"Emme" di merda

Quasi nessuno sa che il mondo dei fumetti italiani comprende una pubblicazione di chiaro orientamento politico e di indubbio cattivo gusto. In una sua sublime vignetta compare una pistola puntata contro il ministro Brunetta, individuo tanto spregevole da meritare la morte perché intende premiare i lavoratori meritevoli e castigare i nullafacenti. La pubblicazione si chiama "Emme", esce in allegato settimanale con l’Unità, accoglie una quantità di disegnatori, quasi tutti frutti marci del sessantotto (giovani e meno giovani), e sarei tentato di paragonarla alla merda, se non fosse che la merda è infinitamente più nota e più diffusa. E se non fosse che la merda potrebbe anche offendersi.

Auguri, Silvio

berlusca predellinoCaro Silvio,
a te che sei arrivato dopo le pallosissime e inconcludenti assemblee di istituto del mio liceo,
a te che hai ridato un senso alla parola “sogno”, che il sessantotto aveva rubato ai giovani,
a te che sei sinceramente innamorato del futuro e non del passato cupo e violento,
a te che sei un po’ fondatore e un po’ venditore, un po’ ammiraglio e un po’ pirata,
a te che hai osato parlare direttamente al popolo, mettendo da parte una politica e una cultura che disprezza manifestamente il popolo,
a te che per questo vieni additato come assassino da quella politica in fin di vita, e vieni deriso da quella cultura ridicola,
a te che hai fatto della libertà la tua bandiera in un paese prigioniero delle ideologie, delle burocrazie, delle corporazioni,
a te che hai fatto della libertà la tua bandiera in un paese votato all’inconcludenza,
a te che per questo motivo vieni scambiato per un dittatore da avversari manifestamente autolesionisti e votati alla suddetta inconcludenza,
a te che hai fatto della libertà la tua bandiera alla faccia dei forcaioli,
a te che hai fondato un partito dal predellino di un’auto in mezzo a un bagno di folla,
a te io auguro buon settantaduesimo compleanno, e lunga vita.

La camorra va a Los Angeles? Occupiamole la casa

savianoRoberto Saviano. La sua coraggiosa denuncia ha fatto il giro del mondo e ora è in lizza per l’Oscar. Ma appoggerebbe mai un intervento risolutore dello Stato?

Per i magistrati napoletani, il vero problema della città è Berlusconi, e infatti dedicano molto più tempo a lui che ai rifiuti e ai camorristi. Per i camorristi il problema è la Lega Nord (memorabile la lezione di patriottismo impartita da Raffaele Cutolo, spietato camorrista, a Bossi nel 1996*). Per gli intellettuali di Napoli – Saviano compreso – un po’ sono gli imprenditori del nord, un po’ è la Lega. Per i giornali di sinistra è la baruffa tra La Russa e Maroni, e infatti in questi giorni si occupano solo di loro. E la camorra? Ma la camorra è già nella pagina spettacoli, con il film di Garrone-Saviano che va agli Oscar… non vorremo mica inflazionarla? Non sia mai. Eppure oggi, alla faccia dei disfattisti, c’è una novità: come ricorda un ottimo editoriale del Foglio di ieri, forse la camorra ora la si può davvero combattere, perché “ora ci sono le condizioni politiche”. Purché si decida che si vuole vincere, e non solo partecipare. Non si va giù per sport, per sparare quattro colpi in aria a scopo dimostrativo, ad uso dei media, e poi si fa dietrofront. No. Si va giù con tutte le forze di ordine pubblico necessarie, con tutti soldati necessari, con tutta l’intelligence necessaria, con tutti i soldi e gli strumenti giuridici e militari. E si sta lì a oltranza. Perché lo scopo finale non può essere altro che uno: conquistare la fiducia della gente. E la fiducia non la acquisisci in un giorno, in una settimana, in un mese. Ci vuole tempo, e quindi ci vuole la disponibilità a rimanere tutto il tempo necessario. Non un giorno di meno. La gente deve poter cominciare a fidarsi più dello Stato che della camorra. Lo Stato deve fare sentire la sua presenza. Deve imparare a “dialogare coi cittadini impauriti”. È inutile ammazzare o mettere in galera i camorristi, se poi la gente continua a fidarsi più di loro che dei poliziotti. È inutile ammazzare quattro camorristi se poi le cosche sono collegate alla politica locale e al mondo economico e finanziario mondiale. Dunque fermezza e perseveranza. Polizia, esercito, intelligence, e dialogo con la gente. Forza Maroni, forza La Russa. E Saviano che dice?

