Costa Tenacia

4.000 naufraghi. 20 a puntata, fanno 200 puntate. Tolti i fine settimana, la coppa Italia, gli Europei, le Olimipiadi, la presentazione delle nuove fiction Rai, dei cinepanettoni, dei libri del conduttore, dei libri degli amici, lo speciale San Remo, lo speciale Miss Italia, teniamoci per sicurezza un paio di calamità naturali, ringraziamo il cielo che ormai alla politica ci pensano già i tecnici, che in tv ci vanno poco; tolto tutto questo, a occhio e croce in un anno, un anno e mezzo al massimo, noi fedelissimi di Porta a Porta ci lasceremo alle spalle anche la Costa Concordia.

Sorpresa: oggi va bene anche il populismo

Quelli di Repubblica lo chiamano “populismo aristocratico” e lo salutano festosamente come esito politico, per l’Italia, dopo che il “berlusconismo”, precisano, è finito (più o meno per la 6.570esima volta, una al giorno negli scorsi 18 anni). Trattasi di un modello politico assolutamente inedito, in cui “il premier si rivolge e risponde agli elettori direttamente, attraverso i media.” Non so a voi, ma a me pare talmente nuovo che ricorda vagamente, molto vagamente, quel populismo tanto odiato da Repubblica ai tempi d’oro del Caimano. E infatti, ecco che arriva la precisazione dirimente: “In modo sobrio.” Ah, beh, certo, la sobrietà prima di tutto. Ma anche l’altra paroletta ha la sua importanza: “aristocratico”. Ah, quanto gli piace, a quelli di Repubblica! Gente talmente democratica, ma talmente democratica, che non esiste campo in cui non abbiano combattuto per imporre la loro visione elitaria e settaria: cultura, diritto, patriottismo, liberalismo. In politica “aristocratico”, ci informano, significa “competente”, perché, come tutti sanno, la principale caratteristica del buon capo di governo dei tempi moderni è la competenza assoluta in tutti i campi dello scibile umano e del sociale. Oltre, naturalmente, a una specchiata onestà, meglio se certificata dagli occhiuti procuratori di Repubblica. Come non ricordare con giubilo quel politico che si distinse quale instancabile contadino, gagliardo cavallerizzo, ardimentoso aviatore, fedele pater familias, industrioso operaio etc! Aggiungeteci “preclaro giurista” e “austero economista” e avrete il ritratto del politico perfetto. Per quelli di Repubblica.

Ecco il democratico pezzo dell’aristocratico Ilvo Diamanti sulla populista Repubblica (qui).

La casta? Ora l’Etica non c’entra più

Dopo aver ammorbato il clima politico per anni e anni; dopo aver fomentato a dovere le belve borghesi contro la politica; dopo aver contribuito a far cadere il governo del brianzolo che non frequentava i loro salotti; dopo tutto questo, ecco che di punto in bianco i pensatori più Etici d’Italia, quelli che hanno fatto dell’Etica una Fondazione, grazie ai soldi del padrone del Corriere e di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, decidono che non è più il caso di parlare di “casta”. Ma bravi! Sentite qua:

“quello della casta è uno stereotipo insidioso: la popolarità di cui quest’ultimo gode rischia di coprire pericolosamente le colpe di altri e di ben altra consistenza. (…) farne il capro espiatorio di ogni male italiano non conviene.”

“Colpe di altri”? Ohibò. Addirittura “capro espiatorio”? Ma questa è robaccia di regime! Paranoia da ignobili berlusconiani come me! Lo sanno tutti che la politica va ghigliottinata, bruciata, resettata, rottamata! E subito! E’ l’Etica, che ce lo impone!

Comunque, in attesa di capire meglio che cosa significhi quel “non è conveniente” (quando mai l’Etica lo è stata, se non quando è servita come bieco strumento per randellare l’avversario?) e chi siano i corresponsabili, l’interrogativo più inquietante è: che fine faranno, ora, Stella e Rizzo? Tenteranno di riciclare il loro bestseller immortale in una nuova forma? Consiglio ai due segugi instancabili di scrivere un thriller ambientato nei centri sociali: dopo “La casta”, arriva “La rasta”! Oppure un bell’horror ambientato nelle bocciofile: dopo “La casta”, arriva “Canasta”!

Link a FondazionEtica (qui).

