Zaia puzza, i suoi soldi no

zaia_manifesto_lungoLa notizia è di un mesetto fa e l'ho trovata sul Venerdì. In occasione della presentazione della campagna elettorale di Luca Zaia, l'agenzia di pubblicità che aveva ideato la sua campagna per le regionali ha disertato in blocco. Perché? Chi era l'agenzia? L'agenzia era Fabrica, di proprietà dei Benetton. Fondata da Oliviero Toscani (ora uscito), che ai tempi, con spirito multietnico e progressista, aveva definito la Lega "diarrea mentale". In tutti gli articoli dei giornali è presente fin dal titolo, e poi una riga sì e una riga no, la connotazione di agenzia "multietnica", "progressista", "di sinistra". Non è fosforescente, ma per la prossima volta i grafici ci stanno lavorando. Metti caso che qualcuno dubitasse dell'integrità morale e politica dell'agenzia che fa la pubblicità di un leghista. Evidentemente, per i pubblicitari, farsi fotografare accanto a Luca Zaia è collusione col nemico, mentre prendere i suoi soldi è multietnico e progressista. Infatti, la parola abilmente nascosta in mezzo alla professione di fede progressista e multietnica, è "MILIONI".

Per chi fosse interessato al tema, un articolo del Corriere (qui) illustra i rapporti storici tra Veneto, Lega, Zaia, Benetton, Toscani.

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Buona satira su Travaglio

Finalmente un bravo satiro, Vincino, ha preso di mira un personaggio che la satira politically correct – quella di Vauro ad Annozero e su Manifesto, per esempio – si guarda bene dal toccare. Vincino per ora è l'unico che conosco che non si ferma alle solite noiose manfrine su Berlusconi-Bossi-Papa (anche perché lavora per un giornale che non si ferma alle solite manfrine su Berlusconi-Bossi-Papa). Ecco la bella galleria di 5 vignette che campeggiava nel Foglio di sabato e che ora trovate online (qui).

La Chiesa e il suo mite guerriero

Mentre qualche gagliardo tagliatore di teste vorrebbe portare Ratzinger in tribunale, io mi pregio di leggere il suo libro "Gesù di Nazaret" e di segnalare l'ottimo post di zamax sulla Chiesa (qui) ai tempi del "mite guerriero", come è stato giustamente definito da qualcuno. Il suo pontificato nel segno della "chiarezza" e della "testimonianza". La sua idea di dialogo che lo rende incomprensibile, distante, in ultima analisi inviso a "coloro che plaudono alla stracca liturgia del dialogo che i media compiacenti propagano, dove tra vicendevoli complimenti si gira stucchevolmente intorno alle cose". La natura della Chiesa, "natura straordinaria, irriducibile a quella di qualsiasi entità puramente mondana", come insegna il passaggio del Vangelo su Cesare e Dio. Casta meretrix, tanto per usare un po' di latinorum. E per finire, un pensiero alla società: "una società "cristiana" non è una società di fedeli, ma una società che suo malgrado impara dall'esperienza che allontanandosi dal nucleo dei suoi [della Chiesa, ndr] insegnamenti ne paga carissime le conseguenze; cosicché vi ritorna, magari maledicendola. Prima dell'ennesima ribellione e dell'inevitabile pentimento".

Mi mancherà

casa-vianello Lo sapevo che mi avrebbe fatto un po' male, e infatti oggi è stato un piccolo colpo. Vedendolo invecchiare mi ero detto, ovviamente, che prima o poi… E tac, ecco che è successo. Se n'è andato. Raimondo Vianello, o meglio la sua presenza in tv, ha rappresentato qualcosa, per me. Da piccolo non ero uno che rideva molto, ma il Tarzan che faceva con la Mondaini mi faceva divertire. Poi, per anni, l'ho snobbato. Io e tutti gli altri membri effettivi del Club degli Intelligentoni della mia città. Suppongo che ce ne sia uno in ogni grande città, di questi club. Su Facebook, poi, fanno furore. Ma a quei tempi FB non c'era ancora. Ad ogni modo, per noi intelligentoni era lecito divertirsi solo con cose che mettessero in qualche modo in risalto la nostra superiorità intellettuale. La nota fondamentale doveva essere come minimo il sarcasmo: deridere, denunciare, sferzare. Aborrire le cose facili, coltivare l'ossessione della banalità. Infine, stracciata la tessera del club, ecco che tornai a scoprire una verità elementare: può esistere l'intelligenza intrisa di buon senso e di pacata ironia. Di garbo. Nel favoloso mondo dei creativi milanesi era un delitto guardare Casa Vianello. A me, invece, da quando è finito, già mancava. Ora mi mancherà ancora di più.

Tex Killer?

tex

Non è un refuso. E' il nome che l'autore Gianluigi Bonelli aveva dato inizialmente al suo personaggio più noto. Fa un certo effetto sapere che un personaggio che tu hai sempre conosciuto e amato con un certo nome, all'inizio ne aveva un altro. Infatti, nella vita le persone non cambiano nome, e quindi non dovrebbero farlo nemmeno i personaggi che ormai fanno parte della tua vita. Un po' come quando scopri che Renzo dei Promessi Sposi all'inizio non si chiamava così. Nella versione precedente il Manzoni lo aveva chiamato Fermo. Fermo? Ma dico. Ricordate il famoso passo "Lorenzo o, come dicevan tutti, Renzo"? Con Fermo sarebbe stata tutta un'altra storia. Tipo: "Infermo o, come dicevan tutti, Fermo". Va beh, tornando a Tex, a ribellarsi fu la moglie dell'autore, perché quel "Killer" non le piaceva. Provvidenziale, direi. L'ho saputo l'altra sera da mia moglie, che mi ragguagliava sui dettagli di una mostra organizzata a Milano sul mitico personaggio bonelliano. Per chi fosse interessato, martedì sera ci sarà la proiezione di un documentario allo Spazio Oberdan.