Una parola ai Marò

Non avrebbero dovuto farvi scendere dalla nave. Ora non vi dovrebbero far tornare in India. Ascoltate il consiglio di un cuore per metà addomesticato e per metà selvatico: festeggiate il Natale con i vostri cari e, dopo, rimanete a tutti i costi dove eravate in quel giorno fatale: in acque internazionali.

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Tutti al centro appassionatamente!

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Il giornale di partito di Mario Monti dà per certa la discesa in campo del “salvatore” (qui). Immediata l’adesione dei programmi tv e dei talk show, dove il loden più famoso d’Europa andrà per raccogliere consenso. La prima è stata, ovviamente, Barbara D’Urso. Dal suo salotto, sulla scia di Silvio, Mario infonderà entusiasmo e voglia di vivere alle casalinghe frustrate da anni di cattiva politica, e pomperà dosi di virilità nel maschio italico reso isterico dal “bipolarismo muscolare”.

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Anche il presidente della Repubblica rinnega il Pci, l’Ungheria, Cuba e Tienammen, e si butta al centro. Rinuncia al tradizionale discorso di capodanno e cede la sua mezz’ora di diretta a reti unificate al nuovo affabulator sobrio e cortese.

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Il pretoriano Pierferdy è già sicurissimo del risultato: “La scelta di una lista unica, almeno secondo alcuni studi condivisi ieri mattina con Casini, potrebbe avere degli effetti virtuosi in termini di consenso, «sino al 10% in più dei voti che riscuoterebbero liste separate».” Intanto la servetta di vincenzillo ha già fatto i conti: il 5,6% dell’Udc, più l’1% di Fini, più l’1% di Montezemolo, più l’1% di Riccardi, più magari anche l’1% di Giannino, più il 10% fa meno del 20%. Un risultato davvero epocale (oltre che certissimo)!

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Sul giornale di partito di Monti, il Pdl viene già dato per spacciato, con la fronda dei montiani che mollano il Berlusca per confluire entusiasti nel “forte centro moderato”. Il Pd-CGIL, invece, viene già sfiduciato dall’ex e nuovo premier, che sogna “riforme epocali”, e sa bene che, al Pd-CGIL, da quell’orecchio non ci sentono: “È un modello, se non alternativo, diverso da quello che propone il Pd, dove «l’azione di governo ancora fa confusione fra i concetti di dialogo e concertazione sociale»”. Monti, poi, forte del suo epocale 20%, vuole già riformare la costituzione: “occorrono anche riforme costituzionali, perché ormai la macchina dello Stato ha bisogno di essere messa al passo dei tempi”.

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Anche vincenzillo porta il suo potente blog al centro, e diventa seduta stante il più centrista dei centristi di centro (copyright zamax). Ma chiede agli astanti: con chi le facciamo, noi centristi di centro, le riforme epocali? Segue imbarazzato silenzio.

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Anche Silvio molla gli ultimi due irriducibili Bondi e Samorì, indossa la bandana delle grandi occasioni e, fra due lunghissime ali di amazzoni adoranti, fa il suo ingresso trionfale nel “grande centro”. Insieme al fido Apicella, intona una struggente aria napoletana: “Mariooo, Mario perchééé / non ti sei candidato con meeee?”

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Anche Grillo risponde al richiamo, e attraversa eroicamente a nuoto l’immane abisso che separa l’anti-politica dal centro: una decina di metri nel punto più largo, e si tocca. L’eroe anti-casta per eccellenza compie la traversata come forma di ringraziamento al Corriere, che lo ha nutrito abbondantemente per anni, su idea di Stella e Rizzo, prima di diventare l’house organ di Monti.

Tutti al centro con il Corriere della Sera! Anche Benigni vuole dire la sua sulla riforma epocale della costituzione, e prepara due opzioni. Una filo-Pd, dal malinconico titolo: “Era la costituzione più bella del mondo”; l’altra, più filo-governativa: “La riforma costituzionale più bella del mondo”. Fabio Fazio, Saviano e la Littizzetto, al centro del loro studio di centro, con una mano sul petto, al centro, sono già pronti ad ospitarlo.

Comunque, buona fortuna, Mario.

Nota linguistico-folkloristica

Apprendo che nel dialetto del canton Ticino, in Svizzera, l’auricolare del cellulare si chiama “parlascülta”. Una fusione di “parla” e “ascolta”, ma con la “u” alla tedesca, o alla milanese. Un po’ rozzo ma efficace, no? Stile Lega, direi.

Vive la France!

Pare che 500 cittadini francesi abbiano chiesto al Belgio e ad altre nazioni il cambio di residenza – stavo per scrivere “asilo politico”. Il motivo è la tassazione al 75% voluta dal socialista Hollande. Strano, perché a me la cosa alletta parecchio. Rispetto a quella italiana, è quasi da paradiso fiscale. Quasi quasi, mi trasferisco in Francia.

