A me Dell’Utri sta simpatico, l’antimafia no

Marcello Dell’Utri ha cominciato a starmi simpatico nel corso dei lunghi anni, credo una ventina, in cui è stato massacrato dai giustizialisti, e trasformato in un simbolo negativo. Un processo permanente, che ha vellicato i peggiori istinti degli italiani, e ha finito per appaiare un uomo colto e scaltro ad assassini mafiosi come Riina e Provenzano. Un vero orrore a cui mi sottraggo per istinto e per scelta. Ecco, ora che l’ho detto, mi sento meglio. E proseguo. Come ho già fatto innumerevoli volte, anche in questo caso prendo le distanze da tutti i politici alla Di Pietro-Ingroia, tutti i programmi tv alla Santoro-Ballarò, tutti i giornali alla Repubblica-Fatto e tutti gli intellettuali alla MicroMega. Parallelamente, nel tempo, l’antimafia è crollata nel mio personale gradimento. E nell’antimafia metto quei magistrati militanti, ma anche i giornalisti che si fanno usare per divulgare i teoremi dell’accusa, alimentando il linciaggio.

Ma al di là di simpatie e antipatie, like e non-like, ciò che mi fa pensare è il rapporto tra la giustizia e il cittadino, e quello tra la giustizia, la legge e la verità. Riguardo alla legge, mi fa pensare il fatto che la mafia esiste in tutto il mondo, ma solo in Italia è stato istituito il reato di “concorso esterno in associazione mafiosa”. Un reato che può comprendere di tutto, e che non necessita di alcuna prova. Anzi, un reato che è stato creato appositamente per quei casi in cui è troppo difficile, se non impossibile, trovare delle prove. Quindi, in pratica, l’accusa equivale alla condanna. Il sogno dei giustizialisti, dei giacobini, dei sostenitori di teoremi vari, servizi deviati, livelli dello stato e ciarpame simile. I quali, infatti, lo usano come paravento per accostare giorno dopo giorno il nome di Dell’Utri, e quindi di Berlusconi, alla parola magica “mafia”. Ripeto: perché solo in Italia?

Ora, il buon cristiano è chiamato a sottostare alla legge del posto in cui vive senza ribellarsi, dare a Cesare quel che è di Cesare etc. etc. Ma quando la legge e i suoi tutori fanno a pugni con il buon senso, il rispetto umano e la verità, che si fa? Quando una fazione riesce a farsi una legge “ad personam” per continuare a esistere e ad esercitare il proprio potere massacrando altri, che si fa? Io, come ho già detto, come minimo mi tiro fuori.

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Voto palese, inganno occulto (ovvero: la coscienza al tempo dei neo-giacobini)

Oggi parlerò di coscienza. Certo, se ne possedessi ancora una, avrei voce in capitolo. Ma purtroppo, come sa già chi segue questo blog, io sono schierato politicamente dalla parte avversa a quella della coscienza morale e civile. Quindi, non mi resta che affidarmi a dei vaghi ricordi. Tipo che la coscienza è individuale e libera. Eppure, seguendo la bagarre intorno alla decadenza di Berlusconi, scopro che oggi non è più così. (Ah, preciso che la decadenza di Silvio è per me fonte di grande angoscia, perché è legata a doppio filo alla decadenza di questo blog, il quale vive solo grazie ai suoi faraonici emolumenti.) Uno degli aspetti nodali è la modalità di votazione. Materia in sé ben poco entusiasmante, se non fosse rivelatrice di qualcosa che riguarda proprio la coscienza.

Voto segreto. Ogni senatore sarebbe libero di votare senza vincoli di partito e senza doverne rispondere all’opinione pubblica. Voterebbe “secondo coscienza”. Cosa accadrebbe? Sel e M5S tutti a favore della decadenza. Nel Pdl, magari qualcuno potrebbe avere un “rigurgito di coscienza” e votare anche lui a favore. Ma la cosa più interessante accadrebbe nel Pd e nel centro, dove secondo me una parte voterebbe contro la decadenza. Sì, contro. Nel segreto dell’urna, infatti, la loro coscienza potrebbe avere un sussulto, tipo: “Posso io avallare un sistema che processa un singolo uomo per 50 volte 50, e che tiene in scacco la politica da 20 anni 20?” Risultato: forse la decadenza non sarebbe assicurata.

