Ultime da casa Ferrero

Il mistero intorno all’identità dell’occupante è ancora fitto. Oggi però è accaduto un altro fatto molto significativo. Alle 8.30, puntualissima, si è presentata la domestica, una donna ecuadoregna di 45 anni, e ha trovato il datore di lavoro acciambellato sullo zerbino. Ferrero, grazie alla preziosa consulenza dei traduttori di Palazzo Chigi, è riuscito a spiegarle la situazione. In via precauzionale, e per rispettare i diritti dell’occupante, prima di permetterle l’accesso alla casa Ferrero ha obbligato la donna a un corso accelerato di turlupo. La donna ha imparato la lingua a una velocità sorprendente. In mezz’ora si esprimeva già in turlupo fluente. La prima cosa che ha detto nel nuovo idioma è stata: “Esigo un aumento”. “No!”, ha risposto seccamente Ferrero, che chissà perché si era messo a parlare anche lui in quella lingua. “E io me lo prendo lo stesso”, ha ribattuto la domestica, “Tu dici sempre di non essere il mio datore di lavoro, che datore di lavoro è una brutta parola, e allora che diritti hai di decidere? Decido io per te”. Ferrero annaspava, ma alla fine, colpo di genio: “Io conosco da prima di lei la lingua e i costumi del Turlupistan”. La donna ha dovuto riconoscere che era vero. Ha accettato il rifiuto e si è fatta aprire dal misterioso occupante. È entrata in casa, ma ne è uscita immediatamente. “Quello non gradisce la mia presenza”, ha spiegato. Ferrero si è subito scagliato contro la donna, accusandola di non aver imparato abbastanza bene il turlupo. “Non è questo, è che per lui sono una straniera, e lui non si fida degli stranieri. Ha detto che gli faccio schifo. Per me è razzista”. La reazione di Ferrero nel sentire queste parole è stata ferma e decisa: l’ha licenziata in tronco per falso ideologico e accuse inammissibili. Dopo un rapido giro di telefonate è riuscito a farsi prestare la donna delle pulizie di Caruso, che sopraggiunta già indottrinata – ha imparato il turlupo durante il trasporto nell’auto blu – ha brandito il suo scopino di dreadlock e ha dichiarato: “Lo metto a posto io quello!” Ma dopo venti minuti è uscita sconvolta denunciando atti di violenza. Alla polizia ha descritto un tatuaggio sul braccio destro dell’uomo, che gli inquirenti hanno subito ricondotto a un’usanza del carcere di San Quintino. Ferrero si è dimostrato ancora una volta all’altezza della situazione. “Poverino, è stato detenuto, ritiri immediatamente la denuncia o lo metterà nei guai”, ha implorato tutto contrito. La domestica gli ha sferrato un pugno in faccia, e lui per un riflesso automatico l’ha ringraziata. Sempre in turlupo.
Ma dove si trova il Turlupistan? Quali sono i suoi costumi? Che tipo di violenze ha subito la domestica di Caruso in prestito a Ferrero? E che conseguenze avranno? Attendiamo aggiornamenti nelle prossime ore.

