Paolo Flores d'Arcais e il Sant'Uffizio

torture6[1]Dopo aver letto gli stralci dell’ultima fatica filosofico-teologico-politico-morale di Paolo Flores d’Arcais contro Ratzinger, "Il Papa inquisitore", (qui) pubblicati sul Fatto Quotidiano insieme ad altri mirabili articoli su Spatuzza, Dell’Utri e Berlusconi, ho finalmente capito cos’è che finora ci ha salvato dalla riapertura del Sant’Uffizio e dal ritorno dell’Inquisizione: il fatto che i migliori inquisitori sulla piazza se li è già accaparrati la concorrenza, Micro-Mega, Fatto Quotidiano etc.

Uno.
Due.
Tre.
Quattro.
Cinque.
Sei.
Sette.
Otto.
Nove.
Dieci.
Undici.
Dodici.
Tredici.
Quattordici.
Quindici.
Sedici.
Diciassette.
Diciotto.
Diciannove.
Venti.
Ventuno.
Ventidue.
Ventitre.
Ventiquattro.
Venticinque.
Ventisei.
Ventisette.
Ventotto.
Ventinove.
Trenta.
Trentuno.
Trentadue.
Trentatre.
Trentaquattro.
Trentacinque.
Trentasei.
Trentasette.
Trentotto.
Trentanove.
Quaranta.
Quarantuno.
Quarantadue.
Quarantatre.
Quarantaquattro.
Quarantacinque.
Quarantasei.
Quarantasette.
Quarantotto.
Quarantanove.
Cinquanta.
Cinquantuno.
Cinquantadue.
Cinquantatre.
Cinquantaquattro.
Cinquantacinque.
Cinquantasei.
Cinquantasette.
Cinquantotto.
Cinquantanove.
Sessanta.
Sessantuno.
Sessantadue.
Sessantatre.
Sessantaquattro.
Sessantacinque.
Sessantasei.
Sessantasette.
Sessantotto.
Sessantanove.
Settanta.
Settantuno.
Settantadue.
Settantatre.
Settantaquattro.
Settantacinque.
Settantasei.
Settantasette.
Settantotto.
Settantanove.
Ottanta.
Ottantuno.
Ottantadue.
Ottantatre.
Ottantaquattro.
Ottantacinque.
Ottantasei.
Ottantasette.
Ottantotto.
Ottantanove.
Novanta.
Novantuno.
Novantadue.
Novantatre.
Novantaquattro.
Novantacinque.
Novantasei.
Novantasette.
Novantotto.
Novantanove.
Cento.
Centouno.
Centodue.
Centotre.
Centoquattro.
Centocinque.
Centosei.
Centosette.
Centotto.
Centonove.
Centodieci.
Centoundici.
Centododici.
Centotredici.
Centoquattordici.
Centoquindici.
Centosedici.
Centodiciassette.
Centodiciotto.
Centodiciannove.
Centoventi.
Centoventuno.
Centoventidue.
Centoventitre.
Centoventiquattro.
Centoventicinque.
Centoventisei.
Centoventisette.

Scommetto che non li avete letti tutti.
In fondo, per voi sono solo numeri.
C’è un uomo, invece, che ha dovuto farseli tutti.
Per lui erano giorni.
Di galera.
Per niente.
Dimenticato da qualcuno del tribunale di Milano.
Il colpevole sembrava essere il giudice Jole Milanesi (qui).
Ora invece sembra che non sia lei (qui).
Chiunque sia il colpevole, scommetto che nessuno ha ancora preso provvedimenti per punirlo.
Quindi ora si è aggiunto un altro colpevole.
Che Dio abbia misericordia di loro.

Bondi, Saviano e il concorso esterno in associazione firmaiola*

Il ministro Sandro Bondi invita lo scrittore Roberto Saviano a non diventare membro effettivo di quella associazione di firmaioli di sinistra, i cui affiliati sono i veri colpevoli dell’attuale clima di odio ideologico. Saviano si difende dicendo che la fame di verità e di giustizia non è solo di sinistra. In pratica, quello di Saviano è solo "concorso esterno" in associazione firmaiola.
Vincenzo Garzillo, via web

*Pubblicata tra le lettere al direttore, sul Foglio di oggi. (E ci hanno fatto pure il titolo della posta!)

