Il mondo non può essere salvato, nessuno ha il potere di cambiarlo. E’ così e basta. Il regno in cui il cristiano è chiamato a entrare, tramite le sue opere e le sue preghiere, comincia qui e ora, ma non è di questo mondo. Drizzi le antenne, il cristiano, e si ricordi questa grande lezione di realismo, ogni volta che qualcuno si offrirà di cambiare il mondo in cui vive, perché il prezzo sarà sempre lo stesso: la libertà e l’amore.

Il matrimonio postmoderno

Ieri, tardo pomeriggio, capito su uno di quei programmi fatti di chiacchiere. Il conduttore dice a Katherine Spaak:

Katherine, tu tieni molto al matrimonio, sei stata sposata 3 volte…

Lo dice come se dicesse una cosa risaputa, una mera informazione, si capisce benissimo che la sua non è una battuta, e infatti nessuno ride e la discussione va avanti come se nulla fosse. A me, invece, sembra una battuta, e anche molto bella. Anzi, mi sembra di ricordare che qualcuno l’abbia già fatta, questa battuta, non so se Woody Allen o Liz Taylor, o Woody Allen rferendosi a Liz Taylor, o chissà chi, ma la battuta era praticamente identica: è una che ci tiene talmente tanto al matrimonio, che si è sposata quindici volte. Ok, era solo un programma di chiacchiere, ma provate a portare tutto indietro nel tempo, diciamo a venti o trent’anni fa. Sarebbe stato così “normale”, così “ovvio” pensare che una che si sposa 3 volte sia una che tiene tanto al matrimonio? Anche se a quei tempi ero piccolo, io dico di no. E non lo è nemmeno oggi. Ma forse sono io che sono un uomo d’altri tempi.

La violenza e le balle

Da dove arriva la violenza dei manifestanti? Dalla rabbia. Da dove arriva la rabbia? Spesso, dalle balle. Balle divulgate da certi politici, ma anche dai media irresponsabili. Sì, i media, che si atteggiano sempre a vittime innocenti, dispensatori di verità, di oggettività, dovere di cronaca, o addirittura virtù civiche: ma per favore. I media non sono mai innocenti. Vi ricordate la presunta impennata di suicidi imputabili alla crisi? Un tema delicatissimo, perché quando dici lavoro dici individuo e società, e quando dici suicidio dici fine dell’individuo e della società. Ebbene, quella presunta impennata fu spacciata da tutti i giornaloni e dai tg come una verità, un allarme sociale, invece era una balla. Distorsione allucinante di un malessere vero, ad uso degli agitatori di ogni tipo. E non lo dice vincenzillo o Giuliano Ferrara, uno dei pochissimi a mantenere il sangue freddo, su certe cose. No, lo dice l’Istat. Vedere per credere (qui). Ultima considerazione. Oggi finalmente diventa chiaro a tutti che non esistono politici vergini: ma quand’è che verrà il turno dei media?

L’essenziale è sempre nei proverbi

Una delle piccole consolazioni della vita è quando riesco a cogliere l’essenza degli avvenimenti. Anche di quelli brutti. Certo, è sempre più difficile, perché, nel bene e nel male, l’essenziale tende sempre più a nascondersi dietro le apparenze, la confusione, la velocità. Prendete uno dei lavori più “avanti” del mondo, il marketing. Io, da pubblicitario, ci ho a che fare da molto tempo, con gli uomini del marketing, e noto che, all’interno dei loro reparti, le figure professionali aumentano continuamente di numero, le denominazioni si fanno sempre più comiche, ma soprattutto le procedure si complicano fino all’inverosimile e oltre. Il processo è inarrestabile, il ravvedimento è fuori discussione. Esempio. Normalmente, su una campagna pubblicitaria si lavora in 2 creativi. Sopra di noi, c’è il direttore creativo. E va bene. Poi, però, c’è tutta una serie di figure: account junior, account senior, account director, direttore clienti, direttore generale. Solo dentro l’agenzia. Poi c’è il marketing vero e proprio dell’azienda: pruduct manager, vice-direttore marketing, direttore marketing, direttore commerciale, direttore generale. Spesso, per ogni ruolo intervengono più persone. Quindi, a giudicare e a “migliorare” il lavoro del gruppo creativo, composto diciamo da 3 persone, ci sono almeno 10/15 persone. Riassumendo: 3 propongono, 15 distruggono. Una lotta assolutamente impari, che genera un dispendio di energie spaventoso, e parecchia frustrazione. La mia unica consolazione è trovare l’essenza del marketing in un antico proverbio: Troppi cuochi rovinano il brodo.