Sto aereo scomparso, un po’ mi intriga

Teniamo da parte i 239 passeggeri, sperando che non siano morti. Mi chiedo: come fa a sparire un aereo? E’ esploso? Come è esploso? Danno strutturale? Bomba? Missile? Semplice schianto? Schianto provocato? E’ atterrato da qualche parte? Dove? Perché? Lo hanno rubato? Chi? Perché? Ci sono dietro i cinesi, i nordcoreani, i russi, Al Qaeda, terroristi cinesi, nessuno? Alieni? Teletrasporto? Salto nel tempo? Può venirne fuori un bel thrillerazzo da sabato pomeriggio, non c’è che dire.

La misericordia e i suoi opposti

Il Papa invita tutti alla misericordia, al perdono, a chiedersi sempre, prima di tutto: “Chi sono io per giudicare?” (Qui). Alle mie orecchie, suona come un argine alla tendenza umana verso l’ipocrisia, la maldicenza, la calunnia, il falso moralismo, la litigiosità, e aggiungerei anche la disperazione. Ma temo che altri la leggano in modo diverso. Prima spiegherò meglio come la intendo io, poi dirò come, secondo me, la intendono alcuni.

Per capire bene il messaggio del Papa, bisogna capire che cosa si intenda, qui, per “giudicare”. “Giudicare”, qui, significa mettersi su un piedistallo e sparare condanne inappellabili. Fare del peccato una pietra appesa al collo del peccatore e buttarlo a mare. Quindi il Papa sta dicendo: chi sono io per mettermi su un piedistallo? Chi sono io per condannare i miei fratelli? In ultima analisi: chi sono io per mettermi in mezzo tra i miei fratelli e l’infinita misericordia di Dio?

Niente di nuovo, dunque. Ma allora perché suona così diverso da Benedetto XVI? Io credo che la risposta sia in parte nel loro stile, in parte in come il mondo li vede, o meglio “vuole” vederli. Credo che molti, anche da adulti, facciano come alcuni miei amici di quando ero piccolo, che non sopportavano i preti perché si sentivano “giudicati”. In questo senso, molti sono convinti che i frati siano “meglio” dei preti, perché sarebbero più “buoni”. Quelli che la pensano così, se si trovano davanti un prete, un parroco, un vescovo, un Papa alla Benedetto, gli direbbero volentieri: “Chi sei tu, per giudicare?”

Invece, un Papa alla Francesco, che dice lui stesso “chi sono io per giudicare?”, ai loro occhi appare docile, remissivo, uno a cui va bene tutto, basta volersi bene, ecco, come dicono a Roma, volèmose bbbene. Eppure, il Papa non ha affatto detto questo. Così come mettersi su un piedistallo non è cosa buona, per un cristiano, nemmeno il volèmose bbbene è cosa buona. Non ricordo chi, ma qualcuno ha detto che se non cerchi di correggere il fratello che pecca, ti rendi suo complice. Il mondo lo sa benissimo, che è così, ma non vuole sentirselo dire.

Il mondo non ha nessuna voglia di sentir parlare di concetti come peccato, pentimento e perdono. In cuor suo, ha già cancellato il concetto di “peccato”, perché lo ritiene troppo “colpevolizzante”, poco “moderno”, fonte di inibizioni, repressioni, autoritarismo. Insomma, tutto il male possibile e immaginabile, per un uomo che si concepisce come un essere assolutamente “libero”, “autodeterminato”, “innocente”.

Un Papa alla Benedetto affrontava di petto questo discorso, che è il discorso oggi predominante nel mondo. Francesco, invece, evita di proposito lo scontro. Questione di stile, ma non di sostanza.

Chiudo con una scommessa. Prima o poi anche Francesco tirerà fuori qualcuno di questi concetti profondamente cristiani, tipo che non sempre le persone sono consapevoli di ciò che è davvero il loro bene, e che c’è amore anche nella correzione del proprio fratello. Cioè, per la gioia dei relativisti e dei nichilisti, che c’è un bene e c’è un male, e non siamo noi uomini a decidere che cosa sia l’uno e che cosa l’altro. Secondo me, non la prenderanno tanto bene, e parleranno di “medioevo”, “involuzione autoritaria”, “svolta reazionaria” o simili. Primo titolo di Micro-mega: “Francesco come Benedetto?” Secondo titolo: “Francesco peggio di Benedetto”. Terzo titolo: “Aridàtece Benedetto”. Accetto scommesse.

Quesito per quelli che bisogna uscire dall’Europa

Ok destre, ok Giorgia, ok Lega, ok Salvini, ok Grillo, domani mattina usciamo dall’euro e dall’Europa. Ma scusate la domanda: per andare dove? In Africa, dato che è primavera? In America, per allargare il quartiere Little Italy e fondare il 51esimo stato, Big Italy? In Oceania, che da piccolo rimasi affascinato nello scoprire che c’è una Roma in mezzo all’Australia? O ci annettiamo direttamente alla Russia via referendum, tipo Crimea? Ultima ipotesi, fare tutto da soli, in uno splendido isolamento tipo “one man band” (qui). Ah, mi raccomando, l’elemosina rigorosamente in lire, eh, che l’euro se no poi la banca, centrale o no, ci frega!