Clamoroso! Occupata casa Ferrero

Un individuo non meglio identificato ha occupato da qualche ora l’appartamento di Paolo Ferrero. Il Ministro della Solidarietà Sociale, tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro, ha trovato sull’uscio un capannello di condòmini infuriati, che protestavano contro il comportamento dell’occupante. Stando alle prime indiscrezioni, dopo essersi calato dal tetto e aver sfondato la finestra, l’individuo ha acceso la tv e lo stereo al massimo volume e ha cominciato a lanciare in cortile cartacce, bottiglie di birra vuote, rifiuti, tra cui una noce di cocco che ha colpito in testa un bambino causandogli un trauma cranico. Alle vivaci proteste dei condòmini rispondeva in una lingua incomprensibile. Ferrero li ha subito rassicurati: “State calmi, ci penso io”. Intanto sopraggiungeva la polizia, che voleva sfondare la porta, ma veniva fermata dal perentorio “No!” di Ferrero. Il quale da par suo ha immediatamente preso in mano la situazione. Trattandosi di uno straniero, ha fatto chiamare tutti i traduttori di Palazzo Chigi. In attesa dei traduttori, però, non è rimasto con le mani in mano. Dalla quantità di cartacce e rifiuti ha dedotto che il frigo era rimasto vuoto ed è corso a fare la spesa. Tornato con i sacchetti in mano, ha trovato i traduttori, che nel frattempo avevano riconosciuto senza ombra di dubbio la lingua del Turlupistan. A questo punto, per evitare all’occupante inutili imbarazzi, prima di bussare alla porta Ferrero ha tentato di mandare via gli inferociti condòmini, dichiarando: “Che cosa volete? Non sarete mica razzisti, vero? E che diamine, se c’era posto per me, ci sarà posto anche per lui. Che differenza c’è tra me e lui?” “Nessuna”, ha soggiunto il bambino col trauma cranico. A questo punto la folla ha cominciato a minacciare Ferrero, la polizia si è messa in mezzo e ha ricacciato tutti nei loro appartamenti. Rimasto solo, Ferrero ha finalmente potuto passare la spesa al cittadino turlupo attraverso uno spiraglio dell’uscio. Richiudendo la porta con violenza, il turlupo gli ha spezzato una falange, e Ferrero lo ha ringraziato in perfetto turlupo, sua lingua madre. Infine, sempre nella sua lingua madre, gli ha sussurrato con grande tenerezza: “Dormi tranquillo, ci sono qua io a fare la guardia”. Poi, sotto lo sguardo allibito dei poliziotti, si è accoccolato placidamente sullo zerbino.
Ma chi è quell’individuo? Perché ha occupato proprio l’appartamento di Ferrero? Ma soprattutto: come evolverà la situazione? Ulteriori aggiornamenti nei prossimi giorni.

E se i pinguini son sereni…

penguinn_readBuone notizie per chi ama l’ambiente. Cattive notizie, invece, per i profeti di sventura. I ricercatori dell’Università dell’Illinois hanno calcolato che il ghiaccio del Polo Sud sta raggiungendo il massimo storico. Avete letto bene, il massimo storico. Significa che da quando sono possibili calcoli così precisi, in Antartide non c’era mai stato tanto ghiaccio. Dunque, la situazione complessiva è questa: al Polo Nord il ghiaccio si scioglie, le foche e gli orsi muoiono tragicamente; ma nello stesso tempo al Polo Sud il ghiaccio aumenta e i pinguini, beati loro, sono molto sereni. Ma ciò significa anche che le previsioni che danno per certo un disastroso e imminente innalzamento delle acque sono da rivedere. I dati li rileva il satellite, lo stesso satellite che rileva lo scioglimento al Polo Nord. Non chiedetemi come, non chiedetemi perché, ma è così. Chiedetevi piuttosto perché non se ne sente ancora parlare.
Io invito caldamente tutti coloro che amano davvero l’ambiente a lasciare a piedi i Verdi e la loro ideologia apertamente anti-capitalista, il cui allarmismo ingiustificato è diventato ormai senso comune, e a cercarsi nuovi, più onesti compagni di viaggio.
(Ripresa da A Conservative Mind)

