Consolazione di un berlusconiano juventino

Da juventino, l’anno scorso ho dovuto subire una “decadenza” di 4 mesi di Antonio Conte, che il mio allenatore trascorse ingabbiato nella tribuna d’onore. Ora, da berlusconiano, per consolarmi della decadenza definitiva del mio leader politico, mi basta pensare a chi si è portato a casa lo scudetto, a fine stagione.

Update 2/12/13: pubblicata su Hyde Park Corner, Foglio online, 29/11/13

Il diritto naturale non è decaduto

Eccoli lì, tutti in fila, come un plotone d’esecuzione schierato all’alba di quella che credono sarà una nuova era. Politici, giornalisti, commentatori, persone comuni. Eccoli sparare: “la legge è uguale per tutti!”, e “le sentenze si rispettano!” Ah, quanto ci godono, seppure nel loro modo tartufesco, seriosi perfino nel godimento. E quanto stride, alle mie orecchie, quel loro linguaggio universalistico, astratto, indice di una mentalità ipocrita, quanto stride, dicevo, con la semplice verità del diritto naturale. Prendo a prestito le parole trovate in un articolo di una femminista, pubblicato oggi dal Foglio contro la decadenza di Berlusconi:

 Il diritto alla difesa è infatti il primo stato naturale della persona e non un ideale astratto: e io sono sensibile all’eco che mi suscita la capacità di resistenza a qualsiasi sopruso da parte di chiunque.

Contrordine, compagni: ora “socialista” va bene

Ce l’hanno detto e ripetuto in tutte le salse, per 30 o 40 anni, gli Scalfari, i Travagli, i Santori, i Serra, i Crozza, tutti in un coro unanime e assordante: socialista = ladro!!! Con bava alla bocca e monetine. Con questo ricatto morale hanno paralizzato il naturale sviluppo della politica italiana dopo il 1989, tenendo in ostaggio la sinistra, eliminando di fatto l’opzione socialista, forzandola a diventare giacobina come loro (e così paralizzando anche la destra, come dicevo poco fa (qui)). Ma ora, ecco il dietrofront. Michele Serra dice che “socialista” non è uguale a “ladro”. Così, di punto in bianco, come se fosse nato stamattina. Mai stati anti-socialisti, loro! Per fortuna, si è beccato le mazzate da zamax (qui), Vitiello (qui) e Marcenaro (qui).

Il nodo irrisolto della politica italiana

In un post di zamax ho trovato un’espressione che mi sembra particolarmente efficace, per descrivere il vero problema di fondo della politica italiana:

il nodo irrisolto della tragicomica politica italiana: gente incapace di essere politicamente progressista senza piegarsi al giacobinismo, e gente incapace di essere politicamente conservatrice per paura di passare per fascista.” (qui)

Tutto il resto, e cioè tutto ciò che infiamma il nostro folcloristico dibbbattito sui media (legge elettorale, classe dirigggente, precari, crisi, crescita, occupazione, questione morale, corruzione, batman, olgettine, ruby, abolizione province, dimezzamento parlamentari, imu, auto blu, scontrini dei parlamentari, legalità, primarie, evasori, giovani, europeismo, anti-europeismo) appartiene a due categorie: o è fumo negli occhi, o comunque viene dopo.

Il Re che è morto per noi

Domenica, per il rito romano, è Cristo Re. Il Vangelo di Luca ci mette di fronte all’insegna derisoria “Questo è il re dei giudei”, alla provocazione “Salva te stesso” e alle due opposte reazioni dei ladri crocifissi con lui. Così, ci invita a riflettere sul significato della creazione, dell’incarnazione e della crocefissione. Come stanno insieme la croce e la gloria, il potere e l’amore? Cristo è re dell’universo, eppure è morto. Non solo è morto, ma lo ha fatto come il peggiore dei criminali. Questo ci dice tante cose. Una è che lui è re, sì, ma non come i re umani. Infatti ci lascia liberi. Non siamo i suoi sudditi, ma i destinatari del suo amore. Altra cosa. Lui non salva se stesso, come già gli aveva proposto di fare satana con le tentazioni, perché è venuto a salvare noi. Salvare noi, si badi, non il mondo. Il mondo non può essere salvato, nessuno ha il potere di cambiarlo. E’ così e basta. Il regno in cui il cristiano è chiamato a entrare, tramite le sue opere e le sue preghiere, comincia qui e ora, ma non è di questo mondo. Drizzi le antenne, il cristiano, e si ricordi questa grande lezione di realismo, ogni volta che qualcuno si offrirà di cambiare il mondo in cui vive, perché il prezzo sarà sempre lo stesso: la libertà e l’amore.

