Goduria*

cota

Roberto Cota, neo-presidente celtico della Gallia Cisalpina, o Piemonte

Il centro-destra vince.
Goduria.
Cota il Guerriero, Re Formigoni il Cattolico, McZaia, la Polverini col chiodo rosso.
Goduria.
La Lega si espande in Toscana ed Emilia, un tempo roccaforti della sinistra.
Goduria.
L'IdV ruba voti al Pd.
Goduria.
Grillo ruba voti all'IdV.
Goduria.
Il Paese è allo sfascio, la gente non arriva più nemmeno alla seconda settimana, eppure fa crescere anche nelle regioni la compagine di governo.
Goduria.
Ormai la verità è lampante: gli italiani, quei poveri bifolchi, non sono in grado di capire cosa è meglio per loro.
Goduria.
Ma forse, anche a sinistra, prima o poi capiranno, si ravvederanno, e magari vinceranno.
E così finalmente proveranno la mia sensazione di oggi, che se non l'avevate capito è:
goduria!

*Giuro che l'ho pensato prima di leggere il titolo di oggi di Libero.

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Nasce il Giornale delle Buone Notizie

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Da ieri sono collaboratore esterno, redattore, caporedattore e direttore di una nuova testata: Il Giornale delle Buone Notizie. Mio editore è un vulcanico collega ligure, ideatore-organizzatore di una manifestazione musical-culturale che si tiene ogni estate vicino a Loano. Roba forte: musica indipendente, o meglio Indy, come dicono loro; ospiti illustrissimi; ma soprattutto birra a fiumi, salamelle e ammennicoli. Come recita il bellissimo slogan: "Come a Woodstock ma si mangia meglio". Roba per giovani, eh, mica per vecchietti attempati come me. Ma torniamo a noi. Siccome c'è anche un sito e l'immancabile pagina su facebook (ballacoicinghiali), ecco che per vivacizzare la pagina il vulcanico collega ligure mi chiede di tenere una mia rubrichina. L'idea è semplice: trovare ogni giorno una notizia "buona" e linkarla. Naturalmente, da buon filosofo dilettante, ho passato ben 5 interi minuti a chiedermi che cosa sia esattamente una notizia "buona". Alla fine ho deciso che si va dalla scarcerazione di un detenuto politico a Cuba alle giornate di visite gratuite per gli animali domestici. No morte di Berlusconi, no morte di Di Pietro. La prima segnalazione è stata per un sito che aiuta le donne stritolate tra carriera e famiglia (qui). Si accettano segnalazioni. Il bene vincerà!

Io non so

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Pier Paolo Pasolini, morto che parla

Io non so perché non vogliono farmi riposare in pace.
Io non so perché continuano a tenere in vita artificialmente il mio fantasma.
Io non so perché proprio coloro che spesso e volentieri sono favorevoli all'eutanasia, oltre che all'aborto, non vogliono più lasciarmi andare.
Io non so cosa vogliono da me, a parte le mie poesie, i miei romanzi e i miei film. Certo, non tutti capolavori, ma ero uno scrittore, mica un dio!
Ecco, io non so perché, invece, intellettuali, politici e semplici militanti della parte politica in cui mi trovai a stare in vita – seppure da eretico e dunque da semi-appestato – ora mi trattano come un dio onnisciente, depositario di tutte le verità sull'Italia.
Io non lo so, ma sospetto che derivi anche dal fatto che – malgrado quello che dicono alcuni di loro – hanno perso tutti la fede in Dio, oltre che la fiducia nello Stato.
Io non so perché ho deciso di scrivere sul petrolio dell'Eni. Quando mai l'ho fatto! Se avessi saputo che ogni due per tre sarebbe arrivato qualcuno a tirarmi fuori dalla tomba per quello… Ora pure Veltroni e Dell'Utri!
Io non so perché, ma sono stato trasformato in un santino. Io, coscienza inquieta, profonda e contraddittoria, ridotto a figurina bidimensionale, da moltiplicare in serie, da appiccicare sulla parete e da idolatrare insieme con Sandro Pertini, Ernesto Che Guevara, Gandhi, Elvis Presley, Bob Dylan, J. F. Kennedy, Vasco Rossi, Dario Fo, Saviano, Benigni, don Gallo, Santoro, Travaglio, Jovanotti.
Sì, io sulla stessa parete di Santoro, Dario Fo e Jovanotti!
Io non so perché, ma mi girano le balle. Vorticosamente.
Io so solo una cosa: sono morto. Ora, per pietà, lasciatemi andare.

