L’essenziale è sempre nei proverbi

Una delle piccole consolazioni della vita è quando riesco a cogliere l’essenza degli avvenimenti. Anche di quelli brutti. Certo, è sempre più difficile, perché, nel bene e nel male, l’essenziale tende sempre più a nascondersi dietro le apparenze, la confusione, la velocità. Prendete uno dei lavori più “avanti” del mondo, il marketing. Io, da pubblicitario, ci ho a che fare da molto tempo, con gli uomini del marketing, e noto che, all’interno dei loro reparti, le figure professionali aumentano continuamente di numero, le denominazioni si fanno sempre più comiche, ma soprattutto le procedure si complicano fino all’inverosimile e oltre. Il processo è inarrestabile, il ravvedimento è fuori discussione. Esempio. Normalmente, su una campagna pubblicitaria si lavora in 2 creativi. Sopra di noi, c’è il direttore creativo. E va bene. Poi, però, c’è tutta una serie di figure: account junior, account senior, account director, direttore clienti, direttore generale. Solo dentro l’agenzia. Poi c’è il marketing vero e proprio dell’azienda: pruduct manager, vice-direttore marketing, direttore marketing, direttore commerciale, direttore generale. Spesso, per ogni ruolo intervengono più persone. Quindi, a giudicare e a “migliorare” il lavoro del gruppo creativo, composto diciamo da 3 persone, ci sono almeno 10/15 persone. Riassumendo: 3 propongono, 15 distruggono. Una lotta assolutamente impari, che genera un dispendio di energie spaventoso, e parecchia frustrazione. La mia unica consolazione è trovare l’essenza del marketing in un antico proverbio: Troppi cuochi rovinano il brodo.

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Le due maggioranze

Non vedevano l’ora di dirlo. Per rompere, sfasciare, protestare, ribellarsi, lottare da veri uomini. Ma senza prendersene la responsabilità, com’è nel loro stile. E finalmente è arrivata l’occasione, per bocca della proditoria Anna Finocchiaro:

Ora in Italia ci sono due maggioranze.

Giusto, perché limitarsi a una sola? Ge-nia-le! Il motivo per cui lo hanno detto non è molto importante. Forse sentono già avvicinarsi le elezioni? O avevano già sopportato abbastanza, bontà loro, la convivenza forzata con i buzzurri del Pdl? Sta di fatto che quella formula da manicomio sintetizza perfettamente la visione della politica e del potere che ha storicamente la sinistra italiana, prigioniera della propria isteria, e incapace di guardare in faccia la realtà. Resta solo da chiedersi come sia successo questo fatto che rivoluziona la storia della politica. Se, cioè, l’altra maggioranza ancora in carica, il Pdl, sia stata virilmente cacciata dalla maggioranza, o se sia stato il Pd stesso, in quanto maggioranza, a tirarsi fuori, con atto di responsabilità, dalla maggioranza. Io, però, a questo punto, penserei a qualcosa anche per il povero Casini. Se ci sono già due maggioranze, con che cuore potremmo negare a lui il diritto di guidare la terza?

Update 31 luglio 2012: pubblicata su Hyde Park Corner del Foglio online, alla data 31 luglio.

La risposta giusta

Che rapporto c’è, oggi, fra stato e società? Sembra una domanda astratta, ma in realtà è fondamentale. Ed è ardita, pericolosa, tant’è che la stragrande maggioranza dei commentatori non se la pone, o, se se la pone, non risponde, o, se risponde, dà la risposta sbagliata. E’ una domanda che ci porta dritto al cuore delle cose, nella società e nella politica. E aiuta a capire quale sia il vero rapporto tra lo statalismo e il “turbocapitalismo” (due facce della stessa medaglia). La risposta giusta la dà zamax, ed è questa qui (qui).

Un paio di considerazioni becerotte sullo spread

Prima considerazione: non era colpa di Berlusconi (ebbene sì, ogni tanto cedo alla tentazione di ribadirlo).

Seconda considerazione: i nostri media, ai tempi di Berlusconi, non erano in grado di vedere il panorama vasto e complesso che ci presentano oggi. Un panorama pieno di fattori, di variabili, di incognite, di scelte finanziarie di portata europea, planetaria, transnazionale, ultracosmica. E perché non erano in grado di vederlo? Perché fra loro e questo paesaggio si frapponeva una figura e una sola: Berlusconi, appunto. Lui e solo lui, il colpevole dello spread, su stampa, web e tv, a reti unificate. Un solo uomo, una sola figura, capace di precludere la vista di un intero paesaggio a centinaia di osservatori dalla vista acutissima. Poi dice che non è un gigante.

Il primo miracolo di Monti

Presentato, a novembre, come il messia che doveva “salvare l’Italia” in un batter d’ali – fate presto, fate presto! – Monti si è distinto per la grande velocità con cui ha lasciato capire che avrebbe proceduto esattamente con la stessa lentezza di tutti gli altri. Ha fatto lo 0,1% di quel che doveva, per poi sprofondare nella stessa palude in cui sono sprofondati tutti gli altri: il corporativismo, o consociativismo, o concertazione. Ma un miracolo l’ha fatto davvero. Certo, bisognerà vedere se dura, ma intanto ha portato la sinistra, e dico la sinistra, a schierarsi esplicitamente contro l’antipolitica. Sentite il perentorio Enrico Letta:

Se ci presentiamo  anche alle prossime  elezioni con la stessa legge, ne  verrà fuori un Parlamento delegittimato e un gigantesco regalo all’antipolitica

A essere cattivi, si potrebbe ricordare a Entrico Letta che quel risultato sarebbe lo sbocco più naturale dell’impegno politico suo e dei suoi soci, sia dentro il Pd sia in tutta la galassia variegata della sinistra, dai media alle magistrature, dai sindacati alla finanza. Anni e anni in cui questa sinistra, essendo troppo illuminata per definirsi bassamente “socialdemocratica” o “socialista”, ha preferito lavorare ai fianchi la politica, logorarla, delegittimarla, allevando l’antipolitica nella stessa porcilaia e con lo stesso amore con cui ha allevato l’altra faccia del loro nulla politico, la fantomatica “buona politica”. Ma voglio essere ottimista, e preferisco dire che è un segnale positivo. Durerà? Non durerà? Chi mi segue lo saprà!