L’ideologia gay e i suoi servi

Ma il presidente della Barilla ha veramente detto che “preferisce” la famiglia tradizionale? E che non metterà mai una coppia gay nelle “sue” pubblicità? Ma è pazzo? Ma non lo sa in che paese vive? Non lo sa che i nostri gusti e le nostre pubblicità devono passare al vaglio della censura dei Guardiani del Progresso e del Politicamente Corretto? Sia dunque messo all’indice il presidente della Barilla, siano boicottati i suoi prodotti! Prendiamo esempio da Oliviero Toscani, imitiamo il vigore e la prontezza con cui scatta sull’attenti, senza nemmeno bisogno di essere chiamato alle armi: “Mi vergogno dell’Italia, un paese arretrato, altro che creativo”. Eh, sì, perché sono le posizioni ideologiche, a dire se qualcuno è “creativo” o no. È l’ideologia gay a stabilire se una cosa è buona o cattiva, bella o brutta. E chi non si adegua, peste lo colga.

Annunci

Chi sono i veri “Schettino”

Come era facile prevedere, nella vicenda Costa Concordia la gioiosa macchina giuridico-mediatica si sta muovendo unanimemente e spensieratamente in un’unica direzione: addossare tutta la colpa a un solo uomo, il comandante Schettino. Alla sbarra è rimasto solo lui. Sui media parlano solo di lui. Notare che sia i procuratori sia i media hanno sempre visto soltanto lui, fin dal primo momento, tant’è che quando gli altri accusati hanno patteggiato, non c’è stata la solita indignazione a reti unificate, benché il patteggiamento, in altri casi, venga considerato da lor signori come un’ammissione di colpa. E anche ora che è stato chiesto l’annullamento di quel patteggiamento, la cosa viene trattata come un fatto marginale, quasi indifferente. Eppure, se si vuole capire cosa sia successo quella notte, ma capirlo davvero, allora si deve capire il ruolo di ciascun personaggio, non solo quello di uno.

I nostri media, invece di prendersi la responsabilità di capire la verità e di aiutare anche noi a farlo, stanno seguendo fedelmente il copione della migliore tradizione inquisitoria. A loro, come ai procuratori, basta accumulare le accuse, e aspettare che l’inquisito cada, schiantato sotto il loro peso. Del resto, nei tribunali e nei media non si fa altro che rispettare le leggi dello stato e quelle dell’audience. Tutto regolare, quindi. Le conseguenze, chissenefrega. L’altra sera, per esempio, mi è capitato di sentire in tv un graduato della marina, in divisa bianca. A ogni frase premetteva “Non voglio entrare assolutamente nel merito” e poi infatti entrava di brutto nel merito, e addossava a Schettino ogni colpa.

Per contrastare questo andazzo, ci vuole fegato. Ma nessuno l’ha avuto. Nessuno, di fronte alle lacrime in primo piano dei parenti, ha il coraggio di dire che anche il timoniere può benissimo avere sbagliato. Nessun Santoro è saltato al collo dei potenti e avidi armatori. Nessun Beppe Severgnini ha fatto del sarcasmo sull’anziano generale in pensione che, come si sente chiaramente in una telefonata fatta a caldo da Schettino, aveva chiesto l'”inchino”. Niente di niente.

Del resto, è un meccanismo collaudato, a cui i meglio commentatori si prestano di buon grado. Le emozioni delle vittime vengono usate per suscitare emozioni nei lettori-telespettatori, e per tacitare il dissenso. Ma non vedi come soffrono? E tu ti metti a sottilizzare! Vergognati!

In questo meccanismo c’è qualcosa di profondamente ingiusto. Cioè, io capisco che l’istinto tribale porti a volere addossare tutte le colpe a una sola persona, eliminata la quale ci sentiamo tutti meglio. Ma così si nasconde la verità, e questo è male. Pensate a tutti gli altri responsabili, che praticamente la fanno franca, proprio sfruttando questo meccanismo. E poi pensate anche a tutti quei bravi commentatori alla Beppe Severgnini, capaci soltanto di puntare il dito contro la “vile italietta”, che loro ravvisano in Schettino. Proprio loro, che non hanno mai il coraggio di discostarsi di un millimetro dalla versione dominante, che porta dritto dritto alla gogna. Questo sì, che è davvero da “schettino”, nel senso che intendono loro.

Quanto a Schettino, per me merita di pagare soltanto per la sua parte di responsabilità. Questa parte può benissimo essere più grande di quella di altri, ma non può essere l’unica in gioco. Che sia un solo uomo a pagare per tutti, questo mi fa orrore.

Un catechista al Corriere e un esorcista a Repubblica, presto!

Per il Corriere della Sera, il Papa “apre” ai divorziati e agli omosessuali. Come se fino a ieri, invece, la Chiesa gli “chiudesse” la porta in faccia, o li scacciasse con orrore dal consesso umano. Per Repubblica, il Papa “sconvolge la posizione tradizionale della Chiesa”. Ma per favore! La Chiesa ha sempre parlato di “peccato” distinguendolo dal “peccatore”. Ciò che va odiato è il “peccato”, non certo il “peccatore”. Dio non lo odia, anzi, gli tiene sempre la porta aperta, anche se, compiendo il “peccato”, si è allontanato. E se Dio non lo odia, perché dovrebbero farlo i suoi rappresentanti terreni? Piuttosto, la Chiesa ha un altro compito: continuare a invitarlo alla conversione e concedergli il “perdono”, qualora si penta. Come si vede, non c’è bisogno di scomodare San Tommaso, per capire questi concetti semplici, banali. Ma allora, perché quelli del Corriere e di Repubblica, le cime del giornalismo italiano, non li capiscono? C’è solo una risposta: non li vogliono capire. Il buon Francesco ha fatto di tutto, ha anche risposto alle domandine di Scalfari, pur sapendo di essere solo un umile “dipendente”, mentre Scalfari meriterebbe di interloquire a tu per tu con il “principale”, ma non c’è niente da fare: la stampa nasce con la vista corta, cortissima, e con il peccato originale di riuscire a vedere solo ciò che vuole vedere (e lasciamo pure perdere il sensazionalismo). Per esempio, gli risulta impossibile vedere concetti come “peccato”, “pentimento”, “perdono”, perché non vanno di moda, tra i progressisti: né tra quelli della sinistra anti-clericale e snob di Repubblica, né tra quelli dei salotti centristi del Corriere. Ma nella Chiesa, invece, si portano eccome. E dire che glielo avevo già ricordato, dopo la famosa intervista di Francesco sull’aereo, ma evidentemente non mi hanno letto (qui). Ancora oggi, quelli sanno vedere solo “rivoluzioni” e “sconvolgimenti” (qui) e (qui), in realtà inesistenti. Che il Papa, come ulteriore atto di misericordia, gli mandi un catechista e un esorcista, magari l’Esorciccio!

La prossima Travagliata

Come dice zamax (qui), è fin troppo facile prevedere che, quando Silvio sarà costretto ai domiciliari, dalle parti di Repubblica, del Fatto, di Crozza e di Vauro tireranno fuori la seguente Travagliata: Silvio gestisce il partito, il governo, il Milan, Mediaset, il parlamento e il paese proprio come i boss mafiosi gestiscono le loro organizzazioni dal carcere. E se non succede, mi taglio le p…. le punte dei capelli!

Amnesty, come la mettiamo con il terrorismo islamico?

Giulio Meotti sul Foglio segnala un libro interessante contro le reticenze (per non dire altro) di Amnesty International a proposito di terrorismo islamico (qui). In particolare, su come l’argomento “discriminazione” venga usato in quegli ambienti tanto ma taaanto umanitari, contro ogni buon senso:

“Raccomandammo l’organizzazione di commemorare l’anniversario dell’11 settembre. Il board di Amnesty rifiutò la proposta, perché un evento simile avrebbe contribuito a discriminare i musulmani. Allora pensai a mio cugino Ahcene, un soldato contadino e illetterato, ucciso nel 1994 dai terroristi di fronte ai figli”.