Le quote rosa e i miei pregiudizi

Come tutti gli uomini di buon senso, amo coltivare i miei pregiudizi, in attesa che vengano smentiti dalla realtà. Questo atteggiamento ha almeno due lati positivi. Primo, ti preserva dalla fatica di mettere in dubbio ossessivamente le tue idee. Secondo, nel momento in cui i pregiudizi vengono clamorosamente smentiti, ti fa godere per la sorpresa. Ciò che, infatti, è avvenuto ieri sera. Stavo ascoltando distrattamente il chiacchiericcio sulle quote rosa, ma nel giro di pochi secondi sono successe alcune cose notevoli. Una giornalista di SkyTg24 ha presentato così il succo della giornata politica: “Oggi in parlamento è avvenuta la sconfitta delle donne.” Testuale. Così ho potuto godermi la conferma di un mio radicato pregiudizio: la classe giornalistica è votata anima e corpo al progressismo più cieco e più retorico. Poi, ho notato il sondaggio del giorno, sempre su Sky: “Il parlamento boccia le quote rosa. Sei d’accordo?” E qui è scattato un secondo pregiudizio e mi sono detto: il pubblico di Sky, educato dal giornalismo progressista, esprimerà il suo dissenso con una percentuale bulgara. E invece… hanno prevalso i sì!! Tra il 60% e il 70%!! Segno che la maggioranza ha capito quale boiata siano, in realtà, ste quote rosa. Che bello, quando i tuoi pregiudizi cadono di fronte a queste realtà.

Bellona vs Pesantona, 1-0

È una costante del mondo femminile: la pesantona vorrebbe dimostrare quanto è intelligente e sensibile, e invece dimostra solo che non ha il senso dell’umorismo.  La satira sulla ministra Maria Elena Boschi, la bellona (qui). La reazione della pesantona Laura Boldrini (qui). La reazione della bellona (qui).

Katy vs Miley. Musica batte trasgressione

Recentemente mi ha colpito la trasformazione radicale dell’immagine di una cantante americana, Miley Cirus, da brava ragazza a ragazza trasgressiva. Da volto della Disney al quasi porno. Mi ha fatto un po’ di tristezza pensare alla riunione in cui lei, il suo agente e i dirigenti della sua etichetta discografica hanno deciso che non avrebbe più leccato innocenti coni gelato multicolori, vestita come una scolaretta tutta casa e chiesa, ma un ambiguo martello di ferro, in biancheria bianca, tra moine arrapanti, come fa nel suo ultimo videoclip (qui). A me, comunque, piace molto di più un’altra cantante americana, Katy Perry, che invece la butta sulla freschezza, sulla simpatia e sul divertimento. Questo è il suo ultimo video (qui).

Quel bruto maschilista capitalista di Marchionne

Se da qualche anno a questa parte avete l’impressione che le pubblicità siano praticamente tutte uguali, specie quelle italiane, avete ragione. Se per caso vi chiedete perché, sappiate che a mettere i bastoni fra le ruote dei poveri creativi italiani ci sono mille fattori. Per esempio, quel simpaticissimo miscuglio di femminismo e operaismo, che è la riedizione anacronistica dell’anticapitalismo duro e puro di trent’anni fa, e che oggi ama praticare uno degli sport nazionali, dare addosso a Marchionne (qui).

Lettera di Franco Battiato alla sinistra

Cari adepti della sinistra,

non vi nascondo la mia profonda delusione, che stanotte mi ha strappato alla mia abituale atarassia mistica. Se mi abbasso a scrivervi dal mio isolamento tantrico, è solo per darvi un’ultima occasione di redimervi, prima di scatenare su di voi la sacra ira della dea Kalì. Cioè, io lo sapevo benissimo che la politica è una cosa schifosa, volgare, ributtante, ma non mi aspettavo certo da voi tanta incoerenza. Io, nella mia umile funzione di megafono della Verità, mi sono limitato a dire ciò che la mia parte politica e intellettuale, cioè voi, non fate che ripetere da anni, come dervisci posseduti, e io con voi, nel nostro sforzo immane per distruggere la destra. Quella destra subumana. Quell’aborto morale e intellettuale che merita solo di tornare nel nulla cosmico! Ce lo siamo detti tra noi ogni giorno per anni, sfruttando tutte le tv, le piazze, il corpo delle donne, le chiappe mosce delle attrici impegnate, le chiappe sode delle direttrici di giornale, gli appelli su Repubblica; ne abbiamo fatto uno dei simboli della nostra superiorità morale, che poi è l’unico collante politico della nostra gloriosa setta!! Come dite? Non dovevo dirlo in una sede istituzionale? Ma scusate, ma cosa volete che siano le istituzioni, in confronto alla nostra battaglia??? Ma scusate, ma non vedete che come presidente del Senato abbiamo un eroe dell’antimafia, uno dei nostri, che va in tv a dire che lo stato è colluso con la mafia? E il nostro figlioccio Grillo, oggi terzo partito, dà tranquillamente dei puttanieri ai leader dei due maggiori partiti. Orsù, adepti, compagni, fratelli mistici, non fatemi incazzare la dea Kalì! Fatemi, invece, ciò che davvero mi merito: un monumento!!

