La Tunisia e i fanatici dei diritti umani

I rivolgimenti politici dei paesi dell’Africa mediterranea sono un’occasione di osservazione molto interessante, per chi è interessato a capire la nostra cultura. Sì, la nostra, oltre che la loro. Perché la via dell’islam verso la libertà si intreccia inevitabilmente con la via già tracciata dall’occidente. Uno dei fenomeni da osservare è la loro politica, con le nascenti costituzioni. Per esempio, quando parlano di “discriminazione”, loro provano a essere semplici e giusti, creando le basi per il rispetto dell’individuo e dei suoi diritti elementari, ma ecco che intervengono lo stesso i nostri fanatici dei diritti umani, tipo Amnesty International, a rovinare tutto. Giuste le osservazioni di zamax sulla Tunisia (qui).

I chiacchieroni e le guerre civili

In Egitto, centinaia di morti. In occidente, chiacchiere da salotto. In Egitto, quella che si comincia a profilare come una guerra civile. In occidente, sempre e solo chiacchiere. I nostri media mi appaiono sempre di più come un grande salotto “liberal”, pieno di giornalisti, opinionisti e governanti civettuoli e irresponsabili, quando non interessati. Tutta questa bella gente, ai tempi di quella che chiamarono trionfalisticamente “primavera araba”, facevano a gara a chi disprezzava di più i dittatori come Mubarak, e a chi si schierava con più convinzione a fianco dei giovani democratici twittanti, la famosa “piazza”. Nessuno di loro, mai, volle prendere in considerazione le conseguenze. Né l’esistenza degli altri milioni e milioni di arabi che non erano in piazza. Niente realismo, solo isterismo. Per loro, la prima e unica urgenza nel mondo arabo è avere la democrazia “tutto e subito”, una cosa che non esiste se non nelle loro menti bacate ed esaltate. Facile farsi belli ostentando il proprio tesserino di veri democratici, tanto poi le conseguenze le subiscono gli egiziani. Il migliore tra gli italiani, manco a dirlo, fu il solito Gad Lerner, che lamentò che in Italia siamo troppo addormentati per avere una piazza così giovane, così democratica e così twittante. Ebbene, qualche settimana fa, i nostri geni hanno appoggiato senza se e senza ma anche il golpe dei militari, illudendosi ancora una volta che avrebbe portato magicamente la democrazia, la vera democrazia, in Egitto. Oggi si vedono i risultati. Come dite, sto facendo di tutta l’erba un fascio? Avete ragione, sto dimenticando l’unico che ha detto cose ben diverse. Chi? Silvio Berlusconi. Zamax ricorda giustamente la sua cazzutaggine, nell’augurarsi prudenza, gradualità e rispetto per tutti (qui).

“Ci sono gli uomini: come il Pregiudicato, ad esempio, l’unico statista occidentale a non essersi fatto travolgere dall’opportunismo, dal voltagabbanismo, dall’isterismo e dalla mancanza di buon senso quando in Egitto scoppiò la primavera araba. All’inizio di febbraio 2011 Al Tappone era a Bruxelles per il Consiglio Europeo: «Mi auguro», disse, «che in Egitto ci possa essere una continuità di governo. Il presidente Hosni Mubarak ha già annunciato che né lui né i suoi figli si presenteranno alle prossime elezioni e confido, come tutti gli occidentali, che ci possa essere una transizione verso un regime più democratico senza rotture con un presidente come Mubarak che è sempre stato considerato l’uomo più saggio e un punto di riferimento preciso per tutto il Medio Oriente. L’Egitto è un Paese di 80 milioni di abitanti, povero, dove il 40% delle persone vive al di sotto della soglia di povertà e dove c’è stato un forte aumento dei prezzi degli alimentari. A questo si è aggiunto il vento della libertà e della democrazia che quando soffia è contagioso. Questo vento sta soffiando e sta interessando molte persone.» Il Caimano poi, da democratico cazzuto, fece un’osservazione sempre pertinente in tempi rivoluzionari, un’osservazione banale e coraggiosa: «Le persone che sono in piazza rispetto agli 80 milioni della popolazione sono veramente poche, ma al tempo stesso sono espressione di un malessere generale che non c’è solo in Egitto ma anche in altri Paesi come Giordania e Libano.» Per queste parole controcorrente il valoroso Berlusca fu irriso dal gregge delle società civili occidentali, i cui svampiti capetti lavorarono invece a far precipitare gli eventi, con gli splendidi risultati cui stiamo assistendo.”