Voto palese. Pdl tutto contro. Pd, Sel, M5S tutti a favore. Ogni senatore Pd, M5S e Sel che votasse contro la decadenza di Berlusconi vivrebbe il resto dei suoi giorni braccato da Repubblica, Fatto, Corriere, Stampa, blog di Grillo, Iene, Santoro, Formigli, Ballarò. In questo caso, la sua coscienza avrebbe un altro tipo di sussulto: “Ma chi me lo fa fare?” Risultato: decadenza al 100%.

Et voilà, ecco come il voto palese diventa un inganno occulto. La tattica politica, e cioè la paura che Berlusconi si salvi, si fonde con la strategia di fondo dei neo-giacobini: far pesare sempre di più il ricatto morale, alias “questione morale”, per purgare il parlamento e il governo dalle persone non gradite. E’ già riuscito con altri personaggi del circo berlusconiano, oggi vogliono farlo con l’impresario in persona. Nel nome della moralità, e in perfetta buona coscienza.

Il grande sogno italiano

Solo un uomo meschino come me poteva pensare che avessero investito tanto tempo, soldi, fatica, vent’anni di odio per Berlusconi, vent’anni di società civile, 4 anni di furibonda campagna contro la casta, 10.000 appelli degli intellettuali di sinistra, le medicine per l’ulcera di Paolo Flores d’Arcais, le pomate per i baffi di Sandro Ruotolo, 15.000 amache di Michele Serra, 50.000 puntate di Fazio&Littizzetto&Dandini&SabinaGuzzanti&Santoro, i film d’autore, le merende con i banchieri etici del Corriere, le lenzuolate di Scalfari, l’antifascismo cronico di Repubblica, le passeggiate con i terroristi di Hamas, la rivoluzione di internet, la rivoluzione eco-clima-solidale, le domeniche in Val di Susa, le domeniche a spasso, gli spioni nelle procure, gli spioni al Vaticano, lo streaming, il fu popolo viola, le lacrime di Occhetto, le quote rosa, se-non-ora-quando, le piazze giacobine, i giaguari indelebili, insomma, che avessero investito tutto questo per niente, e non per il grande sogno italiano: Romano Prodi al Quirinale.

Crozza e la satira senza coraggio

Maurizio Crozza si è messo a fare la parodia di Antonio Ingroia. Ciumbia, con quanti anni di ritardo? A essere buoni, almeno due. Sento già l’obiezione: ma dai, vincenzillo, ma prima Ingroia non era famoso! Risposta: da almeno un paio d’anni è una sera sì e l’altra pure in tv. Altra obiezione: Ma dai, prima non faceva politica! Risposta: haha, questa è buona! E i comizi di Rifondazione, e gli attacchi sui media etc, dove li mettiamo? Azzardo: non sarà, invece, che prima era un magistrato, e dunque intoccabile, per quei cuor di leone dei nostri comici? Naaaa! Eppure zamax, blogger di destra e quindi ottuso e vile per definizione, è da anni che mette a nudo lo stile ambiguo, allusivo, ricattatorio, mafiosetto, del pm palermitano. Prima sul suo blog e poi su giornalettismo (piccolo esempio qui). Ma dai, un vile berlusconiano è almeno due anni più avanti di un coraggiosissimo, acutissimo e raffinatissimo comico de sinistra?? Impossibile, ma vero.

Povero Santoro

Non volevo vederlo, giuro, ma mia moglie era troppo curiosa. “Almeno l’inizio” ha detto, e io, che sono un signore, come potevo non accontentarla? Tirando le somme, l’idea di Santoro era sfruttare Silvio in funzione anti-Monti: retorica anti-governativa, anti-europea, anti-padroni, insomma anti-tutto. Ma non aveva fatto i conti con Silvio. Il quale ha inziato rigido come un palo – normale, direi, per l’imputato di un processo mediatico che dura da più di 10 anni – ha tirato qualche bordata a Monti, ha incassato qualche colpo, ma ha ribadito a chiare lettere che si devono dare più poteri al capo del governo, e che non si deve affatto uscire dall’Europa, come vorrebbero mettergli in bocca i soliti manipolatori. Ha finito per essere lui, il vero mattatore. Ha perfino strappato qualche risata sincera a quel pubblico assetato di sangue. Magistrale il “Santoro, si sta scavando la fossa…. dategli una vanga!…”, il contropiede della lettera a Travaglio, e quando ha pulito la sedia su cui si era seduto il gran censore dei disonesti. Puro avanspettacolo. Chiusura malinconica con un Vauro che ribadisce l’ottuso “Viva la costituzione”, di fronte alla volontà di Berlusconi di cambiarla, per dare più poteri al capo del governo. Motivo che, da solo, basterebbe per votarlo.

L’isola degli ignoranti

Ho avuto una grande idea per un nuovo reality. Si tratta di far fuori esseri moralmente e intellettualmente inferiori. Feccia di cui nessuno sentirà mai la mancanza, che per una notte, la sua ultima notte, scopre l’unico senso possibile per la sua vita: diventare occasione di sollazzo e di conforto per esseri superiori. I dettagli li devo ancora definire, tipo quante uccisioni ad ogni puntata, se con la ghigliottina o con metodi più sofisticati, magari suggeriti dal pubblico a casa. Come concorrenti, attingerei al grande bacino di spettatori che non guardano Fazio, Benigni, Saviano, Formigli, Santoro, Report. Milioni di italiani talmente ignoranti che farebbero qualsiasi cosa, pur di comparire in tv. Anche il pubblico ce l’ho già (e quindi ho anche gli investitori pubblicitari): quei 5 milioni di italiani moralmente e intellettualmente superiori, che guardano Fazio, Benigni, Saviano, Formigli, Santoro, Report. Dite che questa divisione dell’Italia è una mia invenzione? Mi sopravvalutate. Se volete sapere chi l’ha inventata, seguite l’appassionante discussione che è seguita a un post di zamax, a cui ho partecipato con la mia consueta arguzia (qui). Ah, come nome del mio reality, mi viene “L’isola degli ignoranti”, “La rupe tarpea”, “I trastulli del giovane Robespierre”, o “Falce e Ghigliottina”. Altri consigli?

Seconda regola: i super partes

L’altro idolo di mia madre, dopo Santoro (qui), è Mentana. Come stile, un personaggio per certi aspetti molto diverso, che non alza mai la voce e non dichiara mai esplicitamente la sua sete di sangue. Ma sentiamo la definizione di mia madre: “sopra le parti”. Commento di vincenzillo: “Paraculismo puro”. Sì, perché il nostro caro “mitraglietta”, quando per esempio mandava in onda le intercettazioni, lo faceva senza il ghigno satanico di un Santoro, e quindi era un po’ più difficile vedere la sua soddisfazione. Ma la soddisfazione c’era, eccome se c’era. Basterebbe andare oltre quell’aria pensosa, a tratti perfino afflitta, di chi ha una pistola puntata alla tempia, e subito si scoprirebbe che il presunto “dovere di informare” ottiene lo stesso risultato della sete di sangue dei giustizialisti doc: ingolfarci di veleni e saturarci di pulsioni distruttive. Pulsioni distruttive che, va ammesso, sono abbastanza “super partes”. Ma non fatevi ingannare: la vera pars del “mitraglietta” è molto chiara, e lo dicono i suoi commentini pacifisti sul costo delle forze armate, o i pensierini filo-palestinesi, o le chiosette anti-fasciste, o i fervorini anti-mafia. La sua recita penosa gli permette di navigare con il massimo agio nel grande fiume del conformismo, che è fatto di giustizialismo, pacifismo etc, ma senza scontentare troppo nessuno, come accadrebbe se avesse il coraggio di dire chiaro e tondo la verità. Per esempio, tanto per stare alla recente cronaca giudiziaria milanese, la verità comprende un elemento essenziale: un uomo che ha decine e decine di cause pendenti (e già un buon numero di assoluzioni) è un perseguitato. Per-se-gui-ta-to. Che si chiami Silvio B o Giancacchio P, non importa. Ma questo, i “super partes” e il loro campione non lo dicono mai. Chissà perché. Da cui, la seconda regola: dai “super partes” ci si può aspettare di tutto, tranne la verità.