La pubblicità del Manifesto fa pubblicità a Libero

Non so quanti di voi l’abbiano vista, perché chi viene qui è difficile che legga anche il quotidiano dei rossi nostalgici, ma vi assicuro che la loro ultima campagna pubblicitaria è qualcosa che merita. Merita di comparire in un corso di comunicazione alla voce "Cosa non fare mai", o “Suicidio pubblicitario”. Purtroppo non riesco a riprodurla qui. Cercherò di descriverla e di descrivere l’effetto che ottiene. Andiamo con ordine. Il primo impatto. Bosco. Due uomini vestiti come cacciatori, con un cane che per un profano della caccia – cioè il 97% degli italiani – può benissimo essere da caccia. A cosa pensi? Alla caccia. Cioè un territorio che con i valori del Manifesto non c’entra proprio un cazzo. Ricordiamoci che il primo impatto con un’immagine, quello istintivo, irrazionale, è fondamentale, e qui già non ci siamo. Ma continuiamo, c’è di meglio. Uno dei due uomini tiene in mano una copia del Manifesto e la fa annusare al cane. Ora, se nel frattempo tu, distratto osservatore, hai capito che quelli non sono cacciatori bensì cercatori di tartufo, e che quello non è un cane da caccia bensì un cane da tartufo*, allora hai una speranza di capire che cosa volevano dire i pubblicitari: il cane troverà la vera sinistra, dovunque si sia rintanata. Se invece l’ambito caccia ti ha sviato, allora quell’immagine assume un significato “sinistro” – è proprio il caso di dirlo: un gruppo di cacciatori vuole stanare i comunisti per farli fuori uno per uno. Ma il capolavoro è il pay-off, cioè la frasina posta a chiusura dell’annuncio, che ne riassume il senso. Essa recita: “La vera sinistra esiste solo sulla carta”. Sì sì, avete letto bene. Ora, una frase del genere per me è talmente denigratoria non solo per la sinistra, ma anche per la supposta “vera” sinistra, che potrebbe averla scritta solo Feltri o uno dei suoi. Per di più, non so a voi, ma a me l’ambito caccia fa venire in mente Libero. Quindi complimenti a chi l’ha fatta e a chi l’ha approvata, Feltri ve ne sarà eternamente grato.

*upgrade 4 giugno: non sono più così sicuro che sia davvero da tartufo. Più la guardo e più mi sembra una caccia all’uomo.

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Graffiti e insulti

Stamattina passo davanti a un bellissimo palazzo liberty di Milano. Vicino al portone, la solita firma lasciata dal solito stronzo con lo spray. Il solito insulto alla bellezza e al decoro. Questa volta il nome è "Bigman", tutto attaccato (significa "grande uomo", per chi non sapesse l’inglese). Automaticamente mi scatta in testa l’epiteto "small brain" (piccolo cervello). Bigman, small brain. Suona anche bene.

Cannes – Ai "divi" il premio per la miglior sceneggiatura originale

Finalmente ho capito che senso aveva tutto l’accanimento dei magistrati contro Andreotti, contro l’evidenza, contro il buon senso, contro il senso della realtà. Non era il senso della realtà a guidarli, ma il senso artistico, il talento cinematografico: stavano scrivendo la sceneggiatura del "Divo"! Quintali di carta, fiumi di inchiostro, ore e ore di dibattimento in aula sottratte ad altri processi. Ora, dopo Cannes, la metamorfosi dei magistrati in divi è completa. L’Italia tutta applaude e ringrazia.

Upgrade ore 18:51: questo post compare anche sul Foglio, Hyde Park Corner, qui, alla data di oggi lunedì 26 maggio.

Ops, nuova autosegnalazione

Sul Foglio on line, Hyde Park Corner, giorno martedì 20 maggio (qui), c’è un mio commento alla "guerra preventiva" di Zapatero nei confronti del governo italiano, nato su questo blog (qui) in risposta a un commento di xunder. Contiene anche un bel refusino…

L'indifferenza genera violenza

Allora, abbiamo una quattordicenne uccisa in modo atroce e abbiamo i colpevoli, tre suoi coetanei rei confessi. Poi abbiamo l’atteggiamento dei tre assassini,  che tutt’ora sembrano non rendersi nemmeno conto della gravità di ciò che hanno fatto. Inoltre abbiamo la nostra reazione di fronte a questo atteggiamento: lo sgomento. Infine abbiamo una domanda: ma com’è possibile? A questo punto possiamo fare due cose. O scuotiamo la testa e ci diciamo semplicemente che è assurdo e che quelli là sono dei folli, oppure andiamo più a fondo e cerchiamo di farci un’idea realistica dell’atmosfera in cui è maturato l’omicidio. Se scegliamo di andare a fondo, può venirci in soccorso un altro aspetto della questione, trascurato dalla stragrande maggioranza dei commentatori: la ragazza, le sue amichette e i tre futuri assassini intrattenevano tra loro relazioni e rapporti sessuali “liberi”. Casualmente, come capitava, senza regole, senza coinvolgimento sentimentale. Ho detto che questo aspetto è stato un aspetto trascurato. Ora aggiungo che è stato trascurato volutamente. In che modo? E perché?

