Che disordine, queste parole d’ordine!

In principio litigarono: “Rigore!” “No, Crescita!” “Rigore!” “No, Crescita!

Poi corsero l’uno dietro l’altra: “Rigore! Crescita! Rigore! Crescita! Rigore! Crescita!

Poi marciarono fianco a fianco: “Rigore-Crescita! Rigore-Crescita! Rigore-Crescita!

Poi si innestarono l’uno nell’altra: “Cresciore Rìgita! Cresciore Rìgita! Cresciore Rìgita!

E, come nelle migliori farse, andò a finire che non ci si capì più nulla.

Ipocrisia o realismo

Ipocrisia: aspettare il Gran Premio del Bahrein per puntare il dito contro la Formula 1 e il dio denaro; nei mesi precedenti, non dedicare una singola riga, un singolo minuto, un singolo lamento, alla situazione politica del Bahrein; passare disinvoltamente a commentare le performance dei piloti; tacere che si va in onda solo perché il proprio editore è anch’esso devoto al dio denaro.

Realismo: riconoscere senza moralismi patetici che il denaro è una parte imprescindibile di quel processo imperfetto, contraddittorio, multiforme, imprevedibile, sporco, che si chiama democrazia; che a sua volta è la forma politica che incarna la nostra idea di libertà; compresa la Formula 1; compreso il giornalismo; compreso il medio-oriente; compreso il Bahrein.

Scandali ad personam

Qualcuno mi deve spiegare perché, se un politico che ha governato per anni e anni una regione italiana viene indagato, la notizia esce un paio di giorni qua e là e poi muore, mentre se un altro politico che ha governato per anni e anni un’altra regione NON viene indagato affatto, allora la notizia esce ogni giorno in prima sui giornaloni per non meno di due settimane, si fanno puntate e puntate in tv, servizi e servizi al tg, il circo, il luna park e i fuochi d’artificio. Non voglio credere che c’entri qualcosa che il primo è di estrema sinistra, non ciellino, del sud e si chiama Vendola, mentre il secondo è di centro-destra, ciellieno, del nord e si chiama Formigoni. No, non voglio. No, non può essere. No, non è così. No, dai. Naaa.

Pirati della Padania

Pare che Johnny Depp sia rimasto talmente colpito dall’esempio di Belsito, che accetterà di girare il prossimo episodio dei Pirati dei Caraibi solo a una condizione: che, alla fine, i diamanti e i lingotti del tesoro siano restituiti alla Lega.

Update 19 aprile 2012: pubblicato oggi sul Foglio online (qui).

Se non vai in bici, sei uno stronzo

Ah, quanto mi piace questa ideologia dei ciclisti: da Milano a Londra, da Parigi a New York, un’unica orda di fanatici – stavo per scrivere “fascio di balilla” -, fissati con la forma fisica, l’inquinamento e la sicurezza. Tre piccioni con una fava. A Milano, ricordo che il candidato Pisapia stabilì come priorità assoluta di riconvertire tutte le strade in piste ciclabili, tangenziale compresa. Ovunque e sempre: hasta la ciclabile! E in scia dietro di lui, su facebook, tutti i fighetta milanesi, degni eredi dei sessantottini già diventati banchieri e cagamilioni di ogni risma. Ma ecco un articolo accorato di oggi, che celebra i fanatici in occasione del grande raduno in cui faranno sentire le loro ragioni, con commento del solito becero vincenzillo:

«La civiltà ha un limite: 30 km/h», gli va a ruota Simone Dini, 28 anni, copywriter, 25 km di bici al giorno sempre per le strade milanesi.

Appena 25 km? Se si trova un lavoro a Sanremo, può farsi la Milano-Sanremo ogni mattina. Vuoi mettere?

«Nelle città non c’è più spazio: saremo a Roma per chiedere di darne un po’ più a ciclisti e pedoni e un po’ meno alle auto».

A Roma? Ma non era di Milano? E la Milano di Pisapia non doveva essere la città a misura di ciclista?

Beppe Piras, 39 anni, architetto e padre della Ciclofficina Abc, per la sua Torino…

Sua? Beh, certo, a sentirli parlare ti viene il dubbio che la città sia effettivamente di loro esclusiva proprietà.

…vorrebbe «incroci ciclo-pedonali protetti e un commissario ad hoc»…

Ma tipo che basta un commissario per tutto il mondo, o uno per nazione, uno per città, uno per ogni incrocio?

…e per tutti «il riconoscimento delle bici come mezzo di trasporto».

E il ciclista come specie protetta dal WWF, no?

Anche Giselle Martino, 30 anni, attrice che vive a Roma, ne fa una questione culturale.

E perché non una “questione morale”?

Lei ha iniziato a pedalare nella città più a rischio quando ha conosciuto Eva. «Poi Eva è stata uccisa da un taxi – racconta -.

Ma tipo Taxi Driver?

Lì ho iniziato ad avere paura: delle auto in doppia fila, di quelle che ti sfrecciano accanto o ti incalzano da dietro. Dei pullman. Poi però sono tornata in sella perché la bici è più veloce».

Più veloce? Ma allora serve immediatamente un limite di velocità anche per la bici!!

Michelangelo Almenti, 39 anni, dipendente pubblico, la usa anche per portare i bimbi all’asilo.

Saranno felici, i pargoli, di viaggiare su un mezzo così sicuro.

La sua priorità: «Vietare l’ingresso ai mezzi pesanti, pullman inclusi».

Da oggi, le merci le trasportiamo in monopattino; il trasporto pubblico viene sostituito da mini-maratone che si snodano lungo gli attuali percorsi; gli anziani turisti in gita marceranno tra musei e monumenti a tappe forzate, con defibrillatore a tracolla.

Va oltre Valerio Parigi, 50 anni, informatico che rappresenta la saldatura tra movimento e Federazione degli amici della bicicletta (Fiab).

L’anello mancante.

Lui che pendola tra Firenze e il Nord Europa vorrebbe una città ciclabile a livello di quelle Ue: «Come? Piste ciclabili continuative…

Ma continuative come? Tipo una pista ciclabile unica, da Capo Nord a Lampedusa, e da Lisbona a Varsavia, passando per Londra e Atene?

…ma soprattutto aree di moderazione del traffico»

E certo, perché il commissario, lì all’incrocio, si sentiva un po’ solo: ma gli farà compagnia il moderatore del traffico!