Le elezioni come arma definitiva?

Dopo il fallimento della escort Patrizia D'Addario, del pentito Gaspare Spatuzza, del pentito Massimo Ciancimino, del pentito Gianfranco Fini; dopo che è andata a vuoto la sfiducia al governo (14 dicembre) e la sfiducia a Bondi; dopo che ha cominciato a vacillare anche la fiducia in Ruby e nell'efficacia dei magistrati amici o amici degli amici; dopo tutto ciò, sembra che il fronte politico e mediatico dei "veri democratici" si sia ridotto a pensare che l'arma definitiva per far fuori Berlusconi siano le elezioni. Sono davvero all'ultima spiaggia.

Che gioia e che utile, il blocco totale

Stavo per dire che quest'anno non c'erano quegli inutili e fastidiosi blocchi della circolazione. Stavo per dire che forse il motivo era che la politica si voleva tener buoni gli elettori in vista delle amministrative. Stavo per dire che, allora, sta politica non era poi così male. E invece eccolo che arriva, puntuale come i treni sotto il fascismo, liberale come la politica sotto il fascismo, il blocco totale per domenica 30. Che poi, a Milano comincia pure 2 ore prima che a Torino. Alle 8 di mattina! Bah.

Per amore di Israele (Un anno dopo)

Libro_meottiDi un libro non è interessante sapere solo ciò che dice, ma anche chi lo legge. O chi non lo legge. La sorte di un libro dice molto sugli artefici di questa sorte. Se il libro è stato scritto per ricordare alcune storie dei 1.723 civili israeliani uccisi dai terroristi islamici, è chiaro che in un paese come il nostro, dove la cultura è stata colonizzata dagli amici dei palestinesi – tra cui si trovano parecchi amici dei terroristi islamici – quel libro non può che suscitare un interesse tiepido. Su questo blog se ne è parlato l'anno scorso, sempre nel giorno della memoria (qui). Oggi, sul Foglio, si parla della sorte di quello stesso libro negli USA (qui).

Le origini dell'incubo

Probabilmente si era già capito, ma lo ribadisco: io sono tra quelli che vivono con inquietudine la pubblicazione compulsiva delle intercettazioni sui giornali progressisti come Repubblica e sul giornale dei manettari, il Fatto Quotidiano. Ma queste continue violazioni della privacy, con la scusa di fornire informazioni fondamentali sugli scandali sessuali di Berlusconi, sono solo uno dei sintomi di un fenomeno più ampio e più profondo: lo squilibrio dei rapporti tra politica e giustizia a favore della giustizia. Ebbene, oggi c'è una bella fetta di Italia che, invece, saluta con favore questo fenomeno. Chi? Perché? Ma soprattutto: da dove viene questa cultura politica? L'ottimo zamax ce ne rende edotti con un suo bel post. Da incorniciare il paragrafo sul dopoguerra, dove si legge:

"Nel dopoguerra il PCI fece propria un'idea messianica di democrazia (…) continuò a non riconoscere l'avversario politico come avversario: era un usurpatore in una democrazia apparente, incompleta, ed a sovranità limitata (…) Quella vera era ancora da venire".

Oggi il PCI non c'è più, il marxismo non c'è più, ma qualcosa di quell'esperienza è rimasta in circolo. Nulla si crea e nulla si distrugge, no? Ebbene, quell'impostazione è stata ereditata da una parte della magistratura, dei giornalisti, e dagli ex magistrati entrati in politica. Nonché, soprattutto, da una parte della mia generazione, di quella precedente e di quelle successive, insomma da chi si è interessato alla politica dagli anni Settanta in poi. Tutti costoro condividono il sogno – per me incubo – di instaurare questa presunta "vera democrazia" che tutto spia, tutto sa e tutti sputtana. So già che non ce la faranno, ma lo ribadisco ancora una volta, anche in inglese: Not in my name.

Post di zamax (qui).

Ecco la Fiat che sognano i progressisti italiani

500giardinieraIl cuore ricolmo di tolleranza, lo sguardo sempre rivolto al futuro. Ecco come appaiono i progressisti italiani, a leggere i loro giornali. Ieri, per esempio, mi è capitato tra le mani il Fatto Quotidiano. Titolo in prima pagina: "Uomini e no". Contenuto: Marchionne non è un essere umano, ma un fascista, e chi ha votato "sì" al referendum di Mirafiori non è un essere umano, ma un collaborazionista, cioè un poco di buono, compromesso con il regime autoritario. Sono tutti esseri inferiori. Infatti, gli unici degni di essere chiamati esseri umani sono gli operai che hanno votato "no". Si badi, nemmeno gli impiegati (non parliamo poi dei dirigenti!), ma solo gli operai. Gli impiegati non sono né lavoratori né uomini. Solo gli operai lo sono, o meglio: solo chi, tra gli operai, ha votato "no". Eroici difensori dei diritti, puri, eredi dei partigiani antifascisti. Stessi toni anche su la Repubblica e su l'Unità. In definitiva, il motto dei nostri progressisti è sempre quello: indietro, popolo!

Can che abbaia

Sulla terrazza si facevano due chiacchiere rapide rapide – visti i 5 gradi di temperatura – sul matto che ha sparato alla donna politica americana. E di come i giornali italiani di sinistra, come la Repubblica, abbiano subito dato la colpa ai conservatori. In realtà, la politica non c'entra assolutamente nulla. Al mio saggio amico Alessandro è venuta in mente la storiella del cane che vede passare una volpe e si mette ad abbaiare. Udendolo abbaiare, tutti i cani del vicinato si sentono in dovere di abbaiare a loro volta. Ma loro, la volpe, mica l'hanno vista. Chissà perché gli è venuta in mente questa storiella.