Nessun complotto contro Silvio. L’aberrazione fu alla luce del sole

A me ciò che fecero o non fecero gli americani e i “tecnocrati” europei a fine 2011 interessa relativamente. Mi interessa molto, invece, ricordare ciò che fecero i nemici italiani di Berlusconi, non solo durante l’isteria dello spread, ma anche prima. E mi interessa il perché lo fecero: per pulsioni tribali travestite da superiorità morale. Per il loro comportamento è inesatto parlare di “complotto”. Infatti, non ci fu né il nascondimento, né una regia unica. Come dice giustamente Zamarion, fu “tutto talmente spudorato da apparire normale: (…) articoli di giornale, interviste, proposte, appelli.” Già prima dello spread, per loro l’Italia doveva essere assolutamente commissariata, e così, quando a fine 2010 l’inetto Fini fallì miseramente la spallata…

I primi mesi del 2011 videro perciò (…) tutta una schiera di fior di costituzionalisti e di pensosi editorialisti di seriosissime gazzette impegnate a perorare la causa di adeguate soluzioni costituzionali al problema Berlusconi, e non mancarono appelli a entità sovranazionali. Fu questa Italia a negoziare e a preparare con l’Europa la dipartita dell’Impresentabile. Ma furono solo la tempesta finanziaria e la crisi dello spread (che non fu il frutto di un complotto contro Berlusconi ma che allo stesso tempo con Berlusconi non c’entrava nulla) a rendere questo disegno possibile. E Berlusconi fu solo la vittima da offrire al Dio dell’isteria collettiva.

Ecco l’aberrazione. Zamarion lo racconta per bene, includendo anche gli errori della stampa amica del Cavaliere. A futura memoria (qui), (qui) e (qui).

Renzi ci porta fuori dalla prima repubblica? Con Silvio, sì

Come dice giustamente Christian Rocca, è grottesco criticare Renzi perché sta diventando presidente del consiglio con un “metodo da prima repubblica” (qui). E’ stata la Consulta, non Renzi, a bocciare il famoso Porcellum, e così a riportarci (temporaneamente) alla prima repubblica e al suo proporzionale. Eh sì, perché quello che gazzettieri e politici hanno chiamato per anni “seconda repubblica”, in realtà era del tutto identica alla prima, con l’unica differenza di una legge elettorale maggioritaria. Una differenza minima nella forma, e aggirabile molto facilmente, come hanno dimostrato diversi “rimpasti”, “governi tecnici” etc. Tolta quella, eccoci tornati ai puri giochetti di palazzo, con i governi decisi non dagli elettori, ma dal parlamento e dai partiti. Ovvio, e non imputabule a Renzi.

Altra cosa grottesca è che questo orrore della prima repubblica venga manifestato proprio da coloro che in questi vent’anni non si sono mai spesi a favore del bipolarismo. Anzi. Memorabile fu quando si profilò all’orizzonte il salvatore della patria Mario Monti, propugnatore del centrismo più spinto, e subito i gazzettieri si scagliarono come un sol uomo contro il bipolarismo, come se fosse l’origine di ogni male. Lo definirono “muscolare”, che peraltro è un difetto solo se si crede che la politica sia una corsetta blanda o un massaggio rilassante. Per non dire della difesa a corpo morto della “costituzione più bella del mondo”, dogma dell’intellettuale italiano.

Ma tornando all’oggi, le domande sono: Renzi si farà risucchiare dalla “palude” o riuscirà a fare qualcosa di utile, su legge elettorale e senato? E con chi la farà, se la farà? Di sicuro, dovrà avere l’appoggio di qualcuno tra quelli che in questi giorni si stanno prendendo a colpi di “idiota”. Tenga conto che il punto di riferimento degli elettori di destra, pur essendo all’opposizione, ha già detto di essere favorevole. Il resto, se il Pd non si imbizzarrisce troppo, verrà da sé.

L’acqua calda è antidemocratica

Periodo di scoperte fulminanti. Stefano Rodotà, dopo essere stato candidato da Grillo alla presidenza della Repubblica, scopre che Grillo è “populismo deteriore” (qui). La presidenta della Camera Laura Boldrini e Sel dicono che Grillo per loro è praticamente uno “stupratore” (qui). Anche il Pd, che dopo aver vinto le elezioni lo considerò interlocutore di primissimo livello, oggi si è molto raffreddato. Eppure, per capire chi era davvero Grillo, politicamente parlando, bastava leggere già molti anni fa questo blog o zamax o il Foglio, invece degli editoriali del Corriere e di Repubblica, e i libri sulla “casta”. Infatti Grillo, ancora oggi, non fa altro che ripetere ciò che diceva già ai tempi in cui Rodotà, Sel, il Pd, il Corriere e Repubblica lo consideravano il fior fiore della democrazia: le istituzioni italiane sono anti-democratiche.

