11 settembre, mezzanotte

Ieri a mezzanotte su canale 5 davano una puntata speciale di Terra!, l'ottimo programma di Toni Capuozzo, con Toni Capuozzo inviato a New York e immagini della commemorazione a Ground Zero (oggi Parco delle rimembranze) con i parenti delle vittime, l'ex presidente Bush e l'attuale presidente Obama. Contemporaneamente, su La7, davano la propaganda anti-bush del mangia-hamburger a tradimento Michael Moore. E L'Espresso, la rivista più importante e più diffusa della sinistra italiana, era appena uscita con il documentario spazzatura di Giulietto Chiesa (qui).

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Premio Vincenzillo per la comunicazione

Vincitore: il presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama.
Motivazione: è riuscito a "conquistare o fare fessi" i gangli dell’informazione e della comunicazione mondiale, e a portare avanti con la loro “compiacenza ideologica e cialtrona” la guerra al terrorismo cominciata da George W. Bush, con la stessa ferocia del cowboy texano. Post di Christian Rocca (qui).

Appunti per un film sull'uccisione di Bin Laden

Prima scena, una bella soggettiva di uno dei membri del "Team Six", nome di comodo per il corpo formato dai soldati americani ultra-scelti (che in realtà non ha nome), durante l'irruzione nel "compound" di Bin Laden ad Abbottabad, in Pakistan. Audio originale, linguaggio in codice, respiro concitato. Bella adrenalinica. Seconda scena, "Carcere di Guantanamo, parecchi mesi prima." Un membro dello staff presidenziale tutto bello infighettato arriva a Guantanamo in limousine, entra e assiste da dietro un vetro a un bell'interrogatorio maschio, in cui uno dei terroristi illegalmente detenuti sibila l'informazione chiave, quella che porterà al rifugio di Bin Laden. Protesta: "Ehi, dico, ma non potreste essere un po' più civili, con quegli uomini?" Risposta: "Se vuole invitarli al tè delle cinque, si accomodi pure, ma non so se riuscirà a scucirgli più informazioni di noi." Altre scene che non possono mancare: Bin Laden davanti alla tv l'11 settembre 2001, Bin Laden che taglia e cuce i propri filmati, i pacifisti e le star di Hollywood che protestano coscienziosamente contro Bush. Titoli di coda ambientati nella fabbrica americana dove seguiamo passo dopo passo la produzione della pallottola che ha ammazzato Bin Laden (se è stato ammazzato da una pallottola). Bandiere a stelle e strisce quanto basta.

La Concita ama Bush

La bella Concita De Gregorio, direttora del quotidiano del Pd l'Unità, è stata udita in una trasmissione tv accusare il governo di "importare i bunga-bunga invece di esportare la democrazia". Sì, avete letto bene, il governo dovrebbe "esportare la democrazia". Sì, proprio l'idea immonda del satanasso bovaro del Texas. Morale: oggi, pur di andare contro il diabolico venditore della Brianza, Concita la bella si mette con il diavolo in persona.

Più libertà. Si spera

Con due milioni di persone nelle strade del Cairo (fonte: Al Jazeera), la situazione in Egitto è potenzialmente esplosiva e aperta a diversi esiti. Non è automatico, infatti, che le forze di opposizione, qualora dovessero riuscire a cacciare davvero l'attuale presidente Mubarak, siano poi in grado di creare qualcosa di stabile e di durevole. Il grande sogno di George W. Bush di impiantare o di rafforzare la democrazia in medio-oriente, come parte della strategia contro il terrorismo islamico e i suoi sostenitori, è ancora fragile ed esposto ai forti venti del deserto, sempre pronti a travolgere ogni cosa. Qualcuno ha ricordato ciò che successe in Iran nel 1979, quando la cacciata dello Scià fu salutata come un balzo in avanti verso la democrazia (qui). Poi, però, col tempo, si è visto cosa è successo laggiù. Tornando all'Egitto, già oggi si sa che il pur democratico Obama ha tagliato i fondi che il satanasso Bush aveva destinato ai sostenitori della democrazia in Egitto (qui) e (qui). Quel che è certo è che per impiantare la democrazia laggiù, ci vogliono montagne di soldi, molta cautela e due palle quadrate.

