Quanti pregiudizi contro Israele

Quando Israele si ritirò da Gaza, nel 2005, nessuna delle nostre migliori coscienze battè ciglio. Così come non andava bene la precedente “occupazione”, non andava bene nemmeno il ritiro? Per i palestinesi era una grande occasione per darsi da fare, sviluppare qualcosa di vagamente simile a quello che facevano gli israeliani a Gaza fino al giorno prima, e cioè attività varie, lavori normali, cose così. Invece i palestinesi continuarono a fare ciò che sembrano saper fare meglio: ricevere gli aiuti internazionali e lanciare missili su Israele. E anche allora, nessuna delle migliori coscienze battè ciglio. Oggi, che Israele invade Gaza per far fuori i terroristi che mettono a repentaglio le vite dei propri cittadini, ecco che le migliori coscienze si risvegliano di colpo dal torpore e adesso sì, che battono ciglio. E vai di lagna filo-palestinese! Che pena, ragazzi, che pena.

Update h. 12.20: aggiungo mio vecchio post del gennaio 2008 (qui).

Tolto il segreto di stato sulle stragi. Ecco come andrà a finire

Dato che ho una mezz’ora da perdere, mi dedico alla sterile arte del prevedere il futuro. Il tema è il segreto di stato sulle stragi degli anni 60, 70 e 80: piazza Fontana, stazione di Bologna, piazza della Loggia a Brescia, Italicus, Ustica etc. Quei fatti su cui è stato costruito il falso mito dello “stato nello stato”, dei “servizi deviati”, dei “livelli” etc. Quei casi che fino a oggi non potevano essere risolti perché – così dice il mito – lo stato proteggeva se stesso e la sua complicità. E giù decine di puntate dei vari Lucarelli & Co. Ebbene, io non ho letto i documenti a cui hanno appena tolto il segreto, né mai lo farò, ma mi azzardo a prevedere che non si arriverà a niente. Perché? Semplice. Il mito diffuso dai complottisti lascia intendere che questi documenti siano una specie di corpus mysticum che contiene una verità ben chiara, definitiva, ma tenuta nascosta perché troppo compromettente. Tipo: furto di vino e salsicce, esecutore Poldo, mandante apparente Nonno Trinchetto, mandante vero Braccio di Ferro, movente la fame e la sete, nascondere le prove a Olivia. Ma non è così. Le migliaia e migliaia di pagine conterranno inevitabilmente parecchie contraddizioni, ipotesi non suffragate, testimonianze contrastanti, indizi vaghi, incongruenze come se piovesse, (e forse anche omissis, chissà), come tutte le indagini di questo mondo. E quindi vai di interpretazioni e controinterpretazioni. Sotto sotto, è quello che sperano i Lucarelli & Co, così potranno continuare a fare il loro mestiere: insinuare dubbi, alludere a intrighi, adombrare sospetti. Nelle loro sapienti mani, anche questi nuovi documenti andranno ad alimentare oscure leggende sugli inenarrabili misfatti dello stato. Dove sembrava esserci un semplice depistaggio, si scoprirà che in realtà c’erano tre macchinazioni incrociate con avvitamento multiplo e controdepistaggio a sorpresa. Come ho detto più volte, roba buona per bei romanzi e bei film, ma nulla o poco a che vedere con la storia.

Intercettare non è mai bello, ma c’è un ma

-Dice che gli USA ci spiano le telefonate.

-E allora tu non parlare, usa l’alfabeto muto.

-Ah, dici skype, webcam, videochiàmamiii…

-Può essere un’idea, no?

-Sì ma vuoi che non ci spiano anche quelle?

-Via lettera, allora.

-Le aprono col calore, l’ho visto su History.

-Piccioni viaggiatori?

-Il becchime, ormai, è tutto della Monsanto.

-E allora siamo fottuti.

Pausa.

-Ma sai che ti dico?

-Cosa.

-Meglio loro che i pm italiani. Loro, almeno, quando arriva il momento, ci difendono.

Amnesty, come la mettiamo con il terrorismo islamico?

