Le mie umili scuse agli scioperanti

Come sa chi mi segue da un po’, ho passato tanti anni a pensar male degli scioperi del settore trasporti locali, ma ora mi devo ricredere. Per pura malignità ho sospettato ingiustamente che tali scioperi venissero fatti regolarmente il venerdì allo scopo di anticipare il fine settimana (almeno per quelli che non sono di turno). Ora, però, ho avuto una clamorosa smentita. Il prossimo sciopero sarà in un giorno diverso, al di là di ogni sospetto: lunedì (qui).

God bless Epica

Linko una canzone dal blog di leftheleft (qui), che lì ho commentato così: “Bellissima. Parole e musica. E anche le foto del video. Quanto mi piace questa capacità che ormai, in occidente, hanno solo gli americani, di trasformare qualsiasi materia in epica. Che sia il lavoro stagionale, la povertà, gli immigrati, la guerra… Allarga il cuore.” Dio benedica l’America, Dio benedica l’epica.

Don Gallo e le simpatie dei giornalisti

Tutti gli uomini hanno le loro simpatie e antipatie, e i giornalisti non fanno eccezione. Certo, non tutti sono sfrontati come un Santoro o un Floris, ma con un minimo di attenzione è facile coglierle. Ieri, per esempio, i tg hanno parlato della morte di don Gallo. A proposito delle sue travagliate vicissitudini con la Chiesa, ho sentito testualmente dire che le ha affrontate “con la serenità dell’uomo giusto.” Notate che non ha detto “era un uomo giusto“, perché non si fa. Ma la sostanza è quella, e in più la forma è salva. Confrontiamo questa dichiarazione d’amore con la formula di rito che si usa in casi analoghi: “un personaggio molto discusso.” Formula solo apparentemente neutra, ma in realtà carica di sospetto. Ancora una volta, la regola d’oro del giornalismo è stata rispettata: massima disinvoltura, bieco conformismo e culo sempre coperto!

Pres. Prodi, i “migliori” ti chiedono scusa

Ci fu un tempo in cui i sedicenti “migliori” tra gli italiani chiedevano scusa a chiunque, tedeschi, Obama etc., per i comportamenti dei “peggiori”, soprattutto dell’allora capo del governo Silvio Berlusconi, naturalmente. Un gesto che voleva manifestare distinzione, diversità, superiorità. Io, invece, l’ho sempre ritenuto una boiata odiosa e ridicola, con sottofondo settario e offensivo. Non a caso, oggi un pezzo della sinistra lo rivolge contro un altro pezzo della sinistra. Nello specifico, i renziani di Milano ce l’hanno con quei franchi tiratori del Pd che in parlamento umiliarono Prodi, candidato al quirinale.

Boiata dei renziani (qui)

Piccolo esempio di boiata del passato (qui)

La sinistra, il presidente e la Costituzione

Avete presente quell’atteggiamento fiero e intransigente, che hanno moltissimi a sinistra, quando si parla del ruolo del presidente della repubblica? Non solo i politici, eh, anche gli elettori. Sembrano i custodi di un tempio e del suo idolo immutabile: la Costituzione. In realtà, dietro quella ieraticità c’è una gigantesca dose di ipocrisia e di strumentalità: la costituzione è solo un’arma come un’altra, all’interno della loro guerra totale contro il nemico Silvio Berlusconi. La storia lo dimostra, e infatti, in futuro, cose del genere si leggeranno sui libri di testo. Oggi, invece, solo nella rubrica di Massimo Zamarion (qui):

 “Per molti decenni all’Italia progressista piacque la figura del presidente firmaiolo, soprammobile della repubblica. (…) Poi arrivarono i governi Berlusconi, e i presidenti della repubblica si sentirono in dovere di fargli da tutori, e cominciarono a mettere il becco su tutto. E la repubblica – nel pieno rispetto della Costituzione, s’intende – cominciò a diventare presidenziale per far fronte al pericoloso cripto-presidenzialismo berlusconiano, negatore della Costituzione.”

