Se la pace diventa una specie di idolo

Quando a messa ci si scambia la pace, io amo dire al mio prossimo: “La pace del Signore.” Perché so che non coincide con l’idea di pace che hanno, per esempio, i pacifisti, e forse anche il cattolico a cui sto stringendo la mano. Come dimostrano certi interventi al Meeting di Rimini.

ZAMAX

Il vescovo ausiliare del Patriarcato di Babilonia della chiesa cattolica dei Caldei, Shlemon Wardouni, presente al “Meeting di Rimini”, in merito all’avanzata dell’Isis ha detto che «Quello che sta accadendo rappresenta una tragedia inimmaginabile. (…) Io sono qui per gridare all’Occidente di svegliarsi da un sonno profondo durato troppo tempo. Bisogna ricominciare a costruire la pace.» E che quindi bisogna «intervenire, sia per via diplomatica sia, se necessario, per via armata.» Anche i Patriarchi delle Chiese Orientali, intanto, chiedono all’Occidente «un intervento deciso». L’uso della forza, dichiarano, è legittimo: «abbiamo il diritto di difenderci e chiediamo di essere difesi.» Ma il serafico padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, pure presente al Meeting, da quell’orecchio non ci sente proprio: Papa Francesco, dice, invita a «fermare, disarmare. I bombardamenti e gli interventi ai quali abbiamo assistito in anni recenti non hanno risolto nulla.» E allora chiediamo al direttore di Civiltà…

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Lotta comunista

Oggi ho comprato “Lotta comunista”. Sì, esiste ancora. I contenuti sono aggiornati alle dispute tra Marx, Engels e Lassalle, ma fa niente. Mi ha fatto simpatia il bravo ragazzo in camicia bianca alla fermata del tram. Mi sono ricordato i vecchi tempi della Statale, roccaforte della sinistra fighetta di Milano, dove sviluppai gli anticorpi contro tutto quel fighettume. Gli ho pure dato 2,50 per l’autofinanziamento. Mi sono sentito come Batman che va a trovare Joker nel reparto malati terminali.

Succede in India

Una qualsiasi donna italiana sarebbe morta perché non avrebbe avuto il falcetto, ma l’iPhone. Una animalista sarebbe morta per coerenza. Invece il leopardo è morto e l’indiana è viva. Evviva l’indiana! (qui).

“L’ufficiale e la spia” di Robert Harris

Romanzo storico divorato durante la vacanza in Croazia, grazie alla scelta di muoverci sempre e solo in traghetto e lasciar perdere l’auto. Argomento: il caso giudiziario di Alfred Dreyfus, ufficiale ebreo dell’esercito francese condannato per spionaggio nel 1894 e imprigionato 4 anni sull’isola del Diavolo in condizioni disumane, malgrado la sua assoluta innocenza. Il punto di vista e’ quello di un altro ufficiale, Georges Picquart, che indagando su un altro caso di spionaggio capisce che in realtà la spia e’ una sola, e non è Dreyfus. Da qui i suoi tentativi di riaprire il caso, malgrado l’ostilità dei vertici militari e politici, che gliela fanno pagare cara. A ostacolarlo c’è l’ottusità, l’orgoglio, l’eccesso di ambizione, il servilismo, l’antisemitismo, ma anche il patriottismo, dentro e fuori l’esercito (essere una spia dei tedeschi che avevano appena umiliato la Francia a Sedan nel 1870 era peccato mortale!!). Altro fattore importante sono i media dell’epoca, cioè la stampa, decisiva nel muovere l’opinione del popolo: prima nel fomentare lo sdegno e la gogna, poi nella riabilitazione, compresa la famosa campagna di Zola contro le autorita’, con il suo J’accuse. Insomma, gran brutta storia, gran bel libro.