Prendo come riferimento per tutti il giornalista di Chi l’ha visto?, che nel citare questa promiscuità sessuale ha subito fatto capire che chi eventualmente si scandalizzasse o avesse qualcosa da dire in proposito, non farebbe che insultare la vittima. Come a dire: “Vogliamo pure colpevolizzarla?” Così facendo il giornalista compie una semplice ma efficace mossa retorica: sfrutta la pietà umana verso la vittima per creare un ingiustificato senso di colpa in chi ha cominciato a farsi delle domande sul vero significato della promiscuità sessuale di quel gruppo di ragazzi. Il giornalista ci dice implicitamente che prestare attenzione a quell’aspetto è indice di una mentalità arretrata, bigotta, piena di pregiudizi. E chi di noi oggi può sopportare l’accusa di avere pregiudizi, di essere bigotto? Nessuno, e il giornalista lo sa. Così la sua mossa va a buon fine, e la nostra coscienza progressista è più tranquilla: non abbiamo ammazzato la ragazza per la seconda volta con i nostri pregiudizi.

Eppure il fatto resta e, mossa retorica o no, per me quella promiscuità è molto significativa, e se ne può benissimo parlare senza bisogno di colpevolizzare la ragazza per la sua stessa morte. Come? Riconducendo il tutto alla sua radice. Dicendo che l’indifferenza, l’apatia sentimentale e morale si coniugano perfettamente con la violenza fisica. È la natura umana. Senza i freni inibitori, l’uomo cade preda dei suoi istinti peggiori. Basta leggere un libro come Meno di zero di Bret Easton Ellis o guardare un film dei fratelli Cohen per vedere con la massima chiarezza quanto questo sia vero. L’indifferenza genera violenza. In quel libro degli anni Ottanta (grazie a ernesto per la precisazione) si parla di giovani ricconi annoiati, rampolli viziati dell’upper class americana, ma si può trasportare il tutto nell’Italia odierna, meno ricca ma altrettanto annoiata e viziata, e il succo non cambia. Il sesso libero non è sinonimo di innocenza. È una delle manifestazioni dell’indifferenza morale, così come, a un altro livello, la violenza. Sono entrambi segni dell’avanzata del nulla nelle nostre vite.

E qui lasciamo la cronaca e veniamo al giornalista e al perché. Cioè: perché è necessario distogliere l’attenzione dalla promiscuità sessuale? Ormai è chiaro: si tratta del tentativo di una intera cultura di assolvere se stessa. Parlo di quella cultura che si era assunta il nobile compito di liberarci in un sol colpo da tutte le pastoie dei vecchi retaggi borghesi, religiosi, familistici, barbari, medievali, e che invece ha fallito miseramente perché non ha saputo proporre un modello alternativo decente. Relegando la promiscuità ai margini di fatti di sangue come questo, quella cultura ultra-progressista e ultra-libertaria può permettersi di non fare i conti con se stessa e con i disastri che ha combinato in questi decenni, entrando prepotentemente nell’immaginario pubblico, spacciando l’irresponsabilità per un progresso, e trovando nel sesso libero uno dei simboli più forti ed eclatanti. Sarebbe ora che ammettesse il fallimento e che si dedicasse a costruire qualcosa di nuovo.

Ah la stampa estera, ah Zapatero!

sabina_guzzantiOgni volta che leggo su un giornale italiano espressioni tipo "la stampa estera è contro Berlusconi" o "Zapatero fa il culo a Berlusconi" o comunque il nome di un giornale o di un politico straniero portati come esempio di coerenza, di rettitudine, di lungimiranza, di moralità, in contrasto con il Diavolo, mi viene in mente la faccia di Sabina Guzzanti e comincio subito a diffidare. Sarà perché poi vengono sempre fuori cose come quella ricordata da Christian Rocca sul suo blog (qui), a proposito della condanna della vice di Zapatero riguardo la presunta politica dell’attuale governo italiano verso gli immigrati.