“Riconciliazione nella verità”

Parole sante, da applicare non solo nel lontano Sud Africa del passato, ma anche nell’Italia del presente. “Riconciliazione”. Cioè: pieno riconoscimento della dignità e della legittimità per la scelta politica a destra, compreso Berlusconi. O vogliamo continuare con la balla razzista che in politica c’è una razza superiore e una inferiore? “Verità”. Perché la demonizzazione in atto da 60 anni è un vicolo cieco, non solo per chi la subisce, ma anche per chi la attua. Dire la verità non è facile, ma rende tutto più facile. Chi ha pronunciato oggi quelle due parole? Uno degli italiani che non è rimasto con il cuore a piazzale Loreto, Silvio Berlusconi:

“Imparino [quelli che lodano Mandela] a praticare quella riconciliazione nella verità e nel rispetto reciproco che è stato il suo più grande merito e la sua più grande vittoria. Il suo insegnamento, la sua testimonianza, la sua forza d’animo capace di non arrendersi mai anche quando le forze del male sembravano essere imbattibili, sono e saranno un esempio per tutti noi”.

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Proposta: lasciamo in pace Erich Priebke

Nel 2013, a quasi settant’anni di distanza dai fatti, direi che è venuto il momento di lasciare in pace un signore di 100 anni*, la sua famiglia e i suoi amici. E di smetterla con le pagliacciate. Ostentare oggi il proprio anti-nazismo o anti-fascismo è altrettanto idiota che imbrattare i muri di svastiche e croci celtiche. O no?

*oltretutto già condannato e non accusabile di fare apologia del nazismo (update 31-7-13 h 12.35)

Gli adoratri della grande R

Mi permetto di copincollare da Hyde Park Corner del Foglio online di oggi, 7-6-2013 (qui), il gustoso intervento di un certo Moreno Lupi, a commento della imperdibile festa di Repubblica:

In quel di Fiorenza, convenuti dal monte e dal piano: Natalia Aspesi, Carlo De Benedetti, Ezio Mauro, Dan Brown, Alessandro Baricco, Paolo Rumiz, Andrea Carandini, Tahar Ben Jelloun, Bernardo Valli, Carlo Petrini, Ermanno Olmi, Michela Murgia, Adriano Sofri, Umberto Veronesi, Matteo Renzi, Roberto Saviano, Ilvo Diamanti, Stefano Rodotà, Lucia Annunziata, Gustavo Zagrebelsky, Umberto Eco, Michele Serra, Enrico Deaglio, Timothy Garton Ash, Enrico Franceschini, Eugenio Scalfari e molti altri ancora. Giù il cappello plebei cafoni e analfabeti, topi di fogna di fronte a tanta possanza intellettuale e morale! Sono il concentrato sublime, la crème della conoscenza e della purezza dell’umanità. Sono accomunati dal nobile sentimento della preoccupazione per la nostra sorte, loro devono vegliare su noi, devono evitarci la segregazione nei lager, cosa che accadrebbe se, nel caso passasse il Presidenzialismo il Cav. fosse eletto Capo dello stato, dalla maggioranza del popolo sovrano. Come rimanere insensibili al grido di dolore che erompe severo e incontaminato da quegli indomiti petti, alle loro parole e alle loro azioni tutte finalizzate al nostro massimo bene? Beh, io ci provo.

Moreno Lupi

La persecuzione non è uguale per tutti

Le rare volte che Silvio Berlusconi ha nominato il fascismo, lo ha fatto sempre per tendere un tranello ai suoi eterni accusatori. Cioè a quegli antifascisti fuori tempo massimo, gente priva di senso della realtà, dell’ironia e della storia. E lo ha fatto con la serenità di chi non ha né scheletri nell’armadio né complessi d’inferiorità. E quelli sono sempre caduti nel tranello, dimostrando di essere privi di senso della realtà, dell’ironia e della storia. L’altro giorno, invece, Silvio ha fatto il contrario, e cioè ha citato Enzo Tortora, un simbolo “positivo”, il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia italiana. Eppure i ditini dei falsi moralisti si sono alzati lo stesso. La figlia di Tortora si è subito sentita in dovere di prendere le distanze:

 «Mio padre era un’altra storia. Un’altra persona. Lo dico con il massimo rispetto, ma è quel rispetto che da tanto tempo andiamo cercando». (Sottolineatura di vincenzillo)

Non per buttarla sul personale, eh, nooo. Anzi, lo dice con rispetto. Di più, con il massimo rispetto. E pensa se lo diceva senza rispetto! Come se Enzo Tortora non fosse il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia, ma di tutti tranne uno. Evidentemente, per molta gente, la persecuzione giudiziaria è diversa a seconda di chi la subisce. Per alcuni basta un processo farsa. Per altri, invece, non ne bastano nemmeno 19, 29 o 39.

Occupy il circo equestre

A vederli lì, tutti in fila, i nostri giornalisti d’inchiesta e i nostri intellettuali di sinistra fanno quasi tenerezza. Sembrano dei circensi, con il fisico un po’ deforme, la faccia sbigottita e l’aria spaesata, perché gli è appena stato comunicato che il loro numero non serve più. Ma come, sembrano dire le loro pupille dilatate, ci siamo allenati per anni, abbiamo deformato le nostre menti e il nostro fisico per allinearci alle esigenze del grande baraccone, fino a raggiungere la perfezione assoluta, la coralità più armoniosa, gli automatismi infallibili, e ora ci cacciate senza pietà… sigh sniff sob…

E così, ieri sera, mi è bastato guardare la tv per un quarto d’ora, tra Rai2 e La7, per trovarmi davanti agli occhi lo spettacolo di un mondo in agonia: i lanciatori di coltelli del Fatto Quotidiano, che inchiodavano Enrico Letta alle sue recenti dichiarazioni contro Berlusconi; il pagliaccio Gad, che prima domandava retoricamente se il compito essenziale del Pd non debba essere quello di sconfiggere Berlusconi, anzi il berlusconismo, invece di allearsi con lui, e poi arrivava a mettere in dubbio perfino le primarie – quelle primarie che fino a due mesi fa erano il sale della democrazia! – visto che non sono riuscite a purificare il mondo dal Caimano (a dimostrazione di quale sia il vero baricentro della loro idea di democrazia); il funambolo Gianluigi Paragone, che  invitava le forze della nascente maggioranza a non nascondersi dietro le parole, e a definire il loro accordo con la parola giusta, cioè quella decretata dal comitato rivoluzionario permanente, “inciucio!!”; una cavallerizza di Occupy Pd (giuro, Occupy Pd!), o Reset Pd (!!), che si chiedeva sgomenta: ma l’Italia giusta si è allargata così tanto da comprendere perfino l’Italia sbagliata?; e infine il mangiafuoco Barca, che sentenziava inflessibile: “Io non starò al governo con il Pdl. Il mio partito starà al governo con il Pdl, io no!”

Fantastici. Ma non temete, credo che non scompariranno nel nulla, nell’Italia “normalizzata” che sta cominciando. Avranno modo di adattarsi ai tempi nuovi, “occuperanno” la memoria storica ancora per un po’, come hanno fatto finora. Giusto il tempo di “resettare” gli archivi, e far dimenticare quanto hanno detto e fatto nell’era che oggi è agli sgoccioli. E non per se stessi, eh, non per beceri interessi di bottega, come un qualsiasi impresario capitalista, finanziere, bancacentralista, ma sempre per il bene dell’Italia, e di quel patrimonio dell’umanità che è il circo in tutte le sue manifestazioni.

Il grande sogno italiano

Solo un uomo meschino come me poteva pensare che avessero investito tanto tempo, soldi, fatica, vent’anni di odio per Berlusconi, vent’anni di società civile, 4 anni di furibonda campagna contro la casta, 10.000 appelli degli intellettuali di sinistra, le medicine per l’ulcera di Paolo Flores d’Arcais, le pomate per i baffi di Sandro Ruotolo, 15.000 amache di Michele Serra, 50.000 puntate di Fazio&Littizzetto&Dandini&SabinaGuzzanti&Santoro, i film d’autore, le merende con i banchieri etici del Corriere, le lenzuolate di Scalfari, l’antifascismo cronico di Repubblica, le passeggiate con i terroristi di Hamas, la rivoluzione di internet, la rivoluzione eco-clima-solidale, le domeniche in Val di Susa, le domeniche a spasso, gli spioni nelle procure, gli spioni al Vaticano, lo streaming, il fu popolo viola, le lacrime di Occhetto, le quote rosa, se-non-ora-quando, le piazze giacobine, i giaguari indelebili, insomma, che avessero investito tutto questo per niente, e non per il grande sogno italiano: Romano Prodi al Quirinale.

Lettera di Franco Battiato alla sinistra

Cari adepti della sinistra,

non vi nascondo la mia profonda delusione, che stanotte mi ha strappato alla mia abituale atarassia mistica. Se mi abbasso a scrivervi dal mio isolamento tantrico, è solo per darvi un’ultima occasione di redimervi, prima di scatenare su di voi la sacra ira della dea Kalì. Cioè, io lo sapevo benissimo che la politica è una cosa schifosa, volgare, ributtante, ma non mi aspettavo certo da voi tanta incoerenza. Io, nella mia umile funzione di megafono della Verità, mi sono limitato a dire ciò che la mia parte politica e intellettuale, cioè voi, non fate che ripetere da anni, come dervisci posseduti, e io con voi, nel nostro sforzo immane per distruggere la destra. Quella destra subumana. Quell’aborto morale e intellettuale che merita solo di tornare nel nulla cosmico! Ce lo siamo detti tra noi ogni giorno per anni, sfruttando tutte le tv, le piazze, il corpo delle donne, le chiappe mosce delle attrici impegnate, le chiappe sode delle direttrici di giornale, gli appelli su Repubblica; ne abbiamo fatto uno dei simboli della nostra superiorità morale, che poi è l’unico collante politico della nostra gloriosa setta!! Come dite? Non dovevo dirlo in una sede istituzionale? Ma scusate, ma cosa volete che siano le istituzioni, in confronto alla nostra battaglia??? Ma scusate, ma non vedete che come presidente del Senato abbiamo un eroe dell’antimafia, uno dei nostri, che va in tv a dire che lo stato è colluso con la mafia? E il nostro figlioccio Grillo, oggi terzo partito, dà tranquillamente dei puttanieri ai leader dei due maggiori partiti. Orsù, adepti, compagni, fratelli mistici, non fatemi incazzare la dea Kalì! Fatemi, invece, ciò che davvero mi merito: un monumento!!

Con degnazione sufica,

Maestro Franco Battiato

PS. Per il monumento, ho già pronto il progetto di un mio amico archistar, una gigantesca Paloma – cuccuruccuccùùù! – con la testa grande almeno il doppio della cupola di San Pietro: che si veda dal raccordo anulare!