Travisare e incassare

Ma quante cantonate ha già preso, Scalfari, sul Papa? E quanto grosse? L’unica cosa che lui e Repubblica non travisano mai è la voglia degli anticlericali di radere al suolo il Vaticano.

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Padre Fortunato e la chiesa da salvare

Anche prima che venisse eletto Bergoglio, io ero convinto che la chiesa, per uscire dalla brutta strada in cui si era messa, aveva solo 3 possibilità. La prima era che il nuovo papa fosse un francescano. La seconda, che prendesse il nome di Francesco. La terza, che la sua prima visita fosse ad Assisi.

La sintesi è mia, i contenuti sono di Enzo Fortunato, padre francescano, capo della sala stampa del Sacro Convento di Assisi, direttore della rivista San Francesco d’Assisi, nonché fresco autore del libro “Vado da Francesco”. Il succo delle sue parole è: la chiesa andava “salvata”, e la “salvezza” passava necessariamente per l’ordine francescano. Il succo del libro, invece, a quanto ho capito io, è che tutti, bene o male, si commuovono, chi quando va ad Assisi, chi quando pensa a San Francesco, chi quando vede papa Francesco. Ora, io capisco tutto: il portare acqua al proprio mulino; il semplificare per farsi capire; il far passare comunque un messaggio positivo; il rivolgersi ai non credenti; il non chiudere le porte, l’abbattere gli steccati, l’aprire nuovi orizzonti e via di metafora in metafora; che la spiritualità fai da te è sempre meglio del materialismo storico; che fa figo dire che una figlia di Mick Jagger dei Rolling Stones ha chiamato sua figlia “Assisi”; che Celentano si è commosso, il cieco si è commosso, l’invalido si è commosso; capisco tutto, ma porcaccia miseria, perché l’impressione che viene fuori è sempre quella di un pacifista, pauperista, buonista, cattocomunista, e non quella di un cristiano?

La misericordia e i suoi opposti

Il Papa invita tutti alla misericordia, al perdono, a chiedersi sempre, prima di tutto: “Chi sono io per giudicare?” (Qui). Alle mie orecchie, suona come un argine alla tendenza umana verso l’ipocrisia, la maldicenza, la calunnia, il falso moralismo, la litigiosità, e aggiungerei anche la disperazione. Ma temo che altri la leggano in modo diverso. Prima spiegherò meglio come la intendo io, poi dirò come, secondo me, la intendono alcuni.

Per capire bene il messaggio del Papa, bisogna capire che cosa si intenda, qui, per “giudicare”. “Giudicare”, qui, significa mettersi su un piedistallo e sparare condanne inappellabili. Fare del peccato una pietra appesa al collo del peccatore e buttarlo a mare. Quindi il Papa sta dicendo: chi sono io per mettermi su un piedistallo? Chi sono io per condannare i miei fratelli? In ultima analisi: chi sono io per mettermi in mezzo tra i miei fratelli e l’infinita misericordia di Dio?

Niente di nuovo, dunque. Ma allora perché suona così diverso da Benedetto XVI? Io credo che la risposta sia in parte nel loro stile, in parte in come il mondo li vede, o meglio “vuole” vederli. Credo che molti, anche da adulti, facciano come alcuni miei amici di quando ero piccolo, che non sopportavano i preti perché si sentivano “giudicati”. In questo senso, molti sono convinti che i frati siano “meglio” dei preti, perché sarebbero più “buoni”. Quelli che la pensano così, se si trovano davanti un prete, un parroco, un vescovo, un Papa alla Benedetto, gli direbbero volentieri: “Chi sei tu, per giudicare?”

Invece, un Papa alla Francesco, che dice lui stesso “chi sono io per giudicare?”, ai loro occhi appare docile, remissivo, uno a cui va bene tutto, basta volersi bene, ecco, come dicono a Roma, volèmose bbbene. Eppure, il Papa non ha affatto detto questo. Così come mettersi su un piedistallo non è cosa buona, per un cristiano, nemmeno il volèmose bbbene è cosa buona. Non ricordo chi, ma qualcuno ha detto che se non cerchi di correggere il fratello che pecca, ti rendi suo complice. Il mondo lo sa benissimo, che è così, ma non vuole sentirselo dire.

Il mondo non ha nessuna voglia di sentir parlare di concetti come peccato, pentimento e perdono. In cuor suo, ha già cancellato il concetto di “peccato”, perché lo ritiene troppo “colpevolizzante”, poco “moderno”, fonte di inibizioni, repressioni, autoritarismo. Insomma, tutto il male possibile e immaginabile, per un uomo che si concepisce come un essere assolutamente “libero”, “autodeterminato”, “innocente”.

Un Papa alla Benedetto affrontava di petto questo discorso, che è il discorso oggi predominante nel mondo. Francesco, invece, evita di proposito lo scontro. Questione di stile, ma non di sostanza.