Difendere l'indifendibile – arringa

A voi, genitori, insegnanti, fratelli maggiori, giornalisti, autori, artisti, baby-sitter, migliori amici dell’uomo, e ovviamente a voi politici italiani del presente e del futuro. A voi spetta un compito quasi impossibile. Difendere la nobile idea della politica. Difenderla da chi la calpesta, cioè molti fra i genitori, gli insegnanti, i fratelli maggiori, le baby-sitter, i giornalisti, gli autori, artisti, i cani e ovviamente i politici di oggi e di ieri. Già sento le proteste di alcuni: "Dovremmo difendere la politica anche se la politica ci snobba, anche se ci ride in faccia?" Sì, dobbiamo. Perché indebolire la politica significa peggiorare le cose per la città. Il passato insegna, guardate Mani Pulite. Mettere la politica nelle mani dei giudici è servito forse a creare leggi e istituzioni migliori? No. Non poteva essere, e infatti non è successo. Se oggi la facciamo crollare, qualcuno prenderà il suo posto, è l’inevitabile legge del potere. E chi pensate che sia, o nobili cittadini? Forse qualcuno di voi, più onesto e più puro di altri? Non è così, siate realisti. Il potere lo prenderebbero le banche, che oggi sostengono tramite il Corriere della Sera la cacciata dei politici. Volete il famoso governo tecnico, e cioè le banche al potere? O volete i magistrati al potere? Credete che porterebbe a leggi migliori? Sappiamo che non accadrebbe. La cura a una politica inefficiente e arraffona deve essere comunque politica. Sento altre proteste: "Sì ma contro gli spudorati di oggi, che possiamo fare?" Dobbiamo far valere i pochi mezzi che abbiamo, il voto, principalmente, e gli spazi sui media, laddove possibile. E naturalmente l’educazione alla politica. Tramandate la verità sui meriti della politica italiana del passato, che ci ha tenuto nell’alleanza atlantica insieme alle forze democratiche del mondo. E tramandate anche la verità sui meriti della Chiesa e del cristianesimo, religione che ha già iniziato a dialogare con la modernità aprendo la strada a tutte le altre. Sognate, e fatemi sognare. L’agorà diventi il luogo più vitale della città. Il luogo dove la società si dà le leggi, come una ragazza che si fa un vestito nuovo sognando di diventare la più bella del mondo. L’idea della politica da difendere è "arte del possibile", come diceva un filosofo. Fatta di idee, di persone, di progetti, di interessi, di mediazioni, di alleanze, di tattiche, di strategie. E di utopie. A voi, coraggiosi, affido la mia utopia: che la democrazia riesca a tenere insieme le idee e i progetti, la giustizia e gli interessi, il divino e la libertà.

Istituzioni più forti e più leggere

L’Italia ha le istituzioni più pesanti e più deboli dell’occidente. Se ci si pensa, è talmente evidente che è perfino una banalità. I famosi sessanta governi in sessant’anni sono un dato storico avvilente. Eppure, chi pensa a una soluzione? E soprattutto, chi ne fa una sua battaglia? Tra i partiti, ricordo i lodevoli promotori della purtroppo abortita riforma costituzionale, come Forza Italia. Tra i giornali ricordo il Giornale, il Foglio, Libero, la Padania. Per i tg è un tema fantascientifico, per i Talk Show poco meno. Ammetto che nell’Italia di oggi non è facile pronunciare certe parole. "Più leggere" non si può dire, perché significa riformare, innovare, verbi odiati dalla parte d’Italia più conservatrice, la sinistra radicale. "Più forti" è anche peggio. Già sento il coro debordante, furibondo, lo stesso che affossò la suddetta riforma: "Fascista!" Eppure io più ci penso e più ne sono convinto: servono istituzioni più forti. ("Fascista!") Più forti e più leggere. ("Fascista, fascista!") Si impari dagli errori nostrani, si guardino gli esempi stranieri, si importi l’importabile. Un nome tra tutti, Charles De Gaulle. ("SuperFascista!") La politica faccia tesoro del vaffanculo e si svegli, finalmente. Il nascente Pd ci pensi seriamente. Forza Italia insista. La soluzione può partire solo da questi due semplici, educati, politici aggettivi.

