Posseduto da Eminem e 50 cents

marilyn-monroeIeri sera in tv parlavano di Marilyn. Mia moglie, con la solita imparzialità delle donne, ne sottolineava la bellezza "nella media". Io invece, da vero esteta, ho apprezzato le belle forme e ho pensato all’effetto della sua sensualità sulla gente, sui presidenti, sui soldati del tempo. Poi ho riflettuto sull’intimo, lacerante rapporto tra la donna e l’icona. Il tutto in pochi secondi, eh, mica ore. All’improvviso sono stato posseduto da Eminem e da 50 cents, che dentro di me hanno gridato all’unisono la seguente strofa rap:

L’icona
divora la persona.
L’immagine
ti scava una voragine.

Poi basta. Ora attendo di essere posseduto da un grande romanziere per scrivere l’ennesima storia della diva.

Dai che magari le donne ci salvano dai fanatici

SBAILinko (qui) una buona notizia dal fronte italiano dell’islam radicale. Protagonista, Souad Sbai (qui breve bio presa da wikipedia). Rubo dal blog di Giulio Meotti.

Upgrade lunedì 22: Per una che alza la testa con successo, un’altra muore. Neda, ammazzata a Teheran durante le menifestazioni contro Ahmadinejad. Uno dei dieci morti. Riposino in pace.

La sentenza dello zio Gaspare

PISSLa sentenza è inappellabile e beffarda: “La sinistra si è dissolta come la pisciazza di Giufà”.
A emetterla, mio zio Gaspare. Uomo, anzi siciliano, di sinistra. Di più. Un siciliano di sinistra deluso. Perché specifico che è siciliano? Perché per apprezzare fino in fondo la sua sentenza – e capire perché ieri pomeriggio noialtri siamo finiti sotto il tavolo da giardino per le risate – bisogna conoscere qualcosa della cultura, del clima e della lingua siciliana. Per esempio bisogna sapere che Giufà è un personaggio della cultura popolare, descritto meravigliosamente dalla seguente definizione: “Giufà: una ne pensa, cento ne fa”. Poi bisogna ricordare che in Sicilia fa molto caldo, specie quando soffia lo scirocco. Quindi viene naturale immaginarsi la soddisfazione dipinta sul volto del nostro Giufà mentre svuota la vescica controvento, incurante degli schizzi, con il torrido alito dell’Africa che fa evaporare all’istante le gocce cadute sulle erbacce secche, sulle zolle spaccate, sui piedi sporchi, sulla tela dei pantaloni indurita dal sole. Infine, va notata la sfumatura decisiva. Non bastava accostare l’immagine bassa dell’urina al destino di quella parte politica che per decenni si è arrogata la difesa non solo degli interessi dei lavoratori, ma di qualcosa di ancora più nobile: la giustizia. La giustizia in sé. Non bastava nemmeno abbassare ulteriormente l’urina a “piscia”. No. Alla piscia viene aggiunto pure il dispregiativo: "pisciazza"! Grazie zio, solo un siciliano poteva arrivare a tanto.

Su Gheddafi mi sbagliavo

Avevo scritto nel post precedente (qui) che la Libia non è un paese democratico e che non ha grandi prospettive di diventarlo in futuro. Mi sbagliavo. Alla Libia non serve diventare democratica, perché lo è già da lungo tempo. E’ molto più democratica dell’Italia e degli altri paesi occidentali. Sì, ha sostenuto e tuttora difende il terrorismo, ma democraticamente. Sì, è antisemita, ma democraticamente. La democrazia rifulge nel discorso pronunciato da Sua Altezza all’Università La Sapienza di Roma, sotto lo sguardo compiaciuto del rettore della Sapienza. Da certa gente abbiamo solo da imparare.
Qui c’è il post di ernesto, che cita l’ottimo articolo del Corriere sul grande discorso.

Gheddafi eroe della democrazia

GHEDDVediamo un po’ di capire. Arriva in Italia un gran furbastro figlio di buona donna, il cui paese, la Libia, non è democratico, né ha grandi prospettive di diventarlo in futuro. Questo paese, tuttavia, può rivendicare un paio di episodi gloriosi del passato e un ricattino del presente. Le glorie sono l’invasione subita da Mussolini e l’essere stato per un certo periodo il nemico numero uno degli Stati Uniti d’America (un curriculum di tutto rispetto, che fa molto effetto presso le coscienze democratiche). Il ricattino sono le risorse energetiche che ci fornisce. Che il gran furbastro figlio di buona donna si senta in posizione di forza, lo si capisce dall’arroganza con cui ci sbatte in faccia la cartolina dell’eroe della resistenza anti-fascista, o meglio anti-italiana, e suo figlio. E lo si capisce dall’accoglienza. In prima fila la politica, che è pur sempre la politica: il mio Berlusconi tutto sorridente, che se da una parte è da elogiare per la sua politica realista (all’insegna del “se non puoi batterli, fatteli amici”), dall’altra parte ha troppa ansia di passare alla storia come lo statista che ha risolto il contenzioso storico con la Libia. Poi c’è la cultura. E la cultura non ha scusanti: l’università di Sassari vuole conferirgli la Laurea Honoris Causa; l’Università La Sapienza di Roma lo accoglierà, temo, con tutti gli onori. Che dire? Spero vivamente in una fortissima contestazione degli studenti, quegli studenti la cui spiccata sensibilità democratica diede ottima prova di sé insultando un dittatore sanguinario come Benedetto XVI.