San Quintino è più divertente di San Remo

Più San Remo si trasforma da Festival della Canzone Italiana in Festival della Canzone Esistenzialista A Sfondo Sociale, più io, per distrarmi, continuo a preferire di gran lunga il becero intrattenimento americano e dunque commerciale. Questa canzone l’ho già segnalata almeno un’altra volta, ma io sono fatto così, amo ripetermi. Mi diverte questo gruppo di autentici tamarri che prende un mito del rock come Johnny Cash e ci gioca con leggerezza (qui). E dire che la canzone parla di un carcerato. Non oso pensare che mattonata potrebbe diventare il tema, nelle mani delle nostre giovani Simone de Beauvoir rasate e multicolor. Per inciso, a San Remo non riesce a scherzare con leggerezza nessuno, né il noto mito del rock italiano in versione guru, né gli spettatori che hanno interrotto e contestato le sue farneticazioni, invece di dirgli sì sì e liberarsene il più in fretta possibile.

2 scoppole ai sindacati

Tempi duri per i sindacati, fanno quasi tenerezza.

Scoppola 1: “Vogliamo un sindacato che non protegga i ladri e i fannulloni.” L’ha detto la capa della Confindustria, la brunetta, ma il mio cuore è subito volato ai perduti giorni col vero amor: Brunetta.

Scoppola 2: “Andremo avanti anche senza i sindacati.” Bene quando a dirlo è il governo tecnico che fa da parafulmine alla maggioranza. Benissimo quando a dirlo sarà un governo uscito dalle elezioni, perché sarà un segno di forza della politica.

Quegli adorabili nomignoli nei tg

Si chiamano “fanti di marina”, perché sono semplicemente questo: fanti di marina. Ma ai nostri giornalisti non piace, forse perché è troppo facile, o troppo lungo, o troppo poco giovane, o troppo poco confidenziale. Ecco perché, quando parlano dei due militari arrestati in India, preferiscono usare il loro nomignolo, “marò”, in modo che nessuno capisca. A me, comunque, sta storia dei nomignoli in fondo piace parecchio, tanto che propongo di usarli sempre, da ora in poi. Per esempio, laddove un cronista meno al passo coi tempi scriverebbe: “La cancelliera Merkel elogia il presidente del consiglio Monti. Prima di cena incontra Ratzinger e Napolitano“, io preferirei di gran lunga che il tg delle 20 titolasse: “La culona elogia nonno Mario. Poi ape con Ratzy e Napo“. Ma quanto sono ggiovane, ma quanto sono confidenzialeee!

Razzismo nucleare

Non so se Benito Mussolini, in uno degli innumerevoli filmati di propaganda in cui fu contadino, nuotatore, cavallerizzo, scalatore, palombaro, aviatore etc, si sia mai fatto immortalare anche in versione scienziato nucleare. Tutti noi, invece, abbiamo visto di recente il presidente iraniano Ahmadinejad armeggiare con certe barrette verdi con un’abilità che nemmeno Omer Simpson nella centrale di Springfield. Intanto, in medio oriente sembra profilarsi uno scontro militare e Israele, stato che per Ahmadinejad è doveroso cancellare dalla carta geografica, si prepara all’evenienza (qui).

Il grande ciclo dell’emergenza

Quando c’è l’emergenza neve e si abbassa la temperatura, diventa emergenza ghiaccio. Quando l’emergenza ghiaccio si scioglie, diventa emergenza alluvione. Quando l’emergenza alluvione evapora, diventa emergenza maltempo. Quando l’emergenza maltempo si scarica a terra, diventa o emergenza alluvione o emergenza neve. Quando non c’è alcuna di queste emergenze, è emergenza siccità.

La legge: il giocattolone dei magistrati

Il presidente Napolitano ce la mette tutta, ma proprio non ce la fa. Pur apprezzando il suo tentativo di mettere un freno alle solite proteste corporative preventive annunciate dall’Anm, devo dire che c’è un “ma” grande come una casa. Ma andiamo con ordine. Il vegliardo bacchetta i magistrati, perché “alcune condotte dei magistrati «disorientano» i cittadini e compromettono la loro «terzietà»” Questi comportamenti sono: “esternazioni esorbitanti, mancanza di riserbo, inserimento in atti giudiziari di riferimenti a terzi estranei, assunzione inopportuna di incarichi politici e disinvolto rientro in magistratura” (qui). Tali comportamenti, però, sfuggono al controllo del Csm perché non c’è una legge che li vieti espressamente. C’è un “vuoto normativo”. Fateci caso: da noi c’è sempre un “vuoto normativo” da riempire. Non è buffo che il paese che ha più leggi al mondo, sia anche quello che ha più vuoti normativi al mondo? E infatti, qual è la soluzione, per Napolitano? Una nuova legge. A un miliardo di leggi, aggiungere la miliardesima e uno. Alla sua veneranda età, il nostro presidente non ha ancora capito che per certi magistrati la legge non è un vero limite, bensì solo uno strumento per fare comunque ciò che gli pare. Un giocattolo da usare a proprio piacimento. Lo fanno già oggi, con un miliardo di leggi, perché mai una in più dovrebbe cambiare le cose? Anzi, tanto meglio: più grande il giocattolo, più grande il divertimento!