I soliti pacifinti

I militari egiziani, dopo aver deposto il “tiranno” Morsi per amore del popolo, hanno bloccato l’accesso a Gaza. Forse per amore del popolo palestinese? Direi proprio di no, dato che così gli tolgono cibo, lavoro e risorse. Lo hanno fatto, invece, perché hanno paura che da lì possano arrivare i terroristi islamici a dare manforte ai Fratelli Musulmani. Argomento che non fa una piega. E allora, qual è il problema? Il problema è che quando Israele fa cose del genere, e le fa esattamente per lo stesso motivo, ci tocca sorbirci il coro unanime d’indignazione delle nostre anime belle con bandiera arcobaleno. Ora, invece, tutto tace. Morale: oltre che inutile, il pacifismo dimostra ancora una volta di essere ipocrita. Editoriale del Foglio (qui).

I promessi sposi d’Egitto

Come sa chi frequenta questo blog, di solito qui si bistrattano i media e l’informazione, perché sciatti, approssimativi, conformisti, ma questa volta devo riconoscere che, quando vogliono, hanno del talento. Mentre ero in vacanza, sono stati capaci di confezionare in pochi giorni un godibilissimo romanzo rosa sull’Egitto, degno dei Promessi Sposi, da leggere sotto l’ombrellone.

Trama. Complice il misterioso fascino orientale dell’Egitto, sboccia l’amore tra l’Esercito e la Piazza. Un amore puro, tra due creature innocenti. Renzo Tramallah, il primo esercito al mondo che non agisce pro domo sua, o per riportare l’ordine a scapito di una piazza violenta e fuori controllo. E Lucia Mondellah, una piazza perfettamente pacifica e sotto controllo. Forse è per questo che si amano tanto, i due, perché sono entrambi così pacifici, evoluti, twittanti. Ma per mettere un po’ di pepe nella storia, ecco che su questo idillio si fa incombere una grave minaccia, i Fratelli Musulmani. Chi sono i Fratelli Musulmani? Sarebbero quelli che hanno vinto le elezioni, cioè quelli che avrebbero tutti i diritti di rimanere al governo per i prossimi tot anni, perché hanno preso più voti dal popolo. Dal popolo, dico, non dalla piazza, che popolo e piazza sono due cose ben diverse. Solo che ricordare al mondo queste cose guasterebbe il bel romanzetto rosa. Quindi, che si fa? Si glissa su questi piccoli particolari, e si dipingono i Fratelli Musulmani come il terzo incomodo, il don Rodrigo che agisce soltanto per brama di potere e desideri oscurantisti. A questo punto non resta che una domanda: come si fa a rafforzare questo amore casto e innocente, questa benedetta democrazia d’Egitto? Serve un colpo di scena.

Colpo di scena. La democrazia si rafforza mandando a casa il presidente democraticamente eletto. Non conta il voto, ma solo la volontà della piazza! E così, le strade del Cairo e i media occidentali si riempiono in contemporanea di un’identica specie di appestati, che gridano, invasati: Basta con questa vecchia democrazia rappresentativa, basta deleghe, basta con i tempi lunghi! Tutto e subito! O adesso o mai più! Se non ora, quando? Sì, perché qui ci vuole la “democrazia diretta”! (Giuro, in un tg l’ho sentita citare da un giornalista). Questa è l’idea che passa su tutti i media, a reti unificate. Certo, non in questa forma diretta e brutale, ma la sostanza è quella. E qui arriva, immancabile, l’happy ending: per correggere il risultato delle precedenti elezioni come piace a noi, servono nuove elezioni. Nel frattempo, tra l’Esercito e la Piazza, tra Renzo Tramallah e Lucia Mondellah, sesso sfrenato e candide carezze. Eh sì, perché non siamo più nell’ottocento, e anche sotto l’ombrellone bisogna accontentare i sofisticati gusti di oggi.

Argo

Bel film, tratto da un episodio storico, i 6 cittadini americani intrappolati in Iran nel 1979, durante la rivoluzione islamica (qui), e poi liberati con uno stratagemma geniale. Quindi una storia vera, sicuramente molto romanzata, eh, ma romanzata bene, che è la cosa più importante, per un film. Le follie del mondo del cinema, la violenza dei rivoluzionari, la paura di morire. Divertimento vero e angoscia vera. Strano, ma è così. Unici due difetti: i limiti di Ben Afflek come attore e qualche passaggio un po’ troppo veloce, che a me, quando c’è un passaggio troppo veloce, mi viene un po’ il timore di essere stato “fregato”.

Proposta salutista per satira sull’islam

Sono molto angosciato per i disordini causati dalla satira sull’islam. Ma non tanto per noi occidentali, ambasciatori inclusi, quanto per i manifestanti e per la loro salute nervosa. Tutto quello stress non fa bene né alle coronarie né alla psiche. Mi chiedo come facciano certi giornali a essere così irresponsabili. Io, fossi in loro, da domani uscirei con una bella fascetta in stile pacchetti di sigarette, con la scritta: “NUOCE GRAVEMENTE AI NERVI DEGLI ISLAMICI.” Così, se i seguaci di Maometto continueranno a leggerli, lo faranno a proprio rischio e pericolo.