Lotta comunista

Oggi ho comprato “Lotta comunista”. Sì, esiste ancora. I contenuti sono aggiornati alle dispute tra Marx, Engels e Lassalle, ma fa niente. Mi ha fatto simpatia il bravo ragazzo in camicia bianca alla fermata del tram. Mi sono ricordato i vecchi tempi della Statale, roccaforte della sinistra fighetta di Milano, dove sviluppai gli anticorpi contro tutto quel fighettume. Gli ho pure dato 2,50 per l’autofinanziamento. Mi sono sentito come Batman che va a trovare Joker nel reparto malati terminali.

Sant’Ambrogio

La parola di Dio respinge ogni noia, non offre varchi al sonno dell’anima, all’assopimento dello spirito. Il sonno infatti si insinua laddove c’è tristezza e preoccupazione per le cose di questo mondo, ma l’uomo che aderisce a Dio fuggendo le preoccupazioni ottiene il godimento della conoscenza eterna, dove svanisce il timore legato alla mutevolezza delle cose di questo mondo.

Nuova linea editoriale / 4

Da oggi questo blog, in attesa della fatidica sentenza Mediaset, segue la linea di Repubblica, e si pone a difesa dei reietti e dei perseguitati. Infatti, lo spazio dei commenti sarà strettamente riservato a chi può vantare in curriculum almeno un’interdizione dai pubblici uffici.

Pres. Prodi, i “migliori” ti chiedono scusa

Ci fu un tempo in cui i sedicenti “migliori” tra gli italiani chiedevano scusa a chiunque, tedeschi, Obama etc., per i comportamenti dei “peggiori”, soprattutto dell’allora capo del governo Silvio Berlusconi, naturalmente. Un gesto che voleva manifestare distinzione, diversità, superiorità. Io, invece, l’ho sempre ritenuto una boiata odiosa e ridicola, con sottofondo settario e offensivo. Non a caso, oggi un pezzo della sinistra lo rivolge contro un altro pezzo della sinistra. Nello specifico, i renziani di Milano ce l’hanno con quei franchi tiratori del Pd che in parlamento umiliarono Prodi, candidato al quirinale.

Boiata dei renziani (qui)

Piccolo esempio di boiata del passato (qui)

La persecuzione non è uguale per tutti

Le rare volte che Silvio Berlusconi ha nominato il fascismo, lo ha fatto sempre per tendere un tranello ai suoi eterni accusatori. Cioè a quegli antifascisti fuori tempo massimo, gente priva di senso della realtà, dell’ironia e della storia. E lo ha fatto con la serenità di chi non ha né scheletri nell’armadio né complessi d’inferiorità. E quelli sono sempre caduti nel tranello, dimostrando di essere privi di senso della realtà, dell’ironia e della storia. L’altro giorno, invece, Silvio ha fatto il contrario, e cioè ha citato Enzo Tortora, un simbolo “positivo”, il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia italiana. Eppure i ditini dei falsi moralisti si sono alzati lo stesso. La figlia di Tortora si è subito sentita in dovere di prendere le distanze:

 «Mio padre era un’altra storia. Un’altra persona. Lo dico con il massimo rispetto, ma è quel rispetto che da tanto tempo andiamo cercando». (Sottolineatura di vincenzillo)

Non per buttarla sul personale, eh, nooo. Anzi, lo dice con rispetto. Di più, con il massimo rispetto. E pensa se lo diceva senza rispetto! Come se Enzo Tortora non fosse il simbolo di tutti i perseguitati dalla giustizia, ma di tutti tranne uno. Evidentemente, per molta gente, la persecuzione giudiziaria è diversa a seconda di chi la subisce. Per alcuni basta un processo farsa. Per altri, invece, non ne bastano nemmeno 19, 29 o 39.

Quegli zingari con abbonamento deluxe

Venerdì scorso avevo un appuntamento con il tecnico del frigorifero. Sempre che si possa definire appuntamento una fascia di 5 ore, dalle 14 alle 19. E già qui… ma lasciamo perdere. Sempre venerdì, era in corso l’okkupazione dell’Azienda Trasporti Milanese, da parte di sindacati che a me sembrano sempre più simili ai kollettivi studenteski del liceo, che scioperavano per la fame nel mondo, la quale evidentemente si aggravava sempre il sabato mattina. Insomma, per tornare a casa prima delle 14, non avevo che da sperare in un provvidenziale krumiro. Per sicurezza, mi sono avviato a piedi. A una fermata, però, il tram veniva dato in arrivo. Ho atteso, e infatti è arrivato. Strapieno. Purtroppo non ho avuto la prontezza di fiondarmi dentro. 5 zingari mi hanno preceduto e hanno riempito l’ultimo buco dell’ultima porta. Ho tentato un timido “non potete stringervi di più?”, ma ho ricevuto in risposta solo 5 brutti sorrisi sdentati. La mia mente ha riassunto la situazione così: ecco 5 persone senza biglietto – o forse hanno l’abbonamento deluxe, zero limiti zero euro? – 5 persone che, quindi, mi hanno rubato il posto, 5 persone che con ogni probabilità sono salite proprio per approfittare della calca, e rubare ben altro che i posti. Poi ho sentito attivarsi il meccanismo di chiusura e mi sono ricordato che ero attaccato con le mani al palo, ma il resto del corpo era fuori dal tram. Non avevo scelta, mi sono buttato giù. Manco il tempo di atterrare e mi squilla il cellulare. Notare che mancavano ancora dieci minuti all’inizio della fascia oraria del tecnico. Era lui: “Io sono qui sotto.” E io: “Tra dieci-minuti-un-quarto-d’ora sono lì.” E lui, con l’elasticità di un Mario Monti: “No, allora finisce in fondo alla lista.” Click. Grazie, tecnico. Grazie, scioperanti. Grazie, zingari.