Il pupazzo Gianfranco

GIANFRANCO+FINI+ARRABBIATO-2Vi ricordate il mitico Rockfeller, il corvo "agito" e "parlato" dal ventriloquo Moreno, che impazzò negli anni Ottanta in tv? Ebbene, oggi un altro pupazzo si aggira per le aule del parlamento italiano, anzi una delle due camere la presiede pure. Sui documenti ufficiali c’è scritto un nome, on. Gianfranco Fini, ma in realtà, spesso, chi agisce e parla attraverso di lui è qualcun altro. Infatti, ogni volta che pronuncia la locuzione "questione morale", come ha fatto ieri, lui forse – ma forse – crede davvero di difendere la legalità le regole le istituzioni i valori e bla bla bla. Invece ciò che fa veramente è: primo, smarcarsi dal Maligno; secondo, accreditarsi presso i presunti salvatori dell’Italia; terzo, rafforzare la posizione di questi presunti salvatori dell’Italia, che da più di trent’anni vogliono moralizzare la politica e gli italiani, e che da venti lo vogliono fare per via giudiziaria. Che lo sappia o no, quando l’on. Gianfranco Fini dice con aria solenne "questione morale", si trasforma nel pupazzo Gianfranco. Non è più il garantista cofondatore del PdL che parla, bensì Enrico Berlinguer (PCI), Antonio Di Pietro (ex magistrato, oggi IdV), Anna Finocchiaro (Pd), Eugenio Scalfari (la Repubblica), Travaglio Santoro Guzzanti e tutta una schiera di politicanti e intellettuali truffaldini trasversale agli schieramenti. Come dite? Troppi ventriloqui per un solo pupazzo? Meglio per lui: così è sicuro di non rimanere senza voce. E senza idee.

Performance di Fini (qui).
Performance di Rockfeller (qui).

rockfeller

Io non so

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Pier Paolo Pasolini, morto che parla

Io non so perché non vogliono farmi riposare in pace.
Io non so perché continuano a tenere in vita artificialmente il mio fantasma.
Io non so perché proprio coloro che spesso e volentieri sono favorevoli all'eutanasia, oltre che all'aborto, non vogliono più lasciarmi andare.
Io non so cosa vogliono da me, a parte le mie poesie, i miei romanzi e i miei film. Certo, non tutti capolavori, ma ero uno scrittore, mica un dio!
Ecco, io non so perché, invece, intellettuali, politici e semplici militanti della parte politica in cui mi trovai a stare in vita – seppure da eretico e dunque da semi-appestato – ora mi trattano come un dio onnisciente, depositario di tutte le verità sull'Italia.
Io non lo so, ma sospetto che derivi anche dal fatto che – malgrado quello che dicono alcuni di loro – hanno perso tutti la fede in Dio, oltre che la fiducia nello Stato.
Io non so perché ho deciso di scrivere sul petrolio dell'Eni. Quando mai l'ho fatto! Se avessi saputo che ogni due per tre sarebbe arrivato qualcuno a tirarmi fuori dalla tomba per quello… Ora pure Veltroni e Dell'Utri!
Io non so perché, ma sono stato trasformato in un santino. Io, coscienza inquieta, profonda e contraddittoria, ridotto a figurina bidimensionale, da moltiplicare in serie, da appiccicare sulla parete e da idolatrare insieme con Sandro Pertini, Ernesto Che Guevara, Gandhi, Elvis Presley, Bob Dylan, J. F. Kennedy, Vasco Rossi, Dario Fo, Saviano, Benigni, don Gallo, Santoro, Travaglio, Jovanotti.
Sì, io sulla stessa parete di Santoro, Dario Fo e Jovanotti!
Io non so perché, ma mi girano le balle. Vorticosamente.
Io so solo una cosa: sono morto. Ora, per pietà, lasciatemi andare.

Origliando il programma del Pd

origliareDopo l’uscita di scena di Veltroni.
Dopo la fine del sogno di avere un partito di sinistra a vocazione maggioritaria.
Dopo le 258 pagine del programma del Mortadella.
Finalmente arrivano, per le elezioni amministrative e per le europee, i primi segnali di un coraggioso cambio di rotta.
Privilegiata la sintesi, il programma del Pd avrà solo 5 punti.
Li ho raccolti origliando spudoratamente qua e là, spulciando attentamente le rare dichiarazioni sibilline estorte a fatica dai giornalisti ai raffinati protagonisti, sforzandomi di cogliere i più piccoli indizi di strategie non ancora di dominio pubblico.
Ve li riporto così come li ho capiti io.

1. Berlusconi è un pedofilo.

2. Gli amici di Berlusconi sono ladri.

3. L’Italia è in pericolo.

4. La Lega è razzista.

5. Gli ex An sono fascisti.

Come dite? Non sembra una linea politica, né tantomeno un programma? Non avete tutti i torti, ma questo ho trovato. Se tra voi c’è qualcuno che ha capito qualcosa di più, lo ascolto.

