Repubblica surreale

Mi è capitato sotto gli occhi il titolone di Repubblica di qualche giorno fa: “RUBY, LA RIVINCITA DI BERLUSCONI”. Trasecolo. La più grande macchina del fango della storia del giornalismo, che su quel processo ha sobillato legioni di guardoni, bigotti, corpi delle donne etc, ora se ne esce con un titolo che avrebbe potuto scrivere un Sallusti un po’ scarico? Surreale.

(Pubblicato ieri su facebook)

Quanti pregiudizi contro Israele

Quando Israele si ritirò da Gaza, nel 2005, nessuna delle nostre migliori coscienze battè ciglio. Così come non andava bene la precedente “occupazione”, non andava bene nemmeno il ritiro? Per i palestinesi era una grande occasione per darsi da fare, sviluppare qualcosa di vagamente simile a quello che facevano gli israeliani a Gaza fino al giorno prima, e cioè attività varie, lavori normali, cose così. Invece i palestinesi continuarono a fare ciò che sembrano saper fare meglio: ricevere gli aiuti internazionali e lanciare missili su Israele. E anche allora, nessuna delle migliori coscienze battè ciglio. Oggi, che Israele invade Gaza per far fuori i terroristi che mettono a repentaglio le vite dei propri cittadini, ecco che le migliori coscienze si risvegliano di colpo dal torpore e adesso sì, che battono ciglio. E vai di lagna filo-palestinese! Che pena, ragazzi, che pena.

Update h. 12.20: aggiungo mio vecchio post del gennaio 2008 (qui).

NCD. Troppo nuovi, troppo oltre

Nella mia meschinità, preferisco sempre schivare i miei problemi, e occuparmi di quelli che stanno peggio di me. Non per magnanimità, eh, ma solo per consolarmi. Politicamente parlando, NCD sta peggio di FI. Molto peggio. E il bello è che sembrano non rendersene conto. Tranne, forse, Nunzia Di Girolamo, che a caldo, dopo avere assistito con un broncio lungo così alla conferenza stampa trionfante e dunque delirante del suo capo Alfano, disse la verità alla stampa: “Qui l’unico vero vincitore è Renzi.” Oggi, nel post elezioni, mentre tutti i perdenti sono giustamente impegnati a parlare di possibili future alleanze e a gestire le possibili fughe di chi ha una voglia matta di abbandonarli per salire sul carro dei vincitori, è stata sempre lei, stavolta involontariamente, ad illuminarmi, quando ha dichiarato, perentoria: “Bisogna andare oltre il centrodestra!” Come, “oltre”? “Oltre” dove? NCD non ha molte alternative: o sta di qua, in quel centrodestra inventato da Silvio Berlusconi insieme al bipolarismo, o sta di là, nel centrosinistra. A meno di non voler fondare, dopo NCD, Nuovo Centro Destra, anche il CDCS, Centro-Destra-Centro-Sinistra, o il DCS, Destra-Centro-Sinistra, o il suo opposto e coincidente SCD, Sinistra Centro Destra. Oppure, un bel militaresco Dest-Sinist-Dest-Sinist-Dest-Sinist. Una botta qua e una botta là, alla Follini-Casini, per intenderci. Un bel salto nel futuro, non c’è che dire. Nessuno ci capirà una cippa, tranne i loro elettori di riferimento, che non a caso da anni e anni rimangono sempre gli stessi: 5%. Ma determinanti, eh, come amano ricordarci ad ogni elezione, anzi ad ogni tg e Porta a Porta.

Marco Biagi fu ucciso da un’ideologia assassina. Non da Scajola

Capisco che c’è la campagna elettorale. Capisco che Scajola è brutto e cattivo. Capisco che la parola “omicidio” associata al nome “Scajola” faccia vendere più copie e più click alle gazzette democratiche, Corriere, Repubblica, Fatto etc., ma non scherziamo, dai. Guardiamo un attimo alla storia.

E’ dal dopoguerra che in Italia i magistrati deformano le leggi del lavoro a favore dei lavoratori e contro le imprese. E se ne vantano pubblicamente. E’ da quando c’è l’articolo 18, che chiunque lo voglia eliminare o riformare rischia la vita. E la società civile, zitta. C’è stato un filo che per decenni, dal dopoguerra in avanti, ha tenuto insieme l’azione di quei magistrati, di quei sindacalisti, di quei politici, e questo filo si chiamava “rivoluzione incompiuta”. A livello ideologico, gli operai erano sacri perché considerati veicoli della rivoluzione comunista. Io magistrato, io sindacalista, io politico difendo gli operai con ogni mezzo, perché ero partigiano, ma gli Alleati mi hanno impedito di fare la rivoluzione. Da questo stesso humus, negli anni 70 è nato il terrorismo rosso. E questo stesso humus 30 anni dopo era ancora vivo, e ammazzava Biagi (in qualche misura c’è ancora oggi, in certe cause tipo Ilva, Marchionne, e nel fronte dei vari “antagonismi”). E’ in questa cornice che va inserito l’omicidio di Marco Biagi.