Update 20-12-12: pubblicata su Hyde Park Corner, Foglio online, alla data 19-12-12 (qui).

Quell’inossidabile 5,6%

Giurin giuretta, quando ho scritto il post precedente (qui) non avevo ancora visto questo sondaggio (qui), eppure avevo dato l’Udc esattamente al 5,6%!! O io sono meglio di Mannheimer e del divino Otelma messi insieme – perdonami, oh divino!! – oppure davvero l’Udc è nei secoli dei secoli al 5,6%, prima di Monti, durante Monti e dopo Monti, a Porta a Porta, a Ballarò, ma soprattutto nelle urne.

I vizi di fondo del discorso pubblico

In una fase politica convulsa come questa, i vizi di fondo del discorso pubblico in Italia diventano ancora più evidenti e più ridicoli. Sono vizi intellettuali e morali, e per me superano in dannosità quelli dei politici. Anzi, sono sempre più convinto che i politici servano come alibi a chi si occupa di politica. Un alibi che permette loro di continuare a “inquinare” mantenendo intatta la propria buona coscienza. Il discorso pubblico è un gigantesca “Ilva intellettuale”: parole e concetti usati (o non usati) in maniera truffaldina, ricattatoria, criminale. Patetico è l’anatema contro la destra, ma forse ancora più patetica è la totale indifferenza verso le suddivisioni canoniche di una politica “normale”, cioè europea.

Prendiamo la destra. La destra intesa come posizione conservatrice, liberale, laica o cattolica che sia. Ma anche semplicemente come idea, come “sentire”. Per varie ragioni storiche, che non starò qui a dire, la destra nel 2012 non è ancora un’opzione politica ammessa nel consesso civile. Ma siccome nella realtà esiste, eccome, e a ogni tornata elettorale della Repubblica ci sono sempre stati i voti a sancire la sua esistenza, milioni di voti, compresi questi ultimi vent’anni, allora è stato necessario trovare parole sostitutive, tipiche del gergo di chi si occupa di cose politiche, giornalisti, professori, politici stessi. Anche di queste parole si potrebbe fare una storia, ma limitiamoci solo alle due più usate in questi giorni: “populismo” e “demagogia”. Sempre dette con disprezzo, e sempre accostate a concetti inquietanti come “deriva” o simili.

Poi c’è l’equivoco dei “moderati”. Un equivoco in cui cade la destra stessa. Come se nelle urne si dovesse decidere fra il partito dei “moderati” e quello degli “smodati”. Bah. Un equivoco strettamente connesso con il fantomatico “centro”, entità salvifica quasi quanto Monti, che viene presa sul serio solo perché è più “presentabile”, cioè più addomesticabile, della destra. Guardate in queste ore, quanto affanno, quanto spreco di energie, di mondi cattolici, di entusiasmi post-giovanili, con Riccardi, Montezemolo, Corriere & Co a dare addosso al “bipolarismo muscolare”, per far salire il centro dal suo inutile 5,6% a un dirompente 11%!! Pazzesco.

Poi c’è l’equivoco simmetrico alla destra: una sinistra che non sarebbe più la “vera sinistra”. Un fantasma, questa “vera sinistra”, che poi altro non è che l’erede di quel “comunismo buono”, speculare al “fascismo cattivo”: due fantasmi tanto inconsistenti nella realtà quanto onnipresenti, nell’immaginario della storia della Repubblica. E quindi, per carità, mai stati “socialisti”, piuttosto “comunisti”, quello sì che è ammesso. Non ammesso, invece, e ci mancherebbe altro, “socialdemocratici”: che brutta parola!

Insomma, si sente davvero di tutto, a parte una normale, civile contesa politica fra liberali e socialdemocratici, fra conservatori e progressisti, ciascuno impegnato a convincere gli elettori. Troppo banale, forse, per piacere ai nostri intellettuali.

Ma è davvero necessario votare?

Ma è davvero necessario votare? Questo si chiede, oggi, il presidente del consiglio Mario Monti, seppure in questa formula:

“è davvero necessario farsi eleggere direttamente per avere quello che si dice «mandato popolare»?”

Beh, vedi un po’ tu. Purtroppo, questo ulteriore atto di sfiducia e di disaffezione verso la politica rischia di essere, in estrema sintesi, uno dei risultati più fulgidi di un anno di governo tecnico. Notare anche le notazioni propagandistiche, atte a generare inquietudine e diffidenza verso la politica, come: “le prospettive di una rincorsa elettorale distruttiva“, o “un confronto pubblico destinato a polarizzarsi sempre più spietatamente tra il centrodestra e il centrosinistra” (corsivi di vincenzillo); notare quanto afflato verso il nobile “profilo di terzietà” di Monti; e quanta sollecitudine per la preoccupazione di Napolitano che, con l’inesistente centro, Monti raggranelli solo il 15%, percentuale definita “non adeguata”, cioè, di fatto, ridicola e soprattutto inutile. Leggere il Corriere per credere (qui).