Con degnazione sufica,

Maestro Franco Battiato

PS. Per il monumento, ho già pronto il progetto di un mio amico archistar, una gigantesca Paloma – cuccuruccuccùùù! – con la testa grande almeno il doppio della cupola di San Pietro: che si veda dal raccordo anulare!

Tornare al catechismo

Adoro i “liberi pensatori”. Cervelli fini, razza superiore, che amano prodigarsi per insegnare la “vera” fede ai credenti. Notare che loro non credono in niente, per carità, ma vengono a dirti in cosa devi credere tu. Che generosità! Sull’esempio dei loro avi illuministi, cercano di instillare la loro dottrina, il dubbio universale, nel gregge ignorante e asservito alla Chiesa. Una delle fisse di questa bella gente è considerare un segno della “vera” fede il dare del “perverso” a Dio. Ora, io non sono un teologo, ma “Sommo Bene” e “perverso” non è che sono proprio sinonimi. Tranne, forse, per quelli di Repubblica, giornale molto avanti anche in questo settore del ti-insegno-io-la-vera-fede (qui). A questa sconcezza, mi sento di rispondere in milanese: ma và a ciapà i ràtt!! Traduzione: vai a dar la caccia ai topi, se proprio vuoi renderti utile. E, già che ci sei, un bel ripassino al catechismo non ti farebbe male.

Test per olgettine

Dopo essere stata sputtanata in lungo e in largo senza pietà, contro chi ti costituisci parte civile al processo?

A) Contro quel signore anziano, ricco e potente che ti ha regalato il privilegio di fare la mantenuta, con una casa e dei soldi, perché sei una ragazza bella e disponibile.

B) Contro quei magistrati che, per puro senso del dovere, ti hanno dato della volgare prostituta in tribunale.

C) Contro quei giornalisti che, per puro senso del dovere, ti hanno dato della volgare prostituta su tutti i media.

D) Contro quei magistrati e contro quei giornalisti che oggi hanno il potere di farti apparire come una povera vittima.

(Sullo stesso tema, vedi anche l’esclusiva e straziante testimonianza dell’olgettina da me pubblicata a novembre scorso (qui)).

Quegli industriali che vogliono salvare l'Italia con la tessera Cgil. Marchionne fa marameo e salva la Fiat

camusso_marcegaglia

La svolta storica di Confindustria: la presidentessa Emma Marcegaglia mentre prende la tessera Cgil

Nel mondo del lavoro ci sono due notizie. La prima, la meno sugosa, è che in cima al suo programma superliberale dalle intenzioni alquanto modeste, “salvare l’Italia!!”, la capa di Confindustria Emma Marcegaglia mette la riforma delle pensioni. Invece la sua nuova amica per la pelle, Susanna Camusso, capa della Cgil, il sindacato più antiliberale dell’occidente esclusa la Fiom e i Black Bloc, ha ribadito infinite volte a muso duro che le pensioni non si toccano. Scommettiamo che vince la Cgil? 
Seconda notizia, la più sugosa. Come si sa, ultimamente la capa di Confindustria ha deciso di mostrare il dito medio al governo dei Brutti & Cattivi, e di fottersene del buono che c'era nell'ultima manovra. Ebbene, ieri ha ottenuto un primo, ottimo risultato: la Fiat di Sergio Marchionne ha confermato la sua uscita da Confindustria stessa. Massì, tanto la Fiat è una piccola ditta di provincia, sai che se ne fanno, quelli di Confindustria. Ma la cosa più interessante è la motivazione addotta nella lettera di addio
: "con la firma dell’accordo interconfederale del 21 settembre [vedi foto in alto, ndr] e’ iniziato un acceso dibattito che, con prese di posizione contraddittorie e addirittura con dichiarazioni di volonta’ di evitare l’applicazione degli accordi nella prassi quotidiana, ha fortemente ridimensionato le aspettative sull’efficacia dell’Articolo 8." Ricordiamo, per i più sbadati, che l'articolo 8 della manovra del governo è di segno liberale, ma è stato elogiato apertamente soltanto da Marchionne, e snobbato da tutti gli altri, Confindustria in primis (vedi mio post (qui)). Ma ora viene il bello: "Si rischia quindi di snaturare l’impianto previsto dalla nuova legge e di limitare fortemente la flessibilita’ gestionale. Fiat, che e’ impegnata nella costruzione di un grande gruppo internazionale con 181 stabilimenti in 30 paesi, non puo’ permettersi di operare in Italia in un quadro di incertezze che la allontanano dalle condizioni esistenti in tutto il mondo industrializzato." Sentito? Mentre le nostre menti più illuminate non trovano di meglio che tentare di rovesciare il governo e affidarsi a Confindustria per "salvare l'Italia", Fiat esce da Confindustria per rimanere dentro il mondo moderno. Io, se fossi una di quelle menti illuminate, qualche dubbio me lo farei venire.