Andrea Agnelli e quelli che ci credono troppo

La gratitudine che devo ad Andrea Agnelli, presidente della Juve di questi due scudetti fantastici, non mi impedisce di vedere in lui qualcosa che suona un po’ forzato, un po’ eccessivo, un po’ falso. Quella convinzione cieca, pronta, assoluta, da uomo marketing che deve dimostrare a tutti quanto crede in quello che fa, in qualunque momento e qualunque cosa stia facendo. Ieri l’ho sentito citare la “fame” di vittorie, alla Steve Jobs:

Non bisogna mai perdere la fame, ed è qualcosa che io non perdo nemmeno il giovedì, quando gioco con i miei amici.”

Ecco, mi sono detto, chissà quanto scassa i maroni a quei poveri sventurati che, in una partitella di livello fantozziano, osano “perdere la concentrazione”, o non “dare tutto” fino all’ultimo secondo. Ma per favore! Sarà che anche a me, in partite di quel livello, tocca subire le urla isteriche di quelli che “ci credono” sempre, come se ogni partita fosse una finale di Champions League. Dai, Andrea, rilàssati. C’è un momento per tutto. Anche per crederci un po’ meno.

La persecuzione non è uguale per tutti

Le rare volte che Silvio Berlusconi ha nominato il fascismo, lo ha fatto sempre per tendere un tranello ai suoi eterni accusatori. Cioè a quegli antifascisti fuori tempo massimo, gente priva di senso della realtà, dell’ironia e della storia. E lo ha fatto con la serenità di chi non ha né scheletri nell’armadio né complessi d’inferiorità. E quelli sono sempre caduti nel tranello, dimostrando di essere privi di senso della realtà, dell’ironia e della storia. L’altro giorno, invece, Silvio ha fatto il contrario, e cioè ha citato Enzo Tortora, un simbolo “positivo”, il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia italiana. Eppure i ditini dei falsi moralisti si sono alzati lo stesso. La figlia di Tortora si è subito sentita in dovere di prendere le distanze:

 «Mio padre era un’altra storia. Un’altra persona. Lo dico con il massimo rispetto, ma è quel rispetto che da tanto tempo andiamo cercando». (Sottolineatura di vincenzillo)

Non per buttarla sul personale, eh, nooo. Anzi, lo dice con rispetto. Di più, con il massimo rispetto. E pensa se lo diceva senza rispetto! Come se Enzo Tortora non fosse il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia, ma di tutti tranne uno. Evidentemente, per molta gente, la persecuzione giudiziaria è diversa a seconda di chi la subisce. Per alcuni basta un processo farsa. Per altri, invece, non ne bastano nemmeno 19, 29 o 39.

Vela. Sport estremo, ma non troppo

Pare che il catamarano Artemis, uno degli  sfidanti della Coppa America, si sia spezzato durante un allenamento, e uno dell’equipaggio sia morto. Uno degli altri sfidanti, l’italiano Bertelli, ha subito alzato la voce per chiedere “garanzie”, altrimenti si ritira (qui). Ora, siccome lo leggo sul Corriere, e non su un giornale specializzato in sport nautici, mi aspetto che mi spieghino a chi le chieda, e che cavolo di garanzie voglia, questo benedett’uomo. Io, nella mia ignoranza, posso ipotizzare che il destinatario sia un qualche organizzatore, che magari è quello che ha vinto l’edizione precedente. Plausibile. Ma sul tipo di garanzie, nebbia totale. Faccio mente locale e mi sovviene che la vela è uno sport estremo, come del resto dice Bertelli stesso. Forse vuole la garanzia che il vento sia forte, sì, ma non eccessivo? Che il mare sia grosso, ma non troppo? Che il sole non gli vada negli occhi? Che il naso non gli si spelli? Che un Kraken, creatura degli abissi, non lo trascini con sé all’inferno? Ne esco frustrato, e mi sorge un dubbio: che la lobby dei velisti usi il Corriere per mandare messaggi cifrati?