La Tunisia e i fanatici dei diritti umani

I rivolgimenti politici dei paesi dell’Africa mediterranea sono un’occasione di osservazione molto interessante, per chi è interessato a capire la nostra cultura. Sì, la nostra, oltre che la loro. Perché la via dell’islam verso la libertà si intreccia inevitabilmente con la via già tracciata dall’occidente. Uno dei fenomeni da osservare è la loro politica, con le nascenti costituzioni. Per esempio, quando parlano di “discriminazione”, loro provano a essere semplici e giusti, creando le basi per il rispetto dell’individuo e dei suoi diritti elementari, ma ecco che intervengono lo stesso i nostri fanatici dei diritti umani, tipo Amnesty International, a rovinare tutto. Giuste le osservazioni di zamax sulla Tunisia (qui).

La lingua finta delle “pari opportunità”

Quando usi una lingua finta, sei condannato a mentire sempre, che tu lo voglia o no. Questo ho pensato, quando ho visto ciò che hanno fatto quelli del nostro zelante ministero delle “pari opportunità” (nome che più finto non si può): le imperdibili istruzioni per i cittadini davvero rispettosi della cosiddetta “comunità lgbt” (altro concetto che più falso non si può). Naturalmente, in nome della libertà di espressione, ma come la intende il progressismo più spinto. Bell’editoriale del Foglio (qui).

“Riconciliazione nella verità”

Parole sante, da applicare non solo nel lontano Sud Africa del passato, ma anche nell’Italia del presente. “Riconciliazione”. Cioè: pieno riconoscimento della dignità e della legittimità per la scelta politica a destra, compreso Berlusconi. O vogliamo continuare con la balla razzista che in politica c’è una razza superiore e una inferiore? “Verità”. Perché la demonizzazione in atto da 60 anni è un vicolo cieco, non solo per chi la subisce, ma anche per chi la attua. Dire la verità non è facile, ma rende tutto più facile. Chi ha pronunciato oggi quelle due parole? Uno degli italiani che non è rimasto con il cuore a piazzale Loreto, Silvio Berlusconi:

“Imparino [quelli che lodano Mandela] a praticare quella riconciliazione nella verità e nel rispetto reciproco che è stato il suo più grande merito e la sua più grande vittoria. Il suo insegnamento, la sua testimonianza, la sua forza d’animo capace di non arrendersi mai anche quando le forze del male sembravano essere imbattibili, sono e saranno un esempio per tutti noi”.

Proposta: lasciamo in pace Erich Priebke

Nel 2013, a quasi settant’anni di distanza dai fatti, direi che è venuto il momento di lasciare in pace un signore di 100 anni*, la sua famiglia e i suoi amici. E di smetterla con le pagliacciate. Ostentare oggi il proprio anti-nazismo o anti-fascismo è altrettanto idiota che imbrattare i muri di svastiche e croci celtiche. O no?

*oltretutto già condannato e non accusabile di fare apologia del nazismo (update 31-7-13 h 12.35)

La sinistra e le stronzate di razza superiore

Se il tizio di SEL, che ha insultato la tizia della Lega, che è stata espulsa per aver insultato la ministra Kyenge, verrà a sua volta espulso, non sarà per ciò che ha detto. Sarà, invece, per come lo ha detto. Infatti, pur essendo di sinistra, ha parlato come uno di destra. Cioè, la sua stronzata suona proprio come una stronzata, e non come un proclama di superiorità morale. E questo, a sinistra, non si può fare. Spara pure insulti a sfondo razzista, squarta pure bambini innocenti: se riesci a farlo apparire come una prova della tua superiorità morale, allora ti fanno segretario di partito. Ma se provi a parlare come mangi, guai! Non importa un fico secco se tu, di fatto, sei razzista o antirazzista, l’unica cosa importante è che tu abbia la stessa idea del resto della setta, che la esibisca in società, e che escluda i nemici, e mi raccomando il politicamente corretto. Quanto all’eventuale pena in un’eventuale causa, io spero con zamax che quel tizio lo mandino ai lavori forzati, e che lo facciano “lavorare come un negro” (qui).

Che caspita è sta “omofobia”?

Se il mitico Mannheimer facesse un bel sondaggio con la domanda: che significa “omofobia”?, credo che ben pochi saprebbero rispondere. E il motivo è semplice: fino a pochi anni fa, questa parola non esisteva nemmeno, e ora che esiste, esiste solo per una parte della società, quella eternamente “impegnata”. Da qualche tempo è entrata a far parte di quel gergo falso e ipocrita che spopola sui media e nelle coscienze migliori, ma non nella testa della gente, che non c’ha voglia di tenere dietro agli intelligentoni e alle loro trovate.

Tuttavia, credo che tutti abbiano intuito che è una cosa brutta, e che riguarda una qualche “discriminazione”, tipo il “razzismo”. Qualcuno avrà capito anche che riguarda i gay, e che è un insulto pesante. E lo hanno capito perché appena uno osa dire pubblicamente “Sono contrario ai matrimoni gay”, ecco che la lobby gay gli salta immediatamente alla giugulare e lo accusa di essere omofobo. Se un altro si azzarda ad affermare: “Sono contrario alle adozioni da parte delle coppie gay”, è un pericoloso omofobo. “Il mio vicino di casa è frocio”… Omofoboooo!!!

Questi loschi figuri, i loro giornali, i loro blog – pochi, eh, numericamente – sono stati accusati di “omofobia”. Per loro è stato come essere accusati di “razzismo” o “anti-semitismo”. A morte! Ma teniamoli un attimo lì, ciascuno con la loro dose di linciaggio sui media, poi ci ritorneremo.

Ora cerchiamo di capire perché quella parola così finta è anche così potente. E’ così potente perché trae la sua forza dal politicamente corretto, che è il fronte combattente dell’ideologia del progresso. Un’ideologia in perenne lotta contro le tradizioni, contro la Chiesa e contro il buon senso. “Omofobia” è una delle sue parole d’ordine.

L’hanno inventata dal nulla. L’hanno caricata di un alone di malvagità metafisica. Poi l’hanno diffusa nei posti giusti, e cioè sui media. Qual è lo stratagemma usato per acquisire potenza? Un vecchio classico dell’ideologia del progresso: il ricatto psicologico. Funziona così: se fai uso del concetto di “omofobia”, sei nel giusto; altrimenti, sei un reazionario, retrivo, e potenziale uccisore di gay.

Dicevamo dei media. I media, ben lungi dall’essere “neutrali”, si sono conformati rapidamente e totalmente a questo nuovo linguaggio. Sai che gioia, un insulto nuovo! Polemiche nuove! Ascolti nuovi! Quei somari vedono la “guerra all’omofobia” come una lotta per la libertà e una difesa dei presunti “diritti” dei gay. Balle. Gettare infamia su quelli che non la pensano come te, è libertà? Nessuno, nemmeno un gay, può avere il “diritto” di mettere a tacere gli altri con il ricatto.

Ora, poi, si sta facendo un passo ulteriore. In Italia, si è sul punto di creare un nuovo reato, il reato di istigazione, propaganda e violenza omofoba. Soffermiamoci un attimo su quella parola vuota, e torniamo a quelle persone che, solo per aver espresso la loro opinione, sono già state accusate di “omofobia”. Che succede a quelle persone, se la “propaganda omofoba” diventa reato? Dire che si è contrari ai matrimoni gay e alle adozioni è “propaganda omofoba” o no? Voglio vedere il giudice che si trova lì una denuncia della lobby gay e una massa di manifestanti fuori dalla porta, come giudicherà la cosa. E cosa succederà anche a te, che hai un vicino di casa frocio, a cui stai sulle balle perché leggi il Foglio? Tutti denunciati per quel nuovo reato. Portati in tribunale. Condannati. E in carcere, si sa, è pieno di…