I magistrati che minacciano e le intercettazioni “clamorose”

So di essere in minoranza, ma a me i magistrati che definiscono “clamorose” le intercettazioni in loro possesso fanno paura. Il loro potere si amplifica, grazie al potere dell’allusione. E si trasforma in una minaccia. Certo, è rivolta a politici e “faccendieri”, ma la cosa che io, istintivamente, sento minacciata, è la mia libertà (qui).

Nichi Vendola, da nuovo Che Guevara a zerbino dei potenti

Non voglio nemmeno ascoltarla, l’intercettazione tra Nichi Vendola, nobile difensore degli oppressi targato Sel, e tale Archinà, uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva di Taranto, i capitalisti cattivi. Non mi piace, ascoltare le intercettazioni. Per una volta mi fido della stampa, che parla di “familiarità e osceno servilismo” (qui). Familiarità. Come farà, adesso, il nobile Nichi, a presentarsi ancora come puro? Osceno servilismo. Come farà, adesso, il coraggioso Nichi, a presentarsi come impavido difensore dei deboli? L’ex governatore della Puglia si difende dicendo che quella persona gli serviva per arrivare alla mediazione con l’Ilva. Beh, in un paese civile, la mediazione è l’anima della politica, quindi non ci sarebbe niente di strano. Peccato che nella “narrazione” di Nichi, invece, esistano solo i buoni contro i cattivi, gli operai contro i capitalisti, i puri contro i corrotti, i Vendola contro i politici. Eh, caro Nichi, anche tu hai dato il tuo bel contributo ad accrescere la “familiarità e l’osceno servilismo” tra i giornalisti d’assalto e le procure. Se vuoi proprio querelare tutti i responsabili di questo ignobile attacco, querela per primo te stesso.

Intercettare non è mai bello, ma c’è un ma

-Dice che gli USA ci spiano le telefonate.

-E allora tu non parlare, usa l’alfabeto muto.

-Ah, dici skype, webcam, videochiàmamiii…

-Può essere un’idea, no?

-Sì ma vuoi che non ci spiano anche quelle?

-Via lettera, allora.

-Le aprono col calore, l’ho visto su History.

-Piccioni viaggiatori?

-Il becchime, ormai, è tutto della Monsanto.

-E allora siamo fottuti.

Pausa.

-Ma sai che ti dico?

-Cosa.

-Meglio loro che i pm italiani. Loro, almeno, quando arriva il momento, ci difendono.

Per la Spinelli, Berlusconi è peggio dei terroristi

Il delirio dei nostri rivoluzionari da salotto, sinistra al caviale etc, sembra non avere fine. La loro mostruosa idea di fungere da vera voce del “popolo” non conosce tregua né vergogna. Ecco oggi su Repubblica – ma và? – l’intellettuale  Barbara Spinelli (qui). Il succo del suo pistolotto è questo: il tizio che ha svelato che la NSA (Agenzia Nazionale per la Sicurezza USA) controlla telefonate e mail a milioni di persone è un eroe, mentre la NSA è il male, in quanto farebbe gli sporchi interessi delle “oligarchie” e non del “popolo”. Ora, le autorità americane, oggi sotto Obama, eh, non solo ieri sotto Bush, dichiarano di avere sventato in questo modo “decine di attentati”. Fosse anche uno solo, a me basterebbe. Alla Spinelli, no. Lei vede trame oscure, disegni imperscrutabili, opacità inaccettabili. Sentitela quando descrive il disprezzo delle “oligarchie” per il “popolo”:

[per le oligarchie] Il popolo smoderato e incolto va vigilato, spiato

Per me, se le “oligarchie” pensano che il popolo è “incolto”, hanno ragione, perché tutti i popoli, quelli reali dico, sono in larga parte “incolti”. Ma Spinelli dovrebbe ricordarsi che anche lei, per anni, ha sostenuto che quello italiano è incolto come tutti gli altri, anzi, molto di più. Era lei che lo diceva, non le oscure “oligarchie”. Solo che lei diceva di più: gli effetti di questa “incultura” andavano controbilanciati a tutti i costi, anche limitando la libertà e la democrazia. Sì, limitare la democrazia. Pensiero schiettamente oligarchico. O no? Certo, lo scopo era nobile, difendere il popolo. Ma da chi? Da se stesso, sicuramente, ma soprattutto dal pericolo dei pericoli: le vittorie elettorali della destra e la persistenza del suo (di lei) odiato nemico, Silvio Berlusconi.