Sul recentissimo idillio tra Confindustria e Cgil e sull'uscita di Fiat da Confindustria, il Foglio (qui) e destralab (qui).
———————

Ma non chiamatela "topa"

In Italia ci sono le donnacce di malaffare (dette anche, all'occorrenza, "povere vittime"), che vendono il proprio corpo come merce, ma per fortuna ci sono anche le intellettuali impegnate che firmano tutti i nobili appelli di Repubblica contro il vero colpevole di questo scempio, come fa Isabella Ferrari (qui). Poi ci sono i superficialotti che amano i film commerciali di Hollywood, come me, ma per fortuna ci sono anche registi e autori seri, di culto, che firmano i nobili appelli di Repubblica contro il vero colpevole di ogni scempio, come fa Paolo Sorrentino (qui). Qualche volta, le intellettuali impegnate e i registi di culto si incontrano, e allora capita che una certa cosa trionfi in tutto il suo splendore, ma non chiamatela topa o potrebbero indignarsi (qui).

Segnalo anche post di reginadistracci (qui).
————————

La verità sì, la controinformazione no

Sembra che nel suo ultimo libro, Giampaolo Pansa parli molto male della bibbia degli intellettuali italiani, il pilastro della controinformazione e del contropotere: la Repubblica. Mi fa piacere. Non tanto per antipatia viscerale o per divergenze politiche, ma soprattutto perché io alla controinformazione e al contropotere non ci credo. L'informazione non sarà sempre vicinissima alla verità, ma la controinformazione quasi sempre ne è lontanissima. Il potere ha certamente i suoi lati oscuri, ma il contropotere è un'utopia diseducativa. Sono felice che qualcuno metta in luce alcuni aspetti di ciò che mi ha ispirato diffidenza fin dai tempi del liceo, di ciò da cui ho imparato a difendermi – all'inizio con qualche titubanza, poi con sempre maggiore lucidità – insomma di ciò che sta dietro alla controinformazione e al contropotere di Repubblica, e cioè quel misto indigesto di tutti gli "ismi" sbagliati: azionismo, giacobinismo, falso moralismo, falso mito resistenziale, rancore, pacifismo, giustizialismo, ideologia dei diritti, terzomondismo, veterofemminismo, veteroambientalismo, false speranze propinate con false parole, una su tutte: "società civile". Aaarghhh! Christian Rocca fornisce diversi estratti illuminanti del libro il cui titolo parla da solo: Carta straccia. Tipo, sui magistrati militanti:

«I due pubblici ministeri della Procura di Milano, Spataro e Pomarici, sembrarono incarnare in quell'aula parlamentare un atteggiamento culturale, civile e financo psicologico tipico di una parte minoritaria, ma influente della magistratura italiana nel corso degli anni Novanta. Un'istituzione convinta che non fosse necessario limitarsi a esercitare una funzione giurisdizionale, ma bisognasse svolgere anche un ruolo salvifico di contropotere militante, una missione di supplenza di un ceto politico irrimediabilmente inadeguato e corrotto»*

Corsivi di Rocca, ma li faccio miei. Altri estratti in continuo aggiornamento (qui). Il libro (qui).

*Upgrade 21 giugno 2011: la citazione non è di Pansa, ma di Miguel Gotor (qui), neo editorialista di Repubblica. Quindi sono almeno in due a bastonare Repubblica "dall'interno". Le bastonate che aiutano a crescere?