Fine di questo filone, inizio di un altro filone.

Formigli di Piazzapulita, Alan Friedman, il Giornale, la Santanché e Vittorio Zucconi hanno scoperto che Napolitano ha fatto un colloquio di lavoro a Monti nell’estate del 2011, tenendo all’oscuro loro quattro e il resto della stampa democratica. Pare, tuttavia, che di quel colloquio segreto fossero informati anche i big delle banche nostrane, Passera, Bazoli & Co, i quali, peraltro, oltre a essere i big delle banche, sono anche i padroni della stampa democratica, la quale però era all’oscuro di tutto. Quanto al famoso colloquio, il suo resoconto redatto da Passera sembra copincollato da qualche migliaio di editoriali apparsi per mesi su tutta la stampa democratica, prima, durante e dopo quel colloquio. Compresi quelli di Monti. Altro che complotto. Insomma, tra politica e media, le solite tempeste in un bicchier d’acqua. Calda.

Segnalo anche zamax sull’inesistente “complotto” (qui). E l’ottimo Giuliano Ferrara sul Foglio di oggi (qui).

Monti e la legge del figlio prediletto

In ogni famiglia c’è sempre il figlio, o la figlia, che gode della predilezione di mamma o di papà, di nonno o di nonna, o anche di tutti quanti. Nella grande famiglia della politica italiana, per un anno il vecchio nonno, che era stato nominato dall’ancor più vecchio trisavolo, è stato sostenuto dai tre nipotini giudiziosi, come da tre solide stampelle. Ebbene, oggi che due dei tre nipotini – anch’essi assai attempati, per la verità – si sono ribellati, il nonno si comporta in modo ambiguo. Contro Berlusconi, in risposta alle sue provocazioni, ha già tirato qualche bordata formidabile. Contro Bersani, invece, nulla. Eppure, Bersani ha detto: “Il governo Monti ha nascosto la polvere sotto il tappeto“, cioè ha truccato i conti. Accusa sanguinosa, contro il super-ragioniere. E ha anche rincarato la dose: “I partiti personali sono il cancro della democrazia!” Il cancro, eh, non il raffreddore. Quindi anche Monti, il cui nome sul simbolo è scritto grosso come una casa. Ma dal vecchio nonno, nessuna reazione. Mi ricorda quel film con Benigni e Troisi, quando uno dei due, il figlio meno amato, chiede alla madre (o nonna?): “A chi vuoi più bene, a me o a lui?“. E lei, istintivamente, si protende adorante verso l’altro, ma poi sospira con rassegnazione e dice: “Uguale.”

La stampella

Mario Monti sarà pure un novizio della politica, ma questa sua uscita dimostra che ha già imparato la lezione del suo mentore politico: “Non siamo la stampella di nessuno.” Piccolo quiz: chi è il suo mentore? A. Un grande ortopedico. B. Un grande politico. C. Pier Ferdinando Casini.

Upgrade 14-1-13, h 14.35. In palio, a scelta, una stampella o un piffero.

Povero Santoro

Non volevo vederlo, giuro, ma mia moglie era troppo curiosa. “Almeno l’inizio” ha detto, e io, che sono un signore, come potevo non accontentarla? Tirando le somme, l’idea di Santoro era sfruttare Silvio in funzione anti-Monti: retorica anti-governativa, anti-europea, anti-padroni, insomma anti-tutto. Ma non aveva fatto i conti con Silvio. Il quale ha inziato rigido come un palo – normale, direi, per l’imputato di un processo mediatico che dura da più di 10 anni – ha tirato qualche bordata a Monti, ha incassato qualche colpo, ma ha ribadito a chiare lettere che si devono dare più poteri al capo del governo, e che non si deve affatto uscire dall’Europa, come vorrebbero mettergli in bocca i soliti manipolatori. Ha finito per essere lui, il vero mattatore. Ha perfino strappato qualche risata sincera a quel pubblico assetato di sangue. Magistrale il “Santoro, si sta scavando la fossa…. dategli una vanga!…”, il contropiede della lettera a Travaglio, e quando ha pulito la sedia su cui si era seduto il gran censore dei disonesti. Puro avanspettacolo. Chiusura malinconica con un Vauro che ribadisce l’ottuso “Viva la costituzione”, di fronte alla volontà di Berlusconi di cambiarla, per dare più poteri al capo del governo. Motivo che, da solo, basterebbe per votarlo.