La bellezza va conosciuta

Ieri Luca Doninelli sul Giornale parlava di uno scrittore vivente a me ignoto, Appelfeld (israeliano, 1932), e del suo interesse per la bellezza, tema caro anche a Benedetto XVI. Anche per Appelfeld la bellezza è una "ferita". Con il suo stile riesce a "penetrare tutta la propria materia narrativa, anche la più cruda, di questo senso di bellezza. Non c’è particolare, anche banale, che non ne sia pieno. Anche la tragedia più spaventosa, infatti, resta noiosa macelleria se non viene illuminata dalla bellezza. Che la renderà anche più tragica, ma aiuterà le nostre domande a liberarsi dalla banalità, il nostro dolore a farsi esperienza". La bellezza non è mai banale, e non è mai qualcosa di astratto e di fumoso. E’ "esperienza", cioè vita, corpo, sentimenti, gioia, dolore. Ha il potere di riscattare tutto, perfino gli atti più inumani, riaffermandone con forza la tragicità, ma illuminandola di nuova luce, liberando un nuovo senso di fronte agli occhi del lettore. Infine una piccola, intelligente provocazione di Doninelli: "La bellezza è qualcosa di molto concreto, che una ragazza seriamente appassionata di moda può forse capire meglio di tanti professori". Appelfeld sarà a Milano tra qualche giorno. Mi informerò sul dove e quando, e andrò a conoscerlo.

Il Paese di Gad Lerner

Confesso di non aver seguito nei dettagli la vicenda fiscale di Valentino Rossi. Ma i titoli in prima pagina, giganteschi, definitivi, li ho visti bene. Così come ho visto bene che negli articoli non mancavano i verbi al condizionale "potrebbe" "dovrebbe" "sarebbe". In me, quindi, come sempre, è scattato l’allarme, cioè la domanda: è davvero un evasore o no? In Gad Lerner, invece, come in centinaia di giornalisti e in milioni di italiani che li leggono e li guardano in tv, è scattato qualcos’altro. Non so se si possa chiamare odio, di sicuro si chiama gogna. Il titolo che è rimasto per non so quanto tempo in prima serata in alto a destra sopra la faccia del grande Gad diceva "Il Paese di Valentino Rossi". Non "degli evasori". Non "del fisco oppressivo". E così Valentino Rossi è già sinonimo di evasore, così come Silvio Berlusconi è sinonimo di tutti i mali d’Italia e Andreotti è sinonimo di mafioso. Bella roba. Il tutto infischiandosene delle sentenze assolutorie, perché i tribunali vanno bene, ma solo quando accusano, non quando assolvono. Ecco il Paese di Gad Lerner e di quelli come lui.

Sogno di una città

Vedo milioni di giovani in piazza. Vedo le loro bandiere agitarsi, i piedi scalpitare, i cuori battere e saltare a ritmo con i corpi, le bocche allargarsi sorridenti, scintillanti, specchi gioiosi della città che sognano. Li sento inneggiare a un’autorità più giusta, a una vita più bella. Vogliono riconquistare la città attraverso le sue eterne parole, giustizia, libertà, bellezza. Gridano festosi “Più libertà, più autorità!” Chiedono l’impossibile? Forse sì, forse no, loro non se lo chiedono, non ora. Ora li inebria la felicità di andare contro i loro genitori che in quella stessa piazza, esattamente quarant’anni prima, fecero il 68 gridando le loro rime “istituzione oppressione”, “felicità, nessuna autorità”. Ora li trascina la determinazione di andare anche contro i fantasmi dei loro nonni che in quella stessa piazza, settant’anni prima, applaudivano i fascisti che di quella autorità abusarono. Poi li vedo tornare a casa in piccoli gruppi, parlottare fra loro, le braccia, le gambe, le guance ancora pervase di allegria. Discutere animatamente fino a notte fonda spartendosi il pane, il vino, il sushi, il salame. Che cos’è la giustizia? Come si fa a rendere più bella la città? Può un’istituzione essere nello stesso tempo più forte e più leggera? Avere tutto il potere per farsi rispettare e nello stesso tempo la lungimiranza di lasciare libertà di iniziativa a chi la chiede per sé e per gli altri? Li vedo salutarsi con un abbraccio, guardarsi negli occhi, li sento dire “questa è la nostra sfida, questa è la nostra scommessa”. I cuori gonfi, la mente sgombra, solo un ultimo pensiero prima di addormentarsi. Telefonare ai loro genitori e dire: “Papà, mamma, vi voglio bene, ma ora la città è nostra”.