SENSAZIONALE! Berlusconi va da Fazio

In anteprima assoluta, ecco il discorso che ho preparato per il presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, invitato da Fazio a leggere il suo elenco di motivi per cui si ritiene un gigante della politica.
 
(Mi raccomando, Silvio, camminata spavalda e sorriso luminoso)
 
Sono un gigante perché con le mie vittorie elettorali ho aperto una nuova strada per l’Italia. Con l'energia, la tenacia, l’irruenza, l’incoscienza che solo un gigante può avere.
 
Ho dato rappresentanza e fiducia al popolo dei moderati, quella che viene spesso definita la maggioranza silenziosa, e alle loro convinzioni in politica interna ed estera.
 
Ho dimostrato con il mezzo più democratico, il voto, che era possibile sconfiggere tutte quelle forze che in politica e nella società cavalcano le peggiori piaghe dell’Italia, che rallentano la modernizzazione e rischiano di bloccarci in un eterno dopoguerra:
 
-in economia, le tasse esose, lo statalismo, l’assistenzialismo, il mono-blocco dei cosiddetti "poteri forti" (i 3 banchieri più potenti d'Italia che appoggiarono Prodi affinché nulla cambiasse nei secoli dei secoli) con Confindustria: ho costretto almeno una parte di quei poteri a scendere a patti, e sugli altri punti, ora, con Bossi e senza Fini, sarà più facile agire;
 
-nel lavoro, l’onnipotenza del mono-sindacato Cgil-Cisl-Uil: ho appena invitato Bonanni e Marchionne a festeggiare il Capodanno con il sottoscritto;
 
-in politica, la centralità assoluta delle segreterie di partito – non sapete cosa vi siete persi, a non essere saliti con me sul predellino -, il linguaggio oscuro, la sottomissione del potere esecutivo a sporchi giochetti in Parlamento, e la sottomissione della politica al potere giudiziario, da quando non c’è più l’immunità;
 
-nell’amministrazione, l’inefficienza: Brunetta è un gigante anche lui;
 
-nella giustizia, l’impunità dei magistrati e la loro assoluta incapacità di gestione, che ha portato la giustizia allo sfascio. Le risorse economiche destinate alla giustizia sono le stesse che in altri paesi, ma lì tutto funziona molto meglio, l’ha detto la vostra amica Gabanelli. Quindi, Angelino, non cedere ai ricatti dell’Associazione Nazionale Magistrati!
 
-nella scuola, l’insegnamento trasformato da politiche dissennate (Dc + Pci) in un ripiego per chi non trova niente di meglio, e le università diventate gangli di potere – di sinistra, è ovvio – che soffocano il merito. La concorrenza tra pubblico e privato farà miracoli: vai con la riforma Mariastella!
 
-nella cultura, una classe intellettuale avulsa dalla realtà, lontana dal popolo, arretrata, politicamente corretta e intollerante, che in passato ha costruito molto abilmente la propria egemonia nella scuola, nei giornali e nelle tv, e che oggi mantiene questa posizione di egemonia selezionando in base all’appartenenza politica, secondo l’unica strategia politica elaborata da quella parte politica dopo il crollo del comunismo: “Berlusconi vai a casa!” Costoro non hanno mai capito un tubo di Berlusconi e ciò mi rinforza nella convinzione di essere molto distante da loro, anzi il loro esatto contrario: originale, moderno, immerso nella realtà, amato dalla gente, proiettato verso il futuro. Quindi, Sandrino Bondi, mon amour, fai quello che puoi: taglia il tagliabile e costringili a far fruttare meglio i soldi.
 