E la scorta? Ok, allora parliamo anche della scorta. Quanti saranno stati, contemporaneamente a Biagi, quelli che venivano minacciati? Decine, centinaia, migliaia? Eh, già, perché ci sono anche le minacce mafiose o di chissà quanti altri tipi. Ma anche restando solo alle minacce dei terroristi, saranno state decine le persone da proteggere. Dovevano dare la scorta a tutti, per non essere considerati, a posteriori, degli assassini? Diciamoci la verità: se non era Marco Biagi, era qualcun altro. Hanno ucciso quello che non aveva la scorta, e se non era lui, era un altro. Sarà crudo, ma è così. Focalizzare sull’allora ministro dell’Interno Scajola è la solita scappatoia dei magistrati e degli intellettuali per mettersi la coscienza in pace. Il loro solito comportamento tribale, schifoso: sacrificare il capro espiatorio, invece di fare i conti con la storia. E oltretutto, c’è un effetto immediato: un favore elettorale ai manettari tipo Grillo. Ma anche lì, la storia è lunga.

Non solo il Cav: anche il Foglio ai servizi sociali!

Prendo in prestito la formula classica di Nove Colonne per rimarcare con gratitudine il ruolo sociale svolto da Radio Elefante e dal Vitiello del sabato: far sentire meno soli noi garantisti, in questa Italia manettara e conformista. Non solo il Cav: anche il Foglio ai servizi sociali.

Vincenzo Garzillo, Milano

Pubblicata su Hyde Park Corner del Foglio online (qui).

Update 20/5/14, h 15.46: pubblicata anche nella posta del Foglio cartaceo di oggi.

Ah, se vince Grillo! (Profezia che lascia il tempo che trova)

Pare che alle europee supererà anche il Pd. Può darsi. Tutto è possibile, perché tanto l’Europa chi la conosce, dov’è, chi è? Più che un voto, quindi, potrebbe essere un libero sfogo. Rivelatore. Ma rivelatore di che? I meglio commentatori si scateneranno e tireranno fuori all’unisono i soliti argomenti preconfezionati: “un paese sfiancato dalla crisi, stanco di promesse non mantenute, Renzi è troppo lento a fare le riforme, l’Italia si allinea all’Europa peggiore, dove vincono i populismi…” e vai di paragoni, profezie, apocalissi e bla bla bla. Tutte balle. L’unica cosa che non diranno è quella vera: per la sinistra, potrebbe essere l’ultima grande vittoria. Dico per la sinistra “quella vera”, quella a cui Renzi ha appena dato in pasto un deputato, quella “berlingueriana”, e cioè settaria, moralista e populista (qui). Quella che ha partorito Grillo. Eh sì, perché la sinistra non lo ammetterà mai, ma Grillo è sangue del suo sangue. Sete di sangue della sua sete di sangue. Infatti, se a Grillo togli le parolacce e gli abbassi il volume, eccoti un bell’editoriale di Repubblica; se all’editorialista di Repubblica togli 35 anni, eccoti Enrico Berlinguer; se a Berlinguer togli i residui del comunismo, eccoti Robespierre. Sarebbe l’ultima vittoria, dico, perché prima o poi anche loro cresceranno, Renzi smetterà i braghini corti, quella sinistra scenderà sotto il livello di guardia e nascerà una sinistra nuova, che può puntare a vincere anche in Italia. Magari già alle prossime politiche? Chissà.

Libertinismo, moralismo, buonismo. Oppure, Gesù

Per capire cosa dice davvero la morale cristiana a proposito della misericordia, si può vedere come si comporta Gesù con due personaggi molto diversi tra loro: il pubblicano e il fariseo. Il pubblicano sa che cosa sarebbe giusto fare, ma non lo fa. Conosce la verità, ma è incoerente. Il fariseo, invece, applica la propria legge alla lettera, ma la sua legge è fallace. Quindi non conosce la verità, ma è perfettamente coerente. La mentalità oggi dominante premia il fariseo, con questa motivazione: “almeno è coerente”. Per la mentalità dominante, infatti, ciascuno possiede la sua “verità”, che vale tanto quanto quella degli altri, e quindi il valore di un uomo può misurarsi soltanto sulla coerenza con cui la mette in pratica. Ecco spiegato perché tante persone hanno posizioni assolutamente libertine, ma nello stesso tempo giudicano secondo un feroce moralismo. L’assoluta libertà in ambito sessuale, per carità, ma nello stesso tempo la condanna durissima, inappellabile, per chi, pur proclamandosi cristiano, indulge a comportamenti non conformi alla morale cristiana. Gesù, però, non era né libertino né moralista. Infatti ha perdonato il pubblicano, non il fariseo. La sua misericordia si fonda sulla consapevolezza che l’uomo è irrimediabilmente imperfetto. Per quanto si sforzi, non riuscirà mai ad aderire perfettamente alla verità. La misericordia, dunque, non viene dalla rinuncia alla verità, anzi, laddove la verità non viene tenuta in alcun conto, anche la misericordia si snatura e diventa buonismo. Moralismo, libertinismo, buonismo. Oppure, Gesù.