Babbo Natale, o della meraviglia

Il caso dell’insegnante inglese licenziata per aver detto ai suoi studenti di 9 anni che Babbo Natale non esiste è solo l’ultimo di una lunga serie. Anzi nemmeno l’ultimo, perché oggi leggo di canti natalizi eliminati in una scuola italiana per non offendere la sensibilità dei bambini mussulmani. Quel che vedo io è che le nostre tradizioni sono messe in discussione ogni giorno da una falsa idea di tolleranza, che ormai è un affronto anche per il più elementare buon senso.
Geminello Alvi sul Giornale di ieri si scagliava contro “tutta una pedagogia che deride ogni fede ingenua e pretende di sostituirla con la critica. Come se la venerazione non fosse una forza calda e preziosa che forma l’anima”. E conclude: “E poi Babbo Natale esiste con la medesima certezza che ha ogni padre, che sia reso un uomo migliore dalla meraviglia dei figli”.
Nel caso inglese la maestra è stata licenziata. Lì ha vinto il bene. Forse c’è ancora speranza.

L'imperatore

Mi piace la figura dell’imperatore così come appare in film come “Cantando dietro i paraventi” di Ermanno Olmi, o ne “L’ultimo Samurai” con Tom Cruise. Rappresentanti terreni di un’autorità morale, spirituale, politica, di tipo superiore; figure tradizionali costrette a una mediazione con le forze dominanti del mondo moderno, l’avidità e l’assenza di onore. Una mediazione che finisce sempre in tragedia.
Una delle espressioni dell’imperatore cinese nel film di Olmi mi ha colpito per la sua forza e la sua delicatezza:
“Se hai due soldi, uno spendilo per il pane; con l’altro compra giacinti per il tuo spirito”.