Guarda un po': il riscaldamento del pianeta non è colpa nostra

al-gore-academy-awardsUn documentario della CNN di 25 minuti con scienziati che smontano le panzane più grosse sul riscaldamento globale. Quelle che ormai – dopo essere state divulgate dal premio Nobel Al Gore – sono state fatte passare tranquillamente per verità inconfutabili in tutti i tg delle 20.30, per intenderci.
Una la devo proprio anticipare: l’aumento di CO-2 è una CONSEGUENZA dell’aumento delle temperature. Sì, avete letto bene. Quindi è vero esattamente il contrario di ciò che dicono i catastrofisti. Le temperature aumentano (e diminuiscono) indipendentemente da noi.
Ma le sorprese non sono finite…
Cliccate qui:
http://www.ilfoglio.it/cambidistagione/216
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Il profumo della libertà

blade-runner-los-angeles-752153Finalmente ho capito che cosa mi spinge a tornare sempre di nuovo sul blog di zamax (qui c’è il post di oggi): il profumo della libertà. Nelle mie giornate di pubblicitario milanese mi capita di leggere o di sbocconcellare parecchi giornali, blog, romanzi, fumetti, libri su vari argomenti, ma in pochissimi altri posti trovo lo stesso genuino sentimento della libertà. Laico senza essere nichilista, sacrale senza essere feticista. E’ come girare anni e anni per una metropoli buia, umida e carica di miasmi, diciamo alla Blade Runner, e alla fine imbattersi fortunosamente in un angolino luminoso, asciutto, il retro di una piccola bottega da cui promana un’essenza profumata che, per qualche strana ragione, ci è familiare. Ricordo di un viaggio fatto nell’infanzia e poi dimenticato? Anticipazione di cose non ancora accadute? O cos’altro? Per capirlo non c’è altro modo che passare sempre di nuovo, gettando un’occhiata curiosa all’interno.

In particolare, il post di oggi (qui) mi colpisce per il passaggio centrale e per la conclusione.
Il passaggio è quello che lega la società umana moderna, l’uomo e lo Stato. La società “senza una qualche fibra morale che la vivifichi non sta in piedi”, poiché al suo interno “la conflittualità diventa distruttiva”. L’uomo moderno, invece, è “tenuto ben lontano dai concetti di bene e male”, e dunque svuotato di ogni “tensione morale”. Per questo finisce per essere intruppato sotto “simboli, parole, gesti”, ma rimane incapace di riconoscere il significato della “violenza contro l’individuo e la proprietà” e i suoi “veri diritti”, da non confondersi con i “capricci” e l’arbitrio. Da qui deriva un aumento spropositato del ruolo dello Stato – evocato nelle intenzioni come “neutrale” ma poi di fatto chiamato a una onnipervasiva “educazione permanente”. Ruolo che lascia l’uomo in uno stato di minorità e soffoca la sua originaria libertà.

La conclusione è per me una perla da incidere nel marmo: "Emanciparsi da Dio, o quantomeno da una morale che a una verità se non trovata almeno ricercata con sofferenza faccia riferimento, è il sogno ricorrente e pericoloso delle epoche di crescente libertà. Esse si portano dietro il riflesso di queste libertà, come un marchio di nascita, e insieme anche il veleno per distruggerle. Perciò la saggezza di quel “One Nation, under God” non sta nell’esortazione alla militanza cristiana, ma alla temperanza. Un monito allo Stato sovrano, Terra di mezzo tra lo Stato di Natura e il Regno di Dio, né Stato di Natura né Regno di Dio."

Quel Muro mentale che non vuole crollare

mcdonalds-cyrillic-smallMilano, novembre 2009. Agenzia internazionale di pubblicità. Due o tre giorni prima del ventesimo anniversario della caduta del Muro. Una coppia di Piccoli Creativi presenta, con la dovuta deferenza, una piccola ideuzza al Grande Creativo. Il Grande Creativo la soppesa con il dovuto scetticismo. Osserva una per una le immagini, tra cui quella di un McDonald’s a Mosca. Appena la vede, la scarta con un commento che non ammette repliche: "Il McDonald’s no". Poi aggiunge, provocatorio: "Tra il Cremlino e il McDonald’s non ho dubbi: preferisco il primo". Uno dei due Piccoli Creativi non si lascia intimidire e replica immediatamente con grande convinzione: "Io no". La riunione prosegue, il clima è cordiale e sereno. Nelle lunghe, estenuanti ore che seguono, il Piccolo Creativo ha modo di ripensare all’episodio. Calcola che il suo Piccolo Stipendio di Piccolo Creativo è un tredicesimo del Grande Stipendio del Grande Creativo (senza considerare auto aziendale e altri benefit che il Piccolo Creativo manco si immagina). Onore al merito: se l’è guadagnato sul campo. Il capitalismo ha premiato la sua genialità. Bene. Ma allora perché il Grande Creativo dice di odiare il capitalismo al punto da preferirgli il comunismo? Probabilmente perché sa che nella vita c’è qualcosa di più importante del vile denaro: la libertà. La libertà di non essere mai premiato per il proprio merito, la libertà di essere condannato a una vita di stenti, la libertà di vivere nel terrore, la libertà di essere confinato in un gulag, la libertà di essere torturato e ucciso solo per una delazione. Da questo amore per la libertà deriva un altro aspetto della faccenda: il Grande Creativo ha la consapevolezza che col proprio lavoro sta contribuendo ad accrescere ciò che più odia. Un vero strazio.