Chiudo con una scommessa. Prima o poi anche Francesco tirerà fuori qualcuno di questi concetti profondamente cristiani, tipo che non sempre le persone sono consapevoli di ciò che è davvero il loro bene, e che c’è amore anche nella correzione del proprio fratello. Cioè, per la gioia dei relativisti e dei nichilisti, che c’è un bene e c’è un male, e non siamo noi uomini a decidere che cosa sia l’uno e che cosa l’altro. Secondo me, non la prenderanno tanto bene, e parleranno di “medioevo”, “involuzione autoritaria”, “svolta reazionaria” o simili. Primo titolo di Micro-mega: “Francesco come Benedetto?” Secondo titolo: “Francesco peggio di Benedetto”. Terzo titolo: “Aridàtece Benedetto”. Accetto scommesse.

“Dacci oggi il nostro amore quotidiano”

Sabato scorso sull’Osservatore Romano c’era il racconto dell’incontro del Papa con i fidanzati in piazza San Pietro (qui). Bello tutto, in particolare questo passaggio:

In questo cammino è importante, è necessaria la preghiera, sempre. Lui per lei, lei per lui e tutti e due insieme. Chiedete a Gesù di moltiplicare il vostro amore. Nella preghiera del Padre Nostro noi diciamo: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Gli sposi possono imparare a pregare anche così: “Signore, dacci oggi il nostro amore quotidiano”, perché l’amore quotidiano degli sposi è il pane, il vero pane dell’anima, quello che li sostiene per andare avanti.

“Dio è come il fiore del mandorlo” (Angelus di ieri)

La nuova stella che apparve ai magi era il segno della nascita di Cristo. Se non avessero visto la stella, quegli uomini non sarebbero partiti. La luce ci precede, la verità ci precede, la bellezza ci precede. Dio ci precede. Il profeta Isaia diceva che Dio è come il fiore del mandorlo. Perché? Perché in quella terra il mandorlo è il primo che fiorisce. E Dio sempre precede, sempre per primo ci cerca, Lui fa il primo passo. Dio ci precede sempre. La sua grazia ci precede e questa grazia è apparsa in Gesù. Lui è l’epifania. Lui, Gesù Cristo, è la manifestazione dell’amore di Dio. E’ con noi.

Angelus completo (qui).

Ma è la vita reale o “C’è posta per te”?

Riassumendo, in ordine sparso: Papa Francesco riceve Scalfari, Scalfari intervista Papa Francesco, la lettera di Scalfari, la risposta di Francesco, Ratzinger scrive a Odifreddi, il presidente americano Obama telefona al presidente iraniano Rouhani. Ma è la vita reale o una puntata di “C’è posta per te”?

Un catechista al Corriere e un esorcista a Repubblica, presto!

Per il Corriere della Sera, il Papa “apre” ai divorziati e agli omosessuali. Come se fino a ieri, invece, la Chiesa gli “chiudesse” la porta in faccia, o li scacciasse con orrore dal consesso umano. Per Repubblica, il Papa “sconvolge la posizione tradizionale della Chiesa”. Ma per favore! La Chiesa ha sempre parlato di “peccato” distinguendolo dal “peccatore”. Ciò che va odiato è il “peccato”, non certo il “peccatore”. Dio non lo odia, anzi, gli tiene sempre la porta aperta, anche se, compiendo il “peccato”, si è allontanato. E se Dio non lo odia, perché dovrebbero farlo i suoi rappresentanti terreni? Piuttosto, la Chiesa ha un altro compito: continuare a invitarlo alla conversione e concedergli il “perdono”, qualora si penta. Come si vede, non c’è bisogno di scomodare San Tommaso, per capire questi concetti semplici, banali. Ma allora, perché quelli del Corriere e di Repubblica, le cime del giornalismo italiano, non li capiscono? C’è solo una risposta: non li vogliono capire. Il buon Francesco ha fatto di tutto, ha anche risposto alle domandine di Scalfari, pur sapendo di essere solo un umile “dipendente”, mentre Scalfari meriterebbe di interloquire a tu per tu con il “principale”, ma non c’è niente da fare: la stampa nasce con la vista corta, cortissima, e con il peccato originale di riuscire a vedere solo ciò che vuole vedere (e lasciamo pure perdere il sensazionalismo). Per esempio, gli risulta impossibile vedere concetti come “peccato”, “pentimento”, “perdono”, perché non vanno di moda, tra i progressisti: né tra quelli della sinistra anti-clericale e snob di Repubblica, né tra quelli dei salotti centristi del Corriere. Ma nella Chiesa, invece, si portano eccome. E dire che glielo avevo già ricordato, dopo la famosa intervista di Francesco sull’aereo, ma evidentemente non mi hanno letto (qui). Ancora oggi, quelli sanno vedere solo “rivoluzioni” e “sconvolgimenti” (qui) e (qui), in realtà inesistenti. Che il Papa, come ulteriore atto di misericordia, gli mandi un catechista e un esorcista, magari l’Esorciccio!