*Dal carcere di Belluno: “L’Unità d’Italia è sacra e non si tocca per nessuna ragione. Il signor Bossi e soci si sono dimenticati della storia del Risorgimento, di Mazzini e di tanti martiri del Sud. Io ho fatto la rivoluzione per il riscatto del Sud e per questo sono in carcere da 32 anni e pago con dignità le mie colpe. Un consiglio a Bossi? Si legga ‘A livella di Totò. Viva l’Italia”. Così parlò Cutolo.

Test

Vorrei mettere in giro in Italia un test a risposta libera con un’unica domanda:
“Chi è stato secondo te il maggior ostacolo alla costruzione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele?”
Accetto scommesse sui risultati.
Per me la gente direbbe:

Bush                               75%

USA                                10%

Israele                             5%

Berlusconi                       2,5%

La lobby ebraica               2%

Ratzinger                        1%

Saddam                          0,5%

Joker                               0,4%

Libano, Egitto, Siria,
Cisgiordania
                    0,1%

Ahmadinejad,
Hamas e Arafat 
               Non pervenuti

Alla faccia della storia e della realtà dei fatti. Anch’essi, in Italia, stimati tra lo 0,1% e il non pervenuti.

La donna negra

Tragetuch_blauIeri mattina mia moglie era in metropolitana, linea rossa di Milano. Uno dei luoghi più squallidi del mondo, dove tutto concorre a tenere isolate tra loro le persone. L’attenzione continuamente sviata da messaggi pubblicitari affissi alle pareti o proiettati sulle colonne, il rumore, il fastidio dell’eccessiva vicinanza fisica con estranei, il cattivo odore. Ma ecco che accanto a lei nel vagone si siede una donna negra (mia moglie è così adorabile e delicata che riesce a pronunciare la parola “negra” senza un minimo di sfumatura razzista. Giuro, nemmeno la sensibilità della Bignardi ne sarebbe urtata). La donna teneva il proprio figlioletto avvolto in una fasciatura legata dietro le spalle, secondo il costume del suo popolo. Il pargolo, un esserino di sei o sette mesi, se ne stava lì quieto con la guancia e il naso schiacciati e deformati contro il corpo della madre. Mia moglie naturalmente osservava intenerita il fagottino, quand’ecco che la donna la sorprende porgendole un piccolo biberon: “Gli puoi dare un po’ d’acqua per favore?” Da sola lei non poteva farlo, perché non ci arrivava. Episodi casuali come questo possono essere dimenticati perché ritenuti del tutto insignificanti, oppure trattenuti per un giorno solo, come fatti meramente personali, piccole gioie private. Ma se invece fossero qualcosa di più? Tracce disperse, deboli anticipazioni di un nuovo senso della comunità…