La parabola del Buon Predicatore

veltroniIn quel tempo, vagava per la Galilea un Buon Predicatore. Egli arringava le folle – milioni secondo lui, centinaia di migliaia secondo i centurioni – gridando con grande convinzione: “La Galilea è migliore di chi la governa!” E giù applausi e ovazioni. “La Galilea è un paese democratico!” E giù grida di entusiasmo. “La Galilea non accetterà mai la dittatura dei faraoni!” E qui, invece, ci fu un silenzio di tomba. Tutti si guardavano l’un l’altro allibiti, con dei grandi punti di domanda stampati sul volto. Finché uno dall’ultima fila prese coraggio e gridò: “Ma chi cazzo sono sti faraoni?” E il Buon Predicatore: “Come, non conoscete voi forse il libro di Mosè?” E quello: “Mosè? Ma era mille anni fa. Oggi c’è la recessione, il mutuo della capanna, il lavoro che non si trova, le tasse esose, la criminalità, l’immigrazione selvaggia, i giovani che bevono e si drogano, i terroristi islamici. Che ci frega dei faraoni? Chi li conosce?” L’uomo, deluso, lasciò il consesso, e come lui fecero molti altri – centinaia secondo il Buon Predicatore, milioni secondo i centurioni. Allora il Buon Predicatore disse ai quattro gatti rimasti: “In verità, in verità vi dico: noi di sicuro perderemo anche le prossime elezioni, ma resteremo per sempre i migliori”. Parola del Buon Predicatore.

Berlusconi non è perfetto. Brunetta quasi

superman_returnsPer noi schiere adoranti e senza cervello, la notizia è un duro colpo: l’OCSE ha calcolato che la pressione fiscale complessiva sul cittadino italiano è oggi circa al 43,3%. Dato in sé e per sé mostruoso, per un paese formalmente non socialista. Molto vicino a quello della Svezia (circa 48%), dove però i servizi al cittadino e il welfare sono incomparabilmente migliori. Ma il dato preoccupa noi adoratori soprattutto se lo si paragona a quello del 2007, quando era circa al 42,8%. Infatti quell’anno il nostro divo, il taglia-tasse, era già al governo. Sotto di Lui dunque le tasse sono aumentate dello 0,5%. Ahia. Certo, ci si potrebbe consolare dicendo a noi stessi che in congiunture economiche internazionali più favorevoli forse magari chissà… o che sotto Prodi o Veltroni probabilmente sarebbero aumentate del 10, del 20, del 40%, senza allontanarci troppo dal vero. Sì. Però.

Brunetta invece ci offre una performance da urlo: -45%, dicesi menoquarantacinquepercento, di assenteismo in pochi mesi. Come media nell’amministrazione pubblica italiana non c’è male. Poi, certo, dipende da cosa si va a fare in ufficio. Ma mi sembra un ottimo punto di partenza. E poi si consideri che per le casse dello stato questo calo di assenze rappresenta un bel risparmio, un malloppino che Brunetta intende "girare" subito ai più meritevoli. Vai Renato, che ormai sei quasi come Silvio. Quasi.

Che cosa sarà il Pd?

Veltroni, Rutelli e Fassino tentano di capirlo ispirandosi all’omonimo partito americano, andando al congresso di Denver. Gli auguro di illuminarsi al più presto, e intanto sottolineo ciò che dice Ferrara:

Tutto quello che riguarda l’identità e la vita del partito che vedranno riunito a Denver, tutto, dalla corruzione alla politica estera tradizionalmente aggressiva, dal welfare alla macchina del voto di scambio, dalla convergenza finale con la battaglia antisegregazionista alla vicinanza lobbystica con i Bill Gates e i George Soros e i Warren Buffet, tutto, ma proprio tutto, e prima di tutto quel formidabile strumento che sono la retorica e la grande oratoria politica, tutto dipende dalla premessa del patriottismo americano, del patriottismo costituzionale, e dal senso generale che a questo patriottismo dà la parola, la pratica della libertà (in economia, nel costume, nella cultura, nella vita pubblica e privata).  (…) l’agonismo politico dei democratici e dei repubblicani americani esprime appunto un’altra sostanza, a parte le forme. “We can” vuol dire noi, e noi vuol sempre dire noi americani, noi cittadini, noi popolo, non noi membri del partito. Veltroni e i suoi devono cercare un’idea di questo paese, della sua storia, del suo genio particolare, e farne qualcosa di molto simile a una religione civile, a una politica per credenti, in un sistema istituzionale costruito sui bilanciamenti e sull’esercizio forte dell’autorità in un quadro di libertà fortissima.

Una "religione civile" non lo so, ma un’idea, perlomeno, sì.