Alluvioni ieri e oggi

Io non so bene che cosa siano le “bombe d’acqua” e il “dissesto idrogeologico”, né tantomeno che cosa si possa fare per risolvere davvero certi problemi. Di sicuro, però, le alluvioni ci sono sempre state, all’incirca da Noè in poi, non sono affatto la conseguenza di presunti impazzimenti del clima. E in materia non aiuta sommergere il cervello con il chiacchiericcio dei media, con le presunte soluzioni burocratiche dei politici e con l’allarmismo delle campagne sociali, le “pubblicità progresso”. Già questo spot degli anni 70 si segnala per toni apocalittici e per la presunta soluzione burocratica: il fantomatico “piano delle acque”! (qui)

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Quel bruto maschilista capitalista di Marchionne

Se da qualche anno a questa parte avete l’impressione che le pubblicità siano praticamente tutte uguali, specie quelle italiane, avete ragione. Se per caso vi chiedete perché, sappiate che a mettere i bastoni fra le ruote dei poveri creativi italiani ci sono mille fattori. Per esempio, quel simpaticissimo miscuglio di femminismo e operaismo, che è la riedizione anacronistica dell’anticapitalismo duro e puro di trent’anni fa, e che oggi ama praticare uno degli sport nazionali, dare addosso a Marchionne (qui).

Ridere per uno spot

Dopo averci lasciati a bocca aperta con la geniale promessa “snellire dormendo”, Somatoline ci fa pisciare addosso dal ridere, con il nome di un prodotto: “urto zone ribelli”. Con un nome così, lo spot non è all’altezza, perché avrebbe meritato di più, chessò, un’invasione dei marines sui fianchi e sulle natiche della solita topolona, per sedare la “ribellione” delle cellule adipose in uniforme cubana. Comunque, li voglio ringraziare: non ridevo così dai tempi dei funerali di Franca Rame (qui).

L’essenziale è sempre nei proverbi

Una delle piccole consolazioni della vita è quando riesco a cogliere l’essenza degli avvenimenti. Anche di quelli brutti. Certo, è sempre più difficile, perché, nel bene e nel male, l’essenziale tende sempre più a nascondersi dietro le apparenze, la confusione, la velocità. Prendete uno dei lavori più “avanti” del mondo, il marketing. Io, da pubblicitario, ci ho a che fare da molto tempo, con gli uomini del marketing, e noto che, all’interno dei loro reparti, le figure professionali aumentano continuamente di numero, le denominazioni si fanno sempre più comiche, ma soprattutto le procedure si complicano fino all’inverosimile e oltre. Il processo è inarrestabile, il ravvedimento è fuori discussione. Esempio. Normalmente, su una campagna pubblicitaria si lavora in 2 creativi. Sopra di noi, c’è il direttore creativo. E va bene. Poi, però, c’è tutta una serie di figure: account junior, account senior, account director, direttore clienti, direttore generale. Solo dentro l’agenzia. Poi c’è il marketing vero e proprio dell’azienda: pruduct manager, vice-direttore marketing, direttore marketing, direttore commerciale, direttore generale. Spesso, per ogni ruolo intervengono più persone. Quindi, a giudicare e a “migliorare” il lavoro del gruppo creativo, composto diciamo da 3 persone, ci sono almeno 10/15 persone. Riassumendo: 3 propongono, 15 distruggono. Una lotta assolutamente impari, che genera un dispendio di energie spaventoso, e parecchia frustrazione. La mia unica consolazione è trovare l’essenza del marketing in un antico proverbio: Troppi cuochi rovinano il brodo.