Le quote rosa e i miei pregiudizi

Come tutti gli uomini di buon senso, amo coltivare i miei pregiudizi, in attesa che vengano smentiti dalla realtà. Questo atteggiamento ha almeno due lati positivi. Primo, ti preserva dalla fatica di mettere in dubbio ossessivamente le tue idee. Secondo, nel momento in cui i pregiudizi vengono clamorosamente smentiti, ti fa godere per la sorpresa. Ciò che, infatti, è avvenuto ieri sera. Stavo ascoltando distrattamente il chiacchiericcio sulle quote rosa, ma nel giro di pochi secondi sono successe alcune cose notevoli. Una giornalista di SkyTg24 ha presentato così il succo della giornata politica: “Oggi in parlamento è avvenuta la sconfitta delle donne.” Testuale. Così ho potuto godermi la conferma di un mio radicato pregiudizio: la classe giornalistica è votata anima e corpo al progressismo più cieco e più retorico. Poi, ho notato il sondaggio del giorno, sempre su Sky: “Il parlamento boccia le quote rosa. Sei d’accordo?” E qui è scattato un secondo pregiudizio e mi sono detto: il pubblico di Sky, educato dal giornalismo progressista, esprimerà il suo dissenso con una percentuale bulgara. E invece… hanno prevalso i sì!! Tra il 60% e il 70%!! Segno che la maggioranza ha capito quale boiata siano, in realtà, ste quote rosa. Che bello, quando i tuoi pregiudizi cadono di fronte a queste realtà.

Nel Renzi dipinto di blu

Giuliano Ferrara prende posizione contro il moralismo ipocrita di Repubblica, e contro tutto il casino che hanno fatto per l’innocente canzoncina degli studenti pro-Renzi (qui). E allora ecco che, in odio alla loro cupezza insopportabile e alla loro macchina del fango sempre all’opera, anche il vostro vincenzillo si è prodotto in una sagacissima canzoncina, sulle note immortali di Domenico Modugno. Chissà se il Giulianone oserà profanarle cantandoci sopra il seguente testo, che gli ho appena inviato.

Titolo: Nel Renzi dipinto di blu

Penso che un premier così

non ritorni mai più.

Anche se molti al Pidì

non la mandano giù.

Solo quei geni di Rep. non lo hanno capito.

Io me lo godo sto Renzi, sto Renzi infinito.

Volare, oh oh

Con Renzi oooh oooh

Nel Renzi ci credo di più

Mi piace vederlo lassù

E sognavo sognavo un governo più in alto del sole ed ancora più su

E la macchina piena di fango spariva laggiù

Le riforme faceva con Silvio alla faccia di Rep.

Volare, oh oh

Con Renzi oooh oooh

Nel Renzi ci credo di più

Mi piace vederlo lassù

La storia? Chi ha studiato se ne frega

Negli ultimi anni, mi è capitato di discutere con un mio ex compagno del liceo. Oggi la vediamo in modo molto diverso sulla politica, ma al di là della divergenza, una delle cose che più mi ha impressionato è stata la sua posizione sulla storia degli ultimi decenni. Per lui non alcun senso tenerla in considerazione, quando si parla di politica. Motivo: sulla storia, ognuno la può vedere come vuole, quindi è solo una perdita di tempo. Ciò che mi impressiona è che a dirlo non sia un ignorantone che ha preso a malapena la licenza elementare, ma uno che ha fatto l’università. Credo che, nel suo caso, il motivo sia da ricercare in un eccesso di pragmatismo. Per lui in politica contano solo ed esclusivamente le leggi fatte, i provvedimenti presi. Nient’altro. Ah no, dimenticavo l’altra faccia della medaglia: l’ossessione per le magagne giudiziarie e morali. E il suo non è affatto un caso isolato. Anzi, direi che è la norma, per chi ha studiato. Quanto a me, io non sono tra quelli che credono che la storia, di per sé, possa davvero essere “maestra”. Presa di per sé, la storia è solo un cumulo di “fatti”. Per essere davvero “maestra”, ha bisogno di un’idea dell’uomo, del mondo e di Dio che non sia relativista o nichilista. Bisogna credere che esista una verità, per credere che esista anche una verità storica. E per farsi un’idea politica anche in base a quella verità. In mancanza di questo, a dominare sarà l’opinione del momento, o il chiacchiericcio dei media, o la leggina approvata, o lo scandaletto del giorno, o i ciechi “fatti”, o l’interesse, o di tutto un po’. Va beh, tutto sto pippozzo per dire che conoscere la storia ti permette anche di smascherare tante bufale, tipo quella di Amato sul debito pubblico, come ci ricorda soltanto il solito Zamarion (qui).

Riflessi condizionati di un destrorso

L’altra sera ho sentito al tg che c’è un quartiere di Roma nord che rimarrà senz’acqua per un anno intero (qui). Caspita, mi son detto, chissà che casino verrà fuori, povero sindaco di Roma. E invece, niente. Poi ho visto che ci sono stati altri crolli a Pompei e mi sono detto caspita, il ministro del nuovo governo o di quello vecchio verranno crocifissi. E invece, niente. Poi ho sentito che si pensa di mettere mano alla costituzione, e mi sono detto caspita, povero capo del governo, mò insorgeranno tutte le migliori coscienze civili del paese, e chi li sente a quelli! E invece, niente. Poi mi sono detto: sveglia, vincenzillo, in quei posti di potere non c’è più la destra! Non c’è più Alemanno, Bondi, Berlusconi… Ecco perché il clima è così felpato. Ma sii sincero, non è meglio questo clima? Molto meglio. Anzi, è quello che ho sempre invocato, quando c’era la destra. E allora? E allora non mi resta che una speranza: perdere tutte le prossime elezioni.