Il futuro del cinema italiano non è in Italia

martinaveltroniNome, Martina. Cognome, Veltroni. Ma quel Veltroni lì? Proprio lui. Lo stesso che le ha trasmesso la passione per il cinema. Mentore artistico, invece, è Giovanni Veronesi, regista noto e apprezzato, tanto da meritare l’intervista in prima pagina sul Riformista di venerdì. Il maestro non ha ancora visto nemmeno un centimetro di pellicola della giovane regista, ma si fida del giudizio degli amici: “So che ha fatto un corto sui lager. Chi l’ha visto m’ha detto che è davvero molto bello”. Per vie insondabili egli ha già intuito le potenzialità dell’allieva: “Ha molto talento, è una ragazza che medita molto sulle cose. Quando dovevo girare una scena particolare, le chiedevo un suo giudizio… Beh, Martina maturava le sue riflessioni e il giorno dopo mi dava i suggerimenti migliori”. Nientemeno. Ma dove potrà mai affinare le sue doti precoci un talento così chiaro? Non certo in Italia, dove “l’unica scuola valida è il Centro sperimentale, dove entrano soltanto sei persone l’anno per categoria. Se ci avesse provato con successo, avrebbero sicuramente malignato, della serie ‘l’hanno ammessa solo perché è la figlia di Veltroni’”. Che maligni! Molto meglio allora non provarci nemmeno e volare direttamente a New York per dimostrare a tutti il proprio valore, specialmente al padre, che con gesto paterno “ma anche” un po’ maligno le ha subito comprato un bel 60 metri quadri a Manhattan. A Manhattan? Chissà cosa ne pensano a sinistra di questo acquisto. Non nuocerà all’immagine di Veltroni? Niente paura, ecco che il maestro con una mossa retorica da par suo (è anche sceneggiatore, mica solo regista) zittisce le malelingue, i pauperisti della domenica, e fa contento pure papà Walter: “un acquisto del genere consentirà alla bravissima Martina di poter studiare in un luogo d’eccellenza”. Caspita, l’allieva è già bravissima, senza nemmeno aver visto cosa fa. Che intuito. Del resto, è maestro mica per niente. Finale con petardi e miccette: “D’altronde, meglio comprare un appartamento ai figli che un attichetto all’amante, non trova?” Trovo, trovo. E così anche il popolo anti-casta può andare a vedere tranquillo i film del maestro.

L'Italia è piena di prigionieri politici

Le sbarre che li ingabbiano sono immateriali, ma non per questo meno opprimenti. Sono due parole: fascismo e antifascismo. Due parole a cui fanno riferimento idee e fatti storici che per l’Italia hanno un peso molto rilevante. Un peso che non va rimosso, ma che oggi sta diventando come la classica palla al piede dei carcerati. Un’ossessione da cui bisogna liberarsi per ricominciare a guardare avanti. La divisione dell’Italia in fascismo / antifascismo valeva qualche decennio fa, ma ormai non ha più alcun senso. In prevalenza le sue vittime attuali sono i delusi dal fallimento clamoroso del 68, ma c’è anche qualcuno a destra che non demorde. E’ comprensibile che sia così, perché se non si fanno i conti con il proprio passato è impossibile liberarsi dai suoi fantasmi, come insegnano i film dell’orrore. Eppure qualcosa di positivo sta accadendo lo stesso, a dispetto di questa prigionia mentale. La vita sta facendo il suo corso naturale e sta riprendendosi ciò che le si voleva togliere innaturalmente: il futuro. Due segnali. Il primo è che mentre la classe intellettuale paralizza il dibattito pubblico riproponendo fino allo sfinimento quel vecchio schema fuori dal mondo, la società se ne fotte e va avanti. La società relega giustamente quella classe intellettuale dove si merita, e cioè fuori dal mondo, come le sue idee. Tradotto: li caga sempre meno gente, soprattutto tra le nuove generazioni. La tremenda batosta elettorale subita da certe forze politiche che miravano ad abbindolare i giovani sventolando vecchie bandiere ne è un segnale evidente. Il secondo fatto che dà speranza è che stiano emergendo nuove figure politiche come Giorgia Meloni, che senza dichiararlo esplicitamente sposa la stessa filosofia di Berlusconi: per loro,  e per il progetto politico del nascente PdL, fascismo e antifascismo sono ferri vecchi ormai inservibili. Non c’entrano più nulla con la nostra realtà e per di più rischiano di ingabbiare i nostri sogni per il futuro. Scrive la mia Giorgia ai suoi ragazzi di Azione Giovani: "Non ne posso più di parlare di fascismo e antifascismo, e non intendo farlo ancora. Voglio fare altro, occuparmi di questo presente e di questo futuro. Come ognuno di voi, voglio fare politica nell’Italia di oggi, per dare una speranza all’Italia di domani. Tutto il resto è noia".