Resistere, resistere, resistere

Silvio, rassicura i tuoi, placa gli isterismi, smorza le inquietudini. Sì, lo so, non è facile, perché oggi l'urlo belluino dei virtuosi è più feroce e assordante che mai. Le mura della cittadella tremano sotto le fragorose bombarde arcobaleno. Ma tu serra le imposte: che i tuoi non vedano la bava alla bocca dei veri moderati, la sete di sangue dei sinceri democratici, la ghigliottina dei veri liberali. Silvio, tu hai fatto la cazzata di dire che Milano era la tua cittadella, ma a questo c'è rimedio: non si è mai visto che una sconfitta in coppa Italia con il Barletta abbia eliminato il Milan dalla Champions League! E anche i tuoi, va bene che ti vedono in pericolo, ma si diano una calmata, che senza di te, per ora, non vanno da nessuna parte. Piuttosto, che prendano il meglio di te e il meglio di se stessi, e che lo mettano nel crogiolo: che forgino il nuovo campione, colui che possa affrontare e sgominare non il Barcellona o il Manchester United, ma l'armata Brancaleone formata dagli ex pm Masaniello e dai democratici festeggiatori delle vittorie altrui. Milano e Napoli son perse, ma nel 2013 c'è di nuovo l'Italia.

I 3 segreti di Pisapia

Dopo tanto arrovellarmi, ho capito i 3 segreti di Pisapia, il rifondarolo che a Milano al primo turno ha preso la stessa percentuale di Ferrante di cinque anni fa: la faccia, la novità e la bicicletta. La bicicletta non so nemmeno se ce l'abbia, ma la campagna che ha generato tanto entusiasmo ha come argomento più solido le piste ciclabili. La faccia ha di positivo, per lui, che è quanto di più lontano dalle sue idee. E' una bella faccia da moderato. Il che da una parte non scontenta l'elettore radical, ma dall'altra può trarre in inganno qualche moderato incerto. Alla novità ci arriviamo più avanti.

Intorno a Pisapia si è scatenato un vero entusiasmo. Non mi era mai successo di sentire per strada nominare un politico così tante volte, incrociando passanti che chiacchierano tra loro. Tanti sono giovani, tutti sono vestiti da giovani. E tutti lo scambiano per Obama. Patetico, penso io. Ma i numeri del primo turno restano, per ora, e l'entusiasmo anche.

Se Pisapia verrà eletto, di sicuro non farà cose buone, giuste e moderate: non caccerà mai gli zingari dai loro siti illegali a calci nel culo, non caccerà mai a calci nel culo certi musulmani che istigano all'odio contro l'occidente. Sì, perché il moderato non è quello che sa solo fare vai fratello, tutti dentro, dai, che ci divertiamo. Il moderato è quello che sa riconoscere chi vuole fotterlo, quando se lo trova di fronte, e sa reagire con fermezza, quando serve.

Uno può dire: la Moratti ha anche lei la faccia da moderata, e in più è moderata anche nelle idee. Vero. E infatti, secondo me, tutta la cagnara sulla falsa accusa non ha influito così tanto. Ma qui interviene un altro fattore: la Moratti è il passato e il mugugno e le buche nelle strade, mentre Pisapia è il nuovo. Ora, finché un moderato incerto di Milano lo metti di fronte alla scelta tra la Moratti e Grillo, o Di Pietro, o De Magistris, o lo stesso Vendola, non c'è partita. Ma oggi di fronte a lei c'è un avvocato – sottolineo, avvocato – con la faccia da moderato e i modi da moderato, seppure con le stesse idee di Vendola, e allora ecco che il suo radicalismo, magicamente, sfuma. E sfuma anche la faccia. Ed è così, che Pisapia, agli occhi di tanti, diventa Obama. Non Stalin, come dice erroneamente Silvio, ma Obama. Patetico, ripeto, ma è così.