Sono un gigante perché la mia alleanza con la Lega ha permesso alla questione settentrionale di diventare una questione nazionale: un urrà per l’imprenditore del nord-est, il famoso “volano” dell’impresa in Italia!
 
E perché ho creato il miglior ministro degli Interni nella storia della Repubblica, che ha ottenuto risultati mai visti contro la criminalità organizzata, e ha cominciato a regolare con successo l’afflusso degli immigrati, come accade in tutti i paesi dell’occidente che ci accusano a vanvera di razzismo.

E presiedo il governo più giovane e con più donne della storia d'Italia, in barba alle patetiche lezioncine delle femministe.
 
Sono un gigante perché con i miei discorsi del 25 aprile – specie 2009 – ho proposto una via d’uscita dalla mistificazione culturale che ha trasformato il 25 aprile, la costituzione e la resistenza partigiana in una proprietà esclusiva della sinistra;
 
e perché, alla testa di un manipolo di arditi, io sto ridando legittimità alla politica, a tutta la politica, contrastando senza complessi la reincarnazione del partigiano rosso dopo mani pulite: il magistrato giustiziere e star.

Sono un gigante perché sostengo la famiglia tradizionale, padre, madre e figli, in un mondo che le è ostile. (pausa) Anche se sono leggermente puttaniere.*

Sono un gigante perché ho ribadito che l’Italia deve appoggiare con amicizia, con franchezza e con lealtà le politiche atlantiche, compresa la guerra al terrorismo islamico: ne approfitto per salutare l’amico Gorge W. Bush;
 
e, unico nella storia d’Italia, ho dichiarato davanti al parlamento israeliano che sono amico di Israele, stato democratico assediato dal fanatismo islamico, infrangendo un altro pregiudizio storico della vecchia politica italiana.
 
Sono un gigante perché ho stretto rapporti amichevoli e vantaggiosi con la grande potenza economica della Russia (l’amico Vladimir), in linea con la lungimirante politica degli USA i cui risultati verranno apprezzati fra qualche decennio (ma io so aspettare, tanto il mio amico don Verzè mi sta approntando l’immortalità).
 
Sono un gigante perché io e la mia storia siamo l’incarnazione del principio liberale secondo cui gli interessi di uno possono coincidere con gli interessi di molti: altro che il falso mito del politico disinteressato.
 
Sono un gigante anche perché, va detto, mi sento un po’ come Gulliver, dato che il campo avverso è popolato da lillipuziani che nascondono la loro incapacità dietro formulette utopiche come la “bella politica”.
 
E infine mi consenta, Fazio, sono un gigante perché ho resistito ad attacchi personali di una ferocia e di una intolleranza mai viste, in cui gli epiteti più gentili sono “subumano”, “inferiore”, “fascista”, “dittatore”, “mafioso”, “pedofilo”, “narcotrafficante”: tonnellate e tonnellate di fango che miravano a delegittimarmi moralmente. E a una quantità di ridicoli allarmi di cassandre che hanno dato per morto me – e l’Italia e la democrazia – tante di quelle volte…
 
E ho reagito a tutti questi attacchi ritrovando ogni volta l’energia per il colpo di coda, senza mai perdere il sorriso, l’umorismo, lo spirito goliardico e la voglia di cantare canzoni sentimentali con il mio amico Apicella. Tant’è che stasera speravo di essere stato chiamato a cantare per lei e per il suo gentile pubblico Que reste-t-il de nos amour.
 
Da ultimo, sono un gigante perché tra un minuto uscirò da questo studio e mi scrollerò di dosso con noncuranza tutta la polvere, tutto il grigiore, tutta la pesantezza, l’arretratezza, l’autoreferenzialità, il catastrofismo e l’intolleranza della casta intellettuale a me ostile, di cui questo programma è un fulgido esempio.
 
Grazie.
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*update 24 novembre: l'aggiunta finale sulle avventure di B. la devo a zamax, così come parecchie delle analisi politiche.