Nichi Vendola, da nuovo Che Guevara a zerbino dei potenti

Non voglio nemmeno ascoltarla, l’intercettazione tra Nichi Vendola, nobile difensore degli oppressi targato Sel, e tale Archinà, uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva di Taranto, i capitalisti cattivi. Non mi piace, ascoltare le intercettazioni. Per una volta mi fido della stampa, che parla di “familiarità e osceno servilismo” (qui). Familiarità. Come farà, adesso, il nobile Nichi, a presentarsi ancora come puro? Osceno servilismo. Come farà, adesso, il coraggioso Nichi, a presentarsi come impavido difensore dei deboli? L’ex governatore della Puglia si difende dicendo che quella persona gli serviva per arrivare alla mediazione con l’Ilva. Beh, in un paese civile, la mediazione è l’anima della politica, quindi non ci sarebbe niente di strano. Peccato che nella “narrazione” di Nichi, invece, esistano solo i buoni contro i cattivi, gli operai contro i capitalisti, i puri contro i corrotti, i Vendola contro i politici. Eh, caro Nichi, anche tu hai dato il tuo bel contributo ad accrescere la “familiarità e l’osceno servilismo” tra i giornalisti d’assalto e le procure. Se vuoi proprio querelare tutti i responsabili di questo ignobile attacco, querela per primo te stesso.

Silvio, Fabio, la setta e molto altro

Fine settimana ricco di spunti, ma con poco tempo per organizzarli decentemente. Quindi, un bel post confusionario, o fore solo apparentemente.

1. Fabio Volo scrive sul Corriere della Sera, la setta si indigna. Succo dell’articolo di Fabio Volo: “Io vendo milioni di copie raccontando quello che mi pare. Dovrei vergognarmi?” Succo degli insulti via Twitter: “La cultura è morta.” In questo modo, gli adepti di una cosa che potremmo chiamare “cultura alta”, dimostrano di idolatrare non solo questa “cultura alta”, ma anche le pagine culturali delle gazzette come il Corriere, da loro erette a spazio sacro per un rito tra pochi eletti.

2. Angelino Alfano lascia Berlusconi, la setta tifa per lui. Succo delle intenzioni di Alfano: radunare tutto il centro-destra in un unico grande soggetto. Succo di ciò che realisticamente potrebbe avvenire: radunare un po’ di ex democristiani “risucchiandoli” (copyright zamax) dal centro e dalla sinistra. Succo di ciò che spinge la sinistra politica e mediatica a fare spudoratamente il tifo per Alfano: il sogno giacobino di deberlusconizzare la destra, la politica, l’Italia e la Galassia.

3. A dimostrazione di quale sia il reale respiro dell’operazione di Alfano, arriva il sostegno di Luca Cordero di Montezemolo, l’eterno scendo-non-scendo, che dopo l’adesione-non-adesione al partito di Mario Monti è diventato salgo-non-salgo. E infatti, sempre al 4% è rimasto.

4. Ieri mi capita sott’occhio la prima pagina di Repubblica (giuro, non l’ho comprata io) e scopro il primo miracolo di Alfano: riuscire a far scrivere a Eugenio Scalfari la parola “socialista” senza associarvi le classiche monetine. E’ bastato poco, perché il maestro dei maestri cominciasse a sognare, per l’Italia, una destra fatta di “moderati e liberali” e una sinistra fatta di “liberal-socialisti”. Certo, si potrebbero fare altre considerazioni, ma io oggi voglio solo pensare positivo come Jovanotti, e quindi trovare il termine “socialista” censurato per vent’anni, in un editoriale del censore maximo, mi ridà qualche speranza che anche da noi prima o poi la sinistra comincerà a fare politica come nel resto d’Europa. Repubblica, Renzi e cattocomunisti permettendo.

5. Sempre prima pagina di Repubblica. Curzio Maltese è uno di quelli che per 20 anni ha dipinto un Berlusconi inesistente. Per l’ennesima volta Silvio ha dimostrato di che pasta è fatto davvero, mediatore e “costruttivo” (copyright zamax), e lui che fa? Siccome non può insultarlo dandogli del “Mussolini”, lo insulta dandogli del “democristiano”. Un caso di psichiatria politica.

6. E per finire, il caso Cancellieri dimostra chi detta la linea, nel Pd. Forse i 4 candidati alla segreteria? Ce lo dice l’Andrea’s Version di sabato (qui).