NCD. Troppo nuovi, troppo oltre

Nella mia meschinità, preferisco sempre schivare i miei problemi, e occuparmi di quelli che stanno peggio di me. Non per magnanimità, eh, ma solo per consolarmi. Politicamente parlando, NCD sta peggio di FI. Molto peggio. E il bello è che sembrano non rendersene conto. Tranne, forse, Nunzia Di Girolamo, che a caldo, dopo avere assistito con un broncio lungo così alla conferenza stampa trionfante e dunque delirante del suo capo Alfano, disse la verità alla stampa: “Qui l’unico vero vincitore è Renzi.” Oggi, nel post elezioni, mentre tutti i perdenti sono giustamente impegnati a parlare di possibili future alleanze e a gestire le possibili fughe di chi ha una voglia matta di abbandonarli per salire sul carro dei vincitori, è stata sempre lei, stavolta involontariamente, ad illuminarmi, quando ha dichiarato, perentoria: “Bisogna andare oltre il centrodestra!” Come, “oltre”? “Oltre” dove? NCD non ha molte alternative: o sta di qua, in quel centrodestra inventato da Silvio Berlusconi insieme al bipolarismo, o sta di là, nel centrosinistra. A meno di non voler fondare, dopo NCD, Nuovo Centro Destra, anche il CDCS, Centro-Destra-Centro-Sinistra, o il DCS, Destra-Centro-Sinistra, o il suo opposto e coincidente SCD, Sinistra Centro Destra. Oppure, un bel militaresco Dest-Sinist-Dest-Sinist-Dest-Sinist. Una botta qua e una botta là, alla Follini-Casini, per intenderci. Un bel salto nel futuro, non c’è che dire. Nessuno ci capirà una cippa, tranne i loro elettori di riferimento, che non a caso da anni e anni rimangono sempre gli stessi: 5%. Ma determinanti, eh, come amano ricordarci ad ogni elezione, anzi ad ogni tg e Porta a Porta.

Il coltello che apre gli occhi

Forse, finalmente, i soliti intelligentoni apriranno gli occhi. Ora che non c’è una motivazione puramente “materiale” per il male, forse capiranno che non è nelle “cose”, che devono guardare, ma nell’animo umano. Infatti, il ragazzino americano che ha ferito i suoi compagni di scuola non ha usato armi da fuoco, pistole, fucili o altri gingilli prodotti dai cattivoni delle industrie delle armi, tanto odiate dalle buone coscienze progressiste. E questo è spiazzante, per loro. Ieri sera il servizio di Giovanna Botteri suonava monco, senza il solito pistolotto contro i cattivoni delle industrie delle armi. Oggi Repubblica.it non ne parla nemmeno. Tireranno fuori che amava i videogiochi violenti? Un parente repubblicano? Un nonno del KKK? Un bisnonno bovaro del Texas? O forse, per una volta, andranno più in profondità.

Corriere (qui).

Riflessi condizionati di un destrorso

L’altra sera ho sentito al tg che c’è un quartiere di Roma nord che rimarrà senz’acqua per un anno intero (qui). Caspita, mi son detto, chissà che casino verrà fuori, povero sindaco di Roma. E invece, niente. Poi ho visto che ci sono stati altri crolli a Pompei e mi sono detto caspita, il ministro del nuovo governo o di quello vecchio verranno crocifissi. E invece, niente. Poi ho sentito che si pensa di mettere mano alla costituzione, e mi sono detto caspita, povero capo del governo, mò insorgeranno tutte le migliori coscienze civili del paese, e chi li sente a quelli! E invece, niente. Poi mi sono detto: sveglia, vincenzillo, in quei posti di potere non c’è più la destra! Non c’è più Alemanno, Bondi, Berlusconi… Ecco perché il clima è così felpato. Ma sii sincero, non è meglio questo clima? Molto meglio. Anzi, è quello che ho sempre invocato, quando c’era la destra. E allora? E allora non mi resta che una speranza: perdere tutte le prossime elezioni.

Renzi incontra il diavolo, l’Italia incontra l’acqua santa

Se da qualche anno seguo tanto la politica italiana, è per godermi momenti come questo. Momenti che non dicono qualcosa solo ai fanatici delle pagine politiche, ma a tutta l’Italia. E dicono una sola, chiara parola: legittimazione. Legittimazione della destra. Cioè, legittimazione di metà dell’elettorato. Cioè, legittimazione morale di metà dell’Italia. E nello stesso tempo, legittimazione morale della politica nel suo insieme. Sottolineo la parola “morale”, perché è di quello, che si tratta, prima ancora che di sistema elettorale e di riforme costituzionali. 40 anni dopo Berlinguer, il segretario del maggiore partito della sinistra assesta un colpo micidiale alla “questione morale” e alla sua funzione settaria e ricattatoria. Era ora! E’ un bel passo in avanti verso una politica “normale”, cioè bipolare ed europea. Di fronte a questo, i fischi e quell’uovo lanciato contro l’auto di Silvio sono ben poca cosa. Così come la domanda di chi disapprova: Renzi, ma perché l’hai fatto? (Pronta e giusta risposta: “Se voglio parlare con Forza Italia, con chi altro devo parlare, con Dudù?”) Sono gli ultimi giapponesi, la parte più settaria della sinistra. Che non può certo sparire di botto, considerando che fino a ieri era maggioranza. Che non sparirà mai, probabilmente. Ma che si ridurrà a ciò che è nel mondo civile: una sparuta minoranza, quasi ininfluente. Non più vincolante. Non più decisiva. Proprio come accadrà ai centristi, specularmente, a destra. Siamo sempre più vicini al momento in cui l’Italia si porrà la fatidica domanda, come profetava zamax tempo fa, e mi perdonerà se non so in quale “versetto” di quale post. E la domanda è: ma di cosa avevamo paura? Da lì in avanti, la strada sarà in discesa. Per tutti noi. Bene ragazzi, avanti così.

Alfano e il nuovo centro (destra?)

Ieri sera ho sentito Angelino Alfano dire tutto contento: “Siamo decisivi per le sorti del centrodestra.” Siccome ero un po’ distratto da altre cose, posso essermi sbagliato, e magari invece ha detto: “Siamo decisivi per le sorti del governo.” Può essere. Ma a me, in ogni caso, quando uno che ha il 5 o il 6% sente il bisogno di dire che è decisivo, vengono in mente due cose. Primo, è disperato. Secondo, il pentapartito anni 80. In pratica, Pierferdinando Casini.