Appunto musicale per una nuova patria

Sommerso il cerchio delle montagne come miele che trabocca. L’interminabile schiera annuncia melodie, bandiere, chiarità. Occhieggiano azzurri i triangoli, garriscono i fiati, incedono le trombe, travolgono i tamburi. Ti chiama.

Annunci

11 settembre 2001. Il mito che non c'è ancora

Apro il blog sui miti miei e altrui con un post nel segno della mancanza. Mi riferisco, infatti, a un evento che non ha ancora un suo mito: l’11 settembre. A parte la coincidenza di inaugurare il mio blog nella stessa data cinque anni dopo, ciò che mi spinge a interrogarmi sul tema è la considerazione che apparentemente nessun avvenimento recente si presterebbe a fornire miti quanto quello. Chi, in Occidente, non ha visto mille volte le immagini; chi non ha seguito un talk show o un’intervista sullo svolgimento e le cause dell’attentato? Chi non si è posto domande? Eppure…
Nel caso dell’11 settembre sono tante le cose che non mancano: saggi di politica internazionale, di storia, inchieste giornalistiche in quantità, immagini video e foto non ne parliamo, film pochi ma si comincia, romanzi stesso discorso.
Purtroppo per me, a mancare è proprio ciò che mi interesserebbe di più: un bel mito. Un racconto che sgorghi dalla coscienza comune, che trasfiguri un fatto storico in un enigma irriducibile, pieno di significati non razionalizzabili e non trasmissibili in altra maniera. Come è successo, ad esempio, per la Seconda Guerra Mondiale. Con l’andar del tempo, la letteratura ha individuato le figure chiave per raccontare e comprendere miticamente cosa era successo: il partigiano buono e il nazista spietato, per dirne due.
Perché non c’è ancora un mito sull’11 settembre? Secondo me perché in realtà, malgrado tutto, quell’evento non è ancora entrato a fondo nella nostra coscienza. Come se per noi, nel profondo, le due torri fossero ancora in piedi.
Ma se è così, allora un’altra domanda mi pare interessante: perché è così?
Sento già le prime rimostranze: ma non era un blog di miti? E allora, se il mito non c’è, di cosa stiamo parlando? Vuol dire che mi tocca trasgredire già nel primo post. Spiacente, il mito non c’è. Non ancora, almeno.

(Per questo post devo tutto a un articolo di Stefano Zecchi apparso su il Giornale di ieri, domenica 10 settembre 2006)