ULTRAStupido

Ma sono più stupidi i commenti dei giornalisti o quelli degli ultras? È una bella gara. Per i primi, basta leggere una gazzetta a caso, non fa differenza se è quella dello sport o quella dei giacobini (Repubblica) o quella della Sera: Lo stato tratta con la camorra! Lo stato in ginocchio! L’umiliazione delle istituzioni! Ma va là. C’ha ragione il Foglio (qui). Invece, per sentire un capo ultras, o andate in curva, e vi beccate le loro belluine, violente, smisurate idiozie, oppure ascoltate questi 2 minuti di pacate, misurate, garbate idiozie (qui).

Il coltello che apre gli occhi

Forse, finalmente, i soliti intelligentoni apriranno gli occhi. Ora che non c’è una motivazione puramente “materiale” per il male, forse capiranno che non è nelle “cose”, che devono guardare, ma nell’animo umano. Infatti, il ragazzino americano che ha ferito i suoi compagni di scuola non ha usato armi da fuoco, pistole, fucili o altri gingilli prodotti dai cattivoni delle industrie delle armi, tanto odiate dalle buone coscienze progressiste. E questo è spiazzante, per loro. Ieri sera il servizio di Giovanna Botteri suonava monco, senza il solito pistolotto contro i cattivoni delle industrie delle armi. Oggi Repubblica.it non ne parla nemmeno. Tireranno fuori che amava i videogiochi violenti? Un parente repubblicano? Un nonno del KKK? Un bisnonno bovaro del Texas? O forse, per una volta, andranno più in profondità.

Corriere (qui).

Proposta: lasciamo in pace Erich Priebke

Nel 2013, a quasi settant’anni di distanza dai fatti, direi che è venuto il momento di lasciare in pace un signore di 100 anni*, la sua famiglia e i suoi amici. E di smetterla con le pagliacciate. Ostentare oggi il proprio anti-nazismo o anti-fascismo è altrettanto idiota che imbrattare i muri di svastiche e croci celtiche. O no?

*oltretutto già condannato e non accusabile di fare apologia del nazismo (update 31-7-13 h 12.35)

Giulio Andreotti e le bufale d’autore

Nel mondo del cinema d’autore, dei fumetti d’autore, del giornalismo d’inchiesta d’autore, insomma, di tutte le bubbole d’autore che circolano in Italia e che vengono premiate dalle giurie internazionali, giurie d’autore, eh, Giulio Andreotti è considerato da decenni l’incarnazione del male. Negli ultimi sessant’anni, non c’è affare losco, omicidio, strage, in cui lui non ci sia il suo zampino. E la prova suprema qual è? Che non ci sono le prove. Ovvio, qualcuno le ha cancellate. Chi? Ma naturalmente lui!!! Infatti, prima di Silvio Berlusconi, era lui il capo della mafia; l’aereo di Ustica lo ha abbattuto lui con il suo Mig personale; nelle stragi di Bologna, Brescia e Italicus c’era la sua lunga mano; le Br le ha create lui per i suoi sporchi fini; i palestinesi e i libanesi non sono mai esistiti, sono solo suoi depistaggi; il ricettacolo di tutte le nefandezze, l’archivio Vaticano, è in mano sua; il vero Patrick Lumumba, assassino di Meredith Kercher, in realtà non è affatto africano, alto e slanciato, ma romano, basso e gobbo; John Fitzgerald Kennedy e Aldo Moro non sono stati ammazzati con armi da fuoco, ma con un abbacchio alla romana (qui), cucinato a trastevere su ricetta speciale del divo Giulio, e da lui stesso portato a Dallas e nel covo delle Br; e via così. E oggi che è morto, sul giornale di riferimento di quel mondo d’autore, Repubblica, intervistano uno di quegli autori. Ecco le sue parole d’autore: “Osservando la vita politica di oggi, si può rimpiangere uno stile fatto di buone maniere, cultura politica e rispetto dell’avversario” (qui). Per il rispetto della verità storica, invece, si può rimpiangere un altro cinema.

Quei titoli fatti per ingannare

Per fare buona informazione, non serve essere dei geni. Basterebbe attenersi il più possibile ai fatti. E dico “il più possibile” perché non vivo sulla luna, e so bene che l’oggettività assoluta non esiste, su questa terra. Ma tra l’oggettività e ciò che si vede in giro in Italia, ce ne corre. Piccolo esempio, ieri sera. Nella stringa del tg c’è questa notizia:

USA. Bimbo di 5 anni uccide la sorellina di 2 con il suo fucile“.

Sfido chiunque di noi, europei per nulla avvezzi alle armi, a non provare un po’ di angoscia, al pensiero di questo baby killer, che possiede un fucile già a quell’età, e che lo usa per sbarazzarsi dell’innocente sorellina, chissà per quale futile motivo. Poi arriva il servizio. Un minuto buono a raccontare di questi nuovi “baby fucili”, che vengono regalati ai bambini americani, spiegandoci che questo li rende automaticamente dei pazzi assassini. Naturalmente, ci viene specificato che non tutti gli americani li regalano, solo i repubblicani, perché il bravo Obama e i democratici ci stanno provando in tutti i modi, a farli recedere, ma quelli niente, devono per forza educare i loro figli a sparare a qualunque cosa che si muova, fin da quando sono in fasce. Ma all’improvviso, ecco, quasi per caso, le parole fatidiche: “nessuno si era accorto che c’era ancora un colpo in canna.” Fermi tutti. Ma allora è stata una fatalità. La fatalità è un ingrediente essenziale, in questa notizia. O no? E’ successo per errore. Per. Errore. Due parole. Una da tre lettere e una da sei. Totale: nove lettere. Il titolo giusto era: “USA. Bimbo di 5 anni uccide per errore la sorellina di 2 con il suo fucile”. Troppo lungo? Allora:

USA. Bimbo uccide per errore la sorella con il suo fucile.

Era meno truce? Meno succulento? Meno “liberal”? Meno filo-obamiano? Di sicuro era più corto di quello scelto, che già non guasta. Ed era anche meno falso.