Nel Renzi dipinto di blu

Giuliano Ferrara prende posizione contro il moralismo ipocrita di Repubblica, e contro tutto il casino che hanno fatto per l’innocente canzoncina degli studenti pro-Renzi (qui). E allora ecco che, in odio alla loro cupezza insopportabile e alla loro macchina del fango sempre all’opera, anche il vostro vincenzillo si è prodotto in una sagacissima canzoncina, sulle note immortali di Domenico Modugno. Chissà se il Giulianone oserà profanarle cantandoci sopra il seguente testo, che gli ho appena inviato.

Titolo: Nel Renzi dipinto di blu

Penso che un premier così

non ritorni mai più.

Anche se molti al Pidì

non la mandano giù.

Solo quei geni di Rep. non lo hanno capito.

Io me lo godo sto Renzi, sto Renzi infinito.

Volare, oh oh

Con Renzi oooh oooh

Nel Renzi ci credo di più

Mi piace vederlo lassù

E sognavo sognavo un governo più in alto del sole ed ancora più su

E la macchina piena di fango spariva laggiù

Le riforme faceva con Silvio alla faccia di Rep.

Volare, oh oh

Con Renzi oooh oooh

Nel Renzi ci credo di più

Mi piace vederlo lassù

Contrordine compagni: adesso “riformare il parlamento” va bene

Mi colpisce la frivolezza con cui i politici passano di moda in moda. Oggi va forte la “fine del bicameralismo perfetto”. Cioè, più poteri all’esecutivo e diminuzione dei parlamentari.  Tramite tg e altre gazzette, tutti lo ripetono convinti, entusiasti, compatti. Specie quelli al governo, Pd in testa, fanno a gara a chi è più convinto, entusiasta, compatto. Eppure, per loro, da almeno 20 anni a questa parte, riformare il Sacro Parlamento, e cioè toccare la Sacra Costituzione, equivaleva a un peccato mortale, a spaccare l’Italia, a ripiombare nel fascismo e via stronzando. In tutto questo tempo, soltanto un manipolo di arditi, capitanati da Silvio Berlusconi, non ha mai smesso di dire che, invece, era necessario, ed erano anche riusciti a far approvare una riforma in quel senso, nel 2006. Riforma che gli tornò nel didietro proprio grazie a quelli che ora fanno a gara a chi la vuole fare. Ci tengo che rimanga agli atti, a futura memoria, insieme alle mie risate. A questo proposito, Giuliano Ferrara fa un bel ripassino della storia politica di Silvio, in ottica apologetica, ammonendo quelli che pensano sia finito (qui).

E’ un buon giorno per la verità e per l’Italia

Che bella mazzata contro la trattativa stato-mafia! Una delle più grandi bufale che da anni avvelenano l’Italia, con il patrocinio di Repubblica, Fatto Quotidiano, Antonio Ingroia, magistrati vari, e tutta una pletora di bella gggente della tv (altri nomi e cognomi sono sul Foglio di oggi, ma mi piace ricordare: Caselli, Travaglio, Barbara Spinelli, Santoro, Formigli, Mentana, Lerner, Grillo, Vendola, Leoluca Orlando, Zagrebelsky, Dario Fo, Battiato, Freccero). A dire che è una durissima mazzata, non è solo quello sfigato di vincenzillo e quel ciccione di Giuliano Ferrara (qui), ma uno dei giornalisti sostenitori di tale bufala, che non deve averla presa molto bene (qui).

Il vero significato della campagna anti-casta

Ne ho già scritto molte volte, ma oggi ci ritorno, perché sul Foglio è uscita questa illuminante ricostruzione (qui). Per me, la campagna stampa contro la politica intesa come “casta” è una delle più grandi prese per i fondelli mai viste. Ipocrita, inutile, pericolosa, illusoria e ridicola.