Ma andiamo avanti. Soffermiamoci su quel “vigilato, spiato”. Vigilare e spiare il popolo è cosa brutta, per Spinelli, e siamo d’accordo. Ma Spinelli dovrebbe anche sapere che che l’NSA “vigila e spia” il popolo americano perché sa che in mezzo al popolo si annidano i terroristi. Ops, ho detto “terroristi”? Eh già, perché questa parolina è del tutto assente, nel lungo articolo della Spinelli. La quale, di certo, avrà escogitato un modo molto più efficace di stanare i terroristi. Una possibilità è che abbia gli indirizzi, magari grazie a Carla Bruni e agli altri amici intellò parigini, che se li coccolano da decenni. Se non è così, allora l’unica alternativa logica è che non consideri i terroristi dei “nemici del popolo” degni di questo nome.

Quindi, riassumendo, le oligarchie schiacciano il popolo, tranne l’oligarchia di cui fa parte la Spinelli, che vuole salvarlo. Da chi? Non dai terroristi, ma da qualcosa di molto peggio: Berlusconi, Bisignani, Olgettine, Fede e Lele Mora, e tutta la serie di personaggi orribilmente sputtanati via intercettazioni. Eh, sì, perché loro possono essere intercettati, dato che non fannno parte del popolo. Ineccepibile. A me, però, rimane una domanda: perché io, da umile cittadino, quando sento che la NSA mi intercetta per difendermi dai terroristi, sono disposto a sacrificare un pezzo della mia libertà, mentre quando sento che le procure intercettano Berlusconi per difendermi da Berlusconi, avverto solo che la mia libertà è minacciata?

Update: pubblicato in forma molto ridotta tra le lettere al direttore sul Foglio di sabato 15-6-13

Il grande sogno italiano

Solo un uomo meschino come me poteva pensare che avessero investito tanto tempo, soldi, fatica, vent’anni di odio per Berlusconi, vent’anni di società civile, 4 anni di furibonda campagna contro la casta, 10.000 appelli degli intellettuali di sinistra, le medicine per l’ulcera di Paolo Flores d’Arcais, le pomate per i baffi di Sandro Ruotolo, 15.000 amache di Michele Serra, 50.000 puntate di Fazio&Littizzetto&Dandini&SabinaGuzzanti&Santoro, i film d’autore, le merende con i banchieri etici del Corriere, le lenzuolate di Scalfari, l’antifascismo cronico di Repubblica, le passeggiate con i terroristi di Hamas, la rivoluzione di internet, la rivoluzione eco-clima-solidale, le domeniche in Val di Susa, le domeniche a spasso, gli spioni nelle procure, gli spioni al Vaticano, lo streaming, il fu popolo viola, le lacrime di Occhetto, le quote rosa, se-non-ora-quando, le piazze giacobine, i giaguari indelebili, insomma, che avessero investito tutto questo per niente, e non per il grande sogno italiano: Romano Prodi al Quirinale.

Responsabilità sì, inquisizione no

Trascrivo e sottolineo dal blog dell’anarca (qui):

La passione di Martin Luther King per le donne era cosa risaputa, non solo dai capi della Cia che lo controllavano. Jacqueline Kennedy, in un’intervista fatta a pochi mesi dalla morte del marito, definì il reverendo King “un bugiardo di cui le intercettazioni hanno svelato che organizzava incontri con più donne”; ma questa intervista è rimasta nascosta all’opinione pubblica per cinquant’anni, prima di essere pubblicata dal New York Times nel 2011. Se Martin Luther King fosse stato nell’Italia di oggi, e se fosse stato un leader politico di destra, le sue intercettazioni sarebbero state pubblicate sui giornali, i suoi incontri privati resi pubblici e magari qualche magistrato lo avrebbe processato per reati incredibili.
L’America puritana e ancora razzista degli anni ’60 sapeva custodire la privatezza di una vita, se svelarla significava mettere in pericolo la sicurezza nazionale o rendere pubblico ciò che in fondo è una regola del mondo: e cioè che sesso e potere sono una formula alchemica universale; e che l’uomo usa il sesso per dimostrare potere e la donna usa il sesso per avere potere. Dovrebbe essere la responsabilità individuale a sancire il senso dei comportamenti, non l’inquisizione o il moralismo. Con buona pace di certi magistrati e di molti giornalisti. (© Il Tempo, 10 Aprile 2013)