Una società in un ascensore

Scena vista con i miei occhi.
Un uomo sui 35 anni, elegante, giacca e cravatta, con quel piccolo nonsoché di trasandatezza che lo rende più vero, entra in ascensore con il cellulare in mano. Sta per metterselo in tasca, ma accade una cosa che gli impedisce di farlo. Un suo amico, riconosciuto l’ultimo modello, si rivolge a lui con un espressivo "eeh" che accompagna il risolino di scherno stampato sulle sue labbra. Tradotto in parole, sarebbe "Abbiamo fatto successo eeh?" Accortosi dell’espressione dell’amico, il primo si sente in dovere di precisare, balbettando imbarazzato, "… ha delle funzioni che non uso nemmeno… le e-mail le guardo solo nel week end…" Osservo tutto e scuoto la testa. Tutta la mia solidarietà all’uomo col cellulare. E’ forse qualcosa di cui vergognarsi il successo? Non è che magari può venire dal merito? E i soldi, sono una colpa i soldi? Che società è quella in cui uno si deve sentire in colpa per i buoni risultati che raggiunge e per i soldi che riesce a fare?

Qualche timida parola su Dio

Non sono degno di parlarne, perché sono il primo a non frequentare la chiesa regolarmente, per non dire i sacramenti. Eppure sento di dover dire una cosa su cui sto riflettendo da un po’, leggendo l’ultimo libro del Papa (Gesù di Nazaret, Rizzoli). Ed è che nella storia dell’occidente tutti quelli che hanno provato a fare qualcosa di grande senza Dio hanno causato tragedie immani. Tutti, nessuno escluso. Onesti o no, giusti o no, hanno tutti tradito miseramente le loro promesse di giustizia e di felicità. Il comunismo ha innalzato a principio di giustizia universale l’uguaglianza, principio peraltro derivato dal cristianesimo; poi però ha finito per fare quello che ha fatto. Il nazismo e il fascismo hanno innalzato la razza e la nazione fino a schiacciare l’individuo. E prima perfino la Chiesa e alcuni Papi hanno commesso gravi errori, tanto che Dante li mette nell’Inferno.
Dove hanno sbagliato tutti quanti? Hanno tutti tralasciato una parte fondamentale dell’insegnamento cristiano: la precedenza del divino rispetto all’umano. I comunisti hanno dimenticato che gli uomini sono uguali "davanti a Dio", non davanti a un altro uomo, per quanto giusto, buono, onesto possa essere. Il nazismo e il fascismo hanno trascurato il fatto che la libertà non ce la siamo creata da soli, e dunque non ce la possiamo togliere a vicenda quando ci pare e piace.
Oggi certi pericoli non ci sono più, ma quello stesso errore ha preso una forma inedita. E’ diventato un pensiero comune, pieno di buone intenzioni: "prima l’uomo, poi tutto il resto". Lo dicono perfino i preti "on the road", i preti "sociali". Lo dice chi pensa di risolvere i problemi del Terzo Mondo in modo puramente economico. Se le buone intenzioni restano, resta però anche l’errore, potenzialmente disastroso.
Solo se metti davanti il divino puoi arrivare davvero a vedere e a rispettare l’umano. Solo attraverso Dio, come attraverso un velo, è possibile vedere l’uomo nella sua nudità. Lo so, è un paradosso, e non ho né l’autorevolezza né ragionamenti logici a mio sostegno, ma sento che c’è qualcosa di vero in questo. Ai liberi pensatori così in voga oggi io chiedo: se è vero che Dio è morto, o non esiste, o non è mai esistito, allora chi è che fa cadere miseramente tutti quelli che vogliono prendere il suo posto?