Dalla parte dei colpevoli

L'ho sempre detto e lo ripeterò allo sfinimento: la legalità non può essere messa sopra a tutto. Ci sono casi in cui la legge umana entra in conflitto con leggi superiori. In quei casi, che si fa? C'è chi propone, in nome della laicità assoluta, di dimenticarsi che queste leggi superiori esistano. Certo, questo può farci credere di aver trovato un modo di vivere meglio o addirittura la quadratura del cerchio, il fondamento laico – o meglio ateo – per la civiltà e per le leggi di uno Stato. Ma è solo un'illusione. E casi come quello di Mariachiara e Alessandro Giusto, di cui parlai già tre anni e mezzo fa (qui), lo dimostrano. A quei tempi, la legge umana li aveva assolti e dunque io stavo con gli innocenti. Oggi la legge umana, in appello, li ha condannati (qui). E allora oplà, senza muovermi di un millimetro, ecco che mi ritrovo a stare con i colpevoli.

Mourinho sì, Balotelli no

Se fossi un tifoso sportivo riconoscerei che l’Inter l’altra sera ha fatto una gran bella partita contro il Chelsea. Non essendo un tifoso sportivo, e tuttavia amando molto il calcio, mi limito a osservare la compagine nerazzurra come fenomeno umano e focalizzo sul famoso spirito di squadra. Confrontando le partite dell’Inter di qualche tempo fa con quelle di oggi, si evince che il vero uomo-squadra dell'Inter è Mourinho, mentre Balotelli è il suo esatto contrario: è l'anti-squadra. Mourinho, infatti, ha dimostrato di essere riuscito a trasformare un’accozzaglia di campioni in una squadra di calcio con un proprio carattere anche in Champions League. In quest’ottica è stata molto fruttuosa la temporanea esclusione di Balotelli, e cioè di colui che con il suo atteggiamento in campo ha dimostrato più volte di essere un uomo che non c'entra niente con nessuna squadra. Comunque, viva la Juve, viva il calcio, abbasso l’Inter!

Buonumore

Amico: "Uè, ma te lo conosci il Senza?"
Vincenzillo: "Ma chi è il Senza?"
Amico: "Il Senza. Prima c'aveva i baffi e si chiamava Baffo, poi si è tagliato i baffi e adesso è il Senza".
Geniale!
Non so a voi, ma a me cose del genere mettono di buonumore.

Se questo è un prete

don_gallo

Il pensiero di don Gallo è la risposta alla domanda che tutti,
almeno una volta, ci siamo fatti leggendo il Vangelo:
ma perché proprio il "gallo" come simbolo del rinnegamento di Gesù?

Tralasciamo il fatto che doveva essere la presentazione di un libro e invece è stato un comizio politico. Tralasciamo le opinioni politiche espresse. Tralasciamo il pantheon delle divinità evocate (tra cui Dio non c’era ma De André ovviamente sì). Tralasciamo la retorica becera del “prete da strada”, degna del peggior politico. Tralasciamo l’autocompiacimento per il turpiloquio. Tralasciamo il mio desiderio di chiamare un esorcista. Tralasciamo – per par condicio – anche i meriti dell’uomo, che pare salvi i ragazzi dalla droga. Tralasciamo tutto, tranne il punto chiave, quello che lui stesso ha indicato come la sua vera missione in terra e ha così definito: il “diritto al piacere”.

Ora, non bisogna essere laureati in teologia per avvertire nel “diritto al piacere” posto a fondamento di tutto un forte sentore di inferno. Non, naturalmente, la grandiosità di un Lucifero alla testa della rivolta, bensì il solito minuscolo libertinaggio post-sessantottino. Malinconico rovesciamento del cristianesimo ad uso del singolo svincolato da ogni rapporto con il soprannaturale, con il mistero, con l’origine. Ovviamente, tutto nel nome di Cristo, del vero Cristo che solo don Gallo e i suoi amici conoscono. Salvo un dettaglio. Nella loro prospettiva, Cristo non serve più a un fico secco.

Il “diritto al piacere”, infatti, corrisponde a una precisa immagine della Bibbia: Eva che cede alla tentazione del Serpente. Con un piccola, insignificante variazione rispetto all’originale: lungi dall’essere punita e scacciata dall’Eden con Adamo, Eva viene premiata e fonda una nuova religione. Una religione in cui il fine supremo dell’uomo è il piacere. Il male e il dolore sono totalmente svincolati dal rapporto con Dio e diventano fatti di natura esclusivamente umana. I figli e le figlie di Eva sono addolorati solo perché oppressi dal bigottismo della Chiesa, dalla società repressiva e dai governi di centro-destra.

Da ciò discendono almeno due conseguenze: la prima, di carattere sociale, è che l'officiante di tale religione diventa automaticamente eroe delle menti più libere, più illuminate e più anticonformiste d'Italia, tra cui noti artisti, intellettuali e cantanti. La seconda, di carattere teologico, è che Cristo poteva pure risparmiarsi la fatica di morire e di risorgere per noi. Non c'è più nessun peccatore da redimere, nessun peccato di cui farsi carico. Gesù, si presume, è venuto solo per ispirare De André. Morto De André, Gesù cerca lavoro. Ma tranquilli, a sistemarlo ci penserà don Gallo.