Se poi questo aspetto sia decisivo, nelle urne, non lo so. Forse no, perché forse conteranno di più altri fattori, tipo il voto di tanti cattolici (quelli sedicenti "adulti", quelli che sarebbero pronti a votare uno favorevole a eutanasia, matrimonio gay e aborto, come Pisapia, appunto…). Ma qualcosa, secondo me, conta.

C'è speranza anche per Pisapia

Il presidente degli USA Obama, eletto a furor di popolo in qualità di nuovo messia e Nobel per la pace, ha dovuto già riconoscere che, nel mondo reale, non c'è alternativa migliore al carcere di Guantanamo (qui). Ora rinnova anche il Patriot Act, cioè il provvedimanto varato da Bush dopo l'11 settembre, che i nostri intellettuali salutarono, con la consueta lungimiranza, come l'inizio del fascismo (qui). A questo punto, voglio credere che ci sia speranza anche per Pisapia, l'Obama del Leonka.*

*Per i non milanesi, il Leoncavallo è lo storico centro sociale, affettuosamente soprannominato Leonka. Sì, proprio quello citato nella canzone del gruppo Afterhours: "Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo, sabato in barca a vela, lunedì al Leoncavallo." Curiosità: oggi gli Afterhours sono tra gli artisti doverosamente e anticonformisticamente schierati con Pisapia, il più radical chic che ci sia.

**Aggiungo una nota che svilupperò in un prossimo post: Pisapia non è Stalin, come dice erroneamente Berlusconi, ma Obama. O, almeno, così lo vedono i patetici rivoluzionari dei salotti buoni milanesi.

Il reale significato delle amministrative

Condivido l'analisi di zamax sul reale significato politico di queste amministrative. In buona sostanza, l'unico rischio vero per il governo è l'isterismo, mentre a sinistra continua la sindrome di Stoccolma: prigionieri volontari dell'ala estrema, perché incapaci di emanciparsi dal ricatto morale di Berlinguer. (Qui).

Sottolineo il passaggio sulla Lega:

"E' un errore pensare che la battuta d'arresto leghista sia dovuta all'alleanza col PDL: una Lega isolata potrebbe bruciare tutto il suo consenso in una o due tornate elettorali gratificanti, ma poi andrebbe incontro ad un declino ineluttabile."

E sul rapporto morboso tra PD e "area antagonista":

"Invece di fondare una sinistra solidamente e pacificamente socialdemocratica (…) il Partito Democratico ha continuato ad allevare in seno il serpente della diversità (morale, nota di vincenzillo), camminando sul sentiero tracciato da Berlinguer con la "questione morale" per uscire vergini ed ancor migliori dal marxismo: il giacobinismo debole del PD ha alimentato quello forte ed intransigente cresciuto alla sua sinistra".

Moralizzare per via giudiziaria

Sentite come iniziavano le richieste di arresto firmate dall'ex pm Luigi De Magistris: "Nell'ambito dell'attività di indagine rivolta alla moralizzazione della cosa pubblica…" Sì, avete letto bene: moralizzazione della cosa pubblica, da parte dell'ordine giudiziario. Cioè: stato di polizia. E poi, come finivano? Nel nulla. Regolarmente. Ma è ovvio, ci sono i poteri forti. Riassumendo. Fase uno: arresto con accusa roboante. Fase due: ingiusta detenzione per l'accusato, interviste e riflettori per l'accusatore. Fase tre: rilascio dell'accusato ormai sputtanato. Fase quattro: candidatura politica dell'accusatore. Qual è la novità? Dato che i soliti tartufi del contropotere, alla Santoro, non gli fanno mai una domanda una sul suo passato fallimentare, finalmente qualcuno si è preso la briga di raccontarci i veri meriti di De Magistris. Il giornalista Filippo Facci pubblica a puntate un'inchiesta su di lui. Su Libero, altro potere forte nonché macchina del fango. Prima puntata (qui).