Giulio Meotti sul Foglio segnala un libro interessante contro le reticenze (per non dire altro) di Amnesty International a proposito di terrorismo islamico (qui). In particolare, su come l’argomento “discriminazione” venga usato in quegli ambienti tanto ma taaanto umanitari, contro ogni buon senso:

“Raccomandammo l’organizzazione di commemorare l’anniversario dell’11 settembre. Il board di Amnesty rifiutò la proposta, perché un evento simile avrebbe contribuito a discriminare i musulmani. Allora pensai a mio cugino Ahcene, un soldato contadino e illetterato, ucciso nel 1994 dai terroristi di fronte ai figli”.

I soliti pacifinti

I militari egiziani, dopo aver deposto il “tiranno” Morsi per amore del popolo, hanno bloccato l’accesso a Gaza. Forse per amore del popolo palestinese? Direi proprio di no, dato che così gli tolgono cibo, lavoro e risorse. Lo hanno fatto, invece, perché hanno paura che da lì possano arrivare i terroristi islamici a dare manforte ai Fratelli Musulmani. Argomento che non fa una piega. E allora, qual è il problema? Il problema è che quando Israele fa cose del genere, e le fa esattamente per lo stesso motivo, ci tocca sorbirci il coro unanime d’indignazione delle nostre anime belle con bandiera arcobaleno. Ora, invece, tutto tace. Morale: oltre che inutile, il pacifismo dimostra ancora una volta di essere ipocrita. Editoriale del Foglio (qui).

Per la Spinelli, Berlusconi è peggio dei terroristi

Il delirio dei nostri rivoluzionari da salotto, sinistra al caviale etc, sembra non avere fine. La loro mostruosa idea di fungere da vera voce del “popolo” non conosce tregua né vergogna. Ecco oggi su Repubblica – ma và? – l’intellettuale  Barbara Spinelli (qui). Il succo del suo pistolotto è questo: il tizio che ha svelato che la NSA (Agenzia Nazionale per la Sicurezza USA) controlla telefonate e mail a milioni di persone è un eroe, mentre la NSA è il male, in quanto farebbe gli sporchi interessi delle “oligarchie” e non del “popolo”. Ora, le autorità americane, oggi sotto Obama, eh, non solo ieri sotto Bush, dichiarano di avere sventato in questo modo “decine di attentati”. Fosse anche uno solo, a me basterebbe. Alla Spinelli, no. Lei vede trame oscure, disegni imperscrutabili, opacità inaccettabili. Sentitela quando descrive il disprezzo delle “oligarchie” per il “popolo”:

[per le oligarchie] Il popolo smoderato e incolto va vigilato, spiato

Per me, se le “oligarchie” pensano che il popolo è “incolto”, hanno ragione, perché tutti i popoli, quelli reali dico, sono in larga parte “incolti”. Ma Spinelli dovrebbe ricordarsi che anche lei, per anni, ha sostenuto che quello italiano è incolto come tutti gli altri, anzi, molto di più. Era lei che lo diceva, non le oscure “oligarchie”. Solo che lei diceva di più: gli effetti di questa “incultura” andavano controbilanciati a tutti i costi, anche limitando la libertà e la democrazia. Sì, limitare la democrazia. Pensiero schiettamente oligarchico. O no? Certo, lo scopo era nobile, difendere il popolo. Ma da chi? Da se stesso, sicuramente, ma soprattutto dal pericolo dei pericoli: le vittorie elettorali della destra e la persistenza del suo (di lei) odiato nemico, Silvio Berlusconi.

Ma andiamo avanti. Soffermiamoci su quel “vigilato, spiato”. Vigilare e spiare il popolo è cosa brutta, per Spinelli, e siamo d’accordo. Ma Spinelli dovrebbe anche sapere che che l’NSA “vigila e spia” il popolo americano perché sa che in mezzo al popolo si annidano i terroristi. Ops, ho detto “terroristi”? Eh già, perché questa parolina è del tutto assente, nel lungo articolo della Spinelli. La quale, di certo, avrà escogitato un modo molto più efficace di stanare i terroristi. Una possibilità è che abbia gli indirizzi, magari grazie a Carla Bruni e agli altri amici intellò parigini, che se li coccolano da decenni. Se non è così, allora l’unica alternativa logica è che non consideri i terroristi dei “nemici del popolo” degni di questo nome.

Quindi, riassumendo, le oligarchie schiacciano il popolo, tranne l’oligarchia di cui fa parte la Spinelli, che vuole salvarlo. Da chi? Non dai terroristi, ma da qualcosa di molto peggio: Berlusconi, Bisignani, Olgettine, Fede e Lele Mora, e tutta la serie di personaggi orribilmente sputtanati via intercettazioni. Eh, sì, perché loro possono essere intercettati, dato che non fannno parte del popolo. Ineccepibile. A me, però, rimane una domanda: perché io, da umile cittadino, quando sento che la NSA mi intercetta per difendermi dai terroristi, sono disposto a sacrificare un pezzo della mia libertà, mentre quando sento che le procure intercettano Berlusconi per difendermi da Berlusconi, avverto solo che la mia libertà è minacciata?

Update: pubblicato in forma molto ridotta tra le lettere al direttore sul Foglio di sabato 15-6-13

Giulio Andreotti e le bufale d’autore

Nel mondo del cinema d’autore, dei fumetti d’autore, del giornalismo d’inchiesta d’autore, insomma, di tutte le bubbole d’autore che circolano in Italia e che vengono premiate dalle giurie internazionali, giurie d’autore, eh, Giulio Andreotti è considerato da decenni l’incarnazione del male. Negli ultimi sessant’anni, non c’è affare losco, omicidio, strage, in cui lui non ci sia il suo zampino. E la prova suprema qual è? Che non ci sono le prove. Ovvio, qualcuno le ha cancellate. Chi? Ma naturalmente lui!!! Infatti, prima di Silvio Berlusconi, era lui il capo della mafia; l’aereo di Ustica lo ha abbattuto lui con il suo Mig personale; nelle stragi di Bologna, Brescia e Italicus c’era la sua lunga mano; le Br le ha create lui per i suoi sporchi fini; i palestinesi e i libanesi non sono mai esistiti, sono solo suoi depistaggi; il ricettacolo di tutte le nefandezze, l’archivio Vaticano, è in mano sua; il vero Patrick Lumumba, assassino di Meredith Kercher, in realtà non è affatto africano, alto e slanciato, ma romano, basso e gobbo; John Fitzgerald Kennedy e Aldo Moro non sono stati ammazzati con armi da fuoco, ma con un abbacchio alla romana (qui), cucinato a trastevere su ricetta speciale del divo Giulio, e da lui stesso portato a Dallas e nel covo delle Br; e via così. E oggi che è morto, sul giornale di riferimento di quel mondo d’autore, Repubblica, intervistano uno di quegli autori. Ecco le sue parole d’autore: “Osservando la vita politica di oggi, si può rimpiangere uno stile fatto di buone maniere, cultura politica e rispetto dell’avversario” (qui). Per il rispetto della verità storica, invece, si può rimpiangere un altro cinema.

Epurazione a 5 stelle

Ai tempi d’oro c’erano i “nemici del popolo”, esseri abietti al soldo dell’occidente, che complottavano contro la fulgida avanzata del comunismo; ai tempi di Tito c’erano i “cominformisti”, rei di essersi venduti al generale dissidente; negli anni della “strategia della tensione” arrivarono gli “agenti disturbatori”, pagati dalle potenze occidentali per infiltrarsi nelle associazioni più innocenti e nelle manifestazioni più pacifiche, e trasformarle a loro insaputa in focolai di terrorismo rosso. Oggi, nel Complottismo 2.0 che si chiama M5s, sono spuntati i “troll”. Gentaglia pagata per portare il disordine là dove regna l’ordine perfetto, la sporcizia là dove regna la pulizia immacolata, il dubbio là dove regna la religione del progresso digitale. E’ Grillo stesso, si suppone su suggerimento dell’ufficio propaganda, a chiamarli “disturbatori”, forse perché in realtà il pensiero dei nostri guru digitali è rimasto agli anni 70. E, come sempre accade, il terrificante idolo democratico incoraggia la delazione (qui). Nel frattempo, volano botte da orbi anche tra gli adepti della Grande Setta Democratica, in senso più allargato: Grillo e Travaglio legnano Grasso, Grasso legna Travaglio, Travaglio legna Grasso e Grillo. Spettacolo orrendo, ma inevitabile e molto istruttivo. E’ così che nascono le sette, in seno alla società. E’ così che prosperano, indebolendo la fiducia reciproca tra le persone e verso le istituzioni. E’ così, poi, che si autodistruggono, per il loro ma soprattutto per il nostro bene.