Walter il comunicatore teme la tv

Nel 1994 successe qualcosa di epocale per l’Italia. Un leader politico usò un mezzo moderno come la tv per comunicare con gli elettori. La potenza di quel gesto la potete vedere nella reazione dai toni apocalittici degli avversari. Oddioddioddio! Come accade spesso, i progressisti si dimostrarono terrorizzati dal cambiamento e gridarono alla dittatura. Semplicemente, essendo figli di una politica fatta nelle segreterie di partito e nelle riunioni sindacali, non erano in grado di capire il nuovo mezzo e perciò lo temevano. Oggi hanno un leader che dovrebbe rappresentare il loro futuro, i loro sogni e perfino un pragmatismo che definirò eufemisticamente impossibile. Ebbene, costui ha ancora paura della tv. "Niente talk show", dice il grande comunicatore nel suo primo discorso (Fonte: Repubblica 28/6). La scusa è "basta con le risse". Ottimo, encomiabile, soprattutto per uno come lui, troppo buono e pacifico per ruggire nell’arena. Una bella rassegna artistica, musicale, cinematografica è molto più tranquillizzante. Discorsetto preparato, applausi di rito, evviva il sindaco, buffet. La tv è un’altra cosa. Viene quasi il dubbio che Veltroni sia troppo colto per abbassarsi a guardarla. Se nel suo staff è rimasto qualche vero progressista, prima o poi forse lo avvertirà che la comunicazione politica nel 2007 segue altre regole.

Furio Colombo, onore al merito

Ieri, lui uomo indubitabilmente di sinistra, a un convegno su Israele ha finalmente sgombrato il campo dalle bestialità ideologiche che il popolo della sinistra ripete a macchinetta da decenni. Sentite qua. "Quando è nato lo Stato di Israele non c’era uno Stato palestinese. Uno Stato palestinese è stato proposto per la prima volta contestualmente dalle Nazioni Unite nelle stesse dimensioni e con le stesse risorse di Israele e con la stessa data di nascita. Ma è stato rifiutato dalle potenze arabe dell’area (Egitto, Siria, Giordania, ndr) che avevano voci e mezzi per fare la guerra e hanno deciso di farla usando i palestinesi". E non finisce qui. "E tutti i dati storici, in ogni incontro, in ogni dibattito, in ogni convegno o manifestazione popolare per la palestina, appaiono cancellati dai segni molto forti della propaganda palestinese. In essa, come in tutte le storie di rivendicazione, i fatti sono alterati". Gran finale: "La sinistra italiana è rimasta ferma, con un irremovibile impegno, che non varia quando inizia la strage delle bombe umane negli autobus israeliani; che definisce ‘muro della vergogna’, o ‘muro dell’apartheid’, il muro che ha posto fine a quelle stragi quotidiane per le strade delle città israeliane. La sinistra italiana non ha mai notato il tempo in cui le madri israeliane dovevano dividere i figli tra un autobus e un altro, sperando che almeno uno dei figli tornasse vivo". Applausi a scena aperta, per queste parole che sono come macigni.
(i grassetti sono miei)

Fratellanza

Troppe sono le parole trascurate. Che fine ha fatto la fratellanza, la fraternité che i rivoluzionari appresero da Cristo? Io ci penso, ogni tanto. La condivisione, l’agire di comune accordo è cosa rara e difficile. Sempre fonte di seccature, di fraintendimenti, di delusioni, sempre esposta all’egoismo, al sopruso. Eppure scommetto che se provate a pensare ai momenti più alti della vostra vita, non eravate da soli. Voi vi sentite fratelli di qualcuno? Di chi? Che cosa alimenta questa fratellanza?

Il pubblicitario

Mi aggiro per il Festival della Pubblicita’ a Cannes, nel tempio della pubblicita’, e per una volta mi sento parte di qualcosa. Allora non c’e’ solo la mia tastiera e gli zombie della mia agenzia: la’ fuori c’ e’ altra gente come me! Sono come ai Mondiali della pubblicita’. Purtroppo, pero’, non essendoci niente di mio in concorso, piu’ che altro e’ come essere venuto a vederli e basta. Ma e’ gia’ qualcosa. La domanda ricorrente e’: ma come ci vede la gente? Cosa pensa di noi? Ammesso che le interessi qualcosa. Resiste ancora il mito degli anni 80 della bella vita? O prima o poi verra’ fuori che chi ci crede ancora sono solo gli anziani, quelli che li hanno vissuti, gli anni 80, mentre chi e’ entrato da poco ha ben poco di diverso da un qualsiasi impiegato?

Azione!

Ci sono delle entità malvagie che paralizzano l’Italia. Per esempio:
Burocrazia. E’ tipo l’Uomo Roccia. Schiaccia l’iniziativa dell’imprenditore, soffoca la vita del cittadino, grava insopportabilmente su tutti i mestieri, anche i più insospettabili, come il pubblicitario; strangola il raro politico realmente desideroso di cambiare, di "fare le riforme".
Cultura d’Autore, l’Uomo Sega. Tronca senza pietà le già deboli sinapsi di scrittori e sceneggiatori non appena si accorge che hanno pensato per un attimo di inserire un sogno, una speranza, un qualcosa di diverso dal nulla in cui si dibattono da decenni i loro sterili personaggi.
Ideologia, l’Uomo Fumo. Avvolge nelle sue spire mefitiche chiunque abbia a cuore il futuro, la realtà, i veri problemi, i sacri sentimenti di giustizia della gente. I pochi dotati della maschera protettiva assistono a scene surreali, tipo una folla impazzita e manipolata che impedisce allo Stato di sgombrare le proprie strade piene di rifiuti, il tutto sotto lo sguardo compiaciuto del Ministro per l’Ambiente.

I supereroi, invece, popolano le molte realtà culturalmente, politicamente, economicamente più dinamiche. Tipo i Paesi anglosassoni, ma oggi anche la Francia che si è affidata a un uomo d’azione, o la Spagna che ha svoltato qualche anno fa e ormai per infrastrutture e per progettualità ci surclassa. Finché non si guarderà con ammirazione e perfino con spirito di emulazione a quelle esperienze, studiando la loro storia e il loro esempio, continueremo a perdere occasioni. Vogliamo continuare a far vincere il Male?

Magdi Allam, giornalista e scrittore

Lo ammiro per mille motivi. E’ intelligente, è coraggioso, è rispettoso. E’ un musulmano laico che difende le ragioni di Israele. Dimostra a noi vecchi europei che in altri luoghi la democrazia è ancora giovane e vitale. Osa chiedere ai dinosauri di spazzare via l’ideologia che li acceca, e imparare a vedere cosa accade davvero nel conflitto israelo-palestinese. E di schierarsi, culturalmente e politicamente. "Viva Israele", suo ultimo libro, non ce l’ho ancora, ma lo leggerò presto. Mi dà la speranza che prima o poi la lunga ombra dell’ideologia svanirà, e le cose appariranno nella loro vera luce.

Moralisti, brutta razza

Massimo D’Alema dice a Consorte: "Facci sognare". Piero Fassino dice a un altro faccendiere: "Finalmente abbiamo una banca anche noi". E via così. I moralizzatori. Le Mani Pulite. I Seconda Repubblica. Scannare il cinghiale solo per fare largo ai lupi. Ecco cosa è successo, in fin dei conti. La storia parla chiaro e non dà appello. Facevate meglio a lasciar perdere la morale e a fare semplicemente la politica. La politica, con le sue regole e le sue necessità, non sempre linde e specchiate, purtroppo. Ma pur sempre un mezzo per fini degnissimi. Con che faccia avete parlato di moralizzazione, signor D’Alema, signor Fassino? Con che faccia? Se vi fosse rimasto un briciolo di vergogna, oggi ve la coprireste, la vostra bella faccia. Con le vostre belle mani pulite.

A chi giova il menefreghismo

A Bush magari non gliene frega niente che siano annullate parti della sua visita per motivi di sicurezza.
A Bush magari non gliene frega molto di essere costretto ad andare in giro con un esercito al seguito perfino in un Paese alleato come l’Italia, tanto ci è abituato.
Sicuramente, invece, al governo non gliene frega niente che la gente comune paghi il biglietto del treno, visto che ai manifestanti concede di non pagarlo.
Al governo non gliene frega niente che in mezzo ai manifestanti che non pagano il biglietto ci sia anche la feccia che vuole solo devastare Roma e pure i treni.
Alla gente comune, invece, gliene importa moltissimo delle auto, delle case, dei negozi, dei figli e dei mariti poliziotti, e di conseguenza vorrebbe che i violenti se ne stessero a casa loro, o in prigione, altro che treno.
Anche ai manifestanti pacifici, suppongo, gliene importerebbe qualcosa di distinguersi dalla feccia, per non essere confusi con loro.
Ma purtroppo alla feccia non gliene frega niente di nessuno, e dunque non si fanno scrupoli a usare i pacifici come scudo.
Tirate le somme, si sarà gia capito a chi giova tutta questa catena. Proprio alla feccia, guarda un po’. Liberi di devastare le auto, le case, i negozi della gente, e spaccare la testa ai poliziotti.
Se fossi un manifestante pacifico a me importerebbe, e molto, di inventarmi nuovi, più intelligenti, più sicuri modi di manifestare le mie idee. Se non altro per distinguermi dalla feccia.

Un teschio è per sempre

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Damien Hirst è un artista. Vive a Londra, ha 100 assistenti e un autista personale. Questo teschio ricoperto di diamanti è una sua opera. Costa 100 milioni di dollari. E’ la più costosa di tutti i tempi, ed è stata pensata apposta per esserlo.
Tutto ciò mi fa pensare all’eccezionalità, una delle peculiarità dell’opera d’arte nella nostra cultura. Esperienze artistiche eccezionali sono state quelle di tutti i geni del passato, come Leonardo, Michelangelo, Degas, Cezanne. Eccezionali sono stati anche i primi artisti del Novecento a capire che il mondo stava cambiando radicalmente, Picasso per esempio. Eccezionale è stato anche chi ha colto le prerogative della società di massa, come Duchamp e Warhol. Oggi, al termine di tutto questo percorso, l’eccezionalità di un artista non è diversa da quella di una rockstar, di uno stilista, di un uomo di spettacolo: si riduce al prezzo delle sue performance.
E’ utopico chiedere a un artista qualcosina di più?

Dibattito sul terrorismo e le sue vittime

Manipoli di feccia chiedono, anzi esigono, la liberazione dei terroristi – non si capisce perché – e inneggiano alle stragi dei nostri militari in Iraq per mano di altri terroristi. E questa feccia talvolta è appoggiata perfino da certi politici e da certi giornalisti.
Intanto io e un amico dibattiamo. Il tema è: perché ci sono molti più libri, interviste, attenzione mediatica, per i carnefici che non per le vittime? Lui propende per l’efficacia sempiterna del male. Caino fa più ascolto e più vendite di Abele. Può essere.
Io però penso che ci sia sotto anche una questione culturale. E uno degli aspetti di tale complessa questione è il seguente. Come già appurato su questo blog, la maggioranza di chi fa cultura e opinione in Italia è di sinistra (editori, giornalisti, fumettisti, attori, registi, drammaturghi). Alcuni di costoro hanno un problema: non hanno ancora fatto i conti col passato. Sono in grave imbarazzo. Hanno un senso di colpa per non essersi mai opposti con sufficiente fermezza ai loro "amici" che ammazzavano poliziotti, giornalisti, magistrati, gente comune. Forse è questo stesso senso di colpa che li acceca su un punto fondamentale: dare ai loro "amici" lo spazio per raccontare le loro storie è legittimo, ma sarebbe doveroso dare identico spazio anche all’altra metà, alle vittime. Libri come quello di Mario Calabresi – di cui abbiamo già parlato – ci mostrano che è tempo di introdurre nuova linfa vitale, di parlare anche delle famiglie sfasciate e del loro dolore sordo, inespresso, ancora deflagrante.