Ipocrita. Perché rivolta esclusivamente contro uno dei tanti luoghi del privilegio, che in Italia, intanto, proseguivano indisturbati e anzi rafforzati. Inoltre, perché quella campagna nascondeva i vizi di chi l’ha promossa urbi et orbi: quel gran pezzo di industria e di “borghesia illuminata” che possiede il Corriere. Ma il problema ovviamente va oltre. Dice il Foglio:

Quel che forse è più interessante raccontare è che quella campagna, nata pure con tutte le sue buone ragioni che non si perderà tempo qui a elencare, già covava qualcosa in sé di meno nobile, e un problemino teorico meno maneggevole: il ribellismo delle classi dirigenti. Che in Italia assume per solito la forma di “un andirivieni perenne tra punte di fortissima denuncia antipolitica e clientelismo purissimo con i nuovi assetti di potere che si vengono a creare” (sottolineature di vincenzillo)

Inutile. Perché, ben lungi dall’eliminare i peggiori vizi dei politici italiani, non ha fatto altro che alimentarli. E lo si vede da due cose: primo, a fronte di qualche ridicola scaramuccia sugli scontrini, i vizi della politica non sono affatto scomparsi.

Pericolosa. Perché pur con i suoi toni pacati da salotto buono ha contribuito ad aizzare gli istinti peggiori, violenti, rancorosi, intolleranti, ignoranti, illiberali e, per colmo d’ironia, populisti. Alcuni dei quali confluiti poi nel fenomenale voto a Grillo. In questo, il Corriere ha agito in comunanza di intenti con il rivale commerciale, la Repubblica, e poi Stampa, Fatto, Giornale, Libero etc. Altro pericolo è la sponda che è stata offerta ai magistrati militanti, la cui caccia a Berlusconi è solo il culmine di una più profonda guerra contro la politica nel suo insieme. Insomma, puro veleno iniettato nelle vene della nazione e delle istituzioni.

Illusoria. Perché tutta quell’enfasi, quel moralismo, quello spasimo etico, si è disperso malinconicamente nel più colossale flop politico del millennio: Scelta Civica e Udc. Da anti-casta a pro-Monti (salvo poi mollarlo sul più bello, perché il Monti anti-concertazione non è mai piaciuto ai nostri imprenditori coraggiosi). Ma ve lo ricordate l’entusiasmo suscitato da Monti, Riccardi e Montezemolo, gli alfieri della virtus morale e imprenditoriale? Io sì, e mi piace ancora riderci sopra.

Ridicola. Per tutti i precedenti motivi, a cui va aggiunto il coraggio e l’indipendenza di giudizio dei mille e mille epigoni di Stella e Rizzo, e di tutta la massa di giornalisti, presentatori, intellettuali e opinionisti che, con l’ospitata o con il semplice uso dell’orribile parola “casta”, hanno contribuito a diffonderla.

Chiudo. L’articolo non lo ricorda, ma all’improvviso, così com’era cominciata, la campagna finì. Di botto. Il Corriere smise di pronunciare quella parola, perché si rese conto che stava facendo danni (vedi alla voce “pericolosa”). E così, ciò che sembrava essere diventato il destino glorioso degli italiani veri, purificare l’Italia dalla classe politica, da un giorno all’altro non fu che “ombra di un’ombra” (La vita è sogno?). Orwelliano, ma vero.

La violenza e le balle

Da dove arriva la violenza dei manifestanti? Dalla rabbia. Da dove arriva la rabbia? Spesso, dalle balle. Balle divulgate da certi politici, ma anche dai media irresponsabili. Sì, i media, che si atteggiano sempre a vittime innocenti, dispensatori di verità, di oggettività, dovere di cronaca, o addirittura virtù civiche: ma per favore. I media non sono mai innocenti. Vi ricordate la presunta impennata di suicidi imputabili alla crisi? Un tema delicatissimo, perché quando dici lavoro dici individuo e società, e quando dici suicidio dici fine dell’individuo e della società. Ebbene, quella presunta impennata fu spacciata da tutti i giornaloni e dai tg come una verità, un allarme sociale, invece era una balla. Distorsione allucinante di un malessere vero, ad uso degli agitatori di ogni tipo. E non lo dice vincenzillo o Giuliano Ferrara, uno dei pochissimi a mantenere il sangue freddo, su certe cose. No, lo dice l’Istat. Vedere per credere (qui). Ultima considerazione. Oggi finalmente diventa chiaro a tutti che non esistono politici vergini: